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I commenti di maurizio .mau. codogno
Recensioni 1 - 20 di 128 recensioni presenti.  Media Voto: 3.49 / 5

(07-09-2014)
Libro - I cavalieri del congiuntivo - Orsenna Erik
Erik Orsenna ha scritto una serie di libri per ragazzi dove racconta in maniera molto romanzata le bellezze della grammatica - e anche le possibili bruttezze, a dirla tutta. Questo libro è il secondo della saga, dopo "La Grammatica è una canzone dolce" che non ho letto, il che significa che ho avuto qualche problema di comprensione: non basta certo una pagina di "riassunto della puntata precedente" per potersi immergere completamente nell'opera. Il libro non è certo un capolavoro assoluto, e non so come possa essere considerato dal presumibile target di lettori, cioè i dodici-quattordicenni: però almeno per quanto mi riguarda sono state due ore (scarse) di piacevole lettura, tra le storie relative ai vari tipi di forme verbali personificate - e per fortuna italiano e francese sono lingue piuttosto simili, non oso pensare a cosa possa essere la traduzione in inglese. Dal punto di vista didattico direi che è un ottimo modo per farsi un'idea della diversità dei vari modi verbali; il cameo finale di Jorge Luis mi ha poi strappato un sorriso. Nota di plauso per la traduzione di Francesco Bruno: è vero che francese e italiano hanno una struttura grammaticale simile, ma questo non significa mica che si possa fare una traduzione letterale. Il fatto che non ci si accorga che il libro sia francese è assolutamente positivo! Nota finale: spero nessuno si offenda se dico che le illustrazioni di Fabian Negrin mi hanno lasciato freddo.
Voto: 3 / 5
(07-09-2014)
Libro - Abyss - Regazzoni Simone
Questa primavera ero stato invitato a un incontro con Giulio Giorello e Simone Regazzoni in occasione dell'uscita di un loro libro (non insieme, uno ciascuno...) Visto che Regazzoni come oratore era molto vivace ho pensato che avrei potuto sfruttare il soggiorno estivo al mare per leggere la sua opera, che non è un saggio come i suoi libri precedenti ma un romanzo d'avventura; roba più leggera, insomma. Il mio unico problema è che io non leggo questo dipo di romanzi - tanto per dire, non ho mai toccato _Il Codice Da Vinci_ e quindi non sono ben sicuro di che cosa posso dire al riguardo; questa insomma è una recensione più sintattica che semantica. Così ad occhio i topoi del genere sono tutti rispettati; ovviamente il fatto che il protagonista sia un professore universitario di filosofia non è certo un problema, come non lo è nemmeno la quantità di punti in cui bisogna sospendere l'incredulità: diciamo che è roba che ci si aspetta in questi libri. Immagino che anche lo stile di scrittura, con frasi molto brevi e spezzate, sia anche tipico del genere; posso assicurare che il libro scorre bene e si legge velocemente, il che è positivo. Dal lato negativo, però, segnalo un ricorso un po' esagerato alle frasi clichè del genere e una scena - quella dell'attacco cracker alla NSA - che è tutto tranne che realistica. (Il guaio è che vorrebbe esserlo; altrimenti non ci sarebbe stato nessun problema). Anche l'editor vreso la fine si dev'essere rilassato parecchio, con un "sono passati cinque anni" quando di anni ne erano passati solo due e un mondo con un'atmosfera simile a quella terrestre con il 29% di ossigeno e il 77% di azoto che superano di botto il 100%. Insomma, una lettura proprio estiva :-)
Voto: 3 / 5
(07-09-2014)
Libro - Le tribolazioni del filosofare. Comedia metaphysica ne la quale si tratta de li errori & de le pene de l' Infero
Conosco da vent'anni Achille C. Varzi, e mi sono sempre divertito con i suoi libri. Inutile dire che quando al Salone del Libro di Torino ho saputo che aveva appena pubblicato con Claudio Calosi una "Comedia metaphysica ne la quale si tratta de li errori & de le pene de l'Infero" mi sono fiondato allo stand di Laterza per comprarmelo, sapendo che non sarei rimasto deluso. L'opera ("scoperta, redatta e commentata" dagli autori, come dice la copertina) è detta "Comedia" per l'ottima ragione che è scritta in terzine dantesche, e mimica la Divina Commedia dantesca. Parecchi versi sono presi verbatim o quasi da quest'ultima, e la struttura è modellata sull'Inferno dantesco, con una guida (Socrate) che porta il Poeta a scoprire quali pene i dannati soffrono. Naturalmente in questo caso non si parla di peccati, quanto piuttosto di errori filosofici, sempre più gravi man mano che si scende nell'Infero; oltre alle somiglianze vi sono anche molte differenze. Vi avviso subito che la lettura non è facile: non tanto per il testo poetico, quanto per tutto l'apparato di note che lo spiega, e che è del resto indispensabile per uno digiuno di filosofia come me. Nelle note vengono segnalate le analogie con molte altre opere, filosofiche e no, scritte nei secoli: il Poeta era davvero preveggente! Pensate che ci sono addirittura pensieri sulla quadridimensionalità spazio-temporale... Bisogna insomma centellinare il testo, ma vi assicuro che ne vale la pena! Per darvi un esempio, ecco alcuni versi che descrivono la Jungla de' Lussuriosi, coloro che ritennero di poter risolvere i loro problemi filosofici arricchendo oltre misura il mondo nelle cose (IX, 68-75): "cotali apparizioni: un cavalero / che trassesi tirando 'l suo capello; / un'arca ch'al suo dentro contenero / quell'arche che non si contengon loro; ed un fatal becchino, curvo e nero, / ch'iscava fosse a tutti e sol coloro / che la lor fossa non scavan da soli". Avete indovinato a chi si riferisce il Poeta?
Voto: 5 / 5
(23-06-2014)
Libro - Sei proprio il mio typo. La vita segreta delle font - Garfield Simon
Prima di iniziare, un suggerimento: se non volete sembrare dei parvenu, ricordatevi che un Vero Tipografo non parlerà mai *dei* font, ma *delle* font, perché il nome deriva dal francese "fount", e ha come corrispondente italiano "fonte". Ma se prendete questo libro lo imparerete sin dall'inizio, non preoccupatevi. Le font sono ormai diventate onnipresenti, un qualunque word processor ve ne fa ormai usare decine e decine per non parlare di quelle liberamente scaricabili su svariati siti dedicati. Non che valga la pena usarne troppe: come il libro spiega bene, una font è ben fatta se non ci si fa caso quando si legge il testo. Il libro non vuole certo essere un manuale di tipografia: Garfield è molto più interessato a raccontare le storie dietro le principali font: alcune di quelle nate poco dopo l'entrata in uso in Europa della stampa a caratteri mobili, ma soprattutto quelle moderne e contemporanee. I capitoli denominati "intermezzo tipografico" hanno il primo paragrafo scritto nella font relativa; e nel corpo del libro ci sono almeno duecento nomi di font, tutte scritte col carattere corrispondente. Ma è forse più corretto dire che Garfield racconta anche le storie dei creatori delle font, perché spesso sono inscindibili; e racconta anche dell'evoluzione dei caratteri e di come il passare prima alla stampa in fotocomposizione e poi allo schermo del pc abbia cambiato le carte in tavola. Il libro è pieno di gustosissimi aneddoti, tradotti in modo spigliato ma allo stesso tempo tecnicamente corretto da Roberta Zuppet che è solo caduta nella definizione del Bell Centennial, che non è certo stato "creato per l'elenco telefonico della 100th Bell"! Cosa manca alla perfezione in questo libro? Beh, a parte un accenno a METAFONT che è stato il primo esempio di creazione di caratteri assistita dal computer, mi sarebbe piaciuta una carta meno porosa, per apprezzare meglio i caratteri, e magari alcuni alfabeti in corpo 28. Ma già così il godimento è stato assoluto.
Voto: 5 / 5
(14-06-2014)
Libro - La scienza dal giocattolaio - Coero Borga Davide
Avrei giurato che Davide Coero Borga fosse un mio coetaneo, e invece ha quasi vent'anni meno di me. Mi ero fatto questa idea non tanto per i giochi che racconta in questo libro quanto per l'immaginario che si legge dietro le righe del testo. Questo libro in realtà è un oggetto di design, e lo si capisce già dalla seconda di copertina, che specifica minuziosamente che tipo di carta è stata usata per le sue pagine e la copertina stessa, e se ne è certi giungendo alla penultima pagina, che è un foglio di plastica rossa che deve essere staccato per vedere i disegni nascosti tra le varie pagine: chi ha presente la carta che avvolge le caramelle Rossana capirà quello che sto dicendo. Come dice il titolo, i giochi raccontati in brevi schede non sono scelti a caso, ma hanno tutti un'attinenza con la scienza in senso lato: possono essere versioni giocattolo di strumenti reali,, come la bussola, oppure avere una struttura scientifica interna, come il cubo di Rubik o i Geomag. Del gioco vero e proprio si parla relativamente poco: d'altra parte il bello del gioco è giocarci, mica discuterne! Il testo divaga invece su tutto ciò che sta dietro di esso, cosa a mio parere molto più interessante. Per esempio il Dolce Forno scaldava i cibi... con due lampadine di 100 watt, e perciò il passaggio alle lampadine a basso consumo ha costretto il produttore a ripensarlo. Infine il libro è impreziosito da immagini che riprendono i giochi e li pongono in un contesto immaginifico. Insomma un testo da sfogliare con vero piacere.
Voto: 4 / 5
(14-06-2014)
Libro - 111 errori di traduzione che hanno cambiato il mondo - Capuano Romolo G.
Occhei, avrei dovuto capirlo che se questo libro era nella collana "Eretica" qualcosa lo voleva ben dire. E in effetti vedere che il primo terzo dei 111 errori riguarda la Bibbia, con errori indubbiamente reali ma alcune arrampicate sugli specchi, è un po' pesante. Un esempio? Barabba sarebbe una corruzione di bar Abba, quindi "il figlio del Padre": il tutto significherebbe che in realtà gli estensori dei vangeli avrebbero sdoppiato la figura del Cristo, lasciando da una parte la parte terrorista - Capuano fa proprio una similitudine (positiva) con i terroristi palestinesi attuali - per mantenere quella edulcorata del volemose bene. Mi pare un bel po' tirata per i capelli... La spiattellata biblica è seguita da una seconda parte di errori di traduzione dall'arabo che hanno portato ingiustamente in prigione tanti innocenti; anche questa parte sembra inserita più per ragioni politiche che altro, considerando che sono la fotocopia l'una dell'altra: non avrebbero stonato in un libro intitolato "Malagiustizia e traduzioni" ma qui sono un po' pesanti. Fortunatamente la seconda parte del libro, diciamo la miscellanea, è molto più ariosa e leggera: di errori, buffi o pericosi che siano, ce ne sono davvero tanti ed è interessante scoprire la loro storia, a volte diversa da quella reale: per esempio secondo capuano Kennedy non aveva fatto un errore grammaticale dicendo "ich bin ein Berliner", anche se quella forma è meno usata di "ich bin Berliner", e la risata che si sente nel video è per la frase successiva, dove il presidente americano ringrazia il traduttore al suo fianco per aver tradotto così bene il suo tedesco :-) Morale del libro? Ci sono traduzioni sbagliate per dolo e traduzioni sbagliate per sbaglio; ma non mettete la croce addosso ai poveri traduttori, anche se perfino il verbo "tradurre" è frutto di una traduzione sbagliata!
Voto: 3 / 5
(14-06-2014)
Libro - Noi che abbiamo l'animo libero. Quando Amleto incontra Cleopatra - Boncinelli Edoardo; Giorello Giulio
Sarà sicuramente colpa mia, ma dopo aver letto questo libro non sono riuscito a cogliere il punto che ha portato alla creazione di questo saggio. Cominciamo con le cose facili: Giorello e Boncinelli hanno entrambi scelto una tragedia di Shakespeare (il primo _Antonio e Cleopatra_, il secondo _Amleto_) e ne hanno parlato; poi hano fatto una chiacchierata insieme. Però non sono riuscito a capire tutti gli accenni alli'nfinito nel testo di Giorello, accenni che non si sono poi materializzati in alcun modo (a meno che per infinito si intenda la libertà: tutto è possibile). I brani più interessanti sono quelli in cui fa la disamina delle fonti e di come il bardo scelga di seguirle o no. La sezione di Boncinelli - che va anch'egli alle fonti originali scespiriane - è più chiara, ma principalmente racconta cosa succede nella tragedia. Più interessante l'ultima parte, quella dove i due autori dialogano tra di loro. Ci sono vari spunti interessanti, per esempio le considerazioni sulla storia dell'Inghilterra del tempo che era ovviamente ben nota agli spettatori ma non lo è necessariamente a noi, e che ci fa capire che si possono leggere le vicende delle due tragedie come un prolungamento di quelle sui re britannici. Però rimane il dubbio di fondo. Io leggo volentieri un filosofo e un biologo che parlano di qualcosa fuori dai loro campi, ma mi aspetto che comunque portino esempi legati ai loro studi. La commistione è interessante perché mi fa vedere punti di vista diversi: in questo caso non sono riuscito a vederla, ed è un peccato.
Voto: 2 / 5
(24-05-2014)
Libro - Dizionario delle idee non comuni - Massarenti Armando
"Filosofia minima" è la rubrica tenuta da Armando Massarenti sul _Sole-24Ore_: in essa non si parla solo di metafisica, ma anche di etica, scienza, religione e altri temi, con considerazioni sempre molto brevi, legate a un punto specifico, e che più che dare risposte fanno domande (come del resto generalmente capita con la filosofia contemporanea). Questo libro è la raccolta di svariate decine di queste considerazioni "minime", ordinate come se fossero su un vocabolario. Leggendolo tutto di fila si avvertono alcune ripetizioni, legate a temi che Massarenti sente evidentemente più suoi: avrei inoltre forse modificato leggermente il testo di qualche pezzo evidentemente legato all'attualità, come quello che parlando di Darwin accenna al terremoto cileno "di qualche giorno fa". Complessivamente, però, il caleidoscopio delle microletture ritorna un risultato sicuramente piacevole ma anche più unitario di quanto si sarebbe potuto immaginare a prima vista: la lettura è insomma assolutamente consigliata a chi ha voglia di pensare partendo dagli schemi di qualcun altro e non sempre dai propri.
Voto: 4 / 5
(17-05-2014)
Libro - L' America dimenticata. I rapporti tra le civiltà e un errore di Tolomeo - Russo Lucio
Lucio Russo è uno storico della matematica, noto soprattutto per il suo libro La rivoluzione dimenticata. Con questa sua nuova opera la mia personale impressione è che abbia fatto il passo più lungo della gamba. La tesi che Russo sostiene è che la cesura netta avvenuta quando Roma quasi contemporaneamente distrusse Cartagine e la Lega Achea, oltre ad averci fatto perdere un'enorme quantità di opere, abbia cancellato il ricordo dei vari secoli di contatti di fenici e cartaginesi con il continente americano. Partendo da alcuni dati riportati nell'Almagesto di Tolomeo, Russo mostra come le isole Fortunate, che Tolomeo identifica con le Canarie, sarebbero in realtà le Piccole Antille, con una precisione che ha dell'incredibile; recupera anche la posizione di Thule dal resoconto di Pitea, e la situa sulla costa orientale della Groenlandia. La quantità di dati portata a favore della tesi è imponente: però essi mi danno l'idea di essere scelti apposta per avvalorare la tesi. Per esempio, è vero che l'Italia disegnata secondo le coordinate di Tolomeo è molto più schiacciata rispetto al vero, ma Otranto e Reggio ritornano nella posizione corretta: insomma il problema potrebbe essere che Tolomeo prende fonti a caso e le assembla. Ma soprattutto perché, se ci fosse davvero stato un contatto così lungo e non casuale, nessuno è mai arrivato sulle coste settentrionali del Sudamerica che sono lì vicine? L'ipotesi di Russo, come l'autore spiega implicitamente nei primi capitoli del libro quando parla del diffusionismo, avrebbe tra l'altro conseguenze molto importanti per la filosofia della matematica. Molti matematici sono platonisti: i concetti matematici esistono per conto loro e noi ci limitiamo a scoprirli. La corrente che si rifà a Reuben Hersch afferma invece che la matematica è opera dell'ingegno umano. Una delle prove portate dai platonisti a favore della propria tesi è che lo zero è stato scoperto dai Maya indipendentemente: ma se loro lo avessero conosciuto dai fenici?
Voto: 4 / 5
(26-04-2014)
Libro - Pinocchio nel paese dei paradossi. Viaggio tra le contraddizioni della logica - Palmero Aprosio Alessio
La storia di Pinocchio la conosciamo tutti, o almeno crediamo di conoscerla: se abbiamo visto il cartone animato disneyano e non abbiamo letto l'originale del Collodi forse abbiamo un'idea un po' sbagliata. Anche nel caso di questo libro il racconto non è esattamente quello che ci si aspetterebbe, anche se Mangiafuoco, il Gatto e la Volpe, la fata Turchina ci sono tutti. Ma la ragione è ben precisa: Palmero Aprosio prende la storia e la modifica un po' per raccontare alcuni paradossi mateamtici e filosofici in una maniera che mi ha ricordato i libri di Robert Gilmore sulla fisica quantistica raccontata per mezzo della carrolliana Alice e del dickensiano Scrooge. L'italiano di matrice toscana di fine '800 si amalgama bene con le nuove avventure di Pinocchio, dal Comma 22 all'albergo di Hilbert, dal paradosso dei compleanni a quello del coccodrillo: inoltre ogni capitolo termina con l'angolo del Grillo Parlante (su sfondo grigino, così chi è allergico alle spiegazioni può saltarlo a prima vista) dove vengono appunto descritti i concetti tecnici inseriti. Stavo scrivendo "spiegati", ma spesso la spiegazione completa non esiste proprio... Chi è abituato a trattare questi paradossi non ne troverà nessuno di nuovo, anche se magari imparerà qualche curiosità, ma si divertirà comunque a leggere il libro; chi invece è a digiuno di questi temi farà un doppio affare!
Voto: 4 / 5
(11-03-2014)
Libro - Il falo delle novità. La creatività al tempo dei cellulari intelligenti - Bartezzaghi Stefano
Che cos'è la creatività? Bella domanda. Nel 2012 Stefano Bartezzaghi ha tenuto una conferenza sul tema al Festival della Creatività di Sarzana, e qualche tempo prima ha chiesto su Twitter di inviare la definizione preferita. Ne sono arrivate un paio di centinaia, che sono alla base di questo libro. Tutte le definizioni sono brevi per la natura stessa di Twitter, che si limita a 140 caratteri; la concisione in questo caso non è pertanto solamente una dote apprezzata, ma anche necessaria! Naturalmente detto così sarebbe troppo semplice. Bartezzaghi ha riunito le varie definizioni in gruppi più o meno omogenei e soprattutto le ha commentate una per una, andando per svariate tangenti in modo da cercare per quanto possibile di circoscrivere cosa la creatività non è. D'altro canto, lui lo dice subito, che secondo lui la parola "creatività" è abusata e che il concetto è in realtà ineffabile... non per nulla ne parla come di un mito, come spiega con maggior dovizia di particolari nella seconda parte del libro. Una lettura insomma godibile, che forse vi toglierà alcune certezze, ma lo farà per il vostro bene. Ah: mi dimenticavo di segnalare un'ottima iniziativa di Utet, che permette a chi ha comprato il libro cartaceo di avere gratuitamente l'ebook. Ufficialmente l'iniziativa scadeva il 31 dicembre 2013, ma io il libro l'ho comprato il 12 gennaio 2014 e l'ebook era ancora scaricabile... (post scriptum: la _mia_ definizione di creatività è "prendere i pezzi di un puzzle ed essere in grado di costruirne uno completamente diverso". Immagino che abbiate capito qual è la mia fonte!
Voto: 4 / 5
(08-01-2014)
Libro - Il matematico continua a curiosare. Dall'algebra della pizza alla formula del cacciavite - Filocamo Giovanni
Scegliere di parlare di quello che vediamo in giro tutti i giorni non è certo una novità, come sa chi ha letto i libri di Rob Eastaway e Jeremy Wyndham citati in bibliografia: ma nessuno dice che bisogna per forza inventare un nuovo approccio, e direi che l'accoppiata tra le situazioni comuni e il testo scritto in modo scanzonato è ottima. Chi ama prendersi ogni tanto una pausa e partire per la tangente può poi deliziarsi con i riquadri sparsi qua e là per il libro: ci sono enunciati di teoremi più o meno noti e importanti, curiosità matematiche sparse e quizzini (non preoccupatevi, di questi si trova la soluzione in appendice). Ho particolarmente apprezzato il capitolo sui metodi non standard di fare operazioni aritmetiche con le mani, soprattutto perché Filocamo ha giustamente evitato di spiegare *perché* tali tecniche funzionano in pratica: certo, se si conosce un poco d'algebra non ci vuole molto a comprendere il perché, ma a mio parere una spiegazione nel contesto del libro l'avrebbe semplicemente appesantito, senza dare alcun vantaggio al lettore che non dovrà essere interrogato da nessuno. Paradossalmente, invece, la parte che mi è sembrata meno chiara è proprio quella fisica della prima parte del capitolo 3, dalla delta di Dirac alle leve: la mia sensazione è che se non si conoscono già quegli argomenti sia piuttosto difficile seguire il filo logico del discorso. In definitiva, se avete qualche amico che è refrattario alla matematica potete provare a regalargli il libro per fargli vedere che non è che formule e teoremi calino dal cielo; attenzione però che rischiate di dovergli poi spiegare perché quelle cose non vengono insegnate a scuola!
Voto: 4 / 5
(05-01-2014)
Libro - La voce del padrone - Lem Stanislaw
Lem è etichettato come scrittore di fantascienza. Non sono mai riuscito a capire bene il perché: per quello che mi riguarda è uno scrittore, punto. Ad ogni modo questo suo libro lo si può definire "fantascienza" solo se prendiamo l'ipotesi alla base, che l'umanità ha scoperto uno strano segnale dallo spazio contenuto in un fascio di neutrini, e mettiamo i paraocchi. In realtà il testo è molto più legato alla nostra cara vecchia Terra e agli uomini, con una vena negativa (Lem ce l'ha contro tutti, dai politici ai filosofi, dalla religione alla scienza, e all'umanità tutta) ben rappresentata dall'impossibilità di trovare alcun senso compiuto ma solo piccoli frammenti che forse sono, o forse no, parti del "messaggio" inviato da non si sa bene chi. Sono due le cose che mi hanno stupito: che il libro non fosse stato tradotto in italiano se non nel 2010, e che sia così attuale anche oggi. La seconda cosa si spiega appunto con il fatto che non si parla di fantascienza in senso proprio: gli amici dei mostri e dei viaggi spaziali probabilmente non apprezzeranno questo libro. Per quanto riguarda la prima, forse il problema era la guerra fredda: uno scrittore del blocco dell'est (che naturalmente ha ambientato la storia negli USA, non credo che l'Unione Sovietica avrebbe apprezzato di fare una figura barbina...) faceva fatica a essere pubblicato in Occidente, nonostante il successo di _Solaris_. Gli unici dubbi che ho sono sulla traduzione di Vera Verdiani, che usa un registro molto pesante (ma non posso sapere se sia Lem stesso che abbia scelto questo registro, e quindi la traduzione sia corretta non solo formalmente ma anche praticamente...) e su un paio di marchiani errori matematici che mostrano che le bozze non sono state rilette accuratamente; però consiglio caldamente la lettura anche a chi non è un fan della sf.
Voto: 4 / 5
(05-01-2014)
Libro - Storia dei trasporti in Italia - Maggi Stefano
Sempre a causa del mio amore (teorico) per i trasporti, ho preso anche quest'altro libro di Stefano Maggi, che non si limita ai treni ma parla più in generale dei trasporti in Italia. Chi ha letto _Le Ferrovie_ può tranquillamente saltare il primo capitolo, che è fondamentalmente un riassunto dell'altro libro, il che di per sé ha senso. In compenso, la parte sulle strade e quella sulle vie d'acqua e d'aria sono molto interessanti, pur nella relativa stringatezza del testo: sia il rapporto con le altre nazioni europee che le differenze interne alla stessa Italia post-unitaria danno utili informazioni, e non credo di aver mai visto altrove informazioni su cosa avevamo fatto nelle colonie. Alcune di queste cose magari le sappiamo più o meno intuitivamente, ma le statistiche riportate aiutano molto. Quella che invece non mi è piaciuta affatto è l'analisi sociologica dell'ultimo capitolo, che oggettivamente non mi ha detto proprio nulla: anzi mi ha un po' scocciato, perché più che dare spunti di riflessione mi è sembrata essere la proposta di un piano di sviluppo, anche un po' velleitario. In definitiva un libro forse un po' costoso, ma che gli appassionati dovrebbero apprezzare.
Voto: 3 / 5
(04-01-2014)
Libro - Matematica proverbiale. Concetti matematici nascosti tra le pieghe dei proverbi matematici - Peres Ennio; Bersani Riccardo
Che hanno a che fare i proverbi con la matematica? Beh, a prima vista poco: sì, ci sono detti come "fatto trenta, facciamo trentuno" oppure "non c'è due senza tre" che sono formalmente aritmetici, e ci sono proverbi per così dire logici come "chi non comincia non finisce". Ma Riccardo Bersani ed Ennio Peres non si sono fermati a queste banalità e ci hanno scritto un intero libro! Occhei, l'idea è quella di prendere i proverbi come spunto per parlare di matematica. Così da "Segreto di due, segreto di Dio; segreto di tre, lo sa pure il mondo" si parla di crittografia; "o tutto, o nulla" è una scusa per introdurre la notazione binaria; "chi conta sul futuro, sovente s'inganna" ci porta a parlare del problema di Monty Hall. La scelta degli autori, anche se a prima vista può sembrare balzana - e in effetti alcuni dei passaggi logici dal proverbio al tema matematico a me sembrano più che altro illogici - risulta però interessante, da un lato perché mostra come i proverbi abbiano una loro logica ancorché stringata, e dall'altro perché permettono al lettore di capire come la matematica in fin dei conti pervada il mondo, e basta una piccola scusa per ritrovarsela tra i piedi. E allora, non è meglio conoscerla che evitarla? La lettura è insomma divertente, forse più per coloro che di matematica non ne hanno mai fatta tanta. Nel peggiore dei casi impareranno nuovi proverbi. Peccato che gli autori non siano piemontesi, perché avrebbero avuto a disposizione un bellissimo proverbio di Usseglio, paese di adozione della mia mamma, situato ai piedi del monte Lera: "Se la Lera a l'ha 'l capel, ò ch'el fa brut ò ch'el fa bel". Tradotto nel linguaggio della logica matematica, X AUT (NOT X) = VERO. Visto che tutto torna?
Voto: 4 / 5
(08-10-2013)
Libro - Storia naturale dei giganti - Cavazzoni Ermanno
Di Ermanno Cavazzoni sapevo poche cose: che esisteva, e che scriveva libri. Ho provato a prendere questo suo libro di alcuni anni fa e a posteriori devo dire che ho fatto davvero bene. Lo stile di Cavazzoni, visto molto da lontano, mi potrebbe far pensare a Paolo Nori: ma mentre quest'ultimo non è proprio nelle mie corde, il primo mi ha fatto sorridere con le sue descrizioni stralunate. (ATTENZIONE: SPOILER!). La storia naturale dei giganti (nella letteratura cavalleresca) c'è eccome, con una dovizia di particolari che mi fa pensare a una via di mezzo tra una persona affetta dalla sindrome di Asperger e la storia confidenziale della letteratura italiana del buonanima di Giampaolo Dossena; ma con lo scorrere delle pagine si capisce che l'io narrante è completamente pazzo, tratto del resto comune a tutta la sua famiglia a quanto pare, e la sua mente vaga verso le idee più assurde... abbastanza simili a quelle che associa ai "suoi" giganti, anche se avrei dei dubbi sulla verginità di Monica Guastavillani, la sua Beatrice che non si capisce bene cosa (non) faccia con lui. L'arrivo di sedicenti extraterrestri fa terminare piuttosto brutalmente la vicenda, anche se quella che pareva una crisi definitiva si stempera in un ritorno al punto iniziale del romanzo. In definitiva, il libro va bene se volete sapere tutto sui giganti, ma anche se vi divertono le storie strampalate ma ben scritte!
Voto: 5 / 5
(08-10-2013)
Libro - Cronaca di un suicidio - Biondillo Gianni
Ritorna l'ispettore Ferraro. Sempre milanese, anche se il giallo inizia a Roma, dove era andato in vacanza con la figlia per qualche giorno. Ferraro sente la mezza età che ormai incombe, sente che la figlia Giulia ormai sta per crescere davvero, ma soprattutto si sente uno sbirro dentro, anche sfortunato tra l'altro; a chi capita di trovare in mare una barca con effetti personali di una persona e una lettera in cui costui afferma di stare per suicidarsi? Il libro alterna il punto di vista di Ferraro con quello delle ultime settimane di Giovanni Tolusso, sceneggiatore che come tante, troppe persone si è rimprovvisamente ritrovato fagocitato dalla crisi di questi anni. E biisogna dire che Biondillo ci va giù sul pesante, non sono pagine da leggere così a cuor leggero. Si vede Tolusso perdere rapidamente tutto, anche la propria dignità, fino ad arrivare a un suo gesto estremo. Come dicevo, sono pagine scritte molto bene, direi meglio di quelle con protagonista l'ispettore. Però una cosa da dire c'è: questo libro mi ha ricordato i tempi in cui scrivevo le mie tesi, o se preferite i romanzi di Andrea Vitali. Più che un romanzo è un racconto lungo: e per allungare il numero di pagine si è ricorsi ai vecchi trucchetti di fare tanti capitoletti brevi che finiscono all'inizio di una nuova pagina, per non parlare delle sezioni che lasciano anche una pagina bianca. Su, siamo ormai tutti grandi... P.S.: quando postai questa recensione sul mio blog, Biondillo commentò affermando che lui scrive ciascun libro nella lunghezza che a suo parere è quella giusta. Non ho problemi a credergli: resta il fatto che io sono uno di quelli che avrebbe preferito che il libro (con lo stesso testo) fosse di 140 pagine e non di 180.
Voto: 4 / 5
(08-10-2013)
Libro - Da zero a infinito. Fascino e storia dei numeri - Reid Constance
Carramba che sorpresa! Io mica lo sapevo che Constance Reid fosse la sorella di Julia Robinson... (ovviamente nessuno dei due era il loro *vero* cognome. Erano entrambe nate Bowman, ma negli USA ancora adesso la moglie diventa proprietà cognominale nel marito). L'edizione che ho letto è quella "del cinquantenario", nel senso che il libro è stato scritto da una Reid trentottenne e rivisto poi da una Reid ottantottenne. Constance Reid non era una matematica, anche se naturalmente in caso di dubbi poteva sempre chiedere a sua sorella; era una scrittrice che si è specializzata in libri di divulgazione sulla matematica e sui matematici. Questo libro nacque per caso, dopo che scrisse un articolo sullo Scientific American a proposito della scoperta di due nuovi numeri perfetti (da parte di suo cognato... e la storia è molto divertente). Il libro ha dodici capitoli, sui numeri naturali da 0 a 9 oltre che al numero di Nepero e, che come tutti sanno è alla base dei numeri naturali e all'infinito che è la fine di tutti i numeri naturali. Già da qui dovrebbe essere chiaro che i numeri sono solo un pretesto per raccontare varie storie matematiche, spesso già note per altre vie ma sicuramente raccontate molto bene grazie anche alla traduzione fresca di Domenico Minunni. Credo insomma che il testo sia molto adatto per avvicinare non tanto alla matematica come materia quanto come modo di pensare i lettori: caldamente consigliato.
Voto: 4 / 5
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