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 Educazione e formazione

Mastrocola Paola - Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non...

Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare
TitoloTogliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare
AutoreMastrocola Paola
Prezzo€ 11,99
EditoreGuanda
FormatoePub con DRM - richiede Adobe Digital Editions
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Disponibile anche nella versione a stampa a € 14,45
Dati2011, 271 p., brossura
EditoreGuanda
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Descrizione
"Ditemi se le devo ancora insegnare queste cose o no. Forse, se i ragazzi non sanno più l'italiano, vuol dire che la scuola non ha più ritenuto che fosse il caso di insegnare l'italiano. Forse tutti in Italia (o meglio, in Europa) hanno deciso questo: che non è più utile insegnare la propria lingua, e si sono dimenticati di dirlo anche a me, e allora io sono l'ultima a fare una cosa che non interessa più nessuno, e quindi è bene che smetta. Questo libro è una battaglia, perché la cultura non abbandoni la nostra vita e prima di ogni altro luogo la nostra scuola, rendendo il futuro di tutti noi un deserto. È anche un atto di accusa alla mia generazione, che ha compiuto alcune scelte disastrose e non manifesta oggi il minimo pentimento. Infine, è la mia personale preghiera ai giovani, perché scelgano loro, in prima persona, la vita che vorranno, ignorando ogni pressione, sociale e soprattutto familiare. E perché, in un mondo che li vezzeggia, li compatisce, e ne alimenta ogni giorno il vittimismo, essi con un gesto coraggioso e rivoluzionario si riprendano la libertà di scegliere se studiare o no, sovvertendo tutti gli insopportabili luoghi comuni che da almeno quarant'anni ci governano e ci opprimono." (P. Mastrocola)
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I vostri commenti
30 recensioni presenti. Media Voto: 3.0 / 5

annacarla (23/05/2012)
Ho già inserito una recensione a suo tempo. Aggiungo questa postilla per sottolineare il commento di Giulio, studente universitario di Fisica: direi che le sue parole -chiare ed argomentate- sono la migliore prova di come la scuola italiana non sia poi così catastrofica come la Mastrocola la dipinge, ma sia ancora in grado di produrre giovani che non si limitano a "gutturare".
Voto: 2/5


Giulio (08/05/2012)
Premetto che è passato molto tempo da quando ho letto questo libro, e ora non lo ho tra le mani. È uno dei peggior libri che abbia mai letto: soltanto odio verso noi studenti, soltanto uno scaricare colpe su di noi. Sarà anche un po' colpa sua se i suoi studenti sono così svogliati? Io al liceo ho avuto un professore talmente bravo che mi sono letto per conto mio quasi tutte le poesie di Gozzano. La cosa che più mi ha colpito, comunque, è come la professoressa sembri considerare cultura soltanto quella umanistica, considerando i saperi pratici "piatti e servili, che ci attorniano e ci assordano soltanto" (cito a memoria, sicché perdonate se tale citazione non è pienamente corretta). Sì, noi studenti italiani abbiamo lacune in Grammatica, ma ne abbiamo molte anche in Matematica. Sinceramente avrei preferito studiare un po' meno Letteratura e un po' più Grammatica e Matematica; perché credo che il non conoscere le opere del Carducci o qualche poesie di Leopardi non precluda poi molto all'università, mentre il non essere in grado di scrivere in un italiano corretto e, soprattutto, comprensibile o il non saper interpretare una formula matematica siano ben più gravi e nocivi per gli studi futuri. Da studente di Fisica all'università vorrei dire, come conclusione, questo: la cultura non è solo umanistica, non dimentichiamocene mai. La Matematica e le Scienze non sono, cioè, seconde alla Grammatica e alla Letteratura, bensì loro pari.
Voto: 1/5


Filippo (15/04/2012)
Stavo leggendo un romanzo di grisham quando ho iniziato questo libro. Appassionante, ho accantonato grisham. Un libro che fa riflettere. Si può non essere d'accordo su qualche aspetto (ci si dovrebbe soffermare maggiormente sull'ignoranza di tanti professori, ma forse anche questo conferma le teorie della Mastrocola), ma non si può non condividere l'analisi su una gioventù supeficiale frutto di una scuola supeficiale. Per leggerlo occorre liberarsi dai pregiudizi ideologici e avere più presenti le esperienze dirette sulla scuola.
Voto: 5/5

Carissima Paola, ho letto con estremo interesse il tuo bellissimo libro, che condivido sotto tanti aspetti. Sei persona intelligente, caparbia e convinta della tua cultura e della tua missione. E' ovvio che per tutti questi aspetti positivi, non puoi essere compresa nè dentro nè fuori dalla scuola, sia per come presenti gli argomenti, sia per le tue proposte e provocazioni. Sei molto esigente tu oggi di fronte ad una società che esige poco e permette quasi tutto. Anche se in alcuni punti ti trovo troppo rigida. Ma questa è la tua esperienza e il tuo punto di vista.Difficile oggi oggi trovare un insegnante alla pari di te. Io non sono un leccapiedi, mi piace dire quello che penso. Per una recensione più allargata e documentata anche a confronto con le mie esperienze, gradirei tu accettassi le domande di una mia intervista che ti voglio proporre, nella speranza che tu possa accettare. Volevo infine aggiungere che il libro tuo mi è stato suggerito da una donna intelligente di nome ALBA, che non ha frequentato le scuole medie, ma ha imparato un sacco di cose dalla vita, dalla sofferenza e dai figli. Il libro lo stiamo facendo passare perchè contiene una miniera di riflessioni e di idee. E' probabile che sia poco gradito ad alcuni che hanno la puzza sotto il naso, criticano la scuola e gli insegnanti a vanvera, e non ammettono in pubblico che i loro figli vanno dallo psicologo.Un abbraccio amico in attesa di un tuo riscontro di vita. Asta la vista. CARLO
Voto: 5/5


Roberta (23/01/2012)
Brava! La nostra società avrebbe un gran bisogno di persone che la pensino così....non mollare!
Voto: 5/5


lino balbo (13/11/2011)
La Mastrocola, a ragione, nel libro denuncia nel Donmilanismo e nel Rodarismo le cause dell'attuale caduta della scuola, come non darle ragione? Il libro si legge facilmente dato che è ben scritto e l'ho consigliato agli amici; personalmente ho due riserve: la prima, sin dagli anni cinquanta ricerche scientifiche hanno dimostrato che non c'è relazione fra il linguaggio e l'organizzazione del pensiero. La seconda: non mi pare abbia evidenziato abbastanza il ruolo di genitori che sfuggono ogni loro responsabilità verso i figli, ma poi sono in prima fila a criticare la scuola e gli insegnanti
Voto: 3/5


Paolo (03/11/2011)
Come previsto questo libro non poteva suscitare che due opposti sentimenti: grande ammirazione o odio sfrenato. Ho due figli, uno fa il liceo, scientifico. Ottimi risultati, forse troppo. Forse l'asticella é stata davvero abbassata,forse solo studia... almeno un po'. Eppure: Consiglio di classe della scorsa settimana, genitori che si lamentano perché, rispetto alla prima liceo, "la griglia delle valutazioni é stata alzata"; e meno male! Si lamentano perché "la valutazione media é inferiore a 6" quindi -> occorre valutare in modo che il risultato medio sia 6! In realtà il problema é quello che dice Mastrocola: manca lo studio, almeno un po' di studio! Vi assicuro che colloquiando, per lavoro, numerosi giovani si fatica a capire cosa abbiano studiato e compreso e quale progetto di vita abbiano in testa. Vi assicuro: panorama desolante. Forse Mastrocola estremizza un po', ma per far capire alcuni concetti occorre farlo; almeno ha il coraggio di dire cose "scomode". E le critiche che ho visto nei commenti fatico a capirli, sia da parte degli insegnanti sia da altri lettori. Quello che dice la scrittrice é solo: quando uno sceglie una scuola come il liceo scientifico deve sapere che poi deve Studiare; lo deve sapere lo studente e lo deve sapere la famiglia. Se preferisce attività esperienzial-comunicative deve scegliere un'altra scuola. L'indignazione di chi critica é perché vorrebbe una scuola diversa, basica, facile, che insegni cose utili nell'immediato; ma scuole diverse ci sono già, basta sceglierle. Almeno il liceo lasciamo che trasmetta CULTURA, concetti difficili, qualcosa a cui tendere, ponga una meta. Se amiamo altro...scegliamo altro. A chi critica consiglio di vedere il discorso di Jobs a Stanford, ...sul web si trova facilmente(!): forse cambierà idea, forse capirà che noi OGGI stiamo togliendo ai nostri figli i puntini da unire DOMANI .
Voto: 5/5


Luca Urbinati (14/09/2011)
Ho due figli alle medie ed elementari, ma non avevo ancora compreso cosa fosse diventata la scuola italiana, per quali meccanismi sia diventato e ritenuto normale immaginare che si possa terminare la seconda media senza aver studiato l'area del cerchio. Già, l'autonomia degli istituti, il pensionamento dei detestabili programmi ministeriali; però il valore legale del titolo di studio rimane un totem intoccabile, strano che la Mastrocola non vi abbia dedicato una riflessione. Una sola critica faccio a questo libro, ma forte. Quando propone la scuola 'W' come alternativa con pari dignità, in realtà la Mastrocola ci svela come in realtà non la pensi affatto tale, per una sua forma credo più di ignoranza che di snobismo. Essere capaci a 15 anni di intagliare il legno o di manipolare la creta creando qualcosa di bello, se non un capolavoro, richiede aver affinato le proprie mani, la sensibilità delle dita, la conoscenza degli utensili, sin dalla prima elementare, passando i pomeriggi chini sul banco di lavoro e non al centro commerciale o davanti ai videogiochi. Esattamente come per gli allievi della scuola "K" con i loro temi ed esercizi di grammatica. E invece per la Mastrocola un'elementare e media di tipo "K" preparerebbe al meglio anche chi scelga poi un percorso "W" e si trovi quindi a 14 anni per la prima volta nella sua vita con un pezzo di legno grezzo in mano. Come se uno si iscrivesse al Conservatorio nella classe di violino senza averne mai impugnato uno in vita sua. Per fortuna poi l'autrice, sia pure per altri motivi, lascia cadere questa visione e propone una scuola differenziata sin dall'inizio, l'unica in grado di valorizzare al meglio il genio di ciascun tipo umano - manuale o intellettuale che sia.
Voto: 4/5


paola (25/07/2011)
assolutamente fuori dal mondo... inviterei la signora Mastrocola a leggere il libro di Silvia Dai Pra' "Quelli che però è lo stesso", in cui si trova il ritratto di un'insegnante che, come me (che insegno in una scuola privata di bienni di recupero con adolescenti quasi tutti problematici), fa quello che può, ma lo fa col cuore e al meglio. Un'altra cosa: se davvero esistono i 15enni che la Mastrocola esalta, invito gli stessi a essere più elastici, a pensare di meno e a vivere di più. Chi pensa troppo da ragazzo, tenderà spesso al perfezionismo da adulto, ma la vita purtroppo non è perfetta. E parlo per esperienza personale.
Voto: 1/5


Melania (21/07/2011)
Magnifico. Sono d'accordo su tutto, ma proprio tutto. E' il mio pensiero da cima a fondo e spero che le mie figlie incontrino insegnanti come Lei. Desidero che sappiano nozioni, nozioni, e ancora nozioni. L'ignoranza che impera in questo paese è frutto del mancato "nozionismo". magari fossimo più dotati tutti di nozioni! W le nozioni, w la cultura! Il resto verrà da sè. Diamo gli strumenti a questi ragazzi, le nozioni, a costruire i propri pensieri ci penseranno da sè, e forse saranno anche migliori nel ricercare la felicità, personale e collettiva.
Voto: 5/5


Flavia (28/06/2011)
Io credo che gli insegnanti che hanno criticato la Mastrocola dovrebbero cambiare lavoro, credo non abbiano capito il senso di quello che hanno letto (e se non capiscono questo volete che spieghino Dante!?!). Qualcuno scriveva che i ragazzi a cui insegna non sono apatici, gli brillano gli occhi quando loro spiegano,(anche se mi piacerebbe sapere cosa) beh è quello che dice pure lei (ricordate di quella conferenza con i ragazzi in cui comincia a parlare del Barone rampante ed alla fine dell'intervento prendono nota del titolo del libro!?!). Insomma rileggetelo e con attenzione avete capito il contrario di ciò che ha scritto. P.S. andate su fb vi accorgerete che in una frase di 2 righe l'80% dei ragazzi riesce ad inserire 2 errori di grammatica o di ortografia. Gira da giorni il link di una che ha scritto "se potrei" in 3° elementare mi hanno spiegato che si dice "SE POTESSI", chi non lo ha spegato anche a lei? Ognuno prenda le propie responsabilità!!!
Voto: 5/5


faniarte (09/06/2011)
In questa ormai putrida, oscura, palude limacciosa che è la scuola,quando si scorge qualche bagliore, qualche zampillo limpido di verità ecco ergersi ancora più alti muri oscuri di fango (mi riferisco ai commenti negativi). Il libro della collega è stato invece per me una boccata d'ossigeno una luce che ha schiarito le tenebre che avvolgono la scuola ed i nostri giovani...tristi,persi ed impauriti, imprigionati in una gabbia di luoghi comuni e conformismi che gli abbiamo costruito addosso noi stessi.I colleghi si lamentano continuamente della scuola dei loro studenti , così ho acquistato una copia del libro mettendola a disposizione in sala insegnanti...ma con ringraziamenti imbarazzati hanno farfugliato...che avevano saputo (in modo vago)che era un testo criticato nell'ambiente...FINE! Così senza nemmeno averlo letto lo hanno messo alla berlina...INSEGNANTI!!? Poi le sento dire ai ragazzi dovete leggere ,perchè non leggete??? Credetemi non siamo messi bene , mi vergogno veramente di quello che stiamo facendo ai nostri figli...
Voto: 5/5


ton (31/05/2011)
Bel libro e ben scritto (soprattutto la prima parte). Dice forse qualcosa di strano quando ricorda che la scuola dovrebbe essere frequentata per studiare ? Ho avuto la fortuna di "incontrarla" negli anni '60 e '70, i miei professori avranno probabilmente avuto una cultura "ottocentesca" ma sono ben contento che quei professori allora mi hanno insegnato come studiare, certamente, a volte, con sacrificio. Ma oggi posso ben ringraziarli. Ci sono sicuramente anche oggi numerosissimi docenti bravi e preparati, permettetemi però di dubitare che il livello di preparazione degli studenti, quando escono dalla scuola, sia quello di allora. Pur nel rispetto dei tempi che cambiano ... Come sarà ?
Voto: 5/5


gabril (14/05/2011)
Ha coraggio, indubbiamente, Paola Mastrocola nel dire quello che pensa. Remando controcorrente rispetto all'attuale tendenza, risultato di un ben preciso percorso che ha svalutato e svuotato il senso dell'applicazione e dell'impegno a scuola. In parole semplici dello studio tout court, finalizzato nientemeno che all'acquisizione di cultura. Studio, cultura: parole obsolete, secondo la prof, parole ormai decadute. Sepolte da coltri di sabbia gettata da destra e da sinistra. Indipendentemente dagli schieramenti politici che hanno progettato le riforme, infatti, l'indirizzo perseguito è stato sempre il medesimo: lo svilimento progressivo del senso del sapere, l'appiattimento del livello di istruzione verso il basso. Studio e "ozio" stanno insieme perchè scuola significa stare (stare su, concentrarsi per capire). Oggi invece la politica del "fare" ha preso il sopravvento. Competenze anzichè conoscenze. Funzionali al trionfale ingresso nel mondo del lavoro e mai fini a se stesse, mai puro godimento della conoscenza in sè. Complice la tecnologia, il modello frammentario e multitasking assurto a nuova tendenza, ma diventato già luogo comune. Insomma molto è condivisibile di quel che la prof va descrivendo, con precisione e sofferto disincanto, pur senza rinunciare alla godibile ironia del suo stile. Non tutto però. La sua visione in fin dei conti appare limitata a una certa tipologia di giovani (i liceali della Torino bene); il concetto che alla scuola non competa prendersi cura dell'aspetto relazionale è decisamente improponibile; l'idea che a 14 o 15 anni ogni adolescente sia in grado di individuare (sentire) la propria inclinazione appare decisamente azzardata e più utopistica delle tre tipologie di scuola superiore che l'ardita (e un po' snob) Mastrocola prova ad immaginare.
Voto: 3/5


Stefano (12/05/2011)
E' grazie ad insegnanti come la Mastrocola che per me la scuola è stata un incubo. All'università mi si è aperto un mondo, e la mia vita è cambiata. Ci faccia un piacere: si dimetta e scriva romanzi e basta, cortesemente.
Voto: 1/5


Bepo (03/05/2011)
E' un libro ben scritto, spiritoso e piacevole. Da genitore, oltre che da "insegnante finale" (sono prof. a Ing. Elettronica, laurea specialistica) posso confermare che il testo dà un quadro, per quanto desolante, piuttosto genuino. Capisco le reazioni, talvolta scomposte, di alcuni lettori: quando si è protagonisti di un disastro si tende a negarlo o incolpare gli altri. Ho un unico appunto: mi pare talvolta di scorgere nel pensiero dell'autrice una contrapposizione tra ciò che è utile per il mondo del lavoro (capacità organizzative, applicare quanto si è appreso, capacità di apprendere etc.) e ciò che è utile per la persona, ciò che la fa crescere interiormente, l'arricchisce spiritualmente e culturalmente. La mia personale esperienza - liceo classico, laurea in fisica e insegno elettronica digitale - è che in realtà il mondo del lavoro, quando cerca davvero l'inventiva, il salto di qualità, ha bisogno di persone "ricche", colte, preparate a discutere, descrivere, argomentare. Il Tasso (che trovavo assai noioso) è preziosissimo in quest'ottica perché il punto non è che sia noioso oppure ti appassioni (del resto, cosa ci sarà mai di eccitante in un'equazione differenziale? Potete pensare a qualcosa di più palloso?) ma piuttosto che per comprendere e commentare "La Gerusalemme liberata", un canto del Paradiso, per tradurre correttamente Demostene sono necessari un baglio di conoscenze e un'abitudine al ragionamento che completano splendidamente la preparazione più prettamente "tecnico - scientifica". Rendiamoci conto che non abbiamo bisogno solo di persone che sanno usare un PC: ci servono giovani che sanno ri-inventarlo, il PC, che abbiano la fantasia di creare, mescolando in un vortice di sinapsi, come in un magico frullatore, la marea di nozioni che devono avere in testa; in testa, non su wikipedia. Un'ultima osservazione: ho studiato 5 anni greco antico; dopo 35 anni ricordo solo ghips, ghipòs, ghipì (avvoltoio...sigh...) Mi è servito? Ve lo giuro: moltissimo.
Voto: 5/5


Aurelio (05/04/2011)
I voti bassi nel commento dei lettori sono la più chiara testimonianza di quanto l'autrice abbia colto nel segno.... La verità, specie se amara, fa male e mette in discussione... D'altronde non si può far finta di non vedere e di non capire a meno di non voler usare il cervello o, malauguratamente, di non esserne più capaci. Per quanto mi riguarda sono anni che dico sostanzialmente le stesse cose e, a livello professionale, tocco con mano i devastanti risultati che anni di "ignoranza forzata" e di regressione culturale stanno provocando ai giovani del nostro paese...ed ormai anche ai meno giovani.
Voto: 5/5


Patrizia Castelli (28/03/2011)
Forse io e l'autrice viviamo davvero un due mondi diversi. Insegno da quasi 3 decenni e non ho mai trovato un solo ragazzo o una sola ragazza a cui non abbia visto brillare gli occhi di emozione nel leggere poesie che toccassero loro il cuore. Ma io, di lavoro, faccio l'insegnante, mi documento, cerco di capire i ragazzi, di cogliere i loro desideri, la voglia che (mi dispiace per la Mastrocola che evidentemente ha incontrato dei venusiani) fortissima, ho sempre trovato in tutti i ragazzi di esplorare il mondo, di capire, di sperimentare: certo, a modo loro, non a modo di persone vecchie di testa e di anima che evidentemente poco o nulla capiscono del contemporaneo, e che per non vedere la propria incapacità di intercettare la curiosità naturale propria di qualsiasi cucciolo di qualsiasi essere vivente, dice che sono i giovani ad essere mutati, a non aver più voglia, e essere involuti rispetto a una (radiosa?) generazione, la sua, che invece... Che dire? In fondo, la Mastrocola, la soluzione ce la dà fin dall'inizio: che tolga il disturbo e buona notte. E pace se le verrà pagata una pensione per un lavoro che non ha fatto, perché proprio non sapeva.
Voto: 1/5


Charlie (25/03/2011)
Dico la verità. La Mastrocola sa scrivere ma la lettura di questo libro lascia interdetti. C'è un tono un po' supponente che non giova alla narrazione e all'autrice. Non so se questo fosse un risultato cercato, voluto, ma mi permetto di dire che non è stata una buona scelta. Come diceva De Andrè: "si sa che la gente da buoni consigli se non può più dare cattivo esempio". Usando un gergo che le sarà familiare le dico sorridendo: rimandata a settembre. :)
Voto: 2/5


Alan (25/03/2011)
Curiosa l'idea di lingua di Paola Mastrocola: quasi non fosse caratteristica della nostra specie (come confermato recentemente anche dalle ricerche illuminate di Andrea Moro) ma dono di pochi. Quasi fossimo di fronte ad una involuzione della specie, un salto indietro («Forse una stanchezza cosmica impedisce loro la posizione eretta»). E cito ancora: «Fanno versi gutturali, mezze sillabe. Gracchiano, ululano, grugniscono, ruttano»; stanno «perdendo il dono della parola»; ragazzi «pressoché muti», che «parlano anche se non hanno niente da dire». Le porrei una domanda: si è mai chiesta, la signora Mastrocola, se tale mutismo in classe dipenda dai suoi errori? Si è mai chiesta se «così vestiti tutti uguali, così omologati come un prodotto marchiato Ue» non possa riferirsi anche a quelle/i come lei? Le consiglierei di fare vera osservazione a scuola e di non banalizzare; le consiglierei, infine, se usassi il linguaggio e le riflessioni "da bar" presenti nel libro, di fare semplicemente il suo lavoro.
Voto: 1/5

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