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Céline Louis-Ferdinand - Viaggio al termine della notte |
L'anarchico Céline, che amava definirsi un cronista, aveva vissuto le esperienze più drammatiche: gli orrori della Grande Guerra e le trincee delle Fiandre, la vita godereccia delle retrovie e l'ascesa di una piccola borghesia cinica e faccendiera, le durezze dell'Africa coloniale, la New York della "folla solitaria", le catene di montaggio della Ford a Detroit, la Parigi delle periferie più desolate dove lui faceva il medico dei poveri, a contatto con una miseria morale prima ancora che materiale. Questo libro sembra riassumere in sé la disperazione del nostro secolo: è in realtà un'opera potentemente comica, in cui lo spettacolo dell'abiezione scatena un riso liberatorio, un divertimento grottesco più forte dell'incubo.
http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788879720175
Viaggio al termine della notte
L'anarchico Céline, che amava definirsi un cronista, aveva vissuto le esperienze più drammatiche: gli orrori della Grande Guerra e le trincee delle Fiandre, la vita godereccia delle retrovie e l'ascesa di una piccola borghesia cinica e faccendiera, le durezze dell'Africa coloniale, la New York della "folla solitaria", le catene di montaggio della Ford a Detroit, la Parigi delle periferie più desolate dove lui faceva il medico dei poveri, a contatto con una miseria morale prima ancora che materiale. Questo libro sembra riassumere in sé la disperazione del nostro secolo: è in realtà un'opera potentemente comica, in cui lo spettacolo dell'abiezione scatena un riso liberatorio, un divertimento grottesco più forte dell'incubo.
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| La recensione de L'Indice |

scheda di Minsenti, P., L'Indice 1993, n.10
(scheda pubblicata per l'edizione del 1992)
La riproposta del "Voyage" nella nuova traduzione di Ernesto Ferrero, che segue a sessant'anni di distanza la prima traduzione italiana firmata da Alex Alexis, s'inserisce opportunamente nell'attuale dibattito sulla necessità di aprire nuove vie alla narrativa italiana, che secondo alcuni troverebbe nel geniale sovvertitore della letteratura francese un modello insuperato, la cui eredità in Italia resta ancora tutta da raccogliere e da riscoprire. Nel caso del "Voyage", proprio il confronto fra le due traduzioni ci mostra due diversi modi di interpretare le innovazioni di Céline e di assimilarle all'italiano letterario. A lungo ci si è limitati a riconoscere nell'uso del parlato e dell'argot i caratteri più originali del romanzo. In realtà la novità del "Voyage" non si riduce affatto a questi elementi espressivi, i più caduchi e facilmente deperibili, ma è fondata su un'originale rielaborazione di quei materiali linguistici, al fine di ottenere uno stile apparentemente immediato, in realtà estremamente artificioso. L'equivoco aveva pesato su Alexis che, se aveva tentato di riprodurre i termini dell'argot popolare, per il resto aveva ristabilito le "buone maniere" della lingua letteraria, correggendo sistematicamente tutte le apparenti goffaggini e forzature, e realizzando così un ibrido in cui la carica eversiva dell'originale risulta spesso mitigata e attenuata, se non addirittura inconsapevolmente tradita. Ferrero, già cimentatosi con la traduzione di "Casse-pipe" nel 1979, dimostra invece una precisa consapevolezza dei meccanismi stilistici che regolano la prosa céliniana, attento a rispettarne il ritmo, lo scardinamento sintattico e il raddoppiamento dei pronomi personali a cui Spitzer aveva dedicato un famoso saggio. Non si tratta per questo di un calco radicale, tentazione facile quanto improduttiva sul piano espressivo; piuttosto, come avverte nella postfazione, appellandosi alla "fedeltà" alla propria lingua e alla propria tradizione letteraria, il problema è quello di realizzare un compromesso, che mira a integrare nell'italiano parlato le forzature sintattiche di Céline, ricorrendo magari a minimi interventi sulla punteggiatura o sulla collocazione delle parole. Questa stessa fedeltà interpretativa viene impiegata per rendere il continuo intarsio tra vari registri, da quello sostenuto a quello basso e triviale, che costituisce uno dei caratteri distintivi della lingua del "Voyage", più tardi ingiustamente ripudiata da Céline. E proprio qui è dato cogliere uno dei risultati più convincenti di questa traduzione, che sfrutta felicemente le risorse dell'italiano letterario contaminandole con la concretezza dell'italiano parlato e popolare, per ricreare l'eloquenza plebea e sbracata, la ridondanza goffa e triviale con cui questo Zola espressionista lancia il suo provocatorio attacco contro il mistificante conformismo della lingua ufficiale.
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Recensioni 41 - 60 di 95 recensioni presenti. Media Voto: 4.6 / 5deborah (06-11-2006) Uno dei più bei romanzi del NOvecento. Uno di quelli che ti narra la guerra senza retorica ed eroismo, am con la forza di un pugno allo stomaco. La notte è lo sfondo reale delle passeggiate per parigi del protagonista, ma è anche una notte metafisica: quella del nichilismo, dell'assenza dei valori, della morte di Dio. E cosa significa "al termine della notte"? Riusciremo a venire fuori dal buio pesto? Ci attene un'alba? Un giorno nuovo? Insomma è un titolo evocativo che già ti spinge a domande, a parte il fato che già la parola "viaggio" è sinonimo di un movimento dell'animo, di una curiosità del cuore. Un romanzo assolutamente da leggere. Meraviglioso Céline
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alessio alessioqua2003@yahoo.it (03-11-2006) non potrei finirlo subito, per la prima volta mi capita di leggerlo in contemporanea con un altro libro, probabilmente sarà anche l'unico che leggerò di Celinè e quindi voglio centellinarlo; Bardamu ha lo stesso carattere di Don Chisciotte, però è più furbo e se ne frega; mi piacerebbe molto prendere una birra con Bardamu!!! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
fabrizio (13-10-2006) Romanzo surreale, picaresco, comico, grottesco e al contempo di un realismo struggente, "Il viaggio di Bardamu" ci fa riflettere sulle abiezioni del secolo passato come nssun altro aulico capolavoro riesce a fare. Celine a dispetto del suo anarchismo a volte pericolosamente razzista è un grande scrittore del Popolo, ama le classi popolari come altri scrittori "di sinistra" non riescono a fare a causa della loro origine borghese. In Celine invero non c'è Falsa coscienza ma compassione.... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
baton baton@email.it (01-09-2006) Ci sono "scrittori", scrittori mediocri, bravi, grandissimi. E poi c'è Céline.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gianpaolo (01-09-2006) "...man mano che resti in un posto, le cose e le persone si sbracano, marciscono e si mettono a puzzare appositamente per te." Voto: 5 / 5 |  |  |  |
M. C. (31-08-2006) Grandissimo capolavoro, di quelli che si contano sulle dieci dita. Tra tanti commenti, nessuno che spieghi cos'è la notte a cui allude uno dei più bei titoli di romanzo mai pensati. La notte è la vita. Fin quando non si perviene alla Verità o alla resa. Quanti attingono la luce della Verità? Forse Léon Robinson l'ha vista; e Bardamu? "Non ce l'avevo fatta in definitiva". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Roberto robert_best_10@yahoo.it (25-07-2006) Cosa siamo noi? Carne flaccida messa su questo Mondo in balia del Destino? E come interagire in questo contesto? Come ci lasciamo vivere?
Cinico e amaro, questo è il racconto di una Vita consciamente e inevitabilmente subìta, malgrado la continua fuga da essa, senza speranze - tanto alla fine la Vita ci trova sempre - in attesa che i vermi ci divorino. Un capolavoro, anche se Morte a Credito è più bello, perché la Vita è vista, e subìta, dagli occhi di un bambino. Quindi con qualche illusione in più, illusione che sarà presto disillusa. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gaetano (12-07-2006) Buuuuum buuuum buuuuum bardamu! anke capossella non ha resistito a questo personaggio che rakkiude in se tutte le contraddizioni dell'uomo...bardamu va capito, accettato ma non giudicato perkè sennò il giudizio ci si rivolterà contro...bardamu è meskino crudele fifone egoista ma...è anke buono, eroico, altruista...è uno che parla in faccia che le cose non le manda a dire...è un bastian contrario è un antieroe ma a maggior ragione l'unico vero grande eroe della letteratura del '900...Celine,Henry Miller, O'Hara,Fitzgerald, Hemingway.... grazie di aver messo mano a carta e penna! oggi che abbiamo? Harmony e dan brown...se la giocano! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ulrich (06-07-2006) Uno dei libri piu' alti e perfetti della letteratura di tutto il mondo e di tutti i tempi: spietato, violento e dolcissimo, lucido e disperato, prosa di una musicalita' unica e irripetibile. I personaggi - proprio come noi - sono ridotti a semplici marionette in balia del gioco osceno e fantasmagorico del destino. Pur nella disgrazia di essere nato, felice chiunque sia destinato a leggere, capire e amare una simile rivelazione in forma di libro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giuliano Morelli (16-06-2006) Semplicemente unico! Nei meandri della "letteratura" dei nostri giorni ogni confronto diviene impossibile con questo capolavoro assoluto della lettaratura del novecento; ogni riflessione, ogni descrizione dei paesaggi, ogni personaggio diventano un emblema della vita di tutti noi e ci possono aiutare, forse, a comprendere il reale senso della nostra esistenza.
Consiglierei di leggerlo più volte sottolineando le innumerevoli frasi memorabili tra le quali mi piace ricordare le seguenti:
"La vita è questa, una scheggia di luce che finisce nella notte", "Sti preti sanno comunque soffocarti i peggiori scandali", "Non si può vivere senza il piacere nemmeno un secondo ed è ben difficile provare davvero del dolore. Così è l'esistenza". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
PaPo informapapo@tiscali.it (26-05-2006) A mio avviso, un autentico genio. Tocca la vita come una carezza della morte. Rimane (e rimarrà) il mio libro preferito.. lo porto sempre con me. Non basta una sola volta per capirlo appieno (se mai ci si riuscirà) ma tali finezze e sfumature, denotano un cervello sopraffine che sa deliziare appieno il lettore.. che riesce a scoprire pian piano la propria vita. Grazie di cuore Celine. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ugo fiore wumpus@libero.it (29-04-2006) Libro straordinario. La forza sta nel linguaggio che riesce a far penetrare bene in fondo alla meschinità umana in generale. Direi un libro
NO-GLOBAL. Tutti gli uomini da tutte le parti sono così, più o meno camuffati. Ci vuole equilibrio per resistere alla lettura, tremenda, di questo libro che trovo di una realtà assordante.
Non capisco come nella quarta di copertina possa essere usato il termine 'esilarante' riferendosi alle vicende di Bardamu, quando invece sono tutte così spietate. La lucidità di Celine è straordinaria. Meraviglia però sempre il Celine
uomo che davvero mi resta del tutto incomprensibile come tanta pietas (perchè al fondo c'è amore e pietà nel suo libro) per questa umanità sofferente e certe adesioni politiche.
Forse Celine fa parte del mondo che descrive e non ne è in contraddizione. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
federico cannelloni (23-03-2006) La cosa che non mi riesco a togliere dalla mente è che il libro è stato scirtto nel 1932. sicuramente vi hanno influito la guerra appena finita e quella che stava per incominciare, però l'ho trovato un libro senza tempo, un libro che ha avuto la fortuna di essere stato scritto da uno che ha colto il vero senso dell'esistenza umana, per quello che questa frase possa voler dire. mettiamola così, Celine ha colto l'anima nera che alberga nel cuore di ognuno di noi. chi può dire di non essersi mai sentito meschino? chi non ha mai saputo che aveva appena fatto del male a qualcuno? tutto questo è dentro queste pagine. l'africa, l'america, la francia, la guerra, la pace, l'amore,la morte,la vecchiaia,l'infanzia,i malesseri fisici e sentimentali, tutto perde senso quando vieni buttato nel miscelatore della vita vissuta, tutto può scorrere addosso, anzi molte volte è proprio questo che succede, senza essere noi in grado di accorgercene. come qui piccoli battelli che scorrono sulla Senna nera alla fine del libro, continuiamo a vagare in cerca di un approdo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Teppolina (22-03-2006) Un viaggio nel mondo dell'assurdità,una lunga riflessione sulla vita e sui mostri esteriori ed interiori alla società moderna e,di riflesso,all'uomo stesso. Spunti geniali,ma poco affine forse al gusto moderno del lettore,in quanto non succede mai nulla,è solo un lungo monologo autoreferenziale del protagonista,che ti lascia con più di un dubbio in testa...la vogliamo chiamare genialità? Forse a tratti... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
anna (07-03-2006) ho impiegato moltissimo tempo a finire questo libro, perché avevo bisogno di fortificarmi man mano che procedevo nella lettura. un libro tosto, per me molto molto più disperato che grottesco. però scritto in modo geniale. all'inizio lo stile ti respinge, poi ti conquista, e moltissime descrizioni e riflessioni sono magia pura. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
DeAlbertus (20-02-2006) Bel libro. L'autore si inebria della sofferenza sua e altrui, si lascia sedurre dall'angoscia, con un po' di masochismo e l'intima convinzione che per godere veramente con l'anima, bisogna raschiarne il fondo. Si immerge intellettualmente nel male fino incarnarnarlo, diventando egli stesso miserabile non tanto per condizione quanto per scelta e per sete di conoscenza, la conoscenza di ciò che è oscuro e proibito. Un'operazione bellissima se è limitata all'arte, Ma Céline volle fare anche il politico e scrisse quegli orribili libelli antisemiti che ancora oggi non si possono digerire. Comunque io preferisco una scrittura più oggettiva e che si fa meno sedurre dal proprio ego. Quando leggo una storia, preferisco scordarmi che c'è qualcuno che l'ha scritta, per immergermi completamente nei fatti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Vincenzo vinceguari@libero.it (13-01-2006) Ho appena finito di leggere (per la seconda volta e non credo l'ultima) il Viaggio e mi risulta difficile parlarne perchè è come parlare del proprio io, della propria coscenza. Se vi lasciate conquistare dalla sua lettura vi renderete conto che Celine vi porterà sul baratro e forse più giù. La perenne ricerca di conoscere di Bardamu richiama in qualche modo l'Ulisse dantesco. Ma i personaggi celinianì sono molto più umani. La nobile sete di sapere che spinge Ulisse a varcare le colonne d'Ercole, diventa in Celine un'affanosa ricerca e un attaccamento alla Vita che lo porta ad esplorare l'uomo anche nei suoi istinti più bassi. Una volta intrapreso il viaggio, sarà inevitabile riconoscersi in Bardamu, ma anche in Robinson e nella vecchia sig.ra Henrouille. Attenti però, il rischio è grosso: potreste rendervi conto di quanta miseria è in ciascuno di noi (e non solo nel mondo che ci circonda). Celine non si contrappone come eroe positivo al mondo circostante. Nel momento in cui lo denuncia, ammette egli stesso di esserne un protagonista. Trovo il libro un capolavoro assoluto, una splendida ossessione. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marco1967 - Roma marcomaresca1967@yahoo.it (09-12-2005) Uno tra i più belli, significativi ed importanti romanzi del Novecento. Già aprendo le prime pagine si entra nella magia che solo i grandi scrittori sanno creare: l'identificazione tra scrittore, personaggio protagonista e lettore. E non si entra in una storia qualsiasi, ma in quella del nostro secolo passato, pur restando nell'ottica soggettiva dell'io narrante. Un io narrante molto ironico, autoironico, "cattivo", amaro e divertente, ma anche virilmente malinconico, sensibile e poetico.
La scrittura, che ad una primissima lettura superficiale potrebbe sembrare non facile o gergale, in realtà è il prezioso frutto di un attento studio e diviene presto pura musicalità che accompagna al meglio il lettore nelle immagini e nelle sensazioni evocate da Céline.
Taluno parla di eccessività di Céline, credo sbagliando bersaglio. Céline non è eccessivo in quello che narra, egli racconta di cose del tutto plausibili, talvolta quotidiane, quasi tutte da lui stesso vissute. Il suo "eccesso" è in realtà l'arte con la quale egli descrive, indaga e deforma, nella sua ottica soggettiva ed esistenziale, persone, ambienti ed accadimenti. Ci sono autori che narrano di cose davvero improbabili ed eccessive con prosa e suggestioni miserevoli da rapportino di polizia: quello è il vero e sgradevole eccesso.
Questo libro ha di sicuro un difetto: dopo averlo letto sarete più severi e pretenderete molto di più da altri libri di altri autori. Bon Voyage a tutti! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alessandro Azzolini (25-11-2005) Torno spesso alle pagine del Voyage. Come non farlo? E' un libro che ti ammorba, ti cresce dentro come una cancrena; difficile non identificarsi con Bardamu, con il suo isterismo, il suo smarrimento, il suo considerarsi sradicato, la sua capacità visionaria, ai luoghi derelitti, alla vita che scorre nel delirio, alla sua figura Christi.
Un libro che ti cambia la vita, che ti accompagna per tutta la vita, fino alla fine del viaggio, appunto.
A mio parere, forse il più importante romanzo di tutto il 900. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ale bedica (10-10-2005) Ricordo il Voyage da sempre nella biblioteca di mio padre,ma è stato Roger Nimier a spingermi ad acquistarlo (e non a prenderlo in prestito).Celine ama la scrittura vorticosa,l'espressionismo,la furia verbale.E'proprio lui che ci spiega come:"Rifaccio ogni frase dieci volte..E i poveri cretini credono io improvvisi!".Nelle pagine del Viaggio la letteratura guarda alla vita come espiazione e lavacro.La vita di Ferdinand Bardamu è un flusso ondivago determinato da pulsioni e ossessioni segrete;il protagonista è un antieroe pavido e troppo umano,che pensa alla sua salvezza,che vuole fuggire dall'orrore delle trincee,che non ha nemici,che non uccide.Grazie a lui Celine crea un vero romanzo dell'eccesso (disperazione,sconfitta,desiderio,noia e sarcasmo),dissacrando tutto e tutti,ricchi e poveri,ma imprimendo su ognuno il fiato gelido della morte.E' stato Roger Nimier negli anni cinquanta,in qualità di direttore letterario della Gallimard a recuperare Celine,il suo maestro, dall'oblio (e dal confino).Volutamente il primo romanzo di Nimier,Le spade,pubblicato nel 1948,non è scritto con la furia verbale del Viaggio,ma con uno stile impeccabile,scarno e distante,ed il suo eroe,Francois Sanders,ha finalmente il coraggio,la rabbia,la sfrontatezza,il piacere del duello che mancano in Bardamu.Le reincarnazioni,le adottività ed i plagi non cessano in letteratura.Nimier copia Celine,ma Simenon copia Nimier. Nel suo indiscusso capolavoro "La neve era sporca",il protagonista Frank ha molte affinità con Sanders (il vuoto morale,la violenza e la indifferenza tardo adolescenziale),mentre da Bardamu ha solo ereditato il fascino dell'eroe negativo. Viaggio al termine della notte:il titolo.Ancora ci viene in aiuto l'autore:"Coraggio Ferdinand..finirai di sicuro per trovarlo il trucco che gli fa tanta paura a tutti gli stronzi che ci sono in giro!".Forse Nimier lo stava proprio cercando quando in un'alba autunnale del 1962 si è schiantato alla periferia di Parigi a bordo della sua Aston Martin.
Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 60 Recensioni 61 - 80 Recensioni 81 - 95
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