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Mankell Henning - L'uomo inquieto

L'uomo inquieto
TitoloL'uomo inquieto
AutoreMankell Henning
Prezzo€ 7,99
TraduttorePuleo Giorgio
EditoreMarsilio (collana Farfalle)
FormatoePub con DRM - richiede Adobe Digital Editions
Dimensione1,3 MB
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Disponibile anche nella versione a stampa a € 16,15
Dati2010, 557 p., brossura
EditoreMarsilio
nectarQuesto prodotto dà diritto a 8 punti Nectar. Per saperne di più
26 recensioni|Condividi suFacebookTwitterLinkedinWindows Live
Descrizione
In una fredda giornata d'inverno, Hakan von Enke, alto ufficiale di marina ora in pensione, scompare durante la sua abituale passeggiata mattutina a Stoccolma. Un caso che tocca da vicino il commissario Wallander. Von Enke è il futuro suocero di sua figlia Linda, il nonno della sua nipotina, e di recente gli aveva confidato aspetti soprendenti di un dramma politico-militare risalente a più di due decenni prima, quando sottomarini sovietici erano stati avvistati in acque territoriali svedesi. Kurt Wallander è vicino a un grande segreto della storia del dopoguerra. La sua lotta incessante alla ricerca della verità è ora l'impegno di un uomo che sta facendo i conti con la propria vita assediata da ombre minacciose, e che, talvolta deluso dai colleghi e dal sistema, ritrova il calore e gli affetti della sua famiglia. Con questo ultimo episodio che chiude definitivamente la serie poliziesca che l'ha reso celebre in tutto il mondo, Mankell è riuscito per la critica a creare un pezzo di grande letteratura sul tema della vecchiaia rivestendolo abilmente delle spoglie del giallo. Kurt Wallander, come scrisse Le Monde "uno dei più bei personaggi tra i romanzi polizieschi contemporanei", è stato per molti tra le figure più riuscite e affascinanti della narrativa di genere dei nostri giorni, aprendo la strada al fenomeno del giallo dalla Scandinavia.
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I vostri commenti
26 recensioni presenti. Media Voto: 4.0 / 5

Mauro B (06/01/2012)
Diversamente dai altri romanzi della saga del commissario Wallander,questo qui l'ho trovato noioso e troppo lungo,un vero mattone.Sono riuscito a finirlo con fatica.
Voto: 1/5


Massimiliano (27/12/2011)
Non sono un gran lettore di gialli. Comunque in questo di "giallo" mi sembra ce ne sia poco. C'è più il suo malinconico passato (l'ex moglie), il difficile presente (la figlia), l'attesa di un futuro migliore (la nipote) e pensieri vari sulla vecchiaia che arriva e si fa notare. Ricorda "Le campane di Bicetre" di Simenon.¨ Né un gran libro né da buttare. Meglio che guardare la peggior tv.
Voto: 3/5


Giallista (27/09/2011)
Età di lettura: 80 anni... scherzi a parte non vedo cosa c'entri col romanzo poliziesco: separando tutto ciò che fa volume, la parte "gialla" che ne rimane è ben misera cosa, di pathos e suspence neanche a parlarne. Altre sono le storie poliziesche di Wallander che mi hanno intrigato, questa è soltanto una triste uscita di scena dell'autore, oltre che del commissario, dalla scrittura di thriller, con spot costanti e neppure troppo velati alla lettura - acquisto - di tutti i romanzi precedenti. DELUSIONE!
Voto: 2/5


paola (04/09/2011)
bel libro in cui il giallo si mescola alla psicologia- consigliabile!!
Voto: 4/5


v. (24/08/2011)
Ma sì, certo che lo sappiamo che Mankell non è Simenon. E allora perché siamo tutti così tristi di aver perso un amico? Ora ci manca solo che se ne vadano anche Salvo e Harry... Che malinconia.
Voto: 4/5


silvia (10/07/2011)
E' il primo libro di Mankell che leggo e ne sono entusiasta. Trama sostenuta e avvincente, chiara in tutto il suo sviluppo, personaggi vari e di vario spessore, che vanno e tornano dal protagonista per eccellenza, Kurt Wallander, che esce di scena con grande umanità. Ho anche apprezzato la completa mancanza di sequenze " di sesso ", che sembrano ormai essere l'ingrediente irrinunciabile del buon romanzo di grido. Invece mi sembra che il traduttore Giorgio Puleo debba andarsi a ripassare l'uso del congiuntivo nella lingua italiana d'oc!!!!
Voto: 5/5


Mario Danieletto (15/06/2011)
E bravo Mankell ! L'avevo ascoltato in un incontro con i lettori a Padova qualche anno fa e già allora era nota la sua intenzione di troncare con Wallander.Che senso c'era gli abbiamo chiesto. Il commissario era ancora all'apice delle attenzioni e amato da tutti i lettori che da ogni parte del mondo avevano fatto le loro rimostranze allo scrittore per la sua decisione.Normalmente si abbandona un personaggio quando è alla frutta, ma Kurt no. Era uno di noi con le sue debolezze, le sue incertezze, l'intreccio mal conciliato di una fallita vita affettiva con quella professionale. E malgrado tutto la forza interiore con la quale, come una locomotiva inarrestabile, si trascinava dietro la vita per imporre comunque e sempre la sua umanissima concezione del bene.ManKell disse chiaramente che non amava il suo personaggio e comunque, data la pressione dei lettori, rilasciò una vaga promessa che forse un seguito ci sarebbe stato. E c'è stato! Un omicidio letterario in piena regola. Nemmeno con l'onore delle armi, ma con l'abbandono alla vecchiaia, nella solitudine, nella malattia e nel grigiore del senno.Ve lo siete meritati cari lettori."..è uscito l'ultimo libro di Wallander..?" ...ti consiglio la serie di Wallander..." E Mankell ?? La sua creatura, la stessa che gli aveva dato lustro e ricchezza, nel comune sentire dei lettori aveva generato una tale empatia ed identificazione in lei, da obnubilare il suo creatore.Ha percorso molte altre strade Mankell, impegnato con le sue testimonianze sul piano sociale, ma comunque la si veda, la posizione da lui assunta nel panorama letterario è in assoluto dovuta al commissario Wallander.Questo cordone ombelicale andava rescisso per far capire chi è Mankell a prescindere." E brutalmente. Dal libro: "e adesso K.W. stava sparendo letteralmente... Poi non c'è altro. La storia di K.W. Ha irrimediabilmente fine" Che sia chiaro una volta per tutte..! E bravo Mankell! Così grande e così picccolo! Il voto è un omaggio all'amico Kurt.
Voto: 5/5


Adriana (10/06/2011)
Li ho letti tutti. Quelli di Wallander. E ho esitato un anno intero prima di affrontare l'ultimo. Non volevo che finisse. Ma Mankell ha saputo dargli una fine naturale, con il graduale e progressivo distacco da tutto e da tutti come accade nella vita. Certo non sarà altissima letteratura - per quella abbiamo i Roth e compagnia bella - ma l'abilità di infondere un senso di empatia e comunanza che alcuni di questi autori scandinavi hanno, è sorprendentemente sempre presente e coinvolgente. Non ne voglio fare a meno e cerco con il prossimo, (che dire di Jo Nesbo?),di ritrovare le stesse emozioni.
Voto: 4/5

Il commissario Wallander rimane uno dei personaggi meglio riusciti e riconoscibili nel panorama della letteratura gialla-poliziesca, anche in questo romanzo, che si differenzia dagli altri della serie poichè non è una crime-story od una vera propria inchiesta.Lo sfondo narrativo, il "pretesto", non è completamente originale, si vedano, rimanendo nella stessa casa editrice, i libri di Leif Persson o,a loro modo, quelli di Stieg Larsson, ma ciò che rende interessante la vicenda è proprio la figura di Wallander, nella sua umanità e dolente tristezza che lo pervade in ogni pagina. Forse non era il caso di far diventare un romanzo "giallo" una riflessione sulla vecchiaia ed il "male di vivere in questi tempi cupi", ma ci sono altri esempi in letteratura, sia nordica che europea in generale, e Mankell non sfigura affatto.Qualche motivazione (scusante?) nel dare forma di un canto del cigno ad un giallo risiede nella necessità di riprendere alcuni "discorsi" (Baiba, la paternità, la malattia, la società svedese,...) che erano stati lasciati un po' in sospeso o abbandonati in modo brusco nei precedenti romanzi della serie. Mi permetto di sottolineare che la figlia Linda è veramente fastidiosa ed irritante, a tratti inopportuna e rovina anche le parti meglio riuscite, inficiando il risultato complessivo e penalizzando il giudizio finale, pur non arrivando agli eccessi di "Prima del gelo". Un addio al commissario non in grande stile, ma adatto al personaggio, alle sue caratteristiche che lo hanno reso caro a molti di noi, pur stilisticamente e sotto l'aspetto del plot e dell'intreccio narrativo non all'altezza di altri episodi di Wallander.
Voto: 3/5


Fabio (04/04/2011)
Concordo con chi ha scritto che chi compra Mankell non lo fa per leggere un libro di introspezione psicologica. Altri ci riescono molto meglio. Questo libro prova ad accendersi verso pagina 450.....un pò poco...!!!!! Per il resto...una delusione. Peccato, per essere la prova di addio di Wallander ci si poteva aspettare di più. Ma se l'ispirazione rimasta è quella, meglio così....!!!!
Voto: 1/5


Miro (18/02/2011)
Grazie a Mankell per il suo personaggio. Grazie per un anno di limpida e piacevole lettura. Questo non è il libro migliore della serie, i romanzi più belli, a mio parere, sono quelli centrali: "La falsa pista", "La quinta donna" e "Delitto di mezza estate", dei piccoli classici del genere. Il commissario Wallander ci mancherà.
Voto: 4/5

Grazie Kurt, grazie di cuore mio buon Commissario, grazie per tutte le avventure che abbiamo vissuto insieme, grazie per le emozioni, per il pathos, per la suspense che mi hai regalato con le tue indagini condotte con arguzia, con determinazione e con grande umanità, sempre pronto con umiltà ad imparare da chi aveva più esperienza di te, implacabile con i veri cattivi, gli abietti, i cinici ma sempre con una mano tesa verso chi voleva redimersi, i pentiti, verso chi, pur avendo commesso un crimine, lo ha fatto perché subiva soprusi, violenze, coercizioni sia fisiche che psicologiche. Mai è mancata una parola di conforto, anche se un po' impacciata, ai parenti delle vittime, ai loro genitori, ai loro figli. Sono addolorato per la perdita del tuo grande amore, la donna che ti ha donato una breve ma intensa felicità, hai pianto e ti capisco, mi spiace ma non sono capace, mio buon amico, di dire due parole per consolarti. La tua ultima indagine, dal punto di vista del movente che ha spinto l'assassino a colpire - ma solo da questo aspetto -, è un po' deboluccia, forse poco credibile; sono trascorsi troppi anni da periodo raccontato, con grande maestria, da Le Carrè per poter fornire una solida motivazione all'omicidio, per poter avere una base salda. Solo questo piccolo rimprovero, non rivolto a te, ma a Henning Mankell, tuo padre putativo. Questo tuttavia non mi impedisce di appuntare sul tuo petto cinque stelle. Ora, caro Kurt, goditi la tua nipotina Klara, tua figlia Linda, il suo compagno Hans e il fedele Jussi. Sei circondato dall'affetto di tutti loro, cosa vuoi di più? Buona fortuna e mi raccomando non esagerare con i superalcolici che sono acerrimi nemici del diabete. Lunga vita a te Wallander e, sicuro di interpretare la volontà di milioni di lettori, tutti insieme, da ogni angolo del pianeta, in un coro immenso, gridiamo un triplice hurrà per il Commissario in pensione Kurt Wallander!
Voto: 5/5


moni83 (24/01/2011)
ho letto tutti i libri del commissario wallander.....ho amato molto questo personaggio...ho imparato a conoscerlo sempre piu a fondo.libro dopo libro......credo propio che con questo romanzo kurt voglia chiudere la sua lunga storia....ci mancherai c0mmissario......
Voto: 5/5


Pacifico (12/01/2011)
Per chi ama WALLANDER e Mankell pare come se fosse finito un grande amore, poi penso speriamo lo riprenda...............
Voto: 5/5


nick (12/01/2011)
Non posso e non voglio credere che sia finita! Ecco il testamento spirituale e autobiografico dei coetanei Wallander/Mankell. La storia è l'occasione per riflessioni sulla vita che passa, sul passato, sulla vecchiaia, sulle occasioni perdute, sugli amori, gli affetti e i sentimenti veri e disinteressati, insomma, le vicende dell'esistenza. Struggente e insopportabilmente coinvolgente il capitolo 26 sul reincontro di Wallander con la morente Baiba Liepa: da leggere e commuoversi per un condensato di emozione e turbamento dinanzi alla ennesima dimostrazione della insignificante presenza dell'Uomo davanti al destino. Cosa si vuole di più per eleggere Mankell tra i più grandi romanzieri moderni?
Voto: 5/5


sylvia (09/01/2011)
Grande,grande,grandissimo Mankell! Ho letto tutto quello che è stato pubblicato e nessun libro mi ha mai delusa.Questo mi ha rattristata : Wallander ci lascia,esce di scena,lo abbiamo perso.Peccato.
Voto: 5/5


Fabrizio (23/12/2010)
Non ho mai scritto un commento sui libri che ho letto, ma l'ultimo episodio del mitico Kurt Wallender mi ha spinto a scriverlo. Bel libro senza dubbio bellissimo per chi ha amato la figura di Wallander con le sue debolezze ma anche per le sue incredibili qualità. Mi mancherai Commissario, grazie Mankell.
Voto: 5/5


jane (17/12/2010)
Sostanzialmente concordo con TINA: la parte migliore è quella che descrive l'incipiente vecchiaia di Wallander,analizzata con sconsolata inesorabilità ma anche con commozione. Non si tratta di atteggiarsi a pessimisti universali(assurdo tirare in ballo Dostojevskij o altri classici della letteratura mondiale), si trattava semplicemente di far uscire di scena Wallander dopo 10 casi,(10 come quelli dell'ispettore Beck di Sjowall-Wahloo ?); un autore non può continuare a sfornare all'nfinito storie seriali solo perché i lettori si sono affezionati ad un personaggio. C'è chi ha scelto altre soluzioni:J.C.Izzo per Fabio Montale in Solea ha trovato una via immediata e truce; Mankell secondo me ha inventato una soluzione adeguata al personaggio, maturata negli anni, un addio triste ma molto umano. Sul giallo vero e proprio c'è poco da dire,è un po' annacquato e in fondo non tutti i nodi vengono sciolti, forse volutamente:anche nella finzione come nella realtà alla fine non tutto quadra alla perfezione. E di cose non risolte ce ne sono tante: quanto pesa ancora sulla coscienza degli Svedesi l'omicidio di Olof Palme, caso non risolto, vicino alla prescrizione dopo 25 anni...(fa venire in mente Persson Leif).
Voto: 4/5

Non esageriamo, vi prego. Mankell non è Balzac e neppure Simenon. Non scordiamoci che si tratta di letteratura di evasione e qui si "evade" molto poco. Da una parte c'è un plot debolissimo, dall'altra una storia di vita terribilmente triste, addirittura plumbea: la descrizione della lenta fine di un uomo. Se Mankell si ritiene un novello Dostoevskji avrebbe dovuto eliminare la parte "gialla" e scrivere un libro sulla vecchiaia. Da un poliziesco mi aspetto che sia un poliziesco: trama sottile e itrigante, oppure azione. Così l'ultima avventura di Wallander rimane ambiziosamente condotta e senza senso.
Voto: 1/5


fiordaliso (13/12/2010)
Insostituibile e inarrivabile Wallander,immenso come sempre Mankell,GRAZIE per tutto quello che ci hai regalato.
Voto: 5/5

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