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Titolo | Kippur |
| Paese, Anno | Israele Italia Francia, 1997 | | Regia | Amos Gitai | | Principali interpreti | Liron Libo; Yoram Hattab; Tomer Ruso; Uri Klausner; Guy Amir | Prezzo
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| | | Numero dischi | 1 | | Genere | Guerra | | Produzione | Medusa Home Entertainment, 2001 | | Dati tecnici | 120 min. | | | 9 Singola faccia, doppio strato (Formato schermo 1,85:1) | | | PAL Area 2 | | Lingua audio | italiano, Dolby Digital 5.1 - ebraico, Dolby Digital 5.1 | | Lingua sottotitoli | italiano - ebraico - inglese - francese | | Contenuti | trailers; documentario; filmografie; biografie |
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6 ottobre 1973 è una giornata particolare: nel paese regna la calma, è Yom Kippur il giorno dell’espiazione. Alle 13,30 l’esercito egiziano sferra un attacco di artiglieria pesante. E’ l’inizio. Il caos regna ovunque, tra i militari come tra i civili.
Due ragazzi qualunque, due riservisti, si trovano proiettati sul fronte del Golan, mentre l’esercito tenta di riorganizzarsi, tra i missili, fango, morti e feriti da salvare.
6 recensioni presenti. Media Voto: 4.83 / 5Jaqov (18-11-2008) non so che dire di fronte a questo capolavoro. Solo che da isareliano sento che è poesia pura. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giacomo (15-11-2008) Straordinario Gitai. In assoluto uno dei registi più capaci e dotati degli ultimi anni.
le sue scene e le sue riprese sono sempre dure, ostiche faticose e pesanti da sostenere. Ma io trovo sempre un barlume di di tenerezza di dolcezza, tenerezza e di "melodia" nelle sue trame fitte e ostiche. Mi sembra che le sue pellicole siano sempre ruotanti attorno alla tematica ebraica e della difficoltà di essere ebrei in Israele (o in esilio, ma più raramente *Golem, lo spirito dell'esilio, *Esther).
Bellissimo l'uso espressionista di inserire lo svolgimento tematico dell'opera in un anello come un circolo fatto dalla componente materica e sessuale. Due amanti (uno è appunto è il soldato che legge Marcuse pronto a partire contro la Siria) fanno l'amore all'inizio della pellicola intrecciando le membra e gli umori con la vernice verde della speranza e rossa del sangue, che se ne va con la guerra. questa scena perfettamenrìte espressionistica chiude il film, per lasciare intendere quello che con una ferita è stato portato via all'amante.
Splendidamente realistico il dolore delle scene di soccorso: il rumore dell'elica di un elicottero accompagna tutto il film, e la fatica e la sofferenza, il pathos la consunzione di vivere la guerra teneramente ricordano un DEPOSIZIONE laica di un cristo ebreo qualunque.
io non ho mai visto un film di guerra di tale qualità e altezza stilistica ed emotiva. In due battute tra soldati e commilitoni si intravede,ma si comprende fino alle lacrime,la storia di ogni uomo, dalla polonia al Belgio fino a gerusalemme. Il dolore e la solitudine sono stemperate da fugaci attimi di tenerezza e affiatamento emotivo tra i commilitoni. Un tocco, una carezza fanno capire il particolare legame di amicizia e tenera solidarietà tra chi deve vivere l'orrore del terrorismo e della guerra in casa.
Io sto con Israele.
Ottimo Giatai. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Francesco d'Elia fde@francescodelia.it (17-12-2006) Per gli Israeliani la guerra è parte integrante della loro vita e la affrontano come se fosse un qualsiasi impegno quotidiano, Amos Gitai descrive la sua esperienza personale in una unità di salvataggio con grande crudezza ma senza il compiacimento del sangue mostrando quella che è la realtà di un conflitto e degli uomini che lo combattono.. Un film che aiuta a capire una realtà che troppo spesso soffre di informazioni distorte e preconcette.. Bellissimo e caldamente congliato.. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
R.Bresson loseup@libero.it (20-09-2005) è bellissimo, ma non so con quale coraggio un rivenditore di Aversa s'è preso 26 euro, sono tanti, diamine! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fabio fabioleo@lifegate.it (02-08-2005) un film di guerra completamente diverso dal classico, è crudo e duro senza sconti, direi che alcune scene sono protratte apposta per rendere più faticosa la vista e la sostenibiltà, quindi far capire di più qual'è la fatica vera di chi si trova in guerra. da vedere (e faticare) Voto: 4 / 5 |  |  |  |
maurizio (10-04-2005) Un eccellente film di guerra. Niente fanfare e cariche a cavallo (o in elicottero) solo sudore, fango e sangue (emblematica "l'estenuante" scena della lotta con il fango per trasportare il ferito barellato). Rende in maniera eccellente lo spirito dell'esercito israeliano, alle prese con una gravissima crisi, con la mobilitazione dei riservisti che con ogni mezzo (compresa una vecchia fiat - oddio, per l'epoca e il contesto simboleggia un'auto quasi "di lusso") raggiungono le loro unità. E anche quando non ci riescono, come i protagonisti, riescono ugualmente a rendersi utili. Magari può essere "ideologica" la scelta del regista di raccontare la guerra con gli occhi di un'unità di salvataggio, piuttosto che "compromettersi" con la classica storia di piloti/carristi/paracadutisti: sempre eroi, ma meglio degli eroi "pacifici". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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