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Piperno Alessandro - Con le peggiori intenzioni |
Premio Campiello Opera Prima 2005. Il libro racconta l'irresistibile ascesa e l'inevitabile decadenza dei Sonnino, facoltosa famiglia di ebrei romani, e dei loro amici, sodali, fiancheggiatori e nemici. Dallo sregolato, epico nonno Bepy al disorientato, sgangherato e perplesso nipote Daniel passano le generazioni, le epoche, i pezzi di storia italiana, dagli anni del boom economico agli anni Ottanta. Nato a Roma nel 1972, Alessandro Piperno insegna letteratura francese a Tor Vergata. Questo è il suo romanzo d'esordio.
http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788804538028
Con le peggiori intenzioni
Il libro racconta l'irresistibile ascesa e l'inevitabile decadenza dei Sonnino, facoltosa famiglia di ebrei romani, e dei loro amici, sodali, fiancheggiatori e nemici. Dallo sregolato, epico nonno Bepy al disorientato, sgangherato e perplesso nipote Daniel passano le generazioni, le epoche, i pezzi di storia italiana, dagli anni del boom economico agli anni Ottanta. Nato a Roma nel 1972, Alessandro Piperno insegna letteratura francese a Tor Vergata. Questo è il suo romanzo d'esordio.
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| La recensione de L'Indice |

"Nathan, il tuo racconto, per quanto riguarda i gentili, è su una cosa e una cosa sola – dice accorato il padre al giovane Zuckerman nello Scrittore fantasma di Philip Roth. – È sui giudei. Sui giudei e sulla loro sete di denaro". Il romanzo di esordio di Alessandro Piperno, invece, è su tutt'altro: è sul complesso d'inferiorità, sulla frustrazione sessuale e sulla sete di rivalsa che un giovane aspirante scrittore riversa nelle pagine della letteratura, destinata a riscattare le sconfitte della sua vita. "Questa è la storia della festa di Gaia" dichiara in maniera eloquente la quarta di copertina, riprendendo uno dei passi iniziali dell'ultimo, lunghissimo, capitolo. Più di ottanta pagine che conducono verso la scena primaria in cui la storia culmina: il giovane Daniel Sonnino colto ad annusare le mutande dell'irraggiungibile Gaia, nel bagno di camera sua, la sera della festa dei suoi diciotto anni. La conseguenza è la "cacciata dall'Eden", ovvero, ci dice il narratore, ormai giunti a p. 223, "la storia che sin dal principio io m'ero proposto di raccontare, prima di perdermi in un labirinto d'inutili dietrologie". Daniel sa quello che dice e ama mostrare a chi legge di sapere molto bene quello che fa. Come quando – dopo aver irritato il lettore disseminando a piene mani avverbi in -mente (basti la coppia "imbarazzantemente sgrammaticata", "imprevedibilmente imbarazzante") – verso la fine del libro si confessa apertamente "predisposto all'abuso avverbiale" e ne perora la causa: "è come se l'avverbio s'incaricasse di preparare la grande entrée dell'aggettivo sul palcoscenico della frase". D'altronde, l'aveva dichiarato fin dall'inizio che "l'idea del mezzo ebreo incazzato con gli ebrei" era "un po' vecchiotta forse, ma sempre in auge". Un topos: proprio come quello della saga familiare che prende le mosse dal funerale del patriarca e passa in rassegna i principali componenti della schiatta. Il nonno biscazziere che prima ha fatto fortuna e poi è caduto in rovina; lo zio contestatore emigrato in Israele; il padre, "albino affetto da gigantismo", elegantissimo e sempre in viaggio per lavoro, tanto da rappresentare "la versione altolocata dell'ebreo errante". A caratterizzare la famiglia non è certo l'appartenenza religiosa, quanto piuttosto una positiva e concreta estroversione: "i Sonnino – è bene tenerlo a mente – sono allergici all'interiorità". Tutto il contrario di quel ciarliero masochistico autocommiseratore di Dani-Dedalus, incapace di stabilire, come gli altri, un "rapporto sfacciatamente convesso" col mondo che lo circonda e anzi rinserrato in una "ottusa concavità". Piperno ha il passo del narratore di razza e i suoi personaggi si stagliano nitidi dall'affresco, ognuno coi suoi tratti ben delineati, anche nell'aspetto fisico (l'apoteosi è la descrizione di Gaia, in cui si concede "il più inebriante e demodé tra i privilegi letterari: l'ecfrasi della donna amata"). Sa cogliere il "fluorescente splendore" della bellezza adolescenziale e il sapore di una bocca "impastata dei microrganismi dell'angoscia". Sa rendere il senso di un personaggio minore con una similitudine indovinata ("il viso di Giorgio ricordava quei rumori di fondo del cui disturbo ti rendi conto allorché improvvisamente cessano di molestarti"). Scrivendo come un romanziere d'altri tempi, può anche permettersi di dire allorché, cessare e molestare: tocchi vintage che non stonano nell'architettura tradizionale dell'insieme. Perché Piperno prende molto sul serio la letteratura, si vede: ha in mente modelli alti e lavora su quelli. Ma non può essere altro che il frutto di postmoderna ironia l'evidente – verrebbe da dire eroicomica – sproporzione tra quell'affollato presepe di parenti e amici e la ridicola tragedia personale che viene posta al centro del quadro. Tra l'articolato dipanarsi di due alberi genealogici paralleli (l'altro è quello dei Cittadini, i cattolici – ancor più ricchi – antenati di Gaia) e la trascurabile pochezza della vicenda a cui fanno da prologo. "I Sonnino non c'entrano. I Cittadini non c'entrano. Gli ebrei non c'entrano. I cattolici non c'entrano": è solo la vicenda di un brutto anatroccolo ("l'intellettualino della classe", il "quattrocchi", "nano in abito scuro") che viene rifiutato dal frivolo mondo dei ricchi ("la gente mostra una naturale indulgenza per la bellezza e una cronica irritazione per lo sforzo intellettuale"). Non gli resta, allora, che diventare il miglior amico dell'idolo della scuola (Dav, lo svedese dei Parioli "smagliante controfigura di Tom Cruise" dalla "personalità spumeggiante e convessa") e al tempo stesso "il groupie personale di Gaia; il suo occhialuto adoratore che non la scoperà mai". Fingere di ignorare che i due stanno insieme e sublimare il pansesessualismo di "tutto quel nutrito segmento di arrapatissimi ebrei che unisce Sigmund Freud a Philiph Roth" nel sogno del romanzo vagheggiato per quasi vent'anni. "Cosa penserà Gaia Cittadini di me? Questa domanda aveva la stessa disperata intonazione di quella che mi sarei rivolto molti anni dopo sull'effetto che i miei scritti avrebbero potuto produrre su qualche crudele e indifferente editore di massa". |
Recensioni 201 - 220 di 319 recensioni presenti. Media Voto: 2.46 / 5lolo (09-05-2005) Inutile,noioso,prolisso,banale. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Gipo Farasso (09-05-2005) Ho letto solo le prime dieci pagine. E' un capolavoro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Anita (05-05-2005) Credo che l'Editore dovrebbe vergognarsi. Con un lancio di questo genere il libro verrà comperato da gente che, nel 95% dei casi, non andrà oltre pagina 10, perché è davvero brutto. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Barbara barbara.jelasi@tiscali.it (05-05-2005) Piperno ha dato respiro alla letteratura italiana. Finalmente un Romanzo vero, e ti pareva che per averlo bisognava scomodare gli americani... Ci hanno insegnato fin dalle scuole medie che biosgna usare pochi aggettivi, mentre Piperno ha saccheggiato il dizionario giungendo a usarne anche tre per volta. Però che tristezza la cultura italiana (intellettuali e lettori):
Peccato che in Italia, se non ci si attacca a querelle odiose, alla costruzione di fenomeni o a riferimenti alti (non basta scrivere i propri ricordi per essere un novello Proust), un buon libro non soddisfa i requisiti per essere pubblicizzato! Perché siamo ignoranti e faziosi. Inoltre mi fa acidamente sorridere il fatto che ci si lamenti così tanto dei "paroloni": sveglia ragazzi, è la nostra lingua! Forse Piperno ha esagerato (usare "apotropaico" per più di tre volte in un romanzo non è poco), ma ben venga qualcuno in grado di vivificare e svecchiare la nostra gloriosa lingua. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Giovanna - Arco di Trento (03-05-2005) Forse la cosa che mi è piaciuta di più di questo libro - più della trama che è appassionante ma forse ha qualche squilibrio - è proprio l'infinita ricchezza lessicale e stilistica, quella che molti trovano "difficile": è così bello scoprire che la lingua è come un arcobaleno sconfinato di possibilità e sfumature... è così bello sentire che si può "suonare" l'italiano come il più melodioso dei pianoforti! Eppure il romanzo non si esaurisce in questo, in un puro sfoggio linguistico, anzi: e dunque bravo Piperno, grazie per aver suonato anche per me. Play it again soon! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
roby (01-05-2005) Chissà se lo leggesse la figlia di Scullino, il protagonista dell'"Intagliatore di noccioli di pesco" di Nico Orengo che bernoccolo farebbe al suo babbo tirandoglielo dietro!!!
Questo libro è come un figlio bruttissimo nato da due genitori bellissimi (babbo Gatsby e mamma Mastro Don Gesualdo).
Mi puzzano un po' le prime recensioni entusiastiche lette su questo sito appena è uscito il libro (vedi fine febbraio): ahi, ahi, ahi!! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
mariarosa faletti faletti58@yahoo.it (28-04-2005) Da tempo non leggevo uno scrittore che invece di umiliare esalta la lingua italiana; personaggi splendidi, una sensibilità un'ironia una vitalità difficilmente riscontrabili in un solo romanzo,un libro che la sera ti dispiace lasciare. Veramente splendido ! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
marzia rewardmusic@yahoo.com (28-04-2005) Linguaggio colto e storia coinvolgente. Ho comprato questo libro senza sapere della pubblicità che se ne era fatta al riguardo, e ne sono rimasta entusiasta! Leggetelo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
LUCIANO (28-04-2005) PESSIMO, VOLGARE ED INUTILE, HO BUTTATO VIA I SOLDI, PAZIENZA PER L'AUTORE CHE CI HA PROVATO,MA I CRITICI...TANTO RUMORE PER NULLA. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Andrea I. (28-04-2005) ....finire di leggere questo libro è come correre una maratona sui ceci...... Voto: 1 / 5 |  |  |  |
stefano steverona@libero.it (27-04-2005) ....la noia.....tanta.....eterna....e poi....tutto è così poco interessante.
Si renda conto Piperno di una cosa: l'hanno capito tutti che lui conosce tante parolone sconosciute ai più.....ma un uso così esagerato di una certa teminologia è veramente troppo.......che pesantezza.
Era tanto che non terminavo un romanzo.
Bravo Piperno (cambia mestiere)
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
walter staranzano staranzano@clubmed.com (26-04-2005) Salve a tutti. Sono animatore in un villaggio turistico a Djerba in Tunisia. La sera, quando non devo lavorare, adoro leggere, e non solo romanzetti da quattro lire. Mi sono quindi fatto prestare da un'amica il libro di Piperno. Mi spiace aggiungere l'ennesima critica negativa su questo sito, ma secondo me questo scrittore dovrebbe farsi un serio esame di coscienza e dedicarsi a qualche altro genere di attività, con buona pace di D'Orrico e co. E' un pasticcio di frasi fatte e citazioni dotte senza nè capo nè coda. Credo che il primo compito di ogni scrittore sia quello di non annoiare. Piperno annoia, eccome. Non gli dò il voto peggiore solo perchè è il suo primo libro.... ;) Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Gioia Pascali, Dolceacqua (Imperia) (26-04-2005) Personaggi indimenticabili e tratteggio psicologico di una delicatezza quasi soprannaturale. Non riesco ad appassionarmi alle polemiche socio-letterarie su questo romanzo, che ho amato fin dalla prima pagina senza sapere niente del suo autore, né del dibattito in corso. Poi ho scoperto tutto, ho letto le varie recensioni su qesto sito sono "caduta dal pero"... Certo, il libro ha qualche difetto dovuto all'immaturità dell'autore, ma è un canto che vola veloce dalla prima all'ultima pagina, è un disco di rock e insieme una sinfonia malinconica, è un treno carico di personaggi ed emozioni così vere da travolgerti... Io mi sono anche commossa, nel leggerlo. Bello, bello, splendido! Va letto senza prestare ascolto ad altro, in santa PACE - come andrebbe letto ogni libro, del resto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
''' (25-04-2005) Ho letto il commento di un lettore,e sono davvero seriamente preoccupato per il futuro della cultura in Italia:è vero che l'unico modo che ha il Premio Strega di salvare la reputazione è di non far vincere Piperno,sarebbe un vero scandalo!! Ma temo che,come sempre,ci sarà l'ennesima conferma di quanto già si sa da anni:funziona tutto per raccomandazioni e appoggi,per non pensare al peggio.Triste e squallido,ma vero...Spero stavolta non sarà così. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
armageddon (25-04-2005) Nel romanzo tanto inutilmente osannato di Piperno si riscontrano sin dalle prime pagine gli errori che lo accompagneranno sino alla fine: il saccheggio nella sua biografia(pratica assolutamente vietata a qualunque autore che non voglia scadere nell’autoincensamento), l’uso costante di parole prese pedissequamente dal dizionario ed inserite in contesti scialbi, l’inconsistenza psicologica e caratteristica dei personaggi,la banalità della trama,le contraddizioni narrative.Potrei anche arrivare a perdonare l’esordiente per le sue scarse capacità,ma non posso fare altrettanto con chi si è occupato della parte di editing del romanzo.Ancora meno posso perdonare i critici letterari che si sono tanto scaldati per un caso editoriale che caso non è,rimane solo una grande montatura ben riuscita. Per non parlare del prezzo assolutamente esoso del libro!
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Caudio (24-04-2005) il libro in sè non è male, le vicende narrate prendono il lettore, non c'è dubbio, ma dalla pubblicità fatta mi aspettavo qualcosa di molto più alto....Proust? ma dov'è Proust? ne hanno parlato così tanto....sicuro che non si sono confusi i critici??? voto medio. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Sara (22-04-2005) Per capire questo libro è necessario essere fatti in un certo modo: solo le persone che appaiono fredde, rigide e antipatiche, ma che in realtà dentro sono un tumulto di emozioni sono in grado di amare lo stile di Piperno. Io, da sempre considerata così e che da sempre amo colpire le persone con le parole, ho provato la straordinaria emozione di pensare alla fine di molti periodi: incredibile, avrei detto la stessa cosa! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
gregorio marsiaj gregorio@sabelt.it (21-04-2005) Ho letto che questo romanzo è candidato al Premio Strega. Se lo vincesse sarebbe l'ennesima conferma che in Italia anche il mondo della cultura è lottizzato in mano a pochi potenti. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
uno (21-04-2005) Un romNZETTO PUERILMENTE STERILE E STEREOTIPATO, UNA PROSA ARTIFICIALE E NOIOSA, PERSONAGGI EVANESCENTI.ORRENDO SOTTO OGNI PUNTO DI VISTA.PECCATO SI STIANO SPRECANDO TANTE PAROLE SU UN LIBRO SIMILE.DA DIMENTICARE. Voto: 1 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 60 Recensioni 61 - 80 Recensioni 81 - 100 Recensioni 101 - 120 Recensioni 121 - 140 Recensioni 141 - 160 Recensioni 161 - 180 Recensioni 181 - 200 Recensioni 201 - 220 Recensioni 221 - 240 Recensioni 241 - 260 Recensioni 261 - 280 Recensioni 281 - 300 Recensioni 301 - 319
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