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 Economia e management

Berselli Edmondo - L'economia giusta

L'economia giusta
TitoloL'economia giusta
AutoreBerselli Edmondo
Prezzo€ 6,99
EditoreEinaudi
FormatoePub con DRM - richiede Adobe Digital Editions
Dimensione732,3 KB
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Disponibile anche nella versione a stampa a € 8,50
Dati2010, 100 p., brossura
EditoreEinaudi
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5 recensioni|Condividi suFacebookTwitterLinkedinWindows Live
Descrizione
«Edmondo Berselli se n'è andato. Ma, prima di lasciarci, ha scritto questo saggio, denso e veloce al tempo stesso. È dedicato alla ricerca di nuove vie verso "l'economia giusta", in tempi di crisi globale, dopo la fine della "superstizione monetarista". L'autore ripercorre criticamente i contributi teorici, le esperienze politiche e di governo piú significative, dall'Ottocento fino ad oggi. Scivola, con agilità, fra il marxismo e la dottrina sociale della Chiesa, il pensiero liberale e il socialismo, la socialdemocrazia e il neo-liberismo. Ai confini tra economia, sociologia, filosofia e storia. Un approccio ibrido, come il linguaggio è diretto e suggestivo. Inconfondibile. La conclusione è disincantata. Finita, rovinosamente, l'era del "pensiero unico monetarista", siamo rimasti senza risposte. Perché le alternative hanno già fallito. Non riescono ad essere credibili. Cosí, molto semplicemente, dovremo abituarci "ad avere meno risorse. Meno soldi in tasca. Essere piú poveri". Berselli lascia cadere questo ammonimento nelle ultime righe. Quasi un invito a non dimenticare. Noi, certamente, non ci dimenticheremo di lui». Ilvo Diamanti
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I vostri commenti
5 recensioni presenti. Media Voto: 3.8 / 5
Sono stato spinto a leggerlo dalle recensioni positive di altri utenti, ma vado controcorrente: non mi è piaciuto! Capisco che l'autore abbia cercato di partorire una sorta di testamento spirituale ed una summa del pensiero suo e moderno, ma il testo è frettoloso, generico, confuso, superficiale, fonda secondo me il suo successo su una generale critica alla contemporaneità (che fa sempre audience), lo sfoggio di cultura tramite riferimenti e l'impressione che si forma nel lettore che se tanti sono a supporto di certe idee (fa niente se illustrate in modo confuso) allora le idee sono giuste. L'autore cita un po' di tutto in ordine sparso secondo i suoi personali nessi logici (Marx, Schumpter, LeoneXIII e la crisi islandese, solo nella prefazione) e dà sempre per scontato che tutti sappiano di cosa sta parlando (quanti conoscono la differenza tra tacherismo e liberismo? o tra lo Stato minimo di Nozick ed il capitalismo dirigista delle tigri asiatiche?) Accomuna come superati Fukuyama ed Hegel ma non spiega che i loro presupposti sono completamente diversi nei fondamenti dottrinari e nella contestualizzazione. Accosta il contrattualismo di Locke e di Rawls che in realtà erano molto diversi. Cita (senza citare) Galbraith (interrotto il ciclo del miglioramento di vita), Sapelli (la finanza non può creare ricchezza), Latouche (teoria della decrescita), Beck (i rischi insiti nella modernità), Baumann (la velocità di cambiamento nella e della vita) ed ovviamente Klein (no logo); solo per indicarne alcuni. Cerca insomma di mettere insieme in poche pagine molte più pagine e teorie, quasi tutte di altri. Non lasciatevi abbagliare da questo testo e non crediate dopo averlo letto di avere capito o di poterne trarre insegnamenti; la strada per la comprensione dei molti temi qui citati è complessa e passa di diverse centinaia di altre pagine di altri autori, meglio scritte, meglio argomentate e molto più serie.
Voto: 1/5


Loris (19/10/2011)
Saggio breve, ma denso di contenuti. Non posso dire di aver colto tutti i riferimenti alle teorie economiche sparsi nei vari capitoli, ma le idee portanti (gia' illustrate nei commenti precedenti) sono esposte in modo chiaro ed efficace. Personalmente, condivido la convinzione dell'autore che la prolungata crisi attuale abbia le sue radici nel (turbo)capitalismo globalizzato di stampo anglosassone. Come Berselli, mi aspetto un futuro prossimo di crescenti disuguaglianze, tensioni sociali e poverta' diffusa. Il modello renano e le indicazioni della dottrina sociale della Chiesa restano i riferimeni 'nobili' per la ricerca di una soluzione che pare assai ardua.
Voto: 4/5

Un'opera molto diversa da quelle che l?hanno preceduta, un piccolo libricino che traccia una rapida storia dell'economia liberista per smascherarne gli inganni ed individuare le ragioni profonde che hanno condotto il sistema economico occidentale verso la crisi. Un argomento squisitamente tecnico, e molto attuale, sul quale Berselli argomenta senza concedersi, com'è nel suo stile, grosse divagazioni ma piuttosto mantenendosi nel solco di riferimenti mai banali. Berselli dimostra che la grande crisi che il mondo occidentale sta attraversando da qualche anno è soprattutto una crisi di redistribuzione, esito scontato di una deregulation disastrosa che ha posto poca attenzione alla società ed ai suoi cambiamenti. Confidando ingenuamente sulla qualità morale degli operatori economici, si è creduto (o si è voluto far credere) che il mercato, liberato dai lacci e lacciuoli dello Stato, fosse in grado di autoregolarsi. Col risultato di condurre verso una società profondamente iniqua, contraddistinta da un aumento della distanza tra le classi sociali, un assottigliamento preoccupante di quella classe media che ne dovrebbe essere il nerbo, ed infine uno spostamento di quote di reddito sempre più cospicue verso i ceti più abbienti. Una società talmente iniqua che ha creato all?interno delle stesse aziende un profondo divario tra i diversi ruoli e che non poteva non condurre verso un?intossicazione del sistema. ?L?economia giusta? di cui parla Berselli è a metà strada tra il liberismo selvaggio e il socialismo e intende fare un passo indietro per ritrovare quegli stessi principi che fino ad un determinato momento della storia occidentale differenziavano il capitalismo europeo da quello nordamericano. La riflessione finale è molto suggestiva: Berselli ? pensatore sempre tenacemente laico ma intellettualmente libero da qualsiasi schema preconcetto ? riconosce alla dottrina sociale della Chiesa il merito di aver indicato già da tempo i principi da assolvere per imboccare questa terza via.
Voto: 4/5


Claudio S. (05/10/2010)
A Berselli non fa difetto il dono della sintesi e della capacità piana di esporre e concatenare i fenomeni socio-economici. Per anni abbiamo marciato allegramente verso consumi che non potevamo permetterci, confondendo l'aumento dell'indebitamento con l'aumento del PIL, creando prodotti finanziari che poi sono divenute creature dotate di vita propria e totalmente sganciate dalla realtà produttiva e sociale. Chi aveva da obiettare veniva scartato ed emarginato come persona non capace di seguire l'evolversi del progresso e del mercato che, mirabilmente, avrebbe creato ricchezza, valore e benessere per tutti. Galbraith aveva già scritto il libbricino "L'economia della truffa", ma non potendo etichettarlo come "bolscevico" ci si limitava a definirlo come affetto da senilità. E così le banche correvano a cercare masse critiche con aumenti dissennati dei propri impieghi, con le fusioni spersonalizzanti con la vendita di prodotti che, solo con un po' di buon senso, si capiva da subito che erano "tossici". Come ai bei tempi della "new economy" chi, dotato solo di un po' di saggezza e di lungimiranza, attendeva lo scoppio della bolla e si preparava al peggio. La novità è che adesso la crisi potrebbe essere sistemica; il capitalismo esiste da un paio di secoli e fino a qualche anno fa ha creato, oltre che a qualche stortura, benessere diffuso per larga parte del mondo. Ma chi lo dice che debba funzionare ancora per qualche secolo? E qual è il sistema di produzione che può prenderne il posto?
Voto: 5/5


claudio (04/10/2010)
Libro postumo di quel grande intellettuale che è stato Edmondo Berselli, capace di spaziare dal calcio alla televisione, dal rock all'economia. Questo potrebbe essere un po' il testamento politico-economico di Berselli.E' un libriccino di un centinaio di pagine in cui l'autore cerca di smontare i principi del liberismo a favore di una economia di stampo liberal-ecclesiale.
Voto: 5/5

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