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I commenti di Sandy Claws
Recensioni 1 - 20 di 33 recensioni presenti.  Media Voto: 3.57 / 5

(26-01-2012)
Libro - Il cimitero di Praga - Eco Umberto
Libro da Nobel di un autore da Nobel. A proposito, ma a Stoccolma che fanno, dormono?
Voto: 5 / 5
(26-01-2012)
Libro - Il cimitero di Praga - Eco Umberto
Libro da Nobel di un autore da Nobel. A proposito, ma a Stoccolma che fanno, dormono?
Voto: 5 / 5
(15-09-2011)
Libro - Il cimitero di Praga - Eco Umberto
bellissimo, appassionante, imprevedibile e strabiliante per la mole di dettagli e di eventi, sconosciuti ai più, raccolti nel fitto sottobosco di una certa letteratura (e di certi ambienti) del XIX secolo. Non condivido le critiche lette più sotto, certo non è un libro facile, ma quale di Eco lo è? Vale eccome la pena di leggerlo!
Voto: 5 / 5
(13-11-2009)
DVD - I Love Shopping - Paul J. Hogan
Beh, non pretendiamo troppo da un film! Per giunta, questo cerca di raccontare qualcosa dell’America di oggi, e della terribile crisi economica che attraversa. Cosa straordinaria, ci riesce pure!!! E mi sono anche divertito. Decisamente sopra la media, quindi.
Voto: 4 / 5
(13-11-2009)
Libro - Moby Dick - Melville Herman
Insomma, la maggior parte delle critiche sono piagnistei per l’eccessiva lunghezza, pesantezza, e difficoltà delle parti estranee alla narrazione in senso stretto. Questa poteva prendere da sola un 300 pagine e nulla ne avrebbe perso. Mi sembra di risentire le stesse cose dette per “Guerra e Pace” o “I Miserabili”. Tecnicamente, la storia reggerebbe anche senza le lunghe parti extra- o meta- narrative in cui l’autore spesso indulge. Ma volerlo “alleggerire” per farne un best seller modello Wilbur Smith o Dan Brown, dimostra un’assoluta incomprensione di quello che questo libro è: una vera e propria cattedrale, o monumento, eretto al Baleniere e alla Balena, un’enciclopedia scritta con passione pari all’erudizione per la vita dura, sanguinosa e onesta dei pionieri degli oceani e della loro nobile preda. Melville, come altri grandi suoi contemporanei, non voleva solo raccontare una storia che si vendesse. Egli voleva trasmettere qualcos’altro. Pochi potevano essere quelli che avrebbero capito, e apprezzato, e infatti Moby Dick rappresentò un colossale fallimento editoriale, e ne affondò la carriera, ma mai gli saltò in testa di rimaneggiarlo per renderlo più “popolare”. Bisogna amare il mare, i suoi uomini e le sue creature, per poter scrivere un’opera del genere. Bisogna avere una venerazione quasi religiosa per il Capodoglio (quante volte chiamato “Leviatano”), per potergli dedicare pagine quasi scientifiche di appassionate descrizioni. Melville ha espresso tutto questo senza compromessi, nell’unico modo in cui sapeva esso sarebbe stato accolto e riconosciuto dal pubblico che egli cercava. Magistrale poi la caratterizzazione dei personaggi, e la cura con cui sono costruite figure magari minori, accanto ad Ahab, ma quasi mitiche: ad esempio gli arpionieri “pagani” e “cannibali”... Bella la schiettezza rude del linguaggio (le imprecazioni di Stubb varrebbero da sole mezzo libro). Meno interessanti i momenti in cui si tenta di abbordare altri generi, come il teatro, perché meno riusciti.
Voto: 5 / 5
(06-11-2009)
Libro - Anna Karenina - Tolstoj Lev
Credevo che Tolstoj fosse uno dei miei autori preferiti, prima di incappare in un paio di traduzioni piuttosto datate (fra cui questa) che mi hanno fatto decisamente riflettere su quanto pesi il trasferimento di un testo ad un’altra lingua. Per dire: se questo fosse stato il primo Tolstoj della mia vita, avrebbe avuto buone probabilità di restare anche l’unico. Per carità, Ginzburg è stato un grande letterato, ma una lingua in uso negli anni ’30 uccide, per così dire, la scorrevolezza del romanzo, ne disturba il ritmo ovvero, nel migliore dei casi, lo rende un’opera meno adatta a veicolare quei messaggi che l’Autore voleva passare al lettore (e Tolstoj è uno di quelli che scriveva romanzi per ben più alti motivi che per raccontare semplicemente una storia). Detto questo, il romanzo è magistrale, come ci si può attendere da cotanto scrittore. La psicologia dei personaggi, il loro tormento interiore, lacerati come sono fra le aspirazioni di felicità ed una vita molto più prosaica, con le parabole opposte di Anna e Kitty, ne fanno un’opera essenziale nello studio di questo strano animale che è l’essere umano. Devo confessare che sono rimasto molto deluso dalle motivazioni che spingono Anna al ben noto gesto finale. Sembra più una bambina che agisce per ripicca che la donna meravigliosa conosciuta per tutto il resto del libro. Per il resto, la vita, il duro lavoro dei campi, balli, feste e gioco nei palazzi della nobiltà, malattia, miseria, e infine la morte: c’è tutta la materia su cui Tolstoj riflette, con l’occhio acuto, saggio e disincantato del grande artista che trova, se non una soluzione all’enigma dell’esistenza, per lo meno il bandolo della matassa, nel messaggio cristiano di speranza. So che qualcuno trova questo elemento forzato e superficiale, ma evidentemente si tratta di chi non ha colto tutto il senso dell’opera (e della stessa vita) del grande scrittore russo. Mi piange il cuore a dargli solo 4, ma questa traduzione non è più riproponibile.
Voto: 4 / 5
(03-11-2009)
Libro - Il giorno dello sciacallo - Forsyth Frederick
Un capolavoro nel suo genere. La precisione nelle descrizioni si sposa ad uno stile avvincente e ad una trama molto ben costruita. I personaggi, poi, sono straordinari, e mi unisco a chi ha confessato di essere finito a “tifare” per lo Sciacallo… Un bravo scrittore deve anche sapersi documentare per essere credibile, Forsyth c’è riuscito e ha prodotto un libro che chiunque ami i romanzi d’azione, d’avventura e di spionaggio non si pentirà di aver letto. Complimenti.
Voto: 5 / 5
(03-11-2009)
Libro - Il Codice da Vinci - Brown Dan
Un libro sostanzialmente inutile, in nulla migliore o peggiore di tanti venduti nelle edicole delle stazioni o degli aeroporti e che deve il suo successo più alle polemiche (genialmente innescate dal Vaticano, che ha dato respiro planetario a tesi vecchie come il cucco ma sino a quel momento neglette dai più) che a meriti intrinsechi all’opera (che l’autore abbia azzeccato la formula non ci piove, ma questo è un altro discorso). Se l’ho letto, è esclusivamente dopo la proibizione fattane da non ricordo più quale alto prelato. Non ho trovato personaggi degni di nota, o un intreccio particolarmente interessante (l’ho finito senza alcuna fretta di arrivare alla conclusione, cosa un po’ grave in una storia d’azione), e l’avrei anche considerato un romanzo senza infamia e senza lode, ma mi ha buttato giù la sciatteria con cui viene trattata la Storia, ossia la sostanza dell’opera, e che l’autore avrebbe dovuto conoscere bene, prima di lanciarsi a scrivere di vicende che dimostra di aver solo malamente rimasticato. Ora, scrivere che Goffredo di Buglione era “un re francese” quando anche un bignamino basterebbe a identificarlo come un semplice cavaliere che assunse la guida della 1^ crociata, è uno di quegli errori che gettano discredito su tutta l’opera. Mi sono rifiutato di leggere qualsiasi altro libro di un signore (un professore!) che è capace di affermare cialtronerie simili. Tuttavia gli riconosco il raro merito di aver ispirato un film che, per gli interpreti, e la minor durata, riesce ad essere meglio dell’originale cartaceo. Anche perché, per fare peggio, ci sarebbe voluto davvero del genio.
Voto: 1 / 5
(02-11-2009)
Libro - I sonnambuli. 1888: Pasenow o il Romanticismo. 1903: Esch o l'anarchia. 1918: Huguenau o il realismo - Broch Hermann
Il libro continua ad essere introvabile in italiano. Esiste solo all'estero, ma prima di dovermi accontentare di una traduzione in inglese o francese, pregherei anch'io l'Einaudi di farne una ristampa. Altrimenti, ditecelo, e ci risparmiate un'inutile attesa.
Voto: 5 / 5
(29-10-2009)
Libro - I barbari. Saggio sulla mutazione - Baricco Alessandro
Dite quel che volete, ma io il Baricco saggista proprio non capisco MAI dove voglia andare a parare. Intanto, dopo pagine e pagine, la rivelazione che i "barbari" siano gli americani, lascia di stucco, tanto è abusata. L'aveva detta molto meglio Wilde cent'anni prima. E il resto? Un agile saltabeccare di palo in frasca che vorrebbe dimostrare maggior profondità dell' "arida" filosofia "tradizionale"? Mi risulta più contorto di Hegel ma meno suggestivo. Temo che chi voglia affrontare temi universali debba farlo con serietà e (molta) umiltà. Far finta di saper tutto, senza poi spiegare niente, è un gioco destinato a smascherarsi da solo, e subito.
Voto: 1 / 5
(24-10-2009)
Libro - La signora delle camelie - Dumas Alexandre (figlio)
Cosa aggiungere a quanto detto? Questo romanzo è straziante, fa arrabbiare, piangere persino (certe pagine le ho lette con le lacrime agli occhi), ma è per questo bello, bello, bello. Dumas figlio, che, a differenza del padre, non era pagato a cottimo, invece di un feuilleton ha prodotto una storia compatta, essenziale, perfetta. Una storia vissuta, con tanti ma tanti episodi dalla vita di Marie Duplessis, famosissima cortigiana parigina di quegli anni, nata poverissima e ascesa rapidamente alla notorietà grazie alla sua bellezza e grazia, desiderata dai più ricchi e nobili uomini dell'epoca, habituée dell'Opera e dei salotti più esclusivi, amata dallo stesso Dumas, e morta di tubercolosi a soli 23 anni, in miseria (il libro apparve solo un anno dopo questo evento). Una storia d'amore meravigliosa, tragica, ma bella perché vera, e un libro che non ha età. Peccato non potergli dare più di 5!
Voto: 5 / 5
(14-10-2009)
Libro - La fiera delle vanità - Thackeray William M.
E’ un romanzo gustosissimo, ma per chi può leggerlo in inglese, il piacere è più che doppio. Intanto Tackeray era un maestro della parola, un virtuoso, quasi, soprattutto a confronto con la verbosità dickensiana. Le sue frasi, la terminologia, gli scambi di battute, i suoi commenti, le sue descrizioni, sono un godimento unico, sia che piazzi l’azione fra colti esponenti dell’alta società, sia che si sposti fra la servitù che parla in dialetto. Qualcuno lo ha descritto come “il miglior inglese dopo Shakespeare”, e secondo me non ha tutti i torti. Lo stile scorrevole, la caratterizzazione dei personaggi ben fatta, lo humor di cui il romanzo è letteralmente intriso (quando non è vera e propria caustica satira sociale) me lo hanno fatto leggere con un sorriso quasi perennemente stampato in faccia. Il tutto è dovuto anche al trattamento particolare di quella prospettiva didascalica di cui la letteratura dell’800 (e la Vittoriana ne è fulgido esempio…) faceva il fine stesso della narrazione, appesantendola sino all’inverosimile (caso monstre, da noi: I Promessi Sposi). Qui, nonostante l’omaggio formale a questa convenzione, col bene ricompensato, il fatto che anche i “cattivi” non finiscano poi tanto male (anzi…), è un tocco di anticonformismo che è anche una strizzatina d’occhio dell’autore al lettore, e rende il libro ancora più “vero”. Insomma, un testo che è “classico” nel senso che è di gran classe: raffinato, divertente, piacevolissimo.
Voto: 5 / 5
(13-10-2009)
Libro - Il pendolo di Foucault - Eco Umberto
Ho una passione speciale per questo libro, quindi NON sono imparziale, tutt’altro. Letto e riletto tante di quelle volte…e ogni volta avrei voluto che non finisse mai. Chi non è portato alla cultura enciclopedica, chi non ama la prosa barocca, chi non ha affinità con l’affabulazione erudita, NON lo prenda neppure in mano. Io l’ho amato, e mi unisco a chi lo mette mille miglia al di sopra dei romanzetti pseudo-storico-occultistici, magari imprecisi e pieni di strafalcioni (Brown non fa eccezione), il cui nome è ormai legione: Eco fa giustizia della sciatteria con cui la paranoia è andata a braccetto nei secoli creando Complotti tanto ridicoli quanto sgangherati. Notare che nulla di quanto riportato, comprese le tesi più assurde, è frutto della fantasia di Eco: tutte le peggiori farneticazioni sono state scritte e credute da qualcun altro… Ho trovato Casaubon, Diotallevi, Belbo, Aglié, Lorenza, i personaggi più veri mai nati fra pagine di un libro. Grande prova narrativa di Eco, che anticipa lo stesso talento dei successivi due romanzi. Fra l'altro, è uno dei due o tre libri che mi hanno fatto scoppiare a ridere in pubblico, durante la lettura. Grazie, Professore!
Voto: 5 / 5
(07-09-2009)
DVD - La casa del diavolo - Rob Zombie
“da quando in quà i film così definiti "horror" devon far paura?” Mah. Boh. Chissà. Sarò un inguaribile romanticone, ma per me un “horror” degno di questo nome, deve far paura o quanto meno raccapriccio. O ingenerare tensione. Ma sono d’accordo con “Odioso” che, in effetti, quelli così si contano davvero sulle dita di una mano. Sarà per quello che esco dalla visione della maggior parte degli “horror” (o almeno da quei film così etichettati) molto deluso. Sicuramente lo sono stato da questo, e sì che dopo “Halloween” avevo una così buona opinione di Zombie. Intendiamoci: non tutto, in questo film, è da buttare. La fotografia è buona, la recitazione non pessima, gli effetti speciali dignitosi, le musiche non disturbano l’azione (purtroppo non sempre), la trama sino ad un certo punto regge pure. E riesce persino a creare una certa simpateticità con alcuni personaggi (le vittime e lo sceriffo Wydell) che è un ottimo ingrediente in un horror ben riuscito. Ma da qui ad esserne entusiasta ce ne corre. Di tensione ce n’è davvero col contagocce. La famiglia Firefly riesce tanto odiosa, poi, che la scena madre del film, in cui Wydell (finalmente!) ha catturato e tortura i tre sopravissuti, è una vera goduria. Ma allora perché rovinare tutto con un mongoloide sbucato fuori da chissaddove che li salva? Il finale vero e proprio, con la sparatoria della polizia, riesce almeno a non lasciare troppo amaro in bocca (se se la fossero cavata anche stavolta giuro che avrei fatto a pezzi il dvd, con buona pace di chi riesce a simpatizzare per dei farabutti simili), ma è un po’ forzato, e non rende neppure la metà di quanto avrebbe fatto la nemesi in veste dello sceriffo Wydell. Insomma, lievemente meglio del precedente, ma nulla di che.
Voto: 2 / 5
(31-08-2009)
DVD - 28 settimane dopo - Juan Carlos Fresnadillo
Ero ben disposto all'inizio della visione, ma sono troppe le assurdità che rendono questo film improbabile e ridicolo. Tolti i minuti iniziali, è tutto un susseguirsi di stupidaggini che sfidano l’umana capacità di comprensione. Oltre che le stesse regole interne al film. Militari americani al posto di più vicini irlandesi, francesi, olandesi. Zona di ripopolamento nel bel mezzo di una metropoli imbottita di cadaveri infetti. Cordoni di sicurezza costantemente violati da bambini o da qualsiasi idiota munito di un pass, anche se deve accedere all’unica persona al mondo avente su di sé e il virus, e il segreto per un vaccino. Un unico infetto che però è rimasto tanto intelligente (opperbacco!) da sfuggire a tutte le trappole e a rimanere sulle tracce dei figli. E il finale, che buffonata: il virus portato sul continente dal ragazzino per vendicare “papà”, come se quello che aveva tentato di ucciderlo fosse ancora “papà” e a farlo fuori non fosse stata la sorella, ma i francesi. Etc. etc. etc. Pietà! Fatevi venire un’idea originale (e coerente), invece di gettarvi su un buon film e farne strame solo per un pugno di dollari.
Voto: 2 / 5
(01-08-2009)
DVD - La casa dei 1000 corpi - Rob Zombie
Vedo che piace o fa schifo sostanzialmente per gli stessi motivi : la ripresa di motivi « storici » dell’horror, lo spirito anni ’80 di questo genere, la cultura pop. A me tutte queste cose non dispiacciono, ma in un horror pretendo anche coinvolgimento, tensione e paura, non basta qualche secchiata di sangue (il primo Halloween, con pochissimo sangue, resta un capolavoro del genere). E siccome ho seriamente rischiato di addormentarmi, non ho trovato per nulla divertenti neppure i tentativi di fare dell’ironia con se stesso, e le citazioni mi sono sembrate solo delle scopiazzature fatte per sorreggere (invano) una trama ridotta all’osso e anch’essa trita e ritrita. Sarà che il suo “Halloween” mi era piaciuto molto, e quindi mi aspettavo un'altra bella prova del regista, ma se devo trovare qualcosa di positivo, è che in questo film Zombie ha imparato almeno cosa NON mettere in un buon horror. Per il resto, anche a me pare una riedizione migliorata di “Non aprite quella porta” (ma non il primo, bensì il 4°, un film totalmente superfluo). Ora ho da vedere “Devil’s rejects”, speriamo bene. Un punticino lo aggiungo per il personaggio del Capitano Spaulding, che mi è piaciuto.
Voto: 2 / 5
(22-07-2009)
DVD - 28 giorni dopo - Danny Boyle
E' un film che mi ha lasciato molto colpito; ci sono arrivato a causa della fama che lo avvolge, e devo dire che è ben meritata. C’è quasi tutto: tensione, sangue, buona recitazione, azione, logica semplice, coerenza narrativa. La scena con Londra deserta è impressionante, e così il primo incontro con gli infetti. Mi ha tenuto col fiato sospeso per quasi tutta la durata. Concordo per le (poche) note stonate: forse la colonna sonora, poi il lieto fine (davvero improbabile, con un proiettile nello stomaco e nessun pronto soccorso nelle immediate vicinanze: ma c’è un finale alternativo più credibile). Invece la parte coi militari è niente male e aggiunge alla storia elementi veri e interessanti. È un film che merita attenzione perché tenta di raccontare qualcosa sull’uomo e sulla società, anche se la situazione estrema non aiuta certo la metafora. Ed è un punto importante, nel cinema horror contemporaneo, perso fra i sequel di storie di serial killer che ammazzano senza neppure uno straccio di ragione e che fanno sempre più ridere: in pratica, un film che è sempre più difficile vedere dagli anni ’70 in poi. Insomma, non perfetto, ma bello e serio. Darei 4,5 per le stonature di cui sopra. P.S. basta tirare in mezzo "L'ombra dello scorpione" del sopravvalutato King: oltre alle differenze fondamentali di trama, questo signore inzuppa le proprie storie di sovrannaturale e di spiritualità a buon mercato che mancano totalmente, per fortuna, in questo film.
Voto: 5 / 5
(20-07-2009)
DVD - Maial College - Walt Becker
Premesso che io al cinema a vederlo ci sono finito per errore. E che il film è fatto solo per un certo tipo di pubblico (ragione per cui, dopo il primi Porky’s, ne faranno sempre). Non è solo un film idiota (molta comicità demenziale lo è, eppure non è tutta da buttare), ma è spesso disgustoso, riprendendo “scherzi” tipici di certa goliardia universitaria da denuncia penale che purtroppo esiste. È tutto un mix di trovate del genere, tette al vento e giochi di parole salaci. Ed è proprio quello che si riproponeva il regista. Voto 1 ma valore zero.
Voto: 1 / 5
(18-07-2009)
DVD - Lord of War - Andrew Niccol
Bellissimo, delicato, feroce, straziante, commovente, in una parola: vero. Certo, la storia è quella di "Finché c'è guerra c'è speranza", con poche varianti, ma riesce a narrarla ancora in modo originale e, sopratutto, toccante. Una delle prove più alte di Cage, per un film che tutti dovrebbero vedere.
Voto: 5 / 5
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