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 Zoom della copertina |
Titolo | Il mestiere delle armi |
| Paese, Anno | Italia Francia Germania, 2001 | | Regia | Ermanno Olmi | | Principali interpreti | Hirsto Zivkov; Sergio Grammatico; Sandra Ceccarelli; Dessy Tenekedjieva; Nikolaus Moras; Sasa Vulicevic; Aldo Toscano; Paolo Magagna | Prezzo
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| | Film per tutti |
Disponibile dal 24 febbraio
| | | Numero dischi | 1 | | Genere | Storico | | Produzione | 20th Century Fox Home Entertainment, 2010 | | Dati tecnici | 100 min. | | | 9 Singola faccia, doppio strato (Formato schermo 1,78:1) | | | PAL Area 2 | | Lingua audio | italiano, Dolby Digital 5.1 | | Lingua sottotitoli | italiano | | Contenuti | filmografie; interviste; dietro le quinte (making of) |
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1526. Alle armate dell’imperatore tedesco Carlo V, guidate dal generale Zorzo Frundsberg deciso a impiccare il Papa con un cappio d’oro, si contrappongono le truppe pontificie di Clemente VII al comando del generale Francesco Maria della Rovere, Duca di Urbino. Tra le truppe pontificie si distingue il capitano Joanni de Medici, conosciuto come Giovanni dalle Bande Nere. Stimato per la sua esperienza nel mestiere delle armi, è ancora in vita, un mito irraggiungibile. Nel frattempo Alfonso d’Este, duca di Ferrara, venendo meno ai patti stabiliti col Papa, cede alle truppe di Frundsberg quattro falconetti, sorta di primitivi cannoncini. La domenica del 24 novembre 1526, un proiettile esploso da uno di questi ferirà gravemente proprio Joanni de Medici, portandolo alla morte dopo quattro giorni di agonia.
2002 - Miglior Film David di Donatello 2002 - Miglior Regia David di Donatello Ermanno Olmi 2002 - Miglior Sceneggiatura David di Donatello Ermanno Olmi 2002 - Miglior Produttore David di Donatello 2002 - Miglior Fotografia David di Donatello Fabio Olmi 2002 - Miglior Musica David di Donatello Fabio Vacchi 2002 - Miglior Scenografia David di Donatello 2002 - Migliori Costumi David di Donatello 2002 - Miglior Montaggio David di Donatello Paolo Cottignola 2001 - Miglior Fotografia Nastro d'Argento Fabio Olmi 2001 - Miglior Scenografia Nastro d'Argento 2001 - Migliori Costumi Nastro d'Argento
21 recensioni presenti. Media Voto: 4.33 / 5Roby di Chivasso (17-06-2008) Il mestiere delle armi e' uno dei piu' grandi film storici della storia del cinema. E' un film realista e rigorosamente storico ed e'molto diverso da certi film storici americani assolutamente romanzati ed eccessivamente spettacolari. Ermanno Olmi ha saputo descrivere quel periodo e quelle vicende nei minimi dettagli, trasportandoci completamente in quell' epoca. Voto: 5 / 5 |
Jaqov (26-12-2007) Spettacolare, perfettamente ricostruito. Una fotografia dipinta in movimento. Voto: 5 / 5 |
Michele Bettini cittadinodellospazio@tiscali.it (05-05-2007) Giovanni delle Bande Nere fu il primo dei grandi condottieri moderni. Fu lui ad inventare la guerriglia, i cavalleggeri e il codice che i soldati dovevano rispettare, o invocare davanti alle corti per assicurarsi la vecchiaia. Senza le armi era un debosciato, ma al comando dei suoi uomini era un autentico fenomeno, come mai se ne sono visti nella penisola.
Giustamente si è detto, e si poteva constatare che l'introduzione delle armi da fuoco ha distrutto l'epos cavalleresco, col suo carico simbolico e umano, peggiorando il senso della guerra e il suo orrore di fondo. Ci vorranno ancora 330 anni perché la medicina e la chirurgia faranno qualche progresso per curare i feriti; 350 anni per combattere le epidemie diffuse dalle guerre.
Straordinaria la via crucis del protagonista, la sua sensazione di smarrimento di fronte alla morte, che è di tutti. Per una ferita banale, dato che era sempre avanti ai suoi uomini, come faceva il Valentino, a mio avviso valoroso, ma non come Giovanni.
Il Rinascimento italiano fu anche un grande campo di battaglia. Alla faccia della storia dell’arte.
Questo film induce allo sforzo di capire si è stati per un'ora e mezza. Non è noioso per chi conosce a fondo l’epoca del Machiavelli, morto pochi giorni prima che avvenisse il Sacco di Roma, che lui aveva previsto proprio com’è avvenuto. Un lavoro eccezionale per chi conosce la storia.
«Giustamente insensibile al "fascino" della guerra, Olmi non ha bisogno di spettacolarizzarla.»
Voto: 5 / 5 |
adelio (10-04-2007) Il cinema secondo Olmi. Chi si aspettava (o si aspetta) di vedere effetti speciali non (ri)conosce la differenza tra Olmi e Spielberg, tra un cinema che (ri)cerca di rispettare la realtà e quello che la vuole trasformare.
Questo è un film che per il modo in cui le immagini, i dialoghi, i movimenti, i fatti e le vicende sono proiettate sullo schermo, ti costringe a rallentare quasi a fermarti. E ti obbliga allo sforzo di capire dove sei stato per un'ora e mezza.
Voto: 5 / 5 |
balzac (08-04-2007) Concordo pienamente con Lorenzo... e non comprendo il riferimento alla noia dell'Orlando furioso di qualcun altro (ma avete letto il poema?). Aggiungo che non si tratta di storia vera e propria, ma , per dirla con Manzoni, di vero poetico: nella storia (vera!) di un uomo il dramma di un cuore, di un uomo valente ma caduto per un'imboscata. Capita ancora tutti i giorni.
Non è cinema d'azione hollywoodiano (che io amo), e ci sono - per nostra fortuna - altri modi di produrre film. Voto: 5 / 5 |
Andrea (06-02-2007) Un film che, nonostante le mie aspettative, si è rivelato di una noioisità unica!
Voto: 1 / 5 |
Gatta e fungo (04-02-2007) Aremmo voluto mettere un meno davanti a quel 1, ma non e' stato possibile. E' il film piu' noioso della storia del cinema mondiale. Non si capiva niente dalla prima all'ultima scena. Tra l'altro quando gli amputava la gamba sembrava un film horror, mentre, quando gli attori si guardavano negli occhi per venti minuti senza dire una sillaba sembrava un film muto (magari). Noi siamo appassionate di storia ma questo film invece di mostrarne il fascino la fa sembrare piu' tediosa dell'"Orlando Furioso" (e ce ne vuole)!!!!!!!! Voto: 1 / 5 |
massimo (24-01-2006) Noioso, manieristico. Si salvano solo le coreografie e le poche scene di battaglia.
Sulla mistica delle armi da fuoco annientatrici dei mitici cavalieri, ricordo che quasi duecento anni prima gli arcieri inglesi distrussero la nobile cavalleria francese con un'arma da lancio antica come il mondo. Nel tempo le armi da fuoco vennero sempre più perfezionate, ma solo la mitragliatrice (quasi 4 secoli dopo la presente storia) mise fine al mito del soldato a cavallo come dominatore del campo di battaglia. Ma ormai i cavalli erano stati sostituiti dai nuovi mostri meccanici. Voto: 2 / 5 |
Lorenzo (10-09-2005) Leggere questa pellicola in termini pacifisti significa non averla compresa. Olmi e' troppo grande per propinarci la solita paccotiglia ideologica a suon di diritti umani; il fulcro di questa come d'ogni sua opera rista', a mio avviso, nella dolente rappresentazione della solitudine e dell'assenza di senso intrinseche alla realta' umana.
In questo caso la dimensione entro cui viene contestualizzata la sua lettura della condizione umana e' quella della guerra, in un'epoca in cui essa era ancora un "mestiere", privo delle valenze religiose che le sarebbero state conferite dalle ideologie nazionaliste, e quindi priva anche della capacitä di creare "senso", di offrire una qualche giustificazione del proprio sacrificio.
La nebbia che sembra inghiottire le figure umane in un grigiore di malinconia atemporale; le pene quotidiane di Giovanni, che scrive alla moglie d'inviargli qualche capo di biancheria ed a suo zio, il papa, d'inviargli un po' di denaro (in luogo di altisonanti e gratuite benedizioni) per pagare i suoi uomini; la sua stessa morte, priva d'ogni venatura di eroismo; le sagome dei suoi soldati, povera gente che, come unico conforto dalla religione, ha quello di bruciar chiese per trovare un po' di calore; i contadini impiccati dalla soldataglia tedesca (erroneamente trasfigurabili in una sorta di condanna moralistica della guerra): sono tutte componenti dell'affresco in chiave esistenziale offertoci da Olmi, mute testimonianze dei cicli eterni della guerra, della sofferenza, del patetico sforzo umano di sopravvivere fino a domani, e poi domani e un altro ancora: "e tutti i nostri ieri hanno rischiarato a degli stolti la strada che conduce alla polvere del sepolcro..." (Shakespeare, Macbeth).
Un autentico capolavoro, paragonabile (se non superiore) a "L'albero degli zoccoli". Voto: 5 / 5 |
Il Rubens (03-01-2005) Splendido film che narra la fine di un’epoca, il tramonto dell’ideale cavalleresco che ha quale simbolica vittima Joanni de Medici, vigliaccamente colpito a tradimento da un proiettile d’artiglieria scagliato dalle truppe del Frundsberg, dopo un commovente saluto, occhi negli occhi, cortese.
La fotografia è glaciale come il teatro delle vicende, simbolo delle peripezie dei soldati, nulla più che mercenari, sia gli attaccanti che i difensori, soli con se stessi; le atmosfere si traducono in un ritmo narrativo estremamente lento in cui gli attacchi sono l’eccezione piuttosto che la regola. In definitiva un eccezionale spaccato della realtà guerresca del 1500. Voto: 5 / 5 |
pierangelo pierangelo_laurora@arconvert.com (17-03-2004) CHI SOLO HA STUDIATO LA STORIA PUO' CAPIRE QUEST'OPERA CINEMATOGRAFICA.
OLMI FA RIVIVERE L'ULTIMO CAVALIERE, I PERSONAGGI L'AMBIENTE LA STORIA TUTTO OK, UNA CINEPRESA IN DIRETTA DAL 1526. Voto: 5 / 5 |
DAVID CRUCIANELLI CRUVID@LIBERO.IT (16-02-2004) POCHISSIME PAROLE. UN CAPOLAVORO ASSOLUTO DELLA CINEMATOGRAFIA MONDIALE. UN FILM FATTO DI SILENZI,SGUARDI E GRANDI ATMOSFERE. UN'ALTRA VOLTA E UN'ALTRO FILM MI HA EMOZIANTO COSI' PROFONDAMENTE; "IL DESERTO DEI TARTARI" DI VALERIO ZURLINI. VEDETELO E CAPIRETE.
Voto: 5 / 5 |
jonathan penderecki (18-10-2003) Grande vecchio, Olmi. E questo è il più bel film italiano da secoli, raro esempio di cinema prezioso per profondità morale, pur nella sua semplice sintesi formale. Cinema dal linguaggio arduo, controcorrente, ricco. Straordinaria riflessione sulla guerra, sui mutamenti portati dalla tecnologia alla guerra, e su come, in sostanza, la guerra sia sempre oscenamente uguale a se stessa, col suo carico di orrore, dolore, freddo, paura, meschinità. Riflessione sulla morte, anche. Meglio: sulla solitudine dell'individuo di fronte alla morte. Giustamente insensibile al "fascino" della guerra, Olmi non ha bisogno di spettacolarizzarla per renderne visibili le brutture. Voto: 5 / 5 |
panbagnato panbagnato2003@yahoo.it (31-07-2003) Il ritmo del racconto, i silenzi, i campi lunghi, i volti e gli sguardi degli attori, la fotografia, la precisione scarna della ricostruzione filologica: ogni cosa é perfetta.
E poi, é anche un film di un'attualità bruciante: un film che, con il linguaggio della poesia, parla anche della bassezza degli intrighi vigliacchi e delle collusioni della politica, dell'ipocrisia dei capetti che vanno dove li porta il vento, delle macchine che sopravanzano e sconfiggono per sempre l'uomo (Giovanni verrà ucciso da un "falconetto", novita tecnologica dell'epoca, a nulla valgono la sua forza e il ferro della sua spada contro la subdola polvere da sparo).
Soprattutto, un film sull'atrocità della guerra, terribile nelle scene di case devastate, di campagne fumose, di miseri villaggi abbandonati dove sono rimasti, osservatori attoniti e spaventati, ma forse non ancora perduti, della violenza degli uomini, soltanto dei bambini.
Un bellissimo inno contro la guerra.
Voto: 5 / 5 |
mario farinellimario@tiscali.it (03-04-2003) Film meraviglioso.Meritava l'Oscar .Purtroppo Ermanno Olmi non fa parte del regime come Begnini. Voto: 5 / 5 |
Gianni gianni.begood@tiscali.it (06-08-2002) Tra i più bei film in costume del dopoguerra. Andrebbe inserito tra capolavori assoluti del genere quali Barry Lyndon (S. Kubrick)e La Marchesa von O. (Rohmer). Grande e vero studio da storico quello intrapreso da Olmi che nel delineare i personaggi si sofferma anche sulla storia dell'arte: un esempio su tutti il ritratto di Federico II Gonzaga totalmente ripreso dalla tela di Tiziano (Prado, Madrid), compreso il tanto amato cagnolino.
Si respira la storia... Voto: 5 / 5 |
francesco francesco.lozzi@tiscalinet.it (31-07-2002) Un'opera eccezionale, forse la vetta più alta di Olmi e della cinematografia italiana di questi ultimi anni. Un film severo, crudo, spietatamente analitico e tuttavia umanissimo e ricco di poesia.
Il DVD non è però straordinario come qualità tecnica e i contenuti extra non sono particolarmente ricchi Voto: 5 / 5 |
Pier Antonio peterdep@iol.it (17-06-2002) E' poco più che un documentario. Se si aspettano fasi di guerra emozionanti o particolari .... non ci sono. Voto: 2 / 5 |
Elisa Adrianes@libero.it (13-05-2002) Il più bel film che abbia mai visto, per quanto riguarda la fotografia, gli attori, complimenti ad Olmi. Voto: 5 / 5 |
Paolo paolone_fr@yahoo.it (21-03-2002) "Vogliatemi bene", dice Giovanni alle soglie della morte... La storia, la visione di un mondo in cui la guerra ha dignita' come mestiere finisce nel nostro secolo passato.
Rimane ancora il sogno di poter fare a meno della violenza, e Olmi ne e' il testimone.
Hirsto Zivkov eccezionale: l'occhio piu' fondo del cinema recente; sceneggiatura che brilla di luce propria, quasi un racconto scritto.
Un film quasi perfetto (solo se si ammette che la perfezione non sia di questo pianeta). Voto: 5 / 5 |
Giancarlo Fattori (24-02-2002) Un grande rigore morale e figurativo come non si vedeva da anni. L'introduzione delle armi da fuoco hanno distrutto l'epos cavalleresco, col suo carico simbolico e umano, ma non ha cambiato il senso della guerra, il suo orrore di fondo. Ed è sconcertante pensare che il nostro mondo moderno nasce anche da questo rinnovamento crudele. Olmi ha saputo esprimere l'orrore delle guerre con un'incisività che certo molti film truculenti non hanno. E il senso di freddo, di solitudine, di paura. Non meno straordinaria la via crucis del protagonista, la sua sensazione di smarrimento di fronte alla morte, che è di tutti. Voto: 5 / 5 |
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