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15 recensioni presenti. Media Voto: 5 / 5 (30-10-2012) DVD - La ragazza delle balene - Niki Caro La storia del libro per ragazzi di Witi Ihimaera, intitolato "La Balena e La Bambina" è stata trasportata sul grande schermo con un tocco di sapiente (diremmo noi) "magia esotica". Dico "noi", per esprimere la visione occidentale ed europea, che, sebbene sottesa al centro delle vicende del film, non trascina con sè la magia del popolo maori, la fiaba della leggenda che collega ogni momento, ogni vicenda, e la silenziosa ma possente presenza dell'oceano, in questo film ben più che uno sfondo. Ritengo che il film sia un vero successo non solo perché viene da tutt'altra parte di Hollywood ma è riuscito comunque ad intruffolarsi sul red carpet degli ambiti Academy Awards grazie alla superba (immensamente superba) bravura della giovane protagonista, per la prima volta alle prese con una recitazione cinematografica ed audacemente vittoriosa su questa prospettiva, ma anche perché tutto: dalla storia "adultizzata" del romanzo, ai dialoghi, ai momenti fiabeschi, alle musiche raffinate di Lisa Gerrard; tutto, dicevo, è orchestrato mirabilmente dalla visione della regista, che nella sua patria ha trovato lo spunto per far sognare ragazzi ed adulti, calibrando una narrazione, la quale, costruita sulla (europea e tradizionale) problematica femminista, lascia spazio alla tradizione maori ed alla sua oceanica voce solenne, ancestrale, come il ruggito di quell'oceano che, come dicevo, è ben più che uno sfondo, ben più che uno scenario, ben più che un colore od un soggetto: è dove tutto ha inizio e tutto si conclude, il grembo nel quale sorge e ritorna a vivere Paikea, (non solo) simbolo della resistenza culturale delle minoranze etniche avvicinate dall'occidente (nel libro questo aspetto traspare di più, forse perché le parole di un libro hanno il vigore dell'uomo, non importa di quale origine, mentre il cinema ha un natale occidentale). Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(11-06-2011) DVD - Non desiderare la donna d'altri - Susanne Bier Non sorprende che gli americani (statunitensi per esser precisi) ne abbiano voluto fare un remake, pur incastonando la sceneggiatura (rimasta pressoché identica, tranne nel finale decisamente più veloce) nei modelli del cinema hollywoodiano, senza minimizzarne peraltro la portata. In entrambi i film, la sceneggiatura della Bier è semplicemente virtuosa e splendida. Guardando anche "In Un Mondo Migliore", si scorge che la Bier ha una vena tutta sua nel riuscire a posizionare al loro giusto posto le complessità nate dalle incrinature psicologiche ed esistenziali che la modernità (con il suo dolore, si pensi al dilemma della medicina nel Terzo Mondo, o la guerra, e si osservino le nevrosi psichiche che colpiscono il protagonista di Brødre)pone senza compromessi. Sì, "Brødre" ha un tocco di classe meraviglioso: una narrazione che descrive ma dipinge allo stesso Tempo; le battute che riescono, nella loro leggera semplicità, a racchiudere uno spessore psicologico che effettivamente (come qui si dimostra bene, e pure nel remake americano si nota) i bravi attori sanno rendere, e tutto il resto sono gli elementi ricchi di pathos che la Bier inserisce in una storia tesa tra realtà e sensibile avviluppamento di una trama condotta all'esplosione che si pensa inverosimile, quando è all'ordine del giorno: tutto è ben orchestrato, come la crisi psicologica del marito-soldato, o quello della figlia maggiore, che deve portare il peso esistenziale di aver perduto il padre, per poi esserselo ritrovato vivo ma sconvolto in un secondo momento. Solo una precisazione: come ho già accennato, i finali sono diversi nella loro condotta, e se quello americano è sospeso nella tensione del gioco hollywoodiano dell'effetto poetico come scioglimento di una situazione portata all'estremo, quello danese vibra di tutt'altra poesia, ben più estrema e ben più violenta, in cui il nudo e crudo della rabbia delle vittime viene ad assumere la tagliente (ma mai totale) pericolosità della distruzione. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(05-02-2011) Disco - The Wind That Shakes the Barley - Loreena McKennitt Sonorità splendide per un album che, come dichiara l'artista medesima, è un ritorno alle origini. La tradizionalità dei canti celtici incontrano i rifacimenti, alla fine acutamente originali, dell'artista canadese. Evidenzio l'accuratezza con cui sono resi gli accompagnamenti, davvero splendidi e magici, sostenuti dalla raffinata voce di Loreena McKennitt. Proprio un bel ritorno al mondo celtico, che comunque la McKennitt non aveva mai abbandonato del tutto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(17-11-2010) Libro - The Cove. La baia dove muoiono i delfini. DVD. Con libro - Psihoyos Louie Inizialmente ho visto il documentario, spinto specialmente dall'incentivo che il premio oscar inevitabilmente provoca nell'interesse culturale di una persona. Il documentario è semplicemente impeccabile: combina informazione di alto statuto (a sua volta implicata tra pubblica informazione ed informazioni che trapelano da indagini pericolosamente condotte) con scene da thriller e da film di spionaggio. Tutto è perfettamente calibrato, in questo documentario, tutto è magistralmente orchestrato, fino anche alla colonna sonora di J.Ralph. Quello che però deve essere dichiarato è che il documentario vuole lanciare un messaggio che non deve essere recepito in un unico modo ed in un'unica dimensione: etica, responsabilità, salute, senso della civiltà, politica e dignità animale sono solo alcune delle grandi parole, a volte in contrasto tra loro, che questo documentario vuole risvegliare nelle menti ormai impresse su una direzione che a sua volta viene controllata da una moda che non si sa ancora se sia autonomamente sospinta verso una direzione qualitativa, o mossa da mani celate nell'ombra. Abbiamo bisogno di documentari come questo. Poi, la cosa migliore sarebbe agire. Sempre sulla base di tale necessità, segnalo un altro documentario, purtroppo andato incontro ad un successo minore rispetto a TheCove (il che non vuole dire che sia meno importante), che tratta tuttavia sempre di come l'uomo si comporti male verso quelli che sono reputati i nemici dei delfini: gli squali. Il documentario è SHARKWATER, di ROB STEWART, anch'esso magistralmente eseguito in tutte le sue parti (anche per quanto riguarda le musiche di Jeff Rona). Anche solo vedere questi documentari è una gran cosa. Almeno per la dignità che una coscienza che si mette non tanto in direzione di valori etici significativi, ma in discussione CON essi, può ottenere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(18-10-2010) Libro - Il buon Gesù e il cattivo Cristo - Pullman Philip Il commento precedente al mio è senza dubbio un punto di vista che può essere o meno condiviso. Lo si rispetta in quanto tale. Ricordo che l'opera è un romanzo DI FANTASIA, e che l'acutezza di chi crea queste opere risiede esattamente in ciò: farci vedere altri mondi. Questo può risultare se non proprio offensivo, almeno fastidioso (come per quanto riguarda questo libro) ma arrivare a dire che critiche come le prime due (per chi sfoglia la pagina le ultime due) sono critiche di chi non ha letto il libro è una affermazione di chi non HA CAPITO le critiche in questione. Apprezziamo, cioè, l'opera per quello che ci dona, non per quello che ci storpia nella nostra immagine. Senza tacere il fatto che l'opera esprime un messaggio che trascende la storia stessa (nel commento di Federico - lo ribadisco, per chi lo comprende - lo si può cogliere). In ultima istanza, ricordo a B.L. che l'utore NON E' AMERICANO (o meglio, come penso che volesse esprimere: statunitense), ma INGLESE, di NORWICH, che si trova in INGHILTERRA. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(20-09-2010) DVD - The Road - John Hillcoat Come il libro, The Road è il ritratto di una tragedia, ed insieme di un valore, il "fuoco" che padre e figlio, cercando di sopravvivere, portano dentro. Il film è ricco di devastazione e di desolazione. Fedelissimo (fino ad un certo punto) alle vicende del libro, emozioni, suoni, colori, sapori e sentimenti sono resi in maniera pressoché impressionante, ma penso che questo sia dovuto proprio dalla storia in sè, cioè dall'acutezza di McCarthy. Considero TheRoad uno dei migliori disaster movie per due moti: primo perché il disastro non è in prevalenza reso concretamente, ma affettivamente, cioè avviene una sorta di rivoluzione a mio parere ben accolta: la spettacolarità delle azioni catastrofiche, che a causa di film come 2012, sono divenute "belle da vedere", con TheRoad assumono la loro giusta e tragica sensibilità; in secondo luogo, TheRoad è un film quasi ermeneutico, più di altri film che allo stesso modo lo sono, come TheHours (anche se lo è di più il libro): in TheRoad, c'è sono un movimento di senso, che è l'amore di un padre per il figlio, un amore che apre orizzonti che si scontrano con una morale che sta cadendo in pezzi al fianco del Mondo. Non ci sono spiegazioni in questo film (il che lo rende ancora più apprezzabile, dal mio punto di vista): non c'è spiegazione ed espressione completa dei fatti più sensibilmente concreti: non si spiega che cosa ha provocato la fine del mondo,tutto ciò che si vede è il protagonista che guarda fuori dalla finestra e si precipita in bagno, ad aprire i rubinetti; (più nel romanzo, che nel film) le scene di paura sono quasi sfiorate, accennate, così da cogliere cosa vuole dire vera paura e vera tragedia. E poi il finale dice tutto: il senso affiora proprio dall'assenza, e la risposta alla domanda: cosa c'è stato? (per lo spettatore: cosa ho visto?) è l'unica cosa solida che non si è sgretolata assieme agli alberi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(14-05-2010) Libro - Grandi speranze - Dickens Charles Le storie di Dickens sono l'occasione più brillante e maggiormente audace, in cui ci si possa calare, per incontrare la natura umana, in tutta la sua profondità: "Grandi Speranze" ha tutto ciò che si può richiedere da un ottimo romanzo ottocentesco imbevuto di genialità innovativa, quale è quella di Dickens: i personaggi magistralmente costruiti (oltre al personaggio principale, Pip, Estella e la meravigliosa ma terribile Signorina Havisham); l'ambientazione (dalla focosa ma grigia Londra, alle terre piene di mistero delle paludi e della campagna); la trama piena di poesia, teatralità (stupefacente il litigio tra la Signorina Havisham ed Estella), umanità ed intessuta dal mistero quasi poliziesco, che Charles Dickens ha saputo tessere superbamente. Ottimo davvero, al pari di "Nicholas Nickleby" (opera, questa, che a proposito - ed è un appello agli editori! -, dovrebbe essere ripubblicata in traduzione italiana, orami introvabile). Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(16-07-2009) DVD - Il curioso caso di Benjamin Button (1 DVD) - David Fincher Era da Tempo che non si assisteva alla realizzazione di un'opera magistralmente diretta, come questa. Non mi riferisco solo alla regia, bensì anche alla sceneggiatura, il vero capolavoro che (assieme alla meritevole colonna sonora di Alexandre Desplat) tengono alto il livello del film (senza dimenticare la bravura degli attori): la sceneggiatura è splendida, altamente poetica: si apre con un fatto che si lega alla curiosa vita del protagonista solo per mezzo di un sottile filo, che è il potente mezzo del desiderio (specialmente se intricata nel gioco di amore e dolore che segna il '900 in un modo unico), e la narrazione continua, attraverso un'esperienza di vita, che si tende nella tragicità della storia di Benjamin Button, la quale scivola e si plasma unicamente solo sul fatto che ringiovanisce, va contro corrente, e si trova in un mondo che è "differente". Tuttavia, la felicità non viene lesinata, e si trova a scoprire che il tragico di questa situazione può essere non cancellato, tuttavia piuttosto visto con occhi diversi, se sullo sfondo vi è l'amore: l'amore di una donna che sa che ogni vita merita di vivere; l'amore di una donna che non si ferma alle apparenze della superficialità; l'amore di una donna che scopre che gli errori devono essere intesi come i ponti che conducono a scelte migliori; ed infine l'amore di un uomo che non si arrende e, quasi, trova una via di mezzo e migliore tra la ribellione (al proprio stato) e la rassegnazione. Per quanto riguarda la sceneggiatura, trovo splendida la scelta di cambiare il corso delle vicende, rispetto al testo di Fitzgerald, e di fare ciò proprio sull'incipit che si legge, quando l'autore scrive: "[...] per un cupo istante Mister Button desiderò ardentemente che il figlio fosse nero -, lungo le lussuose dimore del quartiere residenziale, poi la casa di riposo...". L'esperienza di Benjamin Button è unica, proprio come la vita "normale" vuole che sia, e non solo: l'orologio (che scorre all'indietro) viene sostituito, ma la natura (le onde) ci riconduce ad esso. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(29-04-2009) DVD - Awake. Anestesia cosciente - Joby Harold In circa ottantacinque minuti, ci viene proposto un incubo ed un'esperienza umana significativamente ben realizzate: il film si articola su un piano di "colpo di scena" su "colpo di scena", e si potrebbe classificare come il tipico film, per cui alla fine la situazione è ribaltata ed il gioco è svelato, se non fosse per il fatto che questo aspetto è secondario e di fondo, e quindi di supporto per la realizzazione di quella che, come dicevo prima, è un'esperienza umana ben resa. Temi quali l'amicizia, sacrificata per la superficialità, l'amore ed il sacrificio e, specialmente, il valore della vita (specialmente se voluta: ecco spiegato perchè non serve il defribrillatore, alla fine!) si intrecciano e si fondono, per dare forma ad una superba parabola dell'amore umano, o meglio del "possibile e capace amore umano", il tutto sul piano di un "thriller" giocato su un doppio scenario: "perchè si attenta alla vita del protagonista?" e "che cosa è successo al padre del protagonista, quando questi era molto giovane?", specialmente in relazione al significato dei gesti (quello nel passato, e quello attuale) che la madre compie. Ho già detto troppo, ma chi ha visto il film capisce benissimo ciò che intendo dire. "Awake", sebbene con qualche impercettibile artificiosità, riesce a trasportarti in un'empatica vivida emozione del pericolo e dell'angoscia, come rari film sanno fare. Attori bravi (tutti quanti) ed una sceneggiatura ben strutturata, insomma, che ci fanno provare un'esperienza intensa e che racchiude la parabola dell'amore umano. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(20-04-2009) DVD - Il segreto dell'universo. The Last Mimzy - Robert Shaye Un insolito film per tutta la famiglia, che esce dai soliti canoni dell'avventura prevedibile e, volendo, superficiale, per dare luogo ad una storia che non ha precedenti: la storia non è complessa, ma a rende articolata la trama e le vicende sono i molti riferimenti ai "misteri" dell'Universo e della realtà. Astrofisica, etica (specialmente ambientale) e filosofia (specialmente orientale) si fondo insieme sulla base di una trama fantascientifica, che alla fine poi, rivela una metafora dell'umanità e dell'umano ben espressa (chi sono veramente gli alieni? Se arrivate alla fine capite perchè "sono già tra noi"). E da tutto questo impressionante panorama di vedute ne esce un ottimo film, che pensavo fosse più per bambini, e invece non si è dimostrato tale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(22-02-2009) Libro - Rumori fuori scena - Frayn Michael Pensate alla comicità, estendetela all'infinità che può assumere il talento di un bravo scrittore, aggiungeteci una storia che non ha precedenti e miscelate il tutto con l'innovazione di un teatro novecentesco, nuovo e chiaro, pulito e sincero, a volte irriverente, ed ecco che ottenete la commedia che non può non piacere (e questo è testimoniato anche dalle molteplici critiche positive del film, magistralmente eseguito proprio su questo copione teatrale, e solo riadattato cambiando molto poco). "Rumori fuori scena" è la commedia che si aspetta, a volte implicitamente, nel proprio divertimento intellettuale: un puro bisogno di divertirsi seriamente viene qui appagato con la più frivola, brillante, irriverente e sproporzionatamente audace commedia novecentesca: il teatro nel teatro si affaccia a nuove mete: prendete un gruppo di attori, poneteli nella vita del teatro comico, e poneteli nella vita reale, che qui diviene teatro: allora, al teatro degli equivoci, si aggiunge il teatro degli inganni, delle gelosie, delle birichinate e dei fraintendimenti (spiegata la copertina!). Ma la cosa che più stupisce è l'insieme delle ben architettate "battute" comiche: "LLOYD: Ah, Brooke..., BROOKE: Sì?; LLOYD: Ci sei?; BROOKE: Ci sono.; LLOYD: Sì, ci sei?; BROOKE: Come?; LLOYD: Non ci sei. D'accordo, passo più tardi. Avanti allora.". questo sarebbe già sufficiente, ma la comicità è acuita dalla commedia che i teatranti stanno portando in scena: già l'inizio ce lo fa capire: "[squilla il telefono] CLACKETT: E' inutile che insisti; non posso mica aprire le sardine e rispondere al telefono; ho solo un paio di piedi! [...] Pronto?... Sì, ma qui non c'è nessuno. No, il signor Brent non c'è... Abita qui, sì ma adesso non abita qui perchè abita in Spagna... Il signor Philip Brent, esatto... quello che scrive le commedie, sì; solo che adesso le scrive in Spagna. [...]". Insomma, "Rumori fuori scena" è un esempio di alto teatro, che bisognerebbe studiare accanto agli altri testi di teatro contemporaneo. Un'esperienza culturale da fare! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(16-02-2009) DVD - Rumori fuori scena - Peter Bogdanovich Abbiamo bisogno di commedie come queste! Questo è il mio parere, specialmente dopo che si osserva la impressionante propagazione di "film" (è già tanto chiamarli così!) demenziali all'italiana. No! "Rumori fuori scena" è ciò che si dice "farsi una bella e sana risata", immergersi nella comicità seria, cioè ragionata e pensata, divertente e mai stanchevole. Tratto dalla commedia di Michel Frayn (egualmente comica!), il film è adattato in una maniera pressoché sorprendente! Attori bravissimi, situazioni ben rese e specialmente il livello di sensata comicità che rimane alto, anche se lo rivedi per la decima volta!, comicità che rimane dall'inizio della commedia fino alla fine, cioè da quando il telefono inizia a squillare e Dotty entra con il suo primo piatto di sardine... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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