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 Società, politica e comunicazione

Lo Bianco Giuseppe, Rizza Sandra - L'agenda rossa di Paolo Borsellino

L'agenda rossa di Paolo Borsellino
TitoloL'agenda rossa di Paolo Borsellino
AutoreLo Bianco Giuseppe; Rizza Sandra
Prezzo€ 9,99
EditoreChiarelettere
FormatoePub con DRM - richiede Adobe Digital Editions
Dimensione236,3 KB
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Disponibile anche nella versione a stampa a € 12,00
Dati2007, 238 p., brossura
EditoreChiarelettere
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9 recensioni|Condividi suFacebookTwitterLinkedinWindows Live
Descrizione
Molto è stato detto per celebrare la figura eroica di Paolo Borsellino. Molto poco invece si sa degli ultimi 56 giorni della sua vita, dalla strage di Capaci all'esplosione di via D'Amelio, quando qualcuno decide la sua condanna a morte. Lo Bianco e Rizza ricostruiscono quei giorni drammatici con l'aiuto delle carte giudiziarie, le testimonianze di pentiti e di ex colleghi magistrati, le confidenze di amici e familiari. E ci restituiscono le pagine dell'agenda scomparsa nell'inferno di via D'Amelio, in cui Borsellino annotava le riflessioni e i fatti più segreti. Qualcuno si affrettò a requisirla: troppo scottante ciò che il magistrato aveva annotato nella sua corsa contro il tempo, giorno dopo giorno. Chi incontrava? Chi intralciava il suo lavoro in Procura? Quali verità andava scoprendo? E perché, lasciato solo negli ultimi giorni della sua vita, disse: "Ho capito tutto... mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia... Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri"?
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I vostri commenti
9 recensioni presenti. Media Voto: 4.1 / 5
Bellissimo documento per rispolverare al meglio la memoria di chi non vuol dimenticare uno dei momenti più bui e una delle ferite ancora sanguinanti della nostra storia. Letto alla sua pubblicazione, un paio d'anni fa, oggi è più che mai odierno grazie alle nuove rivelazioni di pentiti e del figlio di Ciancimino. Due autori che si dimostrano fra i massimi esperti del fenomeno malsano che riguarda il mai defunto intreccio politica-imprenditoria-malavita.
Voto: 5/5


denis (19/04/2009)
Considero il giudice Giovanni Falcone e il giudice Paolo Borsellino 2 eroi di cui dobbiamo essere fieri come anche di Rocco Chinnici e di Rosario Livatino; questo libro è totalmente in accordo con le parole di Salvatore Borsellino PARLATENE.
Voto: 5/5


pietro zanetti (19/03/2009)
Solo una precisazione: il libro di Simone Falanca non è "alfa e omega" ma "alfa e beta", editore: Fratelli Frilli. Non per criticare chi ha fatto la segnalazione, che, anzi, ringrazio di cuore, ma per permettervi di rintracciarlo più velocemente. Pietro di Vicenza
Voto: 3/5


Maria (22/07/2008)
Un libro meraviglioso che consiglio, vivamente, a tutti di leggere. Trasmette il senso e la dignità civile, che aveva quest'uomo, dignità che ha avuto fino all'ultimo. Il libro insegna, oltre il valore civile, insegna il senso dell'amore, della famiglia degli ideali. é impressionante come sia descritta, di quest'uomo, la consapevolezza della sua fine e la necessità di portare a termine il suo lavoro. é impressionante come tutto questo sia trasmesso al lettore. Ho finito di leggere il libro da una settimana e non ho il desiderio, stranamente, di leggere qualche altro libro...ho bisogno di portarmi dentro e fare mio tutto quanto questo libro trasmette in maniera magistrale. E soprattutto, ho bisogno di riflettere su quanto questo libro, mi ha aperto gli occhi. La II Repubblica nasce, proprio, da queste stragi di sangue.
Voto: 5/5

Che vergogna vivere in uno stato di vigliacchi storici: ci ridono dietro in tutta europa... e' stato ripreso un ufficiale dei carabinieri andare via con la borsa di Borsellino per poi essere misteriosamente ritrovata sulla macchina..
Voto: 4/5


Silvia (19/11/2007)
Un libro che ti entra dentro. Un libro che ti fa capire che sono davvero le persone vere, autentiche. Quelle che hanno il senso dell'onestà, del dovere, della dignità. E purtroppo, proprio per questi ideali sono condannati a morire. Vero che non vi sono nomi certi, in quest'opera. Ma è altrettanto vero che questi nomi sono fantasmi che aleggiano in ogni pagina: riflettiamo un po' leggiamo anche altri libri. Questi nomi probabilmente ci verranno in mente. Purtroppo, mancano le prove.
Voto: 4/5

Partendo dal presupposto che dall'agenda rossa e grigia di Borsellino non salta fuori nemmeno un nome relativo alla strage di Capaci,il libro di lo bianco & rizza ha il merito di tracciare quella che gli anglosassoni chiamano timeline dei suoi ultimi giorni,partendo da quel tragico 23 maggio 1992. Il lettore attento potrà così rivivere i 56 giorni del giudice palermitano,seguirlo nelle varie procure siciliane,scoprire che in seno alla procura di Palermo i nemici erano tantissimi e che quest'ultimi erano consapevoli che il tritolo per Borsellino era pronto da tempo;emblematico il caso di Giammanco che affida a Borsellino le indagini su Capaci il 19 luglio 92 alle ore 7:00 A.M. dopo mesi di tira e molla e insulti. Fortunatamente la Procura di Caltanissetta i nomi dei mandanti occulti li ha fatti trapelare ampiamente:Marcello Dell'Utri,Silvio Berlusconi,Bruno Contrada. Se avete apprezzato il libro scovate "alfa e omega" di Simone Falanca... ...altro che Casta!!!
Voto: 4/5


Aldo Funicelli (20/07/2007)
Il libro porta avanti l'ipotesi per cui, se fosse rimasto vivo, Borsellino si sarebbe opposto alla trattativa tra stato e mafia, portata avanti (materialmente) da due ufficiali del Ros: il gen. Mario Mori e il cap. De Donno. Gli stessi che smobilitarono i controlli al covo di Riina dopo il suo arresto. I corleonesi interpretarono la volontà di trattare come un segnale che la loro idea di guerra allo stato era vincente. Forse anche questo ha concorso alla sua uccisione. Borsellino aveva capito tutto: ?Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia. La mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri?. Cosa aveva saputo? Forse quanto era profondo il terzo livello della mafia. I mandanti della strage di via D'Amelio che noi non conosciamo. Sul numeri di Maggio dell'Europeo c'è un intervista all'esperto di intercettazioni Gioacchino Genchi. Parla di Castel Utveggio, una montagna sopra Palermo, di una sede di in centor studi per manager. Il Ce.Ris.Di., dietro cui si celava, ai tempi della strage, una sede del Sisde. Lo stesso Sisde di Contrada e del generale Mori. Sede smobilitata pochi giorni dopo la strage. I telefoni del Ce.Ris.Di., cui si alternavano ex ufficiali dei carabinieri, si incrociavano nei giorni precedenti la strage, con il cellulare clonato del boss Giovanni Scaduto, boss di Bagheria, condannato per l'omicidio dell'esattore siciliano Ignazio Salvo. Sulla collina di Capaci, poche settimane prima, fu trovato un biglietto con il numero di cellulare di un funzionario del Sisde, vice di Contrada, che con gli uomini di Castel Utveggio aveva lavorato negli uffici dell'alto commissariato di Palermo. Strano, visto che proprio da lì, dalle alture di Monte Pellegrino, come le indagini avrebbero poi confermato, poteva essere azionato il telecomando della bomba che uccise Borsellino. Dalle stragi del periodo 92-93, è nata la Seconda Repubblica. Andare avanti con le indagini è, prima di tutto, un dovere politico.
Voto: 4/5

Dove è finita l'agenda rossa sulla quale il giudice Borsellino annotava tutto quello che gli succedeva? In che mani è finita? Quali nomi di politici collusi con la mafia vi erano segnati? Un'altro mistero che va ad aggiungersi a quelli di Ustica, Bologna, piazza Fontana. I due autori Rizza e Lo Bianco ricostruiscono gli ultimi due mesi di Borsellino senza però dare una loro interpretazione dei fatti accaduti. Forse chi sa dovrebbe avere un po' più di coraggio.
Voto: 3/5

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