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 Narrativa italiana

Avallone Silvia - Acciaio

Acciaio
TitoloAcciaio
AutoreAvallone Silvia
Prezzo€ 13,99
EditoreRizzoli
FormatoePub con DRM - richiede Adobe Digital Editions
Dimensione2,3 MB
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Disponibile anche nella versione a stampa a € 15,30
Dati2010, 357 p., rilegato
EditoreRizzoli
nectarQuesto prodotto dà diritto a 14 punti Nectar. Per saperne di più
159 recensioni|Condividi suFacebookTwitterLinkedinWindows Live
Descrizione
Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina. Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte. Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti a essere qualcuno. Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega, scorre immobile senza vie d'uscita. Poi un giorno arriva l'amore, però arriva male, le poche certezze vanno in frantumi e anche l'amicizia invincibile tra Anna e Francesca si incrina, sanguina, comincia a far male. Silvia Avallone racconta un'Italia in cerca d'identità e di voce, apre uno squarcio su un'inedita periferia operaia nel tempo in cui, si dice, la classe operaia non esiste più.
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I vostri commenti
159 recensioni presenti. Media Voto: 2.7 / 5

Elena (02/05/2012)
Una vera delusione, buttato letteralmente nell'immondizia. A scrivere un libro così sono capaci tutti, basta inserire una parolaccia per riga....sconsigliatissimo.
Voto: 1/5

Da quando ho cominciato la lettura di questo libro, nel riconoscere comportamenti, modi di dire e di fare devo confessare che a volte ho avuto i brividi. La parole diventano film vissuti davvero, parlo per della mia vita ovvio. Non generalizzo. A Piombino ci vivo. Sono rimasta stupita più volte e in altri momenti mi sono sentita desolata per la pochezza descritta ...che comunque rispecchia la realtà di una classe sociale spesso dimenticata nel suo bunker. La fine non stupisce ma colpisce e lascia l'amaro in bocca. Credo che andrebbe letto anche solo per condividere emozioni, dispiaceri, costrizioni o prigionie mentali che possono segregare gli individui nell'abitudine di viver credendo di non poter viver diversamente. La verità si dice che faccia male quando viene detta in faccia...non sarà diverso quando viene impressa e rilegata. E' facile dire che è una storia senza sapore. E' pieno il mondo di vite insipide vissute passate inosservate. Perchè non raccontarle?
Voto: 3/5


ilbaronerampante (29/02/2012)
Un libro che piace si regala o si rilegge. Non accadrà in questo caso. Con tutto il rispetto per l'autrice, a far riflettere è che sia stato addirittura candidato allo Strega. Che tempi.
Voto: 2/5


Silviez (29/01/2012)
Pessimo finale! Davvero deludente; ha fatto perdere un sacco di punti a questo libro che, certo, non è un capolavoro, ma comunque era una lettura gradevole.
Voto: 3/5


Rain (09/01/2012)
Ignoro il successo di questo libro, sembra scritto da un'adolescente, storia poco credibile (soprattutto la fine), personaggi sempre uguali a se stessi e stile davvero piatto. Non consigliato assolutamente. Rain
Voto: 2/5


Ettore Cappa (10/12/2011)
Preso in prestito dalla biblioteca e restituito con grande delusione. Una pletora di luoghi comuni e banalità, un linguaggio da caserma con il membro sempre in punta di lingua. E poi l'esaltazione della bellezza fisica, il capo 60enne con un enorme pancia, la lap-dancer anoressica, i 40enni appanzanati, canne e alcol, la quantità industriale, l'occhiolino del marpione, i morti di seghe al bar e tutti i pensionati bavosi al passaggio di una bella figliola. Appunto, il più scontato dei cliché. Un pessimo quadro da femminista postsessantottina e, se non ho capito male, con una confusione temporale del passaggio dalla lira all'euro; si parla di monete e pezzi da mille agli inizi del secondo millennio con l'euro circolante. Stento a credere che possa aver vinto un prestigioso premio.
Voto: 1/5


debora (05/12/2011)
Libro letto in due giorni. Molto scorrevole ed inizialmente abbastanza coinvolgente : grande delusione per il finale che ho trovato molto banale e mi ha lasciato con la sensazione di un qualcosa rimasto incompiuto. In sostanza, libro molto pubblicizzato ma veramente TANTO RUMORE PER NULLA !
Voto: 1/5


marco (27/11/2011)
Libro banalissimo,mediocre all'eccesso, costruito attorno ad una qualita' letteraria pessima. l'ennesimo caso di successo editoriale costruito a tavolino ed alimentato da un passaparola inconsapevole ed ineducato in materia letteraria. Non perdete il vostro tempo e soldi in una lettura sterile e noiosa. ci son tanti capolavori della letteratura che attendono di esser letti...
Voto: 1/5


marzia (25/11/2011)
Premetto che sono traduttrice e che non avevo intenzione di leggere Acciaio, ma mi sono ritrovata in vacanza con un'amica di Barcellona e ci siamo scambiate i libri. Devo quindi ammettere che l'ho letto non nell'originale, ma bensì nella traduzione al catalano (penosissima, firmata da un professore della facoltà di traduzione della Pompeu Fabra di Barcellona, zeppa di interpretazioni campate in aria, con risultati a volte ridicolissimi: non sapendo che una "ventiquattrore aperta" è una valigetta portadocumenti aperta, traducono con "Elena era rimasta immobile con il suo tailleur Gucci, aperta ventiquattro ore" hahaha); insomma, non mi posso fidare assolutamente della versione -più che traduzione- e non posso esprimermi sullo stile, ma il tema del libro non è stato sviluppato, a mio parere, nel migliore dei modi.
Voto: 2/5


Ragnetto (12/11/2011)
...insomma...il libro mi è stato regalato da un caro amico (a cui è piaciuto molto) e per rispetto suo l'ho letto fino in fondo, ma non è stata una gran lettura...Il mio amico,e altri che hanno scritto recensioni qui,sostengono che la Avallone scrive un pò come Ammaniti: no, per favore no...in questo libro c'è solo quello che dice il titolo, freddo e sporco acciaio, neanche un briciolo di quella poesia che riesce sempre a mettere Ammaniti nei suoi romanzi.Capisco il risentimento di molti di Piombino che si sono sentiti descritti come dei minus habens appena poco sopra lo stadio dell'uomo di Neanderthal....e il personaggio di Elena è di un ridicolo pauroso! No, non mi è piaciuto molto...
Voto: 2/5

Libro bellissimo e scritto benissimo. Adolescenti ed adulti con tragiche realtà e impossibili illusioni di felicità, come ovunque ci sono e ci saranno. Un ottimo libro scritto con la leggerezza della penna e la pesantezza delle parole da un'ottima narratrice.
Voto: 5/5

Unico pregio di questo libro è lo stile narrativo della scrittrice. Spero che, in futuro, lo usi per scrivere libri migliori; per il resto è una storia "debole", piena di stereotipi e di falsità. Faccio queste dichiarazioni con cognizone di causa poiché sono piombinese e lavoro nella fabbrica decritta nel romanzo, nel mio reparto lo abbiamo letto in tre e tutti lo abbiamo giudicato pessimo (non siamo operai gretti e cocainomani come descritti nel libro). Molti di noi piombinesi si sono sentiti offesi per la descrizione del piombinese medio (il 70% di noi ha la casa di proprietà, non viviamo nei ghetti, seguiamo e curiamo i nostri figli), della fabbrica (anche se non è un villaggio Valtur) che non è quell'inferno decritto per fare scena e chi vi lavora, in genere, non ruba il rame dai tralicci, non consuma stupefacenti sul luogo di lavoro (anche perché siamo sottoposti al drug-test) e non ha una vita vuota e senza sani interessi. Che dire? Una caricatura di una realtà, come stanno veramente le cose l'autrice lo sa bene avendo vissuto qui per 14 anni, esclusivamente per fini commerciali.
Voto: 2/5

Un' opera banale , piena di luoghi comuni , oltretutto presuntuosa , il successo che ha avuto è immeritato ed inspiegabile se non in quanto riferito ad una operazione di marketing .... insomma il trionfo del pensiero debole!
Voto: 1/5


Sus (01/10/2011)
Tristemente scontato, inutilmente provocatorio. Forse questa è la letteratura che si merita un paese praticamente analfabeta e succube della televisione come il nostro, ma di certo non è letteratura.
Voto: 1/5


crisal (25/09/2011)
Questo libro mi è piaciuto molto, mi ha davvero emozionata e mi ha fatto riflettere. La storia mi sembra assolutamente realastica e verosimile, al di là di alcune forzature che ci possono stare in un romanzo. Lo stile è scorrevole e si legge volentieri. Fa riflettere sulla mancanza di prospettive dei giovani che vivono nelle periferie, sull' incapacità di trovare una strada diversa da quella della fabbrica che ti dà un salario per vivere, ma ti distrugge fisicamente. Fa riflettere sull'incapacità delle donne di ribellarsi e di cambiare il loro destino e quello dei figli. E infine fa riflettere sul tema della sicurezza sul lavoro e la mancanza di scrupoli di alcune multinazionali che non fanno investimenti per tutelare chi ci lavora.
Voto: 5/5


Mari (03/09/2011)
Molto forte e duro come il titolo che porta. Cattura dal primo momento e man mano che la trama si dipana. Bello e intenso. Chiudo con una riflessione: è allarmante il ritratto degli adolescenti di oggi e purtroppo molto realistico.
Voto: 4/5

Caldo, spiaggia, cemento armato, sudore, padri in canottiera, residui industriali, cocaina, malavita, altro sudore, amicizia, gelosia, iniziazioni sessuali, altiforni e ancora sudore. Questo in un gran bel romanzo di iniziazione, che segue due ragazzine nel loro attaccamento morboso, nella tensione erotica, nella separazione e oltre. La cornice della provincia industriale o ex-industriale e il contorno familiare, spesso diventano altrettanto o ancor più protagonisti delle due amiche al centro della vicenda. Checchè ne dica Goffredo Fofi in copertina, la forza della Avvallone non sta affatto nei personaggi, che a volte sono piatti e prevedibili, ma nella capacità di rendere mirabilmente emozioni e sensazioni, epidermiche e viscerali.
Voto: 5/5


Claudio S. (27/08/2011)
Finalista allo Strega? Zeppo di imprecisioni e di forzature (Elena, appena laureata che in tailleur decide le sorti degli operai...!?). Un buon battage fa miracoli si potrebbe dire. Non ci siamo proprio. Un 2 di incoraggiamento, considerata la verde età dell'autrice. La realtà è decisamente migliore di quella descritta. Risparmiateci la fiction e/o il film, please.
Voto: 2/5


Clara (26/08/2011)
Mi è piaciuto! non un capolavoro ma di certo l'ho trovato coinvolgente!consigliato
Voto: 4/5


Mari (20/07/2011)
Pietoso.....un intreccio di storie verosimili della periferia industriale degradata, ma raccontato in uno stile banale e deludente. La scrittura non si avvicina neppure lontanamente a quella letteraria. Sembra di leggere il tema di uno studente di seconda media, appena al di sopra della sufficienza. Niente a che vedere con il linguaggio crudo, tagliente e davvero dolente di Ammaniti in "Ti prendo e ti porto via", tanto per citarne uno. Vicini per le tematiche, eppure distanti anni luce.
Voto: 2/5

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