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 Narrativa straniera

Mann Thomas - La montagna incantata

La montagna incantata
TitoloLa montagna incantata
AutoreMann Thomas
Prezzo€ 13,99
TraduttorePocar Ervino
EditoreCorbaccio
FormatoePub con DRM - richiede Adobe Digital Editions
Dimensione1,0 MB
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Disponibile anche nella versione a stampa a € 22,61
Dati1992, VIII-689 p., brossura
EditoreCorbaccio
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Descrizione
"La montagna incantata", uno dei romanzi che hanno improntato il secolo letterario, fu concepito inizialmente da Mann come racconto. Gli era stato ispirato da una breve permanenza nel sanatorio svizzero di Davos, e, nelle sue intenzioni, "non doveva essere altro che un riscontro umoristico alla Morte a Venezia". Ma, via via, il racconto crebbe in estensione e complessità, fino a diventare romanzo, nella piena tradizione del Bildungsroman. Il protagonista, il giovane Hans Castorp, quando arriva a Berghof è il tipico tedesco settentrionale, un solido e rispettabile borghese; ha però le sue curiosità spirituali ed è intellettualmente aperto all'avventura. A contatto con il microcosmo del sanatorio, vero e proprio panorama di tutte le correnti di pensiero dell'epoca, il suo carattere subisce un'evoluzione e un'incremento: passa attraverso la malattia (Behrens e Krokowski), l'amore (la signora Chauchat), il razionalismo e la gioia di vivere (Settembrini), il pessimismo irrazionale (Naphta), senza che nessuna di queste posizioni lo converta. Ma in mezzo a tante forze contrastanti, Castorp trova il proprio equilibrio. Nel mondo della "montagna magica" dove il tempo si dissolve e il ritmo narrativo si snoda in sequenze di ore, giorni, mesi e anni resi tutti indistinti dalla routine quotidiana, egli può liberamente crescere. Paradossalmente (l'umorismo di Mann), dopo essere stato convertito alla vita Castorp tornerà alla pianura per perdersi nell'inutile strage della "grande" guerra. "Il Graal che egli, anche se non lo trova, intuisce nel suo sogno quasi mortale prima di essere trascinato dalla sua altezza nella catastrofe europea", disse Mann, parlando agli studenti di Princeton nel 1939, alla vigilia di un'altra strage, "è l'idea dell'uomo, la concezione di un'umanità futura, passata attraverso la più profonda conoscenza della malattia e della morte. Il Graal è un mistero, ma tale è anche l'umanità: poiché l'uomo stesso è un mistero, e ogni umanità è fondata sul rispetto del mistero".
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I vostri commenti
41 recensioni presenti. Media Voto: 4.2 / 5

marco (18/05/2010)
Secondo me, sopravvalutato. I pochi commenti negativi che ho letto hanno comunque dato una valutazione di 2 o 3 punti, anche se il libro non gli era piaciuto, forse per il rispetto del "nome" dell'autore (che considero sicuramente degno di restare nell'olimpo per una perla come "Morte a Venezia") o perché forse non apprezzare un libro del genere non è da intellettuali...; io invece do un bell' "uno" perché proprio non mi è piaciuto, l'ho trovato ampolloso, inconcludente, pretenzioso.
Voto: 1/5


incaro (30/04/2010)
con La montagna incantata la letteratura europea raggiunge uno dei massimi vertici espressivi. Non c'è molto da aggiungere, se non che questo è il classico libro da portarsi sull'isola deserta; perché dentro c'è tutto quello che potete cercare. Elegante, denso di immagini indimenticabili, cattura dal principio alla fine con un andamento onirico e dilatato. Non è soltanto un capolavoro, è un romanzo imprescindibile.
Voto: 5/5

Il libro più intenso e profondo che abbia mai letto. Purtroppo sono anch'io figlio di una generazione decadente, e non sono riuscito a capirlo a fondo, forse sono al 40% della comprensione di questa grandiosa opera. Come da consiglio dell'autore bisognerebbe leggerlo una seconda volta ma personalmente non me la sento di ripetere questo comunque appassionante viaggio durato ben 6 mesi per la difficoltà a tratti molto ostica del percorso.
Voto: 5/5

Capolavoro assoluto. Opera di non facile lettura che in alcuni punti accusa a mio parere qualche momento di stanchezza, trascurabile se se ne considera la lunghezza complessiva. Dopo un primo tentativo fallito lo lessi per due volte consecutive, completamente avvinto, affascinato dal microcosmo del Berghoff e dalle vicende di Castorp. Ci sono grandi scrittori che sono grandi scrittori e basta, per così dire, e ci sono scrittori che sono anche dei maghi, delle menti geniali che ti stregano e Thomas Mann è il capofila di questa seconda categoria. E' un romanzo che ha qualcosa di ipnotico, la narrazione è lucidissima e al tempo stesso quasi febbricitante. Le pagine che amo maggiormente sono quelle che raccontano le due passeggiate solitarie di Castorp, la prima più o meno ad inizio romanzo e la seconda sulla neve verso la fine, entrambe caratterizzate da ricordi, sogni e visioni dense di emozioni, ma le pagine memorabili di questo lunghissimo romanzo sono innumerevoli. "La montagna incantata" non può essere descritta o riassunta se non molto genericamente, potete solo provare ad immergervi in questo mondo e, se lo troverete inspiegabilmente affine a ciò che siete, sarà per voi più di una semplice lettura, sarà un'esperienza che non dimenticherete... io ho deciso di riprenderlo in mano dopo qualche anno e un po' assurdamente ho quasi paura di rompere l'incanto di questa creazione stupefacente...
Voto: 5/5


gianni (15/06/2009)
Libro molto bello. Narrazione estremamente lenta, a scandire il lento passare del tempo dei pazienti del sanatorio, ma mai noiosa. Il libro è arricchito, che poi se si vuole è questo il suo bello, da numerose riflessioni del protagonista, Hans Castorp, e dai personaggi comprimari del libro, Berens, Settembrini, Naphta, Peeperkorn. E? scritto magistralmente, tanto che, nonostante la lunghezza, non saprei dire dove eventualmente il libro avrebbe potuto essere accorciato. Ovviamente il libro riflette anche un?epoca ed un ambiente che non esiste più, oppure non esiste più così diffusamente come doveva essere ad inizio del secolo scorso; queste persone nobili, o comunque benestanti, che si potevano permettere di stare ad oziare, se pur in alcuni casi anche gravemente ammalate, senza fare niente. L?unica attività ecco che diventa quindi la disquisizione filosofica, portata avanti dai vari personaggi ognuno secondo la sua indole. Di questo libro consiglio quindi caldamente la lettura: non rimarrete delusi.
Voto: 5/5


Peter (29/11/2008)
"Accumulavo dèi.Ciò che Stravinskij era per la musica,Thomas Mann lo diventò per la letteratura. Nella mia grotta d'Aladino, la Pickwick,l'11 novembre 1947- prendendo in questo momento il libro dallo scaffale trovo la data scritta sulla pagina di risguardo in quel carattere corsivo che andavo allora praticando-comprai "La montagna incantata". Lo iniziai quella sera e per le prime sere ebbi problemi a respirare mentre leggevo...l'Europa intera fece irruzione dentro la mia testa- a patto però che iniziassi a celebrarne il lutto. (Susan Sontag-Il pellegrinaggio-Pilgrimage)
Voto: 5/5


Franco (12/01/2008)
E' sicuramente uno dei capolavori della letteratura universale. Non lo metto certo in dubbio. Ma un consiglio mi sento di darlo: se vi sembra faticoso non proseguite nella lettura, perché ognuno, almeno nel tempo a sua disposizione, non deve imporsi nulla che non gli sia congeniale, la lettura deve essere un piacere personale, non un faticoso apprendimento, deve essere priva di forzature mentali. Io l'ho letto tutto, ci ho messo un bel po' di tempo e me ne sono pentito. Avrei fatto meglio ad abbandonarlo a metà, anche se continuavo a dirmi: "arrivato fino a lì..." L'avevo iniziato con entusiasmo, poi ha cominciato ad annoiarmi senza sosta, persino personaggi all'inizio interessanti come Settembrini mi sono sembrati poi ampollosi e insopportabili. Sì, il finale è comunque molto bello, velato di misticismo e il libro è ricco di riflessioni importanti, ma ripeto: leggetelo solo se vi è congeniale, altrimenti è quasi una tortura. D'ora in poi, a meno di un improbabile obbligo lavorativo, non mi farò nessuna remora ad abbandonare qualsiasi tipo di lettura che non riesca a coinvolgermi, sia un giallo di Mankell o un capolavoro riconosciuto come questo, senza peritarmi di osservare quanto avanti già mi sia spinto nella lettura.
Voto: 3/5


Angelo (05/09/2007)
Testo di enorme complessità, capace di affascinare e coinvolgere il lettore come pochi altri. AMBIENTAZIONE (il paesaggio alpino incombente, amico e ostile, spettatore maestoso delle vicende umane che si dipanano nel villaggio, autentico personaggio aggiunto nel memorabile capitolo "Neve" in cui HansCastorp, prigioniero della tormenta, ha una visione onirica e tragica sul destino dell'uomo), PERSONAGGI (la variopinta "fauna umana" che si aggira nel Sanatorio, tutti capaci di stimolare la tua simpatia od avversione, molti indimenticabili: dal "consigliere aulico" Behrens alla enigmatica Claudia, al pedagogo Settembrini, al terribile Naphta, al protagonista Hans Castorp nel suo straordinario viaggio di iniziazione umana e culturale... e più di ogni altro a Joachim, il cugino di Hans ed a Mynheer Peeperkorn. Il primo commovente esempio di incrollabile attaccamento e fede nella propria missione umana; nella sua semplicità, nella estrema dignità ed umiltà rappresenta un tipo umano sempre più raro e forse fuori moda, l'ideale come fine ultimo della propria esistenza. Il secondo, la "personalità" Peeperkorn... come non amarlo nella sua generosa esteriorità, come non sorridere delle sue espressioni stereotipate e come, infine, non restare folgorati dalla reazione alla confessione di Hans sui suoi precedenti trascorsi con Claudia e del suo amoore per lei; invece di assalirlo gli chiede perdono per essere entrato accanto a Claudia così brutalmente nella sua vita! Magnifica, disinteressata dimostrazione di affetto ed amicizia! Quest'uomo, all'apparenza poderoso e dominante, crolla travolto dai suoi sentimenti e dalla incapacità di suscitare la passione di Claudia e pone fine con il veleno alla propria esistenza), i DIALOGHI (la parte più complessa ed impegnativa, fonte e stimolo inesauribile per approfondimenti storici, letterari, filosofici, scientifici, musicali...) ... tutto contribuisce alla formazione di un capolavoro assoluto, opera di un autentico gigante della letteratura europea del Novecento e di ogni tempo.
Voto: 5/5

GRAN BEL LIBRO! Thomas Mann è un grandissimo scrittore. Lessi questo libro per due volte di seguito, tanto mi aveva colpito, dieci anni fà; ho finito di rileggerlo ora e l'ho apprezzato ancora di più. Alcuni aggettivi per definire "La montagna incantata": Affascinante: per il luogo dove si svolge la vicenda: il sanatorio internazionale di lusso Berghof a Davos sulle alpi svizzere, luogo dove la morte è sempre incombente. Eppure i malati vi soggiornano come in una eterna vacanza senza tempo e dove le stagioni quasi non si distinguono l'una dall'altra; Ironico: il libro è intriso di ironia dalla prima all'ultima pagina e in alcuni brani è perfino esilarante; Pedagogico: la prima volta che lo lessi ero molto più giovane e mi identificai nel protagonista Hans Castorp. Nei vari personaggi che incontriamo nel Berghof sono rappresentate le principali correnti di pensiero dei primi del novecento, eppure trovo che il personaggio più gustoso e godibile, grazie alla maestria di Thomas Mann, sia il magnate olandese Peeperkorn. Per me Peeperkorn rappresenta il mistero dell'uomo carismatico. E' tratteggiato da Mann con una descrizione che lo rende indelebile nella mente: con i suoi occhi scialbi; i capelli bianchi fiammeggianti; la barba lunga e talmente rada che se ne possono contare i peli; le mani dalle unghie lanceolate. Quello che più diverte di Peeperkorn è l'eloquio, tramite il quale, non dicendo niente di compiuto, riesce ad attirare su di se l'ammirazione di tutti gli astanti. Il carisma che ispira è dato dalla sua presenza imponente e dal gesto. Peeperkorn borbottando solo la parola "cerebrale" e con alcuni gesti, riesce a far apparire vani e ridicoli persino due uomini eruditi come l'umanista Settembrini e il nichilista Naphta. Pensando a Peeperkorn vengono in mente la forza della natura, la fisicità, l'edonismo ed il paganesimo. Tutti i personaggi di questo libro sono indimenticabili. E' un libro che una volta letto si abbandona con dispiacere e lascia nostalgia dei luoghi e dei protagonisti.
Voto: 5/5


Domenico (28/02/2007)
Bel libro. La catarsi del disorientato giovane benestante che cresce attraverso (e nonostante) le semplici e ordinarie evenienze di una esperienza ordinariamente triste e' un coraggioso inno alla vita. Belle le descrizioni dei contesti, degne figlie del ricco linguaggio tedesco. Un po' dissonante il contesto bellico finale, un sugello pur sfumato alla definitiva crescita del personaggio che la nostra odierna sensibilita' non ritiene piu' cosi' scontato.
Voto: 4/5


antonio (10/02/2007)
"La montagna incantata" di Mann non ha bisogno di commenti dal momento che è il "romanzo" stesso un commento! Per chi pensa di affrontare "La montagna incantata" con quella leggerezza con cui si affrontano i soliti e "tradizionali" romanzi, quelli che raccontano la storiella(anche se il romanzo ha tutt'altro significato), sicuramente rimarrà deluso! Mann non racconta UNA storia di UN personaggio ma racconta l'evoluzione personale e culturale oltre che spirituale di Castorp e tante altre personalità. Niente di ciò che è scritto è inutile e banale, neanche la descrizione, così approfondita, dei luoghi: ci vuole tempo e la mentalità giusta per capire! Davvero eccezionale, nel capitolo sulla musica, è il sogno in cui si immerge Castorp mentre ascolta "Il pomeriggio di un fauno" di Claude Debussy! Ho letto il passo ascoltando anch'io il pezzo di Debussy: un effetto incredibile!!!! Un "libro" che ti cambia la vita...non sei più come prima dopo averlo letto.
Voto: 5/5

Tutti possono legggere questo libro, non tutti possono sentirlo scorrere sotto la pelle. L'odore della neve, l'accecante brillio. Luci, ombre ,silenzi. Nero, bianco. Vuoto. Vacuo. .Ricerca di senso. Pieno monotono scorrere di tempo che sembra fuori della vita ma solo nel quale puoi trovare la vita.
Voto: 5/5

Ho letto il libro in due mesi, grazie alla pausa feriale. Mi sono immedesimato in Hans Castorp come raramente mi era successo prima leggendo un libro. E' il "mio" libro. Mi ritrovo completamente nella perdita del tempo e nella perdita nelle ricerche e speculazioni di ogni genere che il protagonista affronta. Anch'io leggendo perdevo la cognizione del tempo. Libro molto ben congeniato. Il personaggio preferito: Ludovico Settembrini (leale, chietto, veramente tutto rivolto al suo "pupillo"). Il peggiore: Naphta. Sono vissuto anch'io per due mesi lassù, sulla montagna. Pessima la traduzione. Veramente un'opera da leggere.
Voto: 5/5


Antonio Rossi (28/07/2006)
Un sanatorio sui monti della Svizzera orientale, bei paesaggi, un'eterogenea clientela incline a speculare su quasi ogni disciplina dello scibile umano. I personaggi sono ben ritagliati, le descrizioni efficaci. L'allegoria di un'Europa borghese e decadente che si avvia rapidamente verso la sua rovina. Mann ha una bella testa e una gran bella penna, nonostante la pervicace tendenza a scriversi addosso. La traduzione italiana, per contro, è assai polverosa e non sarebbe male rifarla - il "Moby Dick" ne ha guadagnato molto, e Pocar non è Pavese...
Voto: 4/5


Federico (20/02/2006)
Non giudicherò certo Mann, ma devo dire che questo libro fin dall'inizio non mi ha preso: non mi è piaciuto, forse perché non l'ho capito, ed è naturale che quando si legge controvoglia è impossibile capire davvero ciò che si sta leggendo, quindi ho smesso (mi ha convinto Mann nell'appendice). Mi è venuto in mente che il prefatore de "La morte a Venezia" avvertiva che pochi libri di Mann possono essere compresi e apprezzati da chi non affronti seriamente tutta la letteratura dell'epoca (e sua): "La montagna incantata" evidentemente non è fra questi (mentre ho potuto apprezzare moltissimo La morte a Venezia, I Buddenbrook, Altezza reale, Confessioni del cavaliere d'industria Felix Krull), per cui lo sconsiglio a chi voglia provare Mann per la prima volta. P.s.:non mi è sembrato che si potesse rimproverare nulla alla traduzione di Ervino Pocar
Voto: 2/5


eli israel (07/02/2006)
Solo una notazione: la traduzione di Pocar è pessima.
Voto: 5/5


tommaso79 (01/12/2005)
Questo è il testo che, a lettori più avveduti, avrebbe indicato, allora, le sorti prossime dell'Europa ed altresì le cause. Ne scrivo dopo anni dalla lettura (la prima e l'unica, purtroppo, sarebbe ora di cimentarsi nuovamente), mi si perdonerà, quindi, qualche imprecisione. Ma, d'altronde, non vorrei riferirmi a singoli episodi (benché alcuni siano incredibilmente significativi) ma piuttosto ai personaggi. In particolare mi ha colpito la figura di peeperkorn (chiedo nuovamente scusa): la forza del carisma che letteralmente trascina hans al di fuori della dialettica illuminismo-oscurantismo, nella quale non ho potuto non cogliere il timore dell'autore di fronte al pericolo che l'arrivo di un uomo dotato di un forte carisma potesse coinvolgere e affascinare giovani menti. Trovo, pertanto, altamente significativo l'episodio della gita alla cascata, durante la quale peeperkorn tiene un discorso che pur nessuno intende per via del rumore dell'acqua. Parole vuote, e pur mai interrotte...Gli esempi, da sempre ma in particolare e con più gravi effetti nel 900, non mancano. Se è vero che la storia insegna, la letteratura (questa letteratura) ammonisce con anticipo.
Voto: 5/5

Anche il "capitolo centrale" ( ed è del tutto opinabile quale sia ) soffre degli stessi mali di tutto il romanzo: prolissità ed autocompiacimento dell'autore.
Voto: 3/5

meravigliosa la traduzione di ervinio pocar. ovviamente si sta parlando tantissimo di mann; su la repubblica, la stampa, il corriere, il foglio, il giornale, libero, panorama, gente...ovunque. e la mondadori sta ristampando la biografia ('thomas mann. la vita come opera d'arte' - titolo che impania - di h.kurzkeper) per il cinquantesimo dalla morte. non voglio parlare de 'la montagna', che sto rileggendo per la seconda volta. voglio solo accusare tutti i professori e docenti, che continuano ad imporre la lettura del monologo di molly dell'ulisse e che - e nel dirlo riconosco la violenza e forse la controproducenza dell'atto - non impongono la lettura del capitolo centrale di questo capolavoro. (dato che non lo sanno perché non l'hanno letto, aggiungo che si intitola 'neve').
Voto: 5/5

La neve, Davos, la fuga dalla società, la posizione orizzontale, Naphta ed il suo oscurantismo antidemocratico (prossimo futuro), Settembrini (padovano!) e la sua razionalità positivista oramai superata, la Belle Epoque vissuta ai margini ed alla sua fine, la pigrizia e soprattutto Hans Castorp che impara a sciare e si perde nelle Alpi imbiancate percependo la voce della Montagna... ICH SCHNITT IN SEINE RINDE SO MANCHES LIEBE WORT... UND SEINE ZWEIGE RAUSCHTEN, ALS RIEFEN SIE MIR ZU...
Voto: 5/5

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