Il 22 luglio 2001, a Milano, moriva Indro Montanelli e il giornalismo italiano perdeva non solo una delle sue firme più acuminate, ma soprattutto una delle intelligenze più lucide, intense e naturalmente eretiche che abbiano accompagnato il percorso sociale e culturale del Paese durante tutto il Novecento. Perché per Indro Montanelli l'attività giornalistica è stata sempre esercizio di osservazione e di analisi dei fatti, e poi di interpretazione spiazzante e dissacrante. In un contesto giornalistico spesso paragonabile a una giungla, la sua voce è stata sempre netta e inconfondibile, al punto che a sette anni dalla sua scomparsa, mancano le sue prospettive e le sue tirate d'orecchie ai potenti di turno. In questa antologia di testi montanelliani emerge il ritratto di un grande intellettuale, ma anche di un uomo colto nei suoi momenti più privati e nei suoi affetti più cari.
Due lauree, più di 60 libri tra cui una monumentale Storia d'Italia, premi prestigiosi quali World Press Review?s International Editor of the Year 1994 e Prince of Asturias Award for Communications and Humanities (nel '96)...per mantenersi "giornalista assolutamente indipendente" rifiuta, tra l'altro, la proposta di Cossiga di nominarlo Senatore a vita (nel '91). Eccetera. Si può dire tutto di Montanelli fuorchè fosse superficiale o sottomesso ad alcun pensiero tranne il suo. Questo libro presenta una selezione della sterminata produzione montanelliana: pezzi noti ma accostati con cura da Di Paolo, andando a comporre un gran bel ritratto di uno dei migliori giornalisti italiani dello scorso secolo. Mi sento però di dare un consiglio: leggetelo se vi interessa la figura di Montanelli (chi lo conosce già non troverà granchè di nuovo), ma ricordatevi che era uomo d'altri tempi. Esempio: parla di don Calogero Vizzini, capomafia ai tempi del bandito Giuliano, e dice di "non aver mai trovato nella conversazione un uomo così intelligente, fine, nascosto" come lui; visto dai detrattori, si può leggere "ecco! Montanelli esalta un capomafia!"; visto con ottica asettica, si deve leggere "ecco, Montanelli esprime una cavalleria d'altri tempi, un giudizio netto" - onestà intellettuale, appunto: ma va capita.
Alfredo qui sotto scrive che Montanelli aveva "...opinioni politiche che solo in apparenza si mostravano eretiche nei confronti dell'establishment italiano, in realtà viaggiavano sempre sulla carrozza del potente di turno". Infatti quando il potente di turno, il Cavaliere, comprò il Giornale, costrinse Montanelli ad andarsene perchè questi non si adattava a fare da cassa di risonanza delle idee del padrone. Solo quando si è in malafede si scrivono giudizi così, falsi e denigratori. Montanelli è stato un maestro per generazioni di giornalisti e un raro esemplare di giornalista che si leggeva con grande piacere: secco, limpido, imparziale. E sempre con la schiena diritta.
Questa rassegna di articoli pubblicata da Rizzoli è un'ottima ricostruzione di un'esperienza giornalistica oggi tanto acclamata: quella di Indro Montanelli. Leggendola ci si fa un quadro molto chiaro di quello che è stato Indro Montanelli giornalista al di fuori di quella che è la propaganda massmediatica corrente che lo vuole a tutti i costi considerare un "maitre à penser" un "avventuriero della penna".Io ho sempre trovato pessimi gli articoli di Montanelli, incline come era a cavalcare sul luogo comune più spiccio scrivendo montagne di ovvietà e di banalità.Ho comprato questa rassegna per il puro gusto di verificare se a distanza di anni gli articoli di Montanelli sarebbero riusciti a mostrarmi qualcosa di diverso rispetto a quelli che per anni ho letto sul Corriere. Ma hanno solo riconfermato quello che ho sempre pensato su Montanelli.Prese di posizioni scialbe e incoerenti, verdetti senza appello su realtà che nemmeno conosceva bene ed opinioni politiche che solo in apparenza si mostravano eretiche nei confronti dell'establishment italiano, in realtà viaggiavano sempre sulla carrozza del potente di turno.Montanelli era un impulsivo, un uomo che scriveva a getto e in quel gettito di inchiostro che riversava sulle pagine bianche assai di rado riusciva a dire cose sensate o brillanti. Oggi non faccio che sentire lodi se non addirittura encomi nei confronti di una personalità culturale che tanti di noi hanno disprezzato proprio per quella superficialità e mancanza di profondità che la caratterizzava.In anni ormai assai remoti in cui una parte di noi italiani desiderava cambiare e innovare questo paese pietosamente malmesso dalla corruzione e dal clericalismo, il grande Montanelli si ergeva alto e fiero del suo "libre penser".Ricordandosi a volte colonialista fascista che in terra d'Africa sposa una tredicenne eritrea e combatte una sporca guerra o eroe della resistenza antifascista o ancora anticomunista o ancora antiterrorista o ancora...Lo si dovrebbe ammirare per aver attraversato con piglio saccente tutto ?
A pochi mesi dal centenario della nascita di Indro Montanelli(22 aprile 2009) l'editore Rizzoli dà alle stampe questa antologia di testi montanelliani, ripresi da altri libri, del resto già disponbili. E annuncia la pubblicazione dei diari fino al 1978(titolo:I CONTI CON ME STESSO).Di altri autori, ad esempio Pasolini o D'Annunzio, disponiamo nei Meridiani Mondadori di edizioni monstre per sterminata ricchezza di materiali. Più opportunamente, sarebbe stato meglio avviare la pubblicazione delle Opere di Montanelli, dalla narrativa al teatro, alle opere introvabili, vedi Herzen,Ventesimo Battaglione Eritreo, Ambesà, Guerra nel fiordo,fino ai magnifici "coccodrilli"(obituary) scritti nell'arco di più di mezzo secolo(vedi quelli su Buzzati, Coppi). Perchè questa lacuna? Il mio voto basso va all'editore. Ovviamente non a Montanelli, oramai un classico della letteratura italiana.
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