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 Zoom della copertina |
Titolo | Bowling A Columbine |
| Paese, Anno | Stati Uniti, 2002 | | Regia | Michael Moore | Prezzo
| € 14,99 Prezzi in altre valute |
| | Film per tutti |
| Disponibile per la spedizione in 1 giorno lavorativo
| | | Numero dischi | 1 | | Genere | Documentari | | Produzione | Cecchi Gori Home Video, 2003 | | Dati tecnici | 120 min. | | | 9 Singola faccia, doppio strato (Formato schermo 1,78:1) | | | PAL Area 2 | | Lingua audio | italiano, Dolby Digital 5.1 - inglese, Dolby Surround 2.0 - stereo | | Lingua sottotitoli | italiano per non udenti | | Contenuti | biografie; interviste |
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Era il 20 aprile del 1999 quando due studenti diciassettenni entrano nella loro scuola, la Columbine School del Colorado, armati di fucile e uccidono 12 studenti e un insegnante prima di togliersi la vita. Senza motivo. Questo documentario vuol'essere uno sguardo controverso e senza compromessi al problema della violenza e della paura in America. Nel paese con il piú alto tasso di omicidi nel mondo il libero commercio delle armi permette a chiunque di procurarsele facilmente. Responsabile della violenza è anche, e soprattutto, la cultura della paura che da sempre segna la vita quotidiana degli States.
2003 - Miglior Documentario Oscar [Academy Awards] Michael Moore
23 recensioni presenti. Media Voto: 4.30 / 5Baba (13-09-2007) Documentario molto rigoroso, e ironico quanto basta. Moore ha confezionato un altro piccolo miracolo in bobina, bravo. Voto: 4 / 5 |
JD (18-04-2007) Graffiante inchiesta di Moore su uno dei più controversi problemi degli States(e non solo).A volte un po irritante nel suo protagonismo,ma indubbiamente sincero nella sua condanna e implacabile nel mettere in luce l'assurdo del quotidiano(minorenni che comprano proiettili come caramelle).Molti i momenti in cui non si sa se ridere o piangere.Grandioso il momento in cui Heston,leader della NRA(National Rifle Association)viene "messo in fuga".Splendido il finale con "Wath a wonderful world" dei Ramones.Oscar come miglior documentario.Però purtroppo,considerato quello che è successo di recente in quell'università,sembra che sia stata fatica sprecata. Voto: 5 / 5 |
Ale (02-02-2007) Grottesco sentire che nei film di More c'è chi gli entichetta come antiamericani e illiberali, (peccato che egli sia un americano orgoglioso e non di certo "comunista"). Per fortuna ci sono ancora persone che mettono al servizio la loro professione (in questo caso il cinema), non solo per intrattenere il pubblico, ma per cercare di migliorare la società in cui viviamo.
Ricordo solo agli stolti che alcuni documentari ed inchieste di More contro il sistema sanitario statunitense sono state in grado di salvare delle persone che erano in attesa di cure mediche perchè non ritenute "idonee" dalle assicurazioni... Voto: 5 / 5 |
giorgio (22-01-2007) Da vedere per capire l'America profonda. Voto: 5 / 5 |
sara (31-07-2006) Trovo Michael Moore irritante come pochi, ma non si può non sperare che il suo lavoro venga coscentemente visto da più persone possibili. Alcune risposte (agghiaccianti) mi hanno fatto rivalutare l'Italia che, per ora, pare non abbia una 'white trash'. Voto: 5 / 5 |
michele b. (03-09-2005) Se Fahreneith 9/11 mi ha colpito e soddisfatto, posso dire lo stesso di questo film, argomentato con grande intelligenza, con un percorso stridente
che non lascia scampo ai mali della società americana.In alcune parti surreale, come nel narrare la vicenda del bimbo di 6 anni omicida e delle tristi condizioni di sua madre: sembra una America estranea a quella che ci viene continuamente propagandata, eppure è quella la vera America, non quella delle oligarchie che reggono anche le major di Holliwood e ci celano i veri mali degli States.Bravo Moore, spero che arrivino ancor più documentari di questo dissacrante e volenteroso regista anche in Italia. Voto: 5 / 5 |
pippo (04-02-2005) pym (07-07-2003)
Goliardata carnevalesca, priva di qualunque barlume di espressionismo. Sceneggiatura - se così si può dire - rivedibile, priva di unità. Se il messaggio antiamericanista doveva essere lanciato forse era meglio scrivere un libro. Come poi Moore ha fatto. Curioso.
Voto: 1 / 5
sono i giudizi come il tuo che confermano il messaggio che moore vuole lanciare a chi ha ancora un cervello per giudicare e ragionare...
grazie di cuore... Voto: 5 / 5 |
alberto 17 (06-11-2004) Moore non è un documentarista.L'oscar a questo film come miglior documentario è una bestemmia.Ma all'Accademy ci hanno abitutato a dare 11 oscar al Titanic e 0 alle Ali della Libertà quindi ci può stare.Moore però ha un grande merito in questo film,di gran lunga la sua miglior opera:ci porta con tono cinico ma mai pesante,dal sarcastico al satirico,nella mentalità distorta di un paese frastornato dai media e preso in giro dai suoi politici.Colombine è solo un pretesto per far capire come le armi in mano a chi ha paura sono la cosa più pericolosa che esista.Anche se il sotantivo più adatto a quello che è successo a Little Ton è follia,non paura.
Ho letto che è assurdo credere che gli USA finanziarono Bin Laden.E' in parte vero.Fu Bush padre a finanziare i Bin Laden per questioni non politiche ma economiche,peccato che a quel tempo però Bush fosse presidente degli Stati Uniti... Voto: 4 / 5 |
Alessandro Rodighiero (31-10-2004) Senza peli sulla lingua nè censure Michael Moore viaggia in tutta l' America per cercare di dare una spiegazione a tutta la paura e la paranoia che oggigiorno spinge sempre più americani a dotarsi di armi da fuoco: per fare un paragone allucinante il regista si è spinto pure in Canada, dove la vita è molto più tranquilla: basti pensare che i canadesi di notte le porte di casa le socchiudono solamente, al posto di chiuderle. Secondo me è questo l' aspetto più importante del film: il paragone tra una nazione devastata dal terrore (gli USA) e tutte le altre nazioni al mondo (Il Canada è solo un esempio) che vivono bene e senza troppa paura.
"Bowling a Columbine" è un forse il miglior titolo che si poteva trovare per un film del genere: il suo significato è metaforico da più punti di vista: riguarda il massacro avvenuto alla Columbine High School di Littleton: il giocatore di bowling impersona i due studenti che hanno compiuto quella strage, la boccia lanciata dal giocatore è la pallottola, o meglio le pallottole che vengono lanciate contro gli studenti innocenti (i birilli): alcuni muoiono (i birilli che cadono) e altri sopravvivono (i birilli che rimangono in piedi).
Da un altro punto di vista il giocatore impersona un comune americano che con la boccia (la sua arma) colpisce gli altri americani (i birilli): essi muoiono (i birilli che cadono) e sopravvivono (i birilli ancora in piedi) in una delle tante sparatorie che giornalmente accadono negli Stati Uniti.
La strage del liceo Columbine è solo un piccolo episodio del film, il quale ha come argomento principale la situazione di terrore che gli americani vivono attualmente e che li ha costretti sempre più negli anni ad armarsi (specialmente dopo l' 11 Settembre 2001 e la strage in questo liceo).
Per non annoiare lo spettatore con un solo argomento trattato nei suoi caratteri generali il regista ha provveduto anche ad inserire nel film alcune sfumature politiche (come il collage di filmati che denunciano le vittime che gli americani hanno causato nella storia dove Satchmo canta "What a wonderful world") e storiche quanto mai divertenti (come la storia degli USA a disegni animati) unite, assieme a tutto il resto del film, con un montaggio a dir poco eccezionale.
Anche se è e sarà sempre impossibile trovare una risposta giusta a questa mania delle armi degli americani il film mi è piaciuto molto perchè svela certe cose sull' America che i nostri telegiornali non dicono: non sapevo che gli americani fossero così stupidi da questo punto di vista e vedendo questo film mi sono reso conto che la verità sull' America è molto diversa da quella che certi bugiardi filoamericani vogliono farci credere.
L' ultima scena è esilarante e anche questa metaforica: Moore gioca a bowling e fa strike: giustissimo: con questo film ha proprio fatto strike: un centro perfetto. Voto: 5 / 5 |
Zumzum zumzum@zumzu.com (02-09-2004) Un buon film, montaggio splendido, il primo documentario che mi ha quasi commosso.
Ma... peccato che Moore muove alcune accuse molto pesanti senza uno straccio di prova contro gli USA, nella sequenza della storyline degli USA, vengono spacciati luoghi comuni e assurdità come qualcosa di vero.
Non mi dilungo, ma il fatto che bin laden sia stato addestrato dagli usa è una totale assurdità, tralasciando il fatto che Bin Laden già faceva attentati contro gli USA all'epoca dell'invasione russa in afghanistan e che la CIA è un'agenzia di spionaggio, non dispone ne dei mezzi ne delle facoltà per addestrare un esercito alla guerra, ve la do' buona se mi dite che gli abbiano consegnato qualche stinger, erano in guerra fredda, vi farei più notare di come la russia abbia smerciato armi a tutti i gruppi terroristici e abbia fatto di peggio contro gli americani in vietnam.
Gettiamo un velo pietoso sulle ridicole somme che avrebbero fornito a bin laden, iraq e iran, non ho voglia di discuterne ma è veramente penoso il livello di falsità di quella sequenza, sopratutto se si tiene conto che nel documentario muove una critica (una... direi LA critica) anche ai media.
Ottimo film, lo consiglio... ma vi consiglio pure di non prendere tutto come oro colato, prima di cominciare a urlare usa di qua, usa di là informatevi. Voto: 4 / 5 |
Alberto Cassani paolocerva@hotmail.com (30-06-2004) "Cosa direi ai sopravvissuti della Columbine High School? Non direi niente. Starei piuttosto ad ascoltare quello che hanno da dire loro, che è una cosa che nessuno ha ancora fatto".
E' di Marilyn Manson la frase più bella del film. Proprio dall'Anticristo salito in Terra, da colui che è stato accusato in varie sedi di essere la vera ragione del Male che pervade le giovani menti della Generazione X, arriva il suggerimento più sensato di un documentario che ci narra i retroscena di una vicenda che di sensato ha ben poco.
Il 20 aprile 1999 è noto al mondo per essere stato il giorno del più massiccio bombardamento mai attuato dagli Stati Uniti nei confronti di una nazione straniera, nello specifico il Kosovo. Ma il 20 aprile 1999 è successa anche un'altra cosa, che magari ha avuto molta meno eco internazionale rispetto alll'azione militare ordinata dall'allora Presidente Clinton ma che merita certamente altrettanta attenzione: a Littleton, piccola cittadina del Colorado, due diciassettenni entrano a scuola armati di fucili ed esplosivi e uccidono 12 compagni e un insegnante. Partendo da quell'evento, il regista Michael Moore chiede - e si chiede - quale sia la ragione che porta gli Stati Uniti d'America ad avere il primato mondiale di omicidi con armi da fuoco, facendo il vuoto nei confronti di tutti gli altri paesi (quasi 11.200 omicidi l'anno negli USA, contro i 400 scarsi della Germania).
"Bowling a Columbine" (il titolo deriva dal fatto che i due responsabili del massacro seguivano un corso di bowling alternativo all'insegnamento scolastico dell'Educazione Fisica) non è un bel documentario. Non è un buon documentario. Non lo è perché quando si gira un documentario bisognerebbe presentare una situazione - raccontare una vicenda - in maniera chiara, completa e acritica. Bisognerebbe astenersi dall'esprimere la propria opinione. Invece, Moore parte da quella che è la sua opinione riguardo l'eccessiva violenza negli Stati Uniti (troppo facile procurarsi un'arma da fuoco) e fa di tutto per provare di avere ragione. In questo realizza decisamente un film di propaganda, tant'è che quando la sua visione dei fatti vacilla (in Canada ci sono 7 milioni di armi da fuoco a fronte di 30 milioni di abitanti, eppure non si sparano addosso e nessuno chiude a chiave la porta di casa) rischia di esprimere la stessa opinione degli "esperti" (hey: i telegiornali hanno un taglio più serio e sono meno terrificanti che da noi!), per poi tornare a battere la strada che voleva percorrere fin dall'inizio, finendo per sfiorare l'inconcludenza e finendo soprattutto per sottovalutare quella che sembra invece essere la ragione più plausibile della grande differenza tra i due stati nord americani: la serietà dei politici e la conseguente serietà dei loro programmi.
Ma "Bowling for Columbine" è un film straordinario: Moore sa far cinema, sa giocare bene con il mezzo filmico, dimostra di saper raccontare con pochi fotogrammi tutte le sue idee, riesce a trasmettere emozioni con soluzioni originali e montaggi non banali. E sa fare critica: in una maniera leggera, ironica, quasi satirica; ma straordinariamente efficace. Nel corso del film dà spazio a gente spesso vituperata (Marilyn Manson appunto, ma anche il Matt Stone di "South Park"), fa parlare gente che i media "seri" non ascoltano (South Central L.A. è pericoloso? Non è vero e ve lo dimostro), sbertuccia quelli che comandano (in particolare Charlton Heston, ma anche gli ultimi tre Presidenti degli Stati Uniti) e soprattutto demolisce l'aura di serietà e onnipotenza che i media si portano dietro (parlare seriamente dei problemi seri non fa audience?).
Tutto questo, Moore l'ha fatto anche attraverso trucchetti (come girare campo e controcampo in momenti diversi) assolutamente fuori luogo, in un documentario; ma l'ha fatto con un'efficacia e una chiarezza espositiva decisamente non comuni. Ha potuto farlo, ha saputo farlo, anche (soprattutto?) perché Moore è di Flint, in Michigan, uno dei posti più poveri di tutti gli Stati Uniti. Una cittadina in cui, durante la lavorazione di questo film, un bambino di 6 anni ha ucciso una compagna di classe con un colpo di pistola, una pistola trovata in casa dello zio. Ma chissà? Forse se sua madre non avesse dovuto fare due lavori per pagare l'affitto, riuscendo così a passare un po' più di tempo con lui, il piccolo non sarebbe diventato un assassino. Certo che i Potenti non hanno mai fatto nulla per aiutare veramente quella donna e tutti quelli che si trovano nella stessa situazione. Perché in fondo la donna, nera e senza marito, impastava dolci in un centro commerciale frequentato da benestanti, ed è così che il mondo funziona... It's a wonderful world, isn't it?
Alberto Cassani, 17 Ottobre 2002
Voto: 4 / 5 |
paolo paolocerva@hotmail.com (30-06-2004) documentario ricco di spunti, ti tiene vivo, vi sono notizie continue e sempre
affascinanti, che dire, ci fa notare che potere abbia la televisione, che riesce ad imbambolare un paese... ...chissà se succede pure da noi... lascio rispondere voi. Voto: 5 / 5 |
Leonardo Eva (01-06-2004) Significativo che tra gli esempi di stati che nel corso della storia hanno invaso altri stati ci siano la Germania, la Francia, la Gran Bretagna e il Giappone. Mi sbaglio o manca un grosso stato europeo-asiatico?
Viva l'onestà intellettuale di Michael Moore! Voto: 2 / 5 |
Luca (13-03-2004) Ottimo documentario che spiega e documenta ogni fatto dimostrando l'ignoranza e la paura in cui vive l'america definirlo una goliardata carnevalesca forse perchè non si vuole vedere o si fa finta di vedere uno spaccato della società americana Voto: 4 / 5 |
Paolo pbindi@inwind.it (05-03-2004) Lo sostituirei ai libri di storia che trattano della società americana.
Non c'è nulla di antiamericano, come affermava qualcuno, perchè basta aprire un pò meglio gli occhi e la mente per capire che l'America è proprio questa.
Speriamo solo che "sia da avvertimento su quello che potrebbe succedere a qualunque paese del mondo decidesse di adottare questo modello di società"
Spero che lo veda più gente possibile.
Paolo Voto: 5 / 5 |
Silvia silviaelma@hotmail.com (18-01-2004) Intanto è consigliabile vederlo e farlo vedere.... Se poi, una volta visto, lo si vuole proprio criticare... Libertà d'opinione! Voto: 5 / 5 |
Daniele (08-01-2004) In realtà il libro è stato scritto prima ma sembra che molti lo ignorino, come anche molti recensori di questo film. Ma non importa. Ottimo film. Anzi documentario. Vincitore di un Oscar, che gli è stato però consegnato con la clausola:" Rivedere la sceneggiatura".
Basta con l'ironia, il filmato è a mio parere splendido. Commovente in certi punti e obiettivo. Ascolta tutte le parti in causa e riesce a dare un quadro molto completo e tristemente veritiero su una situazione. Anti-americano? E quando mai questa affermazione viene pronunciata dal regista o da qualcuno nel filmato? mmmm....c'è qualcuno che ha la coda di paglia.... Voto: 5 / 5 |
Andrea Tomasetto andreatomasetto@tin.it (08-01-2004) Significativo che i voti e le recensioni a questo film siano o degli 1 con stroncatura annessa, o dei 5. A me il film è piaciuto, anche perché non è usuale vedere un documentario avere un buon successo di botteghino nelle sale. E poi Michael Moore è estremamente ironico, ma anche sincero, e dimostra di saper guardare l'America non con sguardo preconcetto (come alcuni lo accusano), bensì con realismo, scorgendo anche i lati umani positivi, le storie piccole e grandi che stanno sotto alle notizie di cronaca. E poi, i fatti sono fatti, e Moore si attiene strettamente, viene da dire con testardaggine, ai fatti, ponendo domande anche aspre ai suoi interlocutori, ma sempre con garbo, senza arroganza: con la pazienza di chi sa aspettare ed il candore (e la faccia tosta!) di un bambino che non smetterà di chiedere perché sinché non avrà ricevuto una risposta. Una dote che oggi manca a molti "giornalisti", ma indispensabile per chiedere ai nostri governanti (che sono in fondo i nostri dipendenti, perché pagati da noi cittadini!!) di rendere conto di ciò che fanno. Voto: 5 / 5 |
lanfry (20-07-2003) Sicuramente un documento fuori dall'ordinario che non può assolutamente lasciare indifferenti,nè sostenitori e nè detrattori. Al di là, forse, di qualche ingenuità dovuta più alla buona fede del regista che altro, un esempio di dove stiamo andando e come le cose si stanno evolvendo non solo negli Stati Uniti, dove la situazione è sicuramente peggio che in molti altri posti ritenuti forse più a rischio, ma in tutto il globo, purtroppo!
Finalmente un americano con una visione delle cose a 360°, e non il solito regista-giornalista pseudo hollywoodiano con lieto fine a tutti i costi e buoni/falsi sentimenti elargiti come tutto fosse vero e come se vivessimo a Disneyland.
Sconfortante l'incapacità dell'uomo di sapersi mettere in discussione (vedi Charlton Heston)e soprattutto allucinante la visione a stelle e strisce della vita!! Altro che ' mamma li turchi ', mamma li americani. Voto: 5 / 5 |
poli polidor@virgilio.it (17-07-2003) La solita brodaglia illiberale ed antiamericana: ma basta! Voto: 1 / 5 |
pym (07-07-2003) Goliardata carnevalesca, priva di qualunque barlume di espressionismo. Sceneggiatura - se così si può dire - rivedibile, priva di unità. Se il messaggio antiamericanista doveva essere lanciato forse era meglio scrivere un libro. Come poi Moore ha fatto. Curioso. Voto: 1 / 5 |
toto (17-06-2003) beh, che dire, un film senza ipocrisia, almeno credo, è proprio vero che viviamo in un mondo in cui non si fa altro che diffidare, viva questo cinema. Voto: 5 / 5 |
jonathan penderecki (25-05-2003) Uno dei migliori film del millennio appena iniziato, e già allarmante. La cultura della violenza, del sospetto, della paranoia universale che da sempre attanaglia il paese che si vanta di essere il migliore dei mondi possibile. Un paese appunto che non ha radici, e non ha il senso del mondo al di fuori del proprio: perfetto esempio di grande democrazia fasulla e plastificata. E' a questa America che guarda Moore (conscio che l'america ha anche cultura e poesia, ma pare che questo aspetto sia ben occultato dalla presunzione e dalla spocchia, specie in questi ultimi decenni), con occhio vorace, col bisturi del vivisezionatore, senza risparmiarsi nulla. Lui è l'uomo che attacca Bush nel santuario osceno degli oscar, l'uomo che irride agli stupidi uomini bianchi. Come dargli torto? C'è bisogno di questo cinema, dal momento che, a parte rare eccezioni, il cinema è ormai al collasso creativo. Lode a Moore. Voto: 5 / 5 |
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