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Odifreddi Piergiorgio - Perché non possiamo essere cristiani (e meno che... |
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Titolo | Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) |
| Autore | Odifreddi Piergiorgio | Prezzo Sconto 15%
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€ 12,41
(Prezzo di copertina € 14,60 Risparmio € 2,19)
|  | | Dati | 2007, 264 p., rilegato, 8 ed. |
| Editore | Longanesi
(collana Le spade) |
| | Disponibile anche usato a € 7,30 su Libraccio.it | | | Disponibile anche in eBook a € 6,99 |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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"La prima stazione della nostra via crucis è l'inizio di tutti gli inizi: più precisamente, la mitologia ebraica della creazione del mondo e dell'uomo, narrata in due versioni diverse e contraddittorie nei capitoli I-XI del Genesi." Comincia così questo viaggio che il matematico Piergiorgio Odifreddi compie dentro le Scritture e lungo la storia della Chiesa, fino ai giorni nostri. Come uomo di scienza, egli considera l'affermazione che quello della Bibbia è l'unico vero Dio una "bestemmia" nei confronti di colui che gli uomini di buona fede, da Pitagora e Platone a Spinoza e Einstein, hanno da sempre identificato con l'intelligenza dell'universo e l'armonia del mondo. Come cittadino, afferma che il cristianesimo ha costituito non la molla del pensiero democratico e scientifico europeo, bensì il freno che ne ha gravemente soffocato lo sviluppo civile e morale, e ritiene che l'anticlericalismo sia oggi più una difesa della laicità dello Stato che un attacco alla religione della Chiesa. Come autore, infine, legge l'Antico e il Nuovo Testamento e le successive elaborazioni dogmatiche della Chiesa per svelarne, con una critica tanto serrata quanto avvincente, non soltanto le incongruenze logiche ma anche le infondatezze storiche, dando alla ragione ciò che è della ragione e facendo emergere dai testi la verità: ovvero, dice Odifreddi, che "Mosè, Gesù e il papa sono nudi".
http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788830424272
Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)
"La prima stazione della nostra via crucis è l'inizio di tutti gli inizi: più precisamente, la mitologia ebraica della creazione del mondo e dell'uomo, narrata in due versioni diverse e contraddittorie nei capitoli I-XI del Genesi." Comincia così questo viaggio che il matematico Piergiorgio Odifreddi compie dentro le Scritture e lungo la storia della Chiesa, fino ai giorni nostri. Come uomo di scienza, egli considera l'affermazione che quello della Bibbia è l'unico vero Dio una "bestemmia" nei confronti di colui che gli uomini di buona fede, da Pitagora e Platone a Spinoza e Einstein, hanno da sempre identificato con l'intelligenza dell'universo e l'armonia del mondo. Come cittadino, afferma che il cristianesimo ha costituito non la molla del pensiero democratico e scientifico europeo, bensì il freno che ne ha gravemente soffocato lo sviluppo civile e morale, e ritiene che l'anticlericalismo sia oggi più una difesa della laicità dello Stato che un attacco alla religione della Chiesa. Come autore, infine, legge l'Antico e il Nuovo Testamento e le successive elaborazioni dogmatiche della Chiesa per svelarne, con una critica tanto serrata quanto avvincente, non soltanto le incongruenze logiche ma anche le infondatezze storiche, dando alla ragione ciò che è della ragione e facendo emergere dai testi la verità: ovvero, dice Odifreddi, che "Mosè, Gesù e il papa sono nudi".
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| La recensione de L'Indice |
 I recensori di libri scritti da atei su questioni teologiche e religiose hanno preso l'abitudine di chiedersi chi glielo faccia fare. È successo in Italia con il Babbo Natale, Gesù adulto di Maurizio Ferraris (Bompiani, 2006; cfr. "L'Indice", 2007, n. 1), e con questo di Odifreddi, all'estero con The God Delusion di Richard Dawkins (Bantam Press, 2006). Si compatisce la loro ingenua presunzione di combattere con argomenti razionali una forza storica secolare che si è radicata nei costumi, nel linguaggio, nei miti e nei riti, nelle istituzioni, nelle feste e nel calendario. Odifreddi dichiara che gli atei non vogliono "sconvertire" ma difendersi dal clericalismo. L'unica difesa, tuttavia, è un indebolimento delle chiese, che si ottiene sottraendo loro sostenitori, o comprandoli con il benessere materiale o ragionando. Odifreddi non affronta in questo libro questioni teologiche quali le prove dell'esistenza di Dio, come faceva Bertrand Russell nel suo Perché non sono cristiano (1957; Tea 1999), ma ha scelto di leggere le Scritture, l'Antico e il Nuovo Testamento, e di far parlare i testi. Anche a questo proposito gli viene però obiettato che è noto che questi libri sono influenzati dalla cultura e dai costumi dei loro estensori, e l'esegesi biblica ci ha detto tutto quello che si può sapere su di essi, libri e autori, e sulla loro funzione storica e sociale. Proprio qui sta invece la grande forza dell'argomento implicito nell'impostazione di Odifreddi. La religione cristiana è una religione del Libro, un libro scritto da Dio, o ispirato da Dio: quello che sta scritto in quel libro rivelato legittima non solo la religione, le sue credenze e le sue pratiche, ma la chiesa stessa. Non a caso, quella cattolica si è sempre preoccupata che non fosse letto dai fedeli. Ora, se lo si legge si incontrano cose da far drizzare i capelli. Hai un bel dire che i libri riflettono i costumi dei tempi nei quali sono stati scritti (la Cei parla di "costumi in armonia coi tempi antichi", a proposito delle ricorrenti compiaciute stragi ordinate da Dio), o da autori ignoranti, resta il fatto che essi sono ispirati da Dio (Odifreddi ci ricorda che solo nel 1943 Pio XII ha invitato i credenti ad accettare i risultati dell'esegesi biblica e delle scienze storiche e antropologiche, ma che ancora il Concilio Vaticano II ha ribadito che Dio si è servito degli autori della Bibbia, agendo in essi "perché scrivessero tutte e soltanto quelle cose che Egli voleva fossero scritte"), e uno sguardo un po' più lungimirante Dio avrebbe potuto averlo rispetto all'orgia di incesti, violenze, massacri, obbrobri, falsità e inconsistenze che li pervadono. Se si riesce a dimenticare quello che ci ha raccontato il catechismo, con una non facile operazione tipo Lettere da Iwo Jima, alla fine della lettura non si può non riconoscere che questi testi sono umani, troppo umani: infatti sono stati scelti dalla chiesa, tra quelli disponibili ovviamente non si è potuto arrivare a riscriverne di politicamente corretti, salvo che in Paolo, che non aveva testimoni da considerare, e che pure è in odore di eresia, considerando Gesù un uomo , e stravolti dall'ermeneutica fino ad arrivare per opportunità a immettere tra i capisaldi del proprio magistero il contrario di quello che si arguisce potrebbe essere stato l'insegnamento autentico, più che ispirato, di un predicatore come Gesù. Odifreddi documenta nell'ultima parte la progressiva costruzione della fantastica dottrina attraverso i Concili. Se i libri sono umani ovviamente una persona ragionevole non può che pensare che siano umani, ma qui si sta parlando al credente allora c'è un circolo vizioso, perché la legittimità della chiesa si basa sulla credenza che quei libri siano dettati da Dio. La fede, in quel Dio, in quelle promesse di Dio, è basata su un resoconto di eventi, che narra l'intervento di Dio nella storia, dalla creazione e dal peccato originale al riscatto attraverso la morte del figlio di Dio e alla sua resurrezione. Il resto, che viene opposto a Odifreddi, la "semantica biblica" o la lettura spirituale, è di nuovo soltanto umano. Se l'origine divina dei testi non è neanche un dettato, ma solo un'ispirazione nel senso laico di avere un'idea, come è stato ispirato ad esempio José Saramago a scrivere il suo Vangelo secondo Gesù Cristo (Einaudi, 2005), resta una storia più o meno bella, più o meno truce, messa insieme in modo abbastanza approssimato. I credenti possono schizofrenicamente dichiarare di interessarsi solo agli aspetti spirituali, e accettare l'azione politica della chiesa come un'inevitabile conseguenza del suo essere nella storia. Ma il fondamento delle credenze spirituali allora non è più la Rivelazione, è quello che instillano ai bambini i genitori amorevoli e gli educatori autoritari, non è fede ma plagio. L'ordine delle cose non è che lo spirito è elevato, ma poi "la carne è debole", al contrario la carne è forte, ed è essa che ha plasmato lo spirito. La contraddizione fondamentale dei cristiani è che si sono presentati sempre con una duplice natura, da una parte la mitezza, sostenuta da alcune parti del Vangelo, dall'altra la struttura violenta e conquistatrice, la mitezza nei poverelli, la violenza nei potenti. Come le due personalità e i due tipi di azione siano potuti convivere e immettere nella civiltà dell'Occidente cose buone e cose cattive è un fatto curioso della storia, del quale forse Odifreddi potrebbe fare un bilancio in un prossimo libro sulla storia della chiesa. Gabriele Lolli |
Recensioni 21 - 40 di 301 recensioni presenti. Media Voto: 3.29 / 5AG (25-05-2009) Che noia la solita battaglia di 1 e 5 tra credenti o non.
Quest'opera io l'ho trovata esilarante, nel senso di davvero molto divertente. Purtroppo però non c'è mica molto da ridere. I giudizi negativi si attaccano ad una singola riga, un singolo errorino di traduzione, un singolo commento discutibile, apparendo come quelli che guardano il dito invece della luna.
Odifreddi non dimostra l'inesistenza di Dio, tranquilli. La sua tesi è quella del titolo, che potrebbe essere spiegata cosi: come si fa a permettere che scritture mediorientali di 2/3000 anni fa influiscano cosi pesantemente in ogni singolo aspetto della nostra vita del 2009?
Pasticci, errori di traduzione, incredibili interpretazioni forzate, assurde spiegazioni, pretese ridicole di storicità, devastanti errori (orrori) scientifici, etici e logici.
Odifreddi mi è parso perfino più "pacato" e meno arrogante del solito. Non fa altro che leggere le "sacre" scritture. Nient'altro. Quanti danni.
Voto 4 perchè secondo me manca una bibliografia precisa di riferimenti. Non credo proprio che l'autore abbia fatto un'esegesi delle scritture da solo (altrimenti sarebbero giusti gli attacchi di incompetenza ed arroganza), ma che abbia semplicemente sfruttato i tanti lavori esistenti. Bastava citarli.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Dario Lodi dariolodi@alice.it (25-04-2009) Il matematico Impertinente è un libro che va letto. Odifreddi brilla quando parla di scienza e, secondo me, dovrebbe rimanere nel suo ambito. Quando, infatti, affronta temi filosofici si "agita" cadendo in teorie semplicistiche.
Dimentica che l'uomo non è ancora quell'intelligente "robot" al quale lui allude. Trascura il fatto che certi testi, come la Bibbia e in special modo il Vangelo (non certo rivolto a quattro pescatori ignoranti - si vedano le finezze concettuali sottotraccia -) vanno interpretati: sono delle metafore, nate per supplire alla mancanza di vocaboli e di processi concettuali razionali all'altezza di quelli sentimentali. Non è vero che il Cristianesimo abbia rallentato lo sviluppo della scienza, semplicemente perchè - tramite la figura di Cristo, sempre metaforizzata - ha elevato l'uomo ad essere superiore in maniera ufficiale, consentendogli la speculazione scientifica in modo significativo.
Certa cecità ecclesiastica è frutto di errori umani, non di errori metodici. Il potere temporale della chiesa fu dovuto alla latitanza di quello laico dopo la caduta di Roma. La chiesa salvò la civiltà occidentale e costrinse i barbari ad apprezzarla, dando il là alla strapotenza di questa parte di mondo rispetto all'altra (sempre grazie a Cristo umanizzato).
Croce è additato come il responsabile maggiore del ritardo scientifico italiano: ma Croce si batteva affinchè l'uomo fosse prima di tutto un essere moralmente ineccepibile, non era contro la scienza.
Assurdo, poi, il parallelo Shoah-uccisione degl Indiani d'America. La prima è avvenuta nel cuore della civiltà (?), la seconda no. In via di principio, poi, tutte le stragi sono uguali: ma qesta è una triste banalità.
Ergo, Odifreddi fa bene a raccomandare riguardi verso la scienza, ma non dovrebbe contrapporla alla storia. Ci dia quello che sa darci, per cui lo ringraziamo, non diventi bulimico, con piatti, peraltro, che gli sono indigesti e che rende indigesti anche a noi.
Cordialità, Dario Lodi Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Enrico (23-03-2009) Ho letto il libro due volte. La prima volta scoprendovi, piacevolmente, cose che già sapevo o che avevo già riscontrate; la seconda rilettura, invece, dopo aver cercato e verificato sui "sacri" testi di riferimento (Bibbia, Vangeli, Catechismo) le altre discrepanze e contraddizioni che non conoscevo. Odifreddi non pretende di discutere dell'esistenza o meno di un dio (quale che sia), e neanche, nello specifico, della storicità o meno di un certo Cristo. Egli intende semplicemente evidenziare, in modo tanto logico e razionale quanto argutamente ironico, l'assurda pretesa di chi vorrebbe che Bibbia et similia fossero considerati sostanzialmente e formalmente veritieri, infallibili ed ispirati direttamente da un dio. Con la logica ed il ragionamento, Odifreddi contribuisce a restituire ai suddetti libri tutta la loro totale e fallace umanità ed inaffidabilità. Non scopre nulla di nuovo, ma elencando sistematicamente fatti e misfatti suggerisce un utile metodo d'approccio sicuramente valido anche per la lettura di altri libri "sacri" di qualsiasi altra religione. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mirko (17-03-2009) Un grande elogio al Prof.Odifreddi,che bisognerebbe ricordarsene,è un logico matematico e conseguentemente espone la propria visione in una trattazione esegetico/comparativa,sebbene ridotta, in piena armonia con sua la formazione che certo non è quella di un teologo o un dottore della Chiesa,nè pretende di esserlo. Esponendo la propria opinione che certamente può essere confutata e discussa,il prof. Odifreddi fornisce una chiave di lettura completamente diversa da quella sostenuta da chi ritiene di avere il monopolio della verità e pertanto, come in ogni dogmatismo, non può accettare il confronto delle opinioni.
La scienza, non è una portatrice di verità assolute,tutt'altro,le verità scientifiche (e chi se ne occupa lo sa bene) sono potenzialmente soggette a continui cambiamenti e il metodo omonimo ne è il fondamento non un accessorio. Innegabile che questo sia il "credo" dell'autore,non mi pare voglia imporlo a chicchessia e tanto meno offendere i credenti:
In ultima analisi un libro che tutti coloro che amano il confronto dovrebbero leggere senza pregiudizi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
marco supertoro@alice.it (11-03-2009) Il vero punto debole del libro è questo: il valore del Cristianesimo sta nel Sermone della Montagna di Matteo (cap. 5,6 e 7), come dice anche il Mahatma Gandhi; il resto sono "pure favole" (reine Märchen, come dice Schopenhauer), favole di origine mediorientale, come dice giustamente Odifreddi. Ora, è proprio come Odifreddi tratta il Sermone della Montagna che verrebbe da dire: "qui casca l'asino". In quanto, primo: afferma che è il trionfo del paradosso e dell'antinomia, mentre invece non c'è nè paradosso, nè antinomia nel dire prima: "beati i poveri (in spirito), perchè di essi è il regno dei cieli", e poi: "non accumulate tesori sulla terra; non potete servire Dio e Mammona," etc. A me sembra che si dica la stessa cosa, la prima volta in negativo, la seconda in positivo. Secondo: Odifreddi dice che il Sermone della Montagna prescrive la Perfezione, ch'è invece irraggiungibile: questa è una svista grossolana, poichè se la perfezione è irraggiungibile, non significa che l'uomo non possa tendere ad essa, e questo è precisamente l'unico motivo per il quale esistono le religioni, o perlomeno l'unica cosa sulla quale concentrare la propria attenzione nel valutarle; il fatto che lo stesso Gesù si abbandoni agli insulti e all'ira significa solo quanto la via da percorrere sia ardua. Terzo: Odifreddi critica la regola aurea: "tutto quello che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro". Ora, ha ragione Odifreddi che sarebbe stato meglio dire: "non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te", ma quest'ultima frase è perfettamente deducibile dalla prima, nè è vero che la prima si presti a fraintendimenti: allora è così per tutte le cose. Gandhi, che non era certo cristiano, affermava che il Sermo del Monte è sublime; e Schopenhauer, che non era certo cristiano, affermava ugualmente che il Sermo del Monte è sublime. Dunque, anche se il libro va bene (anche se si legge troppo una personale e finanche rabbiosa antipatia verso le religioni), alla fine non va bene proprio per come tratta il Sermone. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Cristian (06-02-2009) Bellissimo!Dovrebbero leggerlo credenti e non in modo tale da schiarire le idee anche a quest'ultimi anche sulla Bibbia che il 90 % (anche di loro)non conosce!Sarebbe da inserire come libro di testo a scuola, in modo tale che i bambini potrebbero fare un confronto tra ciò che insegna loro in maniera martellante il cattolicesimo e un libro opposto che mette in luce tutte le superstizioni religiose e le bassezze ed inganni del vaticano e della chiesa nei secoli ieri ed oggi! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Bilbo (05-02-2009) Proseguo il mio precedente commento:
Non si vede, traducendo dal latino, dove Odifreddi abbia preso quell’avverbio, «solo», che cambia tutto il significato dell’espressione. In realtà è una sua fissa quella di spiegare che il cristianesimo ha oppresso la donna, e che il «mito di Eva», la storia della costola, «non è altro che una delle innumerevoli variazioni sul tema della subalternità biologica e morale della donna rispetto all’uomo» (Repubblica, 19/3/2007). Peccato che la posizione della Chiesa sia sempre stata un po’ diversa: «Non c’è più giudeo né greco, né maschio né femmina…». Lo diceva San Paolo, mentre San Tommaso affermava che Dio ha creato Eva da una costola di Adamo: non dalla testa, perché non gli è superiore, né dai piedi, perché non è inferiore, ma dalla metà del corpo, a significare l’eguaglianza, in dignità, dell’uomo e della donna. Ma il divertente, nel nuovo libro di Odifreddi, è l’interpretazione filologica e storica della Genesi. Secondo l’esimio matematico, che cretino non è, la Bibbia erra già al principio: infatti nell’originale ebraico la parola Dio, Elohim, è plurale e il verbo barà, creò, è al singolare. Questo significherebbe che gli ebrei erano in fondo politeisti come tutti gli altri popoli! Odifreddi non capisce, o finge di non capire, che l’espressione è di una profondità immensa, e inaccessibile, all’epoca, per qualsiasi altro popolo che non avesse avuto la Rivelazione: dice, infatti, della Trinità e Unità, allo stesso tempo, del Dio cristiano. Un concetto filosofico profondissimo, che non ha nulla a che vedere col banale politeismo! Un redattore politeista, infatti, avrebbe usato soggetto e verbo al plurale.
Ma non è finita. Odifreddi spiega anche che il Dio della Genesi «non è altro che un povero Demiurgo, come quello del Timeo platonico», cioè non un Dio creatore, ma un semplice plasmatore, modellatore di una materia eterna, preesistente. In questo modo si vorrebbe liquidare la grande novità filosofica del cristianesimo:il concetto di creazione e di Dio trascendente!Continua Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Maruska B. (15-01-2009) Questo libro è veramnete bellissimo. Chi argomenta sulla competenza in materia del professor Odifreddi forse è molto più ignorante di lui. Non vale la pena fare ulteriori commenti. Il professor Odifreddi è vceramente un GRANDE!!!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Elisabetta (13-01-2009) Banale, scontato e presuntuoso. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
francesco da noto (22-12-2008) Un libro veramente al di sotto della mediocrità, di conseguenza la mia valutazione è di uno su cinque. Odifreddi pretende di affrontare argomenti di cui capisce poco o nulla e su cui per giunta vuole emettere la sentenza definitiva: stupefacente! Darò solo un esempio dell'ignoranza dell'autore: l'esimio, nel tentativo di dimostrare l'anacronismo della fede in Dio padre sostiene che il latino deus, il greco theos ed il sanscrito dyaus avrebbero la stessa origine indoeuropea, cosa che uno studente di linguistica del primo anno potrebbe facilmente segnalare come errata, essendo l'esempio tipico che si fa per invitare all'attenzione gli studenti che si avvicinano a studi sull'indoeuropeo. Il modo semplicistico e rozzo con cui l'autore si avvicina alle tematiche esegetiche rasenta il ridicolo. E' diffcile credere che una persona che si rapporta a tematiche simili con tale pressapochismo abbia potuto svolgere una qualsiasi carriera accademica. poi ci i chiede perchè l'università sia in crisi!
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Oliviero accorillo@tiscali.it (11-12-2008) Bhe' per rispondere ad alcuni che hanno scritto prima che ritenevano che Oddifreddi non avesse competenze in materie dico solo che credo molto di più a uno studioso come Oddifreddi che ha compiuto studi empirici,matematici,dunque realistici, rispettio a qualsiasi teologo,prete o chicchessia di questo mondo, i quali hanno tutta la vita compiuto studi solo su ipotesi,credenze e in generale fatti non accertati e documentati...
Questo libro bisognerebbe farlo leggere ai preti,vorrei vedere cosa direbbero in merito...
Finalmente un libro che mette in luce tutto le scioccherie credute e portate avanti dai milioni di credenti nel cristianesimo nel mondo.. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Robin (25-11-2008) Libro piacevole che si legge tutto d'un fiato. Ironico quanto basta, è un personale ragionamento sulle discrepanze, vere o presunte, di ciò che narra la Bibbia rispetto ai fatti storici. Non lo trovo un libro accusatorio e nemmeno vedo l'intenzione dell'autore di far cambiare la nostra opinione sulla religione. Magari, fa riflettere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
gardenpaty arcuri.domenico662@tiscali.it (25-11-2008) Ho letto per la seconda volta questo libro.
Ho tratto delle conclusioni: e' vero che molti cristiani ignorano gran parte della dottrina della loro religione, per non parlare poi delle sacre scritture, ma e' proprio l'ignoranza che determina il successo di questo libro, soprattutto se scritto in modo direi propedeutico e coinvolgente allo stesso momento.
E' vero che garn parte dei cristiani sono mossi da emotivita' a volte poco razionale,potremmo definirla religiosita' o fervore religioso, ma e' altrettanto vero che e' proprio l'emotivita' dei molti lettori mista a ignoranza sui temi religiosi ( che accomuna un po' tutti gli italiani) a far si che questo libro sia diventato un piccolo ( piccolino direi) baluardo contro una sorta di potere costituito di turno ( in questo caso la chiesa)
Credo che il Prof Odifreddi possa avere successo come scrittore, grazie al suo modo di saper raccontare, sui temi politici e sociali, meglio di Stella, Travaglio o Gomez.
Domenico Arcuri
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Fabrizio (20-11-2008) Meglio leggere "Discorso contro i cristiani" di Porfirio o " Contro i cristiani" di Celso. Almeno si possono leggere accuse rivolte ai cristiani che risalgono al II secolo dopo Cristo. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Simona tsimona@email.it (19-11-2008) Finalmente ho avuto l'occasione di leggerlo. Proprio perchè sono una credente cristiana,non cattolica però ,ma valdese, avevo interesse di conoscere le argomentazioni del noto professore di matematica. La delusione è stata totale. Lascio da parte la questione del suo ateismo perchè questo, come la fede, essendo una scelta personale non è soggetta a discussione. Mi ha sconcertato invece il basso e superficiale livello delle argomentazioni. L'incompetente professore ha la presunzione di accostare il suo nome a quello di un pensatore denso e complesso come Russell, di ricordare un genio come Nietsche: che presunzione smodata! Va bene che si è legittimati dalla libertà di espressione a divulgare il proprio pensiero ma poi è evidente che se propalo corbellerie a buon mercato qualcuno un po' più informato se ne accorgerà e lo farà notare. Ci vorrebbe lo spazio che non ho per distruggere le sue esili considerazioni. Il matematico impertinente è un incompetente di lingue antiche, in specie l'ebraico, su cui prende vistosi abbagli, non ha la benchè minima idea di filologia semitica, di storia vicino-orientale, non conosce nulla dei metodi storico-critici, di analisi narrativa e strutturalista, nulla dei generi letterari, non sa esegeticamente niente dell'approccio metodologico a un testo antico, non conosce il mondo e il pensiero ebraico. Affronta una materia non sua con presunzione arrogante col risultato che non si può non sorridere della sua inconsapevole ingenuità. Ha scritto questo libello pensando di fare chissà quale rivelazione, ma non lo sa che le cose che lui dice sono oggi alla base dei moderni studi di esegesi e teologia biblica e sono il risultato di una ricerca che ha ormai più di 200 anni? E ora viene lui a illuminarci! Piergiorgio, hai una bella intelligenza, usala per gli obiettivi che sono alla tua portata. Non ci interessa nulla del tuo ateismo, ma non fartene coinvolgere così tanto da far queste figure meschine! Aggiornati, Piergiorgio, sei superato. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
matteo raggi (07-11-2008) Sono a metà a leggerlo, si legge velocemente:
ogni sera mi addormento scoppiando a ridere e sconvolto di stupore per la tragicità della situazione sociale che molte persone vivono.
Libro fantastico, fossi in politica farei confezioni gratuite in ogni famiglia sotto al soglia di povertà ed offerta metà prezzo senza scadenza per tutte le altre famiglie del sud europa (ma anche nord america e medio oriente)e sud america.
Libro stupendo, grazie pe le fatiche documentarie e per la simpatica Ironia Mr Odifreddi! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Roberto C. (15-10-2008) Il libro paradossalmente aiuta il credente a capire la sua religione! Vengono spiegati nel libro concetti base del cristianesimo e si ragiona criticamente su molti passi del vecchio e nuovo testamento. L'unica cosa che non riesce a fare è dimostrare la tesi del titolo ma non fa niente. Il credente è tale per un atto di fede.Non è che il fine di un libro sacro sia quello di essere logico e coerente in modo da convincere la gente a credere razionalmente.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Legolas Verdefoglia (06-10-2008) (Seconda parte del commento)
E altrettanto mediocri sono i santificetur d’Odifreddi; anzi lo sono ancora di più, perché abboccano (per partito preso) a tutte le fandonie che vengono loro propinate. Se questi campioni del laicismo aprioristico si fossero sforzati di leggere scritti ben più elevati, come l’Eutidemo di Platone o le Confutazione sofistiche di Aristotele, avrebbero ben compreso tutte le menzogne scritte nei libelli dell’esimio professore, colmi come sono di fallacie di pertinenza, reductio ad absurdum, lacune e ben calcolate omissioni. Voglio poi sottolineare una cosa: chi ha scritto la presentazione è stato così sprovveduto da paragonare Odifreddi a Voltaire. Posto che il paragone è impraticabile ed oltraggioso, voglio ricordare a tutti gli ammiratori dell’esimio professore (e a lui compreso), sicuramente tutti ateissimi orgogliosi (contenti loro…), che basterebbe leggere qualche pagina di Voltaire per sapere ch’egli disprezzò sempre gli atei, reputandoli un pericolo per la società (e in questo caso aveva assai ragione).
Parafrasando dal Genio del Cristianesimo le parole del grande Chateaubriand: l'unica cosa di cui sono pienamente certo è che il Cristianesimo, comunque vada, ne uscirà trionfante.
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Elia (04-10-2008) Mi è molto piaciuto, in quanto mette in risalto tutte le utopie e follie sulle quali si è costituita la religione cristiana. Io credo fermamente in un "Principio Creatore" e trovo veramente incredibile per chi crede nell'"ESSERE SPIRITUALE" rimanere imprigionato in un credo costruito da Abramo in poi da -uomini che hanno applicato un potere sulla credulità di altri uomini-. Per quanto riguarda Gesù non scrisse nulla, quello che sappiamo deriva da altri, attraverso un proprio modo di vedere o di voler vedere. Non sono atea... credo fermamente di essere coscientemente parte di una CREAZIONE, e di essere sulla terra per vivere una mia esperienza di crescita.
Preferisco un'ateo che uomini di fedi che imprigionano nella falsità!
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
domenico arcuri.domenico662@tiscali.it (19-09-2008) mi chiedo se il professor Odifreddi abbia il coraggio di scrivere un libro dal titolo "perche' non possiamo ritenerci islamici e meno che mai musulmani " con tanto di mezzaluna trafitta da una freccia sulla copertina.
non credo che la logica abbia confini di continente , voglio dire vale anche per i musulmani ( come per gli ebrei, buddisti induisti etc).
Non credo pero' che questo ipotetico libro andrebbe in ristampa in arabia saudita in iran
o in egitto. Voto: 1 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 60 Recensioni 61 - 80 Recensioni 81 - 100 Recensioni 101 - 120 Recensioni 121 - 140 Recensioni 141 - 160 Recensioni 161 - 180 Recensioni 181 - 200 Recensioni 201 - 220 Recensioni 221 - 240 Recensioni 241 - 260 Recensioni 261 - 280 Recensioni 281 - 300 Recensioni 301 - 301
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