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 Narrativa italiana

Guccini Francesco - Dizionario delle cose perdute

Dizionario delle cose perdute
TitoloDizionario delle cose perdute
AutoreGuccini Francesco
Prezzo€ 4,99
EditoreMondadori
FormatoePub con DRM - richiede Adobe Digital Editions
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Disponibile anche nella versione a stampa a € 8,50
Dati2012, 140 p., brossura
EditoreMondadori
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24 recensioni
Descrizione
Una volta, c'era la banana: non il frutto amato dai bambini, bensì l'acconciatura arrotolata che proprio i bimbi subivano e detestavano ma che veniva considerata imprescindibile dai loro genitori. I quali, per bere un buon espresso, dovevano entrare al bar e chiedere un "caffè caffè", altrimenti si sarebbero trovati a sorbire un caffè d'orzo. Una volta, per scrivere, non c'erano sms o e-mail, ma si doveva dichiarare guerra ai pennini e uscire da scuola imbrattati d'inchiostro da capo a piedi. Una volta, si poteva andare dal tabacchino, comprare una sigaretta - una sola - e fumarsela dove meglio pareva: non c'erano divieti, e i non fumatori erano una gran brutta razza. Una volta, i bambini non cambiavano guardaroba a ogni stagione, andavano in giro con le braghe corte anche d'inverno e - per assurdo contrappasso - col costume di lana d'estate. Una volta, la Playstation non c'era, si giocava tutto il giorno per strada e forse ci si divertiva anche di più. Una volta, al cinema pioveva... Con un poco di nostalgia, ma soprattutto con la poesia e l'ironia della sua prosa, Francesco Guccini posa il suo sguardo sornione su oggetti, situazioni, emozioni di un passato che è di ciascuno di noi, ma che rischia di andare perduto, sepolto nella soffitta del tempo insieme al telefono di bachelite e alla pompetta del Flit. Un viaggio nella vita di ieri che si legge come un romanzo: per scoprire che l'archeologia "vicina" di noi stessi ci commuove, ci diverte, parla di come siamo diventati.
Recensione di IBS
Francesco Guccini compie un viaggio nel passato e scava nella memoria facendo emergere emozioni, condizioni e ricordi ormai sepolti.
Il cantautore modenese ha deciso di ?tirar fuori dal vecchio baule? tutte le sensazioni e le situazioni del nostro passato recente e ciò che è emerso l'ha inserito in quest'ultimo suo lavoro. Dizionario delle cose perdute è infatti un omaggio al nostro ieri, alle cose che ormai sembrano irrimediabilmente perdute. Guccini cerca di farle rivivere con un testo che le ripercorre e le ripropone all'attenzione di tutti. È un'analisi divertente e puntuale del nostro vivere quotidiano di ieri affinché tutto ciò che è stato non cada nel dimenticatoio.
In questo libro tutto evoca il passato, a cominciare dalla copertina del volume che è un evidente richiamo ad un marchio di sigarette che si fumavano anni fa. Il libro, scorrevole e di piacevole lettura, si divide in capitoli ognuno dei quali dedicato ad un argomento.
L'autore descrive nel dettaglio i giochi della sua infanzia: il chioccaballe, le fionde o i cariolini, con minuzia spiega come riusciva a crearseli da solo e di quanto ne andasse fiero. Racconta con grande entusiasmo la scoperta del chewing-gum o del Flit (un insetticida per mosche e zanzare dotato di una pompetta e di un'apposita manopola di legno) si sofferma su quanto siano mutati i costumi e ci narra di un tempo in cui i bambini andavano in giro con le braghe corte anche d'inverno e al cinema si poteva ancora fumare.
Una carrellata dunque di ricordi e di piccole cose che sono state il centro del mondo di un adolescente e poi di un adulto, una sorta di lungo amarcord a tratti nostalgico, ma di intensa vena poetica.
Del resto il passato, la memoria di posti, persone, cose di un altro tempo sono da sempre il motore di ricerca dei testi di Guccini ed il Dizionario è proprio una riflessione sulla velocità dei cambiamenti generazionali, cambiamenti questi che rendono il confronto tra passato e presente sempre più difficile. Il cantautore, uno dei più amati dagli italiani, sente il dovere di riportare a galla emozioni e situazioni che ha vissuto e che lo hanno accompagnato lungo un pezzo della sua vita: dalla maglia di lana ai treni a vapore, dai cantastorie di piazza al caffè d'orzo, cerca nella memoria un senso di appartenenza al passato.
Questo libro, agile e scorrevole, che rappresenta il tentativo dell'autore di aprire uno scorcio sul nostro quotidiano di ieri, si presenta come un lungo discorso a metà tra romanzo e riflessione e mantiene dalla prima all'ultima pagina un tono elegante e poetico.
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I vostri commenti
24 recensioni presenti. Media Voto: 3.3 / 5
Ho 26 anni, e ho letto questo libro in 2 giorni. Sono d'accordo con chi dice che il Guccio può fare ben altro a livello di prosa, ma con questo dizionario romanzato, mi ha fatto conoscere un'Italia che non c'è più, forse un Italia migliore, un'Italia sicuramente più sentimentale... e non sono d'accordo con chi dice che sono "cose del nord", alcune cose mi sono state raccontate anche da mio padre (sono calabrese). Aspettiamo il 2° Dizionario Maestrone!!!!
Voto: 5/5


franca (21/08/2013)
Un testo che mi ha fatto rivivere la mia infanzia, giochi semplici ma che davano soddisfazione e felicità. Un'opera adatta sia agli adolescenti di adesso che agli adolescenti di allora, perché ricorda un mondo che non c'è più. Mi sono rivista in tutto quello che ha scritto... a parte la naia, ovviamente. Non accetto il commento di chi ha scritto che sono giochi "settentrionali". Cosa vuol dire? Se io leggessi un romanzo simile con la descrizione di giochi "meridionali" sarei felicissima di scoprire come si divertivano e vivevano gli adolescenti del sud.
Voto: 5/5

140 pagine per narrare la vita di un'Italia che non c'è più, in bilico fra 'il Flit' e 'la carta moschicida', il bigliettaio' e i giochi, rigorosamente praticati in strada, dall'autore e da coloro che han vissuto in parte, o in toto, quella generazione. Il cantautore Francesco Guccini, che da molto si cimenta nella scrittura, e che ormai ha definitivamente appeso la chitarra al chiodo, decide di regalare ai suoi molti fans, non necessariamente musicali, un primo diario delle cose perdute, nel loro uso ma non certo nella memoria di chi scrive e di chi legge. Un libro che si legge tutto di un fiato in bilico perenne fra la semplice narrazione, il racconto, si scovano i ricordi di un'Italia che non c'è più, da poco libera dopo la guerra e immediatamente "americanizzata" da gomme da masticare e DDT, con il solito fare istrionico e umoristicamente vivo che da sempre contraddistingue il cantautore di Pavana.
Voto: 4/5


Max (28/06/2013)
Ma cos'è la nostalgia? Il semplice ricordo (amorevole) delle cose passate, o piuttosto il desiderio di contestare il noioso presente? E ancora, viene da domandarsi: a metà del '900, c'era chi ricordava con nostalgia l'inizio del secolo e, tra cinquant'anni, ci sarà nuovamente qualcuno che rimpiangerà il nostro attuale, banale quotidiano? Certo è, che gli anni '50 e '60 dell'ultimo secolo sono stati straordinari testimoni di grandi cambiamenti, di piccoli e irripetibili passi verso la modernità, con un piede in avanti e l'altro ancora saggiamente fermo nel passato. Un periodo storico, questo, veramente unico, tale da vivere - per sempre - di vita propria. E nel leggere queste pagine, semplici e affettuosamente sincere, sentiamo dentro di noi una voce familiare che ci accompagna pagina dopo pagina: quella profonda, dall'accento emiliano e dalla "erre" simpaticamente arrotata di Francesco Guccini...
Voto: 4/5

Francesco.... un libro scritto per passare il tempo senza troppo impegno e non distrarsi dal suo ultimo straordinaria disco. Insomma quache spunto piacevole c'è , ma Lui è capace di ben altre cose .
Voto: 2/5


grazia (03/10/2012)
Deludentissimo! Un libro che non sarebbe piaciuto nemmeno a mio padre...che ha la stessa eta' di Guccini.
Voto: 2/5


mario (10/09/2012)
Senza infamia e senza lode, giusto per passare un paio d'ore a leggere qualcosa. Questo libro di ricordini personali potevo scriverlo anch'io ma, non chiamandomi Francesco Guccini, nessuno lo avrebbe pubblicato....
Voto: 2/5


Betty (14/07/2012)
Libro genialmente semplice ma in grado di emozionare chi ha vissuto quei tempi. Riaffiorano ricordi che fanno ridere, danno nostalgia, ti fanno dire " verooo !! allora era così..." L'ho fatto leggere anche a mia mamma che ha 84 anni e si è intenerita un sacco, il suo voto sarebbe 10 ! Bravo Francesco, una idea veramente geniale, mentre leggi ti sembra di vederlo raccontare ! un libro da leggere!
Voto: 5/5


attilio (19/06/2012)
Da nomi come Francesco Guccini ci si aspettano sempre cose eclatanti. Guccini racconta la semplice atmosfera di un tempo. Chi l'ha passata la coglie perfettamente; chi non l'ha passata, se vuole, la può cogliere esattamente. Tutto qua. La grandezza di un Grande, secondo me, sta semplicemente in questo.
Voto: 5/5


Filippo68 (29/05/2012)
Guccini è un poeta apprezzato in altre opere, ma questo libro poteva risparmiarselo. Sono ricordi di un passato personale e settentrionale. Non mi è piaciuto.
Voto: 1/5


Madekhan (26/05/2012)
Ascolto Guccini da quando entrambi eravamo in fasce. Perciò non sparo su nessuno, ma il libro è veramente insipido.
Voto: 1/5


Lady Libro (22/05/2012)
Io sono nata nel 1995, ovvero molti decenni dopo i tempi di cui si parla in questo libro. "Non so cosa ti potrà lasciare, non sono i tuoi tempi" mi ha avvertito così l'amica cinquantenne che me l'ha prestato. Ma io sapevo già cosa aspettarmi e ho voluto leggerlo comunque. Sono entrata in quegli anni che la vita non mi ha concesso di assaporare, ho visto l'epoca di nonni e genitori, ho visto il passato che non c'è più, ho capito cosa è cambiato, cosa è rimasto, cosa si provava allora e oggi ricordando quei giorni ormai lontani e confrontando il presente. Mentirei se dicessi di aver provato nostalgia, in quanto tutto ciò che c'è in questo dizionario è molto lontanto dal mio sentire di ragazza adolescente del Terzo Millennio e non mi è mai appartenuto. Ma ho provato tenerezza, perchè è stato un po' come studiare un popolo antico, ormai estinto, anche se è triste da constatare. E ho provato ammirazione e perfino un po' di invidia per la semplicità di una vita di cui tutti si accontentavano e di cui godevano di ogni singolo attimo senza mai perdere energia ed entusiasmo. Ho perfino riso per la rudimentalità di certe cose che adesso possono sembrare assurde e superate. Eppure noi siamo stati così... Loro sono stati così. Dal passato nasce il futuro. Se siamo quello che siamo ora, lo dobbiamo solo agli insegnamenti del passato, grande maestro di vita. Alcuni dicono che in questi tempi la vita sia migliore rispetto al passato, ma sarà del tutto vero? Forse lo dicono senza pensarci, forse hanno dimenticato le cose belle di un'epoca ormai lontana, forse non rimpiangono il passato. Non è un atteggiamento sbagliato, ma credo che certi valori fossero più forti prima che adesso. Questo dizionario mi ha regalato un pezzo di storia che adesso ha trovato posto dentro di me e non mi lascerà facilmente. E probabilmente tutte le volte in cui ci penserò, avrò la mente rivolta altrove con un sorriso triste sul viso.
Voto: 3/5


Franco50 (18/05/2012)
Devo dire, nonostante io faccia parte di quegli anni, credevo che il libro fosse meglio. Ma non vedo perchè si debba sparare su Francesco. Lui ha solamente riproposto i suoi ricordi d'infanzia e chi certe cose non le ha visute non può comprendere quelle cose semplici di cui parla.
Voto: 2/5


zombie49 (10/05/2012)
Negli anni '50 i bambini piccoli portavano la banana, un ricciolone cavo di capelli sulla sommità del capo. I taxi, di solito 600 multiple a 7 posti, erano verdi con una riga nera. I bambini portavano calzoncini corti e giocavano in strada con i tappi delle bibite o la cerbottana. Per uccidere gli insetti si usava il flit, x riscaldare la casa una stufa a carbone o a legna che serviva anche a cucinare, il bagno si faceva nella tinozza riempita con pentole di acqua calda. Gli alimenti si conservavano nella ghiacciaia, riempita di ghiaccio in barre fornito a domicilio ogni giorno, come il latte. L'auto più diffusa era la Topolino, col tettuccio di tela e le frecce erano aste metalliche munite di luce intermittente che si sollevavano di lato alla vettura. Un amarcord un po' nostalgico e un po' ironico x i più anziani, un curioso viaggio nel passato recente dell'infanzia di genitori e nonni x i più giovani. Un racconto piacevole, incalzante come un romanzo, di un tempo che non è più, che i bambini di ieri possono arricchire con i propri c'era una volta.
Voto: 3/5


claudio (27/04/2012)
Ho dieci anni in meno di Guccini, sono nato e vissuto a Verona, ma per il resto mi ritrovo in tutto il suo libro. Grande!!! E' vero che si prova nostalgia, senz'altro per l'età, ma anche per un tipo di vita più semplice, più dura, ma più schietta. E poi quanti ricordi fa rivivere questo libro, ti tornano in mente vecchi giochi, vecchi compagni di gioco: tutti abbiamo avuto qualche compagno più ricco, con il quale vincere a biglie o a figurine.Si parla poi del freddo di questi inverni, ma non si sa cosa voleva vivere in case non riscaldate. E poi la storia dei pennini. Ripeto: grande Francesco.
Voto: 5/5

Capisco il punto di vista di Rossini e Franco che probabilmente sono giovani. Anche a me le speculazioni nostalgico-consumistiche alla Carlo Conti fanno venire l'itterizia ma non riuscivo a crederci considerando l'abisso di mentalità fra i due personaggi e devo dire molto onestamente che come per i gialli scritti con Macchiavelli anche per questo libro Guccini mi ha favorevolmente sorpreso. Io sono di una generazione successiva ma ho fatto in tempo a vivere quell'infanzia perchè la società è cambiata subito dopo. Non vi ho trovato nessuna melensa retorica, autocompiacimento o malinconico indugiare ma un intatto spirito oltremodo acuto e giovane che scherza e gioca con te e ti coinvolge alla riscoperta di un altro modo di vivere sé stessi e relazionarsi con la realtà. La descrizione di un diverso mondo interiore ancor più che esterno, con una carica che invidierebbero molti giovani poichè non son doti legate a fattori anagrafici. Non vorrei esser scambiato per un "matusa" patetico perchè non lo sono affatto, ma ho cominciato a leggerlo con diffidenza e mi sono trovato a non staccar più gli occhi dai fogli fino alla fine, e al termine mi sono persino accorto di provare complicità e grande affetto per questo Guccini.
Voto: 3/5


rossini (16/04/2012)
Brutto libro. la nostalgia delle piccole cose con la testa rivolta al passato. un libro conservatore, scritto da un ex predicatore della rivolta. è il sintomo di un'Italia che non sa guardare in avanti e soprattutto lontano. Come la Fiat che per rilanciarsi ripete la 500. siamo stanchi e vecchi e i vecchi hanno rimpainti del passato. questo spiega il successo di vendite del libro. Bene per Guccini male per noi e per tutto il Paese. si poteva evitare....
Voto: 1/5


franco (11/04/2012)
Mi spiace per il grande Francesco, ma fare il verso a Carlo Conti proprio non è da Lui. Scontato, brutto ed inutile. Provare a usare l'energia per produrre un nuovo disco non sarebbe meglio?
Voto: 1/5


Gianni etrur@iol.it (08/04/2012)
è un libro che aiuta il rumore dei ricordi. Ricordi che diventano piacevoli per descritti come se fossero vissuti nel momento in cui li leggi. Decisamente un bel libro con una copertina azzeccatissima.
Voto: 5/5


daniele (03/04/2012)
Molto bello, un pò di malinconia perchè quelle cose e quelle sensazioni passate in parte mi appartengono, Guccini descrive il tempo passato con la magia e la poesia che lo contraddistinguono. Nasce spontanea la domanda: ma non si stava meglio allora?
Voto: 5/5

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