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Cinque uomini tentano di ingannare la noia trascorrendo le serate al cinema, al caffè intorno ad un biliardo, progettando scherzi goliardici, cogliendo tutte le occasioni per far festa. Solo uno di loro, il piú generoso e maturo del gruppo, riesce a decifrare le proprie ansie, e ad avvertire l'insipienza di quella condizione di adolescenza prolungata; e una mattina senza dir niente pianta tutto e tutti e va a cercare fortuna nella capitale.
1998 - 360 I Migliori Film Classici [National Film and Television Archive] 1994 - 12 Referendum sul Cinema Italiano di Video Guida 1954 - Miglior Regia Nastro d'Argento Federico Fellini 1954 - Miglior Attore Non Protagonista Nastro d'Argento Alberto Sordi 1953 - Leone d'argento Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia
6 recensioni presenti. Media Voto: 5 / 5
Leonard Bernstain (25-06-2005) Grande film,fa capire com'era l'italia degli anni 50 (che poi non era molto diversa da quella degli anni 30).
Fellini non riesce a farti ridere senza piangere e viceversa. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Revenhav (10-05-2005) Ecco qua un bel film d'autore! Altro che "La casa dalle finestre che ridono" o "Tre metri sopra il cielo". Lavoratoriiiii..... avete fatto bene il vostro mestiere! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alessandro Rodighiero (29-10-2004) Quando lo vidi per la prima volta mi fu difficile carpirne appieno il messaggio, ma ora sono sicuro di quel che scrivo: Fellini ha dipinto un grande affresco su una gioventù scioperata e fannullona dei primi anni '50 che è stata anche la sua. Uno dei primi film di successo di Fellini in cui maggiormente si presenta e si autodescrive: questa volta lo fa con sorprendente maestria, aggiungendo a queste storie di sfaticati anche quella punta di tristezza che sempre ha caratterizzato il suo cinema. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Leòn (29-10-2004) Mi trovo pienamente d'accordo con coloro che definiscono questo film come uno dei più sinceri di Fellini. Tra l'altro non può essere altrimenti quando si parla di sè, delle proprie speranze e di una giovinezza passata con gli amici da cui infine separarsi. Un vago senso di malinconia e disincanto caratterizza tutta l'opera di cui val la pena ricordare la scena del carnevale, con un Sordi davvero eccelso, il padre che prende a cinghiate Fausto, e infine Moraldo che prende il treno e va via dalla città. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
paolo63 (08-09-2004) Non male , a questo film epocale nessun commento, tranne ovviamente il mio 'Ma rimarrà orfano data la censura alla quale sono sottoposte le mie valutazioni, le quali evidentemente non sono degne di apparire su tale tribuna, dove si esaltano lavori senili la voce della luna, volgari Amarcord, poi arriverà il peggio Ginger e Fred, la città delle donne, ma si ignora il Fellini migliore quando il nostro paese era fortemente diviso e Fellini era inviso alla sinistra'.
Mentre leggo sbrodolate di un tizio, scopiazzate da riviste di cinema, neanche le migliori, oppure altri personaggi che utilizzano un linguaggio da stadio.
Per non parlare della marea di CAPOLAVORI, senza avere una minima conoscenza della storia del cinema.
La dimostrazione è proprio Fellini, se vengono ignorati, I vitelloni, Giulietta degli spiriti, lo sceicco bianco, qualcuno mi sappia dimostrare il contrario.
Evidentemente la voglia di MINCULPOP, di censura è sempre presente, non tanto latente.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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