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 Letteratura: storia e critica

Biagi Enzo, Mazzetti Loris - Quello che non si doveva dire

Quello che non si doveva dire
TitoloQuello che non si doveva dire
AutoreBiagi Enzo; Mazzetti Loris
Prezzo€ 11,99
EditoreRizzoli
FormatoePub con DRM - richiede Adobe Digital Editions
Dimensione470,3 KB
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Disponibile anche nella versione a stampa a € 15,30
Dati2006, 317 p., rilegato
EditoreRizzoli
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Descrizione
Quello che non si doveva dire è quello che Enzo Biagi non ha potuto dire in televisione negli ultimi cinque anni, da quando è stato bandito dagli schermi dopo l'"editto bulgaro" di Berlusconi. Questo libro è dunque una sorta di rivincita: un viaggio attraverso i temi dell'attualità che Biagi e Loris Mazzetti avrebbero trattato nella fortunata rubrica "Il fatto". Un incontro con i ragazzi di Locri il giorno dopo l'omicidio di Francesco Fortugno. Un'inchiesta sulla criminalità organizzata che dal Sud ha portato i suoi affari al Nord, mentre la parola "mafia" è sparita dal tavolo della politica per riapparire solo con l'arresto del boss Bernardo Provenzano. Una commossa riflessione sull'omicidio del piccolo Tommaso, ucciso da una banda di balordi e sepolto sulle rive del fiume Enza. Un itinerario nelle sofferenze dell'Africa, dalle bidonville di Nairobi ai malati di Aids, dalla schiavitù del Sudan ai bambini soldato. I massacri in Iraq: bambini, donne e uomini, vittime innocenti, i morti di Nassjiria, le due Simone, Enzo Baldoni, Giuliana Sgrena e la responsabilità della morte di Nicola Calipari. E la politica, con la sconfitta elettorale di Berlusconi e l'arrivo di Prodi a Palazzo Chigi, con un'eredità molto pesante e un paese spaccato in due. Per finire, Biagi regala ai lettori un viaggio nel suo passato, "prendendo ad esempio, per farmi capire meglio, alcune parole che nella mia vita hanno avuto un senso: coraggio, coerenza, umiltà, libertà, rispetto, giustizia, tolleranza, solidarietà".

I vostri commenti
25 recensioni presenti. Media Voto: 3.0 / 5

Cinzia Toninato (17/04/2009)
Il libro è un ricordo preciso, meticoloso, accurato e dettagliato di gran parte delle vicende accadute dal 2002 al Giugno del 2006, con intervalli profondi nella memoria storica, con aspetti giovanili dall?infanzia rubata, con ripercussioni, oppressioni, mutilazioni dell?anima e della coscienza popolare. Il libro si snoda attraverso il segno lasciato dal passaggio prepotente dell?uomo sull?uomo dove le intricate vicende della RAI portano i ragazzi di Locri in primo piano, dimostrando che il coraggio ancora esiste, dove alcuni programmi (tutti!) diventano mercenari della morbosità e della volgarità ?per un pugno di dollari?, dove l?informazione cade quando si scontrano rapimenti e spargimenti di sangue in nome di un dio senza ?giusta causa?, il quale trasforma in kamikaze i suoi discepoli, rendendo normalità quanto accade al di là della bacinella d?acqua e qualche collina che ci separano. La telenovelas ?Beautiful Berlusconi? è qualcosa di estremamente esilarante, soprattutto se si presta particolarmente attenzione al ridicolo ripetersi del: ?Sono perseguitato! Immancabilmente vengo mal interpretato?. Alcune interviste riportate sono agghiaccianti e terrificanti e insegnano che il confine tra il male e il bene è una linea sottile di matita Hb, facilmente rimovibile con uno sfregare del palmo della mano,ma quando si arriva a leggere le pagine dedicate all?operato dei nostri VERI eroi, quali Falcone, Borsellino e Dalla Chiesa, ecco? lì, tra quelle righe tutto crolla e tutto diventa inutile e insormontabile e non si è capaci di trattenere la commozione e manifestare tutto il rispetto e la gratitudine e la smisurata ammirazione per questi uomini che hanno creduto, lottato e dato la vita per questa nostra assurda terra. Riporto una frase estratta a pagina 196, perché in questa frase riconosco l?uomo oltre il giornalista- scrittore: ?Però, quando qualcuno mi fa notare che sono anziano, peggio, un ?grande vecchio?, mi girano i coglioni.?
Voto: 5/5


Fabio (09/09/2008)
Enzo Biagi è un grande, è un giornalista che ha sempre voluto raccontare la verità, amava il suo lavoro, non ha mai patteggiato con i potenti. E' un uomo umile, corretto, se ha criticato qualcuno, non lo ha fatto per soldi, per interessi, ma perchè crede nella giustizia, perchè vuole giustizia. Enzo aveva un grande cuore, chi non lo capisce non può leggere i suoi libri. Ha visto finire la sua carriera nel peggiore dei modi, per mezzo di un dittatore, a scapito della libertà di informazione... Ha dovuto portarsi dietro il rancore, fino alla tomba. Enzo Biagi, ti stimerò sempre
Voto: 5/5

"Scrivere questo libro è stato un po' come fare una trasmissione a puntate" scrive Enzo Biagi. Io penso però che questo sia uno dei rarissimi esempi in cui la tv supera lo scritto. Non per la tv come mezzo di comunicazione quanto piuttosto per l'estrema maestria del grande giornalista di comunicare attraverso la tv. E' vero, leggendo i vari capitoli si riesce facilmente ad immaginare lui nella conduzione de "Il Fatto", però ci mancano i suoi silenzi ed il suo modo incisivo, pungente, lapidario ed apparentemente freddo di raccontare. Gli argomenti sono certo interessanti e molto vari, vissuti, e si percepisce subito, sotto la sua ombra politica; sono però, come lui stesso scrive, temi da affrontare e su cui è bello riflettere nel momento in cui si vivono, a posteriori perdono molta della loro effecacia. Ho provato, a fine libro, il rimpianto e la rabbia per non aver più avuto l'opportunità di vederlo ancora nella conduzione de "Il Fatto" che gli vestiva a pennello. Ma ormai è troppo tardi...
Voto: 3/5


Rick (02/07/2007)
Questo libro insegna la dignità. Conservare tanta pacatezza dopo che si è vista la carriera di una vita spezzata da un arrogante demagogo può riuscire solo ad un saggio. Ed è di uno come lui che l?Italia ha bisogno, anche a rischio di doversi sciroppare lezioni sulla Resistenza.
Voto: 4/5


william (01/05/2007)
Il grande, esemplare e invidiato giornalismo di Enzo Biagi. Immediato, semplice, toccante. Si dice che in vecchiaia il temperamento si plachi, invece... Per coloro che hanno giudicato la persona e non il libro, tenetevi ben stretti i vostri Belpietro, Fede, Feltri & Co, pseudo-giornalisti che si spacciano per liberi, in silenzio assoluto dopo l'"editto bulgaro" di Berlusconi contro i loro colleghi, così come in tutte le lotte che il giornalismo ha affrontato nell'ultimo periodo.
Voto: 4/5


pierangela (10/02/2007)
dopo aver letto questo libro rilevo una critica positiva:si è formato un tri della letteratura italiana tipo dante-petrarca-boccaccio,oppure tipo pascoli-leopardi-manzoni.Ora dopo la lettura di questo libro si è formato la raffinatissima triade:Totti-Biagi-Littizzetto. Non hanno nulla da invidiare ai grandi del passato.libro superbo per i suoi contenuti banali.lo introdurrei nelle scuole come esempio di cosa non bisogna mai leggere.voto meno 10
Voto: 1/5


Stefano (Roma) (22/01/2007)
Biagi ci ricorda con linguaggio semplice e scorrevole alcuni fatti e situazioni importanti, verificatisi nel periodo in cui lui smise di andare in onda con la sua trasmissione televisiva. Alcuni attacchi a Berlusconi dimostrano l'inconciliabilità tra i due, forse esagerata da parte del giornalista. Il quale, a mio avviso, dovrebbe sapersi mantenere sempre il più possibile sopra le parti,a prescindere dai personaggi cui è costretto a dedicare la propria attenzione. Comunque una buona lettura con un'utile cronologia finale.
Voto: 3/5


gianni soprani (21/01/2007)
Ho apprezzato molto questo libro e lo ricomprei.Mi ha aperto orizzonti finora sconosciuti.Veramente un ottimo acquisto.Finalmente ho capito sia lo scrittore che l'uomo.l'idea che mi sono fatta la tengo per me.Ma il libro spiega tutto chiaramente,basta solo invertire alcuni concetti.
Voto: 1/5


GIORGIO DE PASQUALE (19/01/2007)
sono addolorato e non poco a vedere il lento ed inesorabile declino di uno scrittore come Biagi che in passato ci ha regalato bei romanzi.Ora devo solo constatare che non ha più nulla da dire e da scrivere.Mi dispiace perchè lo ammiravo sinceramente.Non capisco cosa gli è capitato da qualche anno.Non lo trovo più obiettivo e poetico,ma prosaico esageratamente ed anche eccessivamente retorico.Mi auguro che ci delizi con i suoi grandiosi ed interessanti reportage in tv.
Voto: 1/5


enza cardullo (18/01/2007)
Ma basta con questi attacchi misteriosi!!!giudicate solo il libro e lo scrittore e non l'uomo.può aver sbagliato ma chi è senza peccato scagli la prima pietra.io lo difendo perchè non si attacca così una persona anziana.giudicate solo il libro.Per me è scarso e privo di interesse ma l'uomo non lo giudico.
Voto: 1/5


angelo veronesi (17/01/2007)
Io dico soltanto che dopo aver letto questo libro,l'unica emozione che ho provato è stata quella di vero e sincero dolore per la mia tasca.Non credevo che si potessero scrivere storie di fantascienza camuffate da indagini giornalistiche.Il libro non offre nulla di costruttivo e parla di luoghi dove Biagi non è mai stato,e di personaggi che non ha mai conosciuto.Allora se lo vogliamo catalogare come romanzo d'intrattenimento e di invenzione mi và bene(anche se non buono anche in questo genere)ma dire che è il lavoro di un grande giornalista è una bufala mastodontica.Questo genere lasciamolo a Giorgio Bocca,a Scalfari,a Pansa,a Veneziani,a Feltri,ed a tanti illustri che non amano apparire ma scrivono e basta.Credo che ormai siamo stanchi(almeno parlo per me ed io lo sono)di sentire parlare di issare vessilli contro chi non ci conviene.L'acredine personalizzata al mille al cubo,genera solo odio e veleno.Per cui il dovere di un giornalista è quello di informare obiettivamente per non influenzare dal suo posto di privilegio,il lettore.Biagi parla sempre di quelli che lo ostacola(secondo lui)ma mai di quelli che lo hanno favorito e lo favoriscono tutt'oggi.Ecco perchè questo libro è mediocre e privo di alcuno interesse generale o di cultura.Speriamo si ravveda(magari a 95 anni)e scriva con obiettività.
Voto: 1/5


PAOLA (16/01/2007)
Ho comprato ultimamente una decina di libri,due dei quali del Biagi attratta solo dal nome.Due grandissimi flop!io non capisco nulla di complotti di "affairs"etc....ma giudico solo il libro che è meno che mediocre.Non ci ho trovato nulla che suscitasse la ben che minima emozione od interesse.Stop!!!Non ho e non voglio aggiungere altro.
Voto: 1/5

Resto supefatto dalle fandonie enumerate in questo libro.Ma cosa non si doveva dire?Il suo CUD?la dichiarazione dei redditi?non si doveva dire di Andreotti?Forlani?de Mita?Zaccagnini?Gelli?Marcinkus?Agnelli?Gardini?Montedison?Cuccia?De Benedetti?e potrei continuare per KM....Ma Signor Biagi!!Come mai non ha mai scritto su queste persone di regime?che storia è la sua?una storia monca?o personalissima?fatta a suo uso e consumo?Io ricordo come fosse ieri,la sua indecorosa intervista nel carcere di Reggio Calabria.Questo non si doveva dire?che mentre Liggio denigrava i morti della Giustizia,i poliziotti ammazzati,i Magistrati assassinati,lei TACEVA!!!TREMAVA!!!ASSENTIVA!!ricordo nitidamente la sua testa che si abbassava mentre Liggio la sovrastava.Ecco cosa lei non vuole che si dica.Cosa me ne importa di quello che scrive di Zavattini etcc....cosa me ne importa dell'intervista al comico Benigni?lei pensa che questa è la storia?un Benigni?o è storia il suo silenzio su chi ha comandato l'italia per 50 anni e le ha permesso di esistere?Non cancellerà quella intervista a Liggio nella mente degli italiani manco se si mette a scrivere contro Satana ed altri mille libri.Autorizzo IBS a fornirle la mia email address nel caso volesse controbattere le mie affermazioni sul suo (non)libro che ho trovato di una pochezza estrema.Lei scrive con odio e rancore e ciò vorrebbe trasmetterlo ai lettori.No signor Biagi!A me ha trasmesso il vivido ricordo di ciò"che lei non può dire".andreina bertolli
Voto: 1/5


gianni venturini (09/01/2007)
Questo è il terzo libro che leggo del Biagi e francamente devo dire che non aggiunge niente a ciò che hascritto negli altri due.Ad un attenta lettura le vicende sono assolutamente uguali solo che sono travestite.Non ho mai ritenuto questo signore un giornalista di valore o di livello ma non credevo si potesse arrivare ad un punto cos' estremo di deformarzione della realtà.Io che per 31 anni ho lavorato nello stabilimento di Mirafiori alzandomi all 5 del mattino(scusate se non ho titoli o lauree da presentare:sono fiero della mia terza media!!!)ricordo il Biagi all'ooposto di quello che ora vuol fare credere.Allora non combatteva il"regime"democratico cristiano-comunista.Tutte quelle parole che ci vorrebbe inoculare con le sue paginette di impariticcio scolaresco sono la sua ricerca di avere una bella faccia da presentare e si legge tra le paginette che il Biagi vuole ergersi a baluardo della democrazia contro tutto quello che non gli garba.Non ho capito nulla di episodi tipo quello di Fruttero etc...dove vuole andare a parare.Ritengo invece che sia un giornalista del potere come lo era allora e come lo è sempre stato.Non ha mai scritto una parola delle nostre lotte in Fiat(e come poteva!!)dei nostri licenziamenti,della nostra cassa integrazione,dei n0opstri perseguitati politici.Signor Biagi,Noi si che eravamo dei perseguitati politici perchè non allineati e solo per migliorare (allora)di sole 50.000 mila lire i nostri salari di fame in una Torino(ma anche altre città d'Italia)dalla grandissima ricchezza.Si ricordi chi erano i suoi editori!!!!Allora megliocento Vespa e cento Fede che dicono a chi li ascolta chi sono i loro refenti politici mettendosi in ballavista la yarghetta che lei cerca di occultare con i suoi esercizi acrobatici(mica tanto poi)nei suoi libri.E'come se volesse mandarci continuamente un messaggio subliminale per convincerci cosa è il buono e cosa non lo è.In questo libro(poco scorrevole e monotono alla disperazione)lei conferma quello che è:un giornalista cui manca la visibilità nonla pagnotta
Voto: 1/5

Nonostante tutto (età, editto bulgaro) riesce a conservare l'obiettività del giornalista con la semplicità della scrittura(non c'è bisogno di essere professori di filosofia), e sopratutto molta umiltà. grazie enzo
Voto: 4/5

il libro è per schierati secondo me.A me non ha detto nulla di nuovo e non mi ha dato alcuno spunto di riflessione seria.Lo standard della scrittura è basso ed i concetti retorici e banali.Mai piu'un suo libro.
Voto: 1/5


Roberto (14/12/2006)
E' assolutamente il miglior giornalista italiano con buona pace di "colleghi" (si fa per dire) porta a porta. Lo preferisco quando parla dei suoi ricordi che accompagnano tutta la storia della repubblica (quando parla degli anni 40 è veramente emozionante), meno quando si riferisce all'attualità. Infatti, nella polemica, può entrare in contrasto con i vari don bondi, emilio speranza e carità p2-cicchitto e non è mai bello contrapporsi con cotanti geni e spiriti liberi. Grazie Enzo.
Voto: 5/5


chiara (10/12/2006)
PER GIACOMO..probabilmente a te questo libro farà dormire ma è pur sempre un effetto che provoca..a me personalmente trasmette una forte emozione..sono sensazioni diverse ma in un paese libero nessuno deve essere imbavagliato..se tu pensi che queste siano lagne immagina come staresti se dopo anni di lavoro venissi licenziato improvvisamente..TE LO AUGURO E POI NON LAGNARTI!
Voto: 5/5

Chi vede la politica in questo libro vuol dire che lo ha letto (se lo ha letto) con la testa e non con il cuore. Personalmente lo trovo il più spirituale dei libri di Biagi, quasi un testamento, per il sentimento che trasmette e per le emozioni che suscita in chi sa che alle miserie non si può dare un colore. Dipingere la sofferenza e la miseria umana con pochi tratti di penna è prerogativa dei grandi scrittori dal cuore sensibile, ed è un vero peccato che tra le varie bellocce dei reality e delle sfavillanti paillettes delle piste da ballo una persona come lui non abbia trovato casa. Qualcuno ha scritto: "non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perchè tu lo possa dire"...
Voto: 5/5


lucia zardini (29/11/2006)
Grazie al Sig. Enzo per l'emozione trasmessa, leggere questo libro è stato come assistere a tutte le puntate de "Il Fatto" che non ha potuto fare: tanti momenti di VERA LIBERA INFORMAZIONE! Qualche volta ho pianto... ma anche riso. Nelle ultime righe, a conclusione, Enzo scrive che la guerra gli ha negatodi vivere la gioventù... io mi sento di dire che lei Sig. Enzo la vera giovinezza ce l'ha dentro il cuore e quella nessuno gliela ruberà mai!
Voto: 5/5

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