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Recensioni 1 - 20 di 57 recensioni presenti. Media Voto: 4.14 / 5 (24-03-2011) Libro - Il giardino dei segreti - Morton Kate Stupendo romanzo nella migliore tradizione del genere. Uno di quelli che prima incuriosisce, poi conquista e convince con una trama incalzante ed infine trasforma la lettura in un incedere travolgente, quasi irresistibile, per andare a scoprire come andrà a finire. La struttura del romanzo di Kate Morton è fatta di capitoli che procedono paralleli, non in progressione temporale sequenziale. Il racconto è un continuo saltare fra gli anni indicati in precedenza che riguardano sostanzialmente le indagini che conducono Nell e Cassandra pur in epoche diverse fra di loro, intervallate da racconti dettagliati riguardo le vicende dei personaggi che hanno attraversato la vita della donna alla ricerca angosciante di se stessa. Fra questi personaggi un ruolo centrale e cardine ce l'ha Eliza Makepeace, sia per la forza caratteriale che per il coraggio mostrato nel corso della storia.L'unica difficoltà durante la lettura può nascere proprio da questo incedere apparentemente disordinato, soprattutto per chi (e c'è da immaginare che sia la maggioranza), legge il romanzo in maniera non continuativa, poichè in realtà nasconde un perfetto gioco ad incastro nel quale nulla è irrisolto e tutto diventa via via sempre più chiaro. 'Il giardino dei segreti' è un giallo in stile Hitchcock (per lanciare un parallelismo fra letteratura e cinema), laddove a tener desta l'attenzione e la tensione non sono immagini crude e spaventose, quanto semmai un'ambientazione suggestiva ed una escalation di vicende convulse e drammatiche, rivelazioni scioccanti e personaggi il cui ruolo assume connotati insospettabili e decisivi. Il tutto in un crescendo di aspettative ed inquietudine, in questo caso per il lettore, che trova infine l'inevitabile ed atteso compimento, in una sorta di liberazione e consolazione di grande emotività e, se vogliamo, anche di poesia. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(23-02-2011) Libro - Il profumo delle foglie di limone - Sánchez Clara Nonostante il titolo e la copertina non lo fanno supporre, questo caso editoriale, scritto da Clara Sànchez, già dopo poche pagine evidenzia, con un po' di sorpresa, che il tema centrale tratta niente di meno che della caccia ad alcuni gerarchi nazisti fuggiti in Spagna, sotto la protezione del generale Franco, quando è crollato il regime di Hitler.'Il profumo delle foglie di limone' non è un romanzo perfetto, sia chiaro. Ci sono alcuni particolari narrativi discutibili che appaiono un po' come delle forzature o semplificazioni che l'autrice ha inserito, consapevolmente o no, per incanalare la storia nella direzione voluta. Ma vivaddio è anche un racconto che scorre come l'olio, che cattura il lettore sin dalle prima pagine per non mollarlo più sino alla fine, grazie ad un soggetto coinvolgente, una trama trascinante ed una tensione crescente degna del miglior thriller. L'argomento 'caccia ai nazisti' non è nuovo, ovviamente, ma la particolarità scelta per riproporlo, pur in una vicenda e personaggi di fantasia, è quel doppio io narrante, Juliàn e Sandra, che pone il lettore nell'insolita condizione di considerare la vicenda narrata da due diverse angolazioni, pensieri e sensazioni, essendo i due protagonisti antitetici per età, sesso e cultura, seppure in seguito uniti dalla stessa causa. Non tutto è convincente in questa storia ma l'autrice è geniale nell'averla tratteggiata efficacemente attraverso le esperienze, le impressioni, le ansie, i dubbi e le aspettative di due personaggi distinti e le loro rispettive vicende che s'intersecano, si rincorrono e si sviluppano spingendo il lettore ad identificarsi ora con l'uno ed ora con l'altra. La prosa di Clara Sànchez ha il merito di tenere sulla corda il lettore dalla prima all'ultima pagina, anche in quei momenti che contengono lunghe descrizioni e riflessioni dei due protagonisti, che a prima vista potrebbero risultare eccessive ed invece si rivelano funzionali per arricchire e completare il contesto narrativo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
(11-02-2011) Libro - I doni della vita - Némirovsky Irène 'I doni della vita' è un romanzo che lascia stupiti per la concisione a confronto della qualità dei temi ed i contenuti che esprime. Ed ancora una volta l'autrice conquista per lo stile e la fluidità nella prosa: piacevolissima, chiarissima, elegante, che sposa magnificamente sintesi e profondità allo stesso tempo, con un linguaggio oltretutto che per nulla risente del tempo trascorso. Irène Némirovsky sembra infatti una scrittrice contemporanea, da come tratta temi anche scabrosi per la sua epoca, con mirabile sensibilità ed apertura mentale. Condensare in poco più di 200 pagine questo splendido racconto che attraversa, descrivendola con le vicende dei personaggi di fantasia che abbiamo conosciuto, la storia di Francia e, se vogliamo, dell'Europa di quegli anni, è un esercizio che sa di miracoloso che però, avendo già conosciuto l'abilità di Irène, non stupisce più di tanto. Quello che traspare chiaramente nei suoi racconti è l'equidistanza che riesce sempre a mantenere rispetto agli avvenimenti ed i personaggi che racconta. Se questi ultimi infatti sono il prodotto della sua inventiva, il contesto nel quale li colloca è reale e potrebbe dar luogo a legittime prese di posizione, che Irène Némirovsky invece evita con abilità, rendendo perciò i suoi racconti ancora più preziosi, credibili ed ammirevoli. I 'I doni della vita' attraversa due guerre e di entrambe conosciamo le cause e, se vogliamo, la distinzione fra buoni e cattivi, ammesso che si possa sempre arrivare ad una divisione così netta e chiara. Eppure nei suoi romanzi non c'è mai una condanna degli uni a favore degli altri, ma solo, si fa per dire, la storia dei suoi protagonisti e della gente intorno calata in quegli avvenimenti. E' il lettore poi che può e deve trarre le sue considerazioni. Se pensiamo a come s'è poi conclusa la sua vita, sembra ancora più incredibile questa sua coerente e perpetua sospensione di giudizio. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(31-01-2011) Libro - La psichiatra - Dorn Wulf E' un thriller che poggia molto del suo ingarbugliato intreccio su eventi e descrizioni di origine onirica che, lasciate all'immaginazione del lettore, mirano a confondergli le idee, in preparazione del gran finale nel quale il caos lascia il posto alla logica ed alla soluzione dell'enigma. C'è quindi un'ambiguità di fondo che nasce dal contrasto fra la prima parte del romanzo, che è concreta ed interessante, lasciando presagire sviluppi intriganti (la psichiatra del titolo che si trova davanti una paziente particolare che sembra vittima di violenze fisiche e psichiche da parte di un presunto Uomo Nero che la terrorizza e le ha fatto perdere la ragione) ed il prosieguo che invece risulta piuttosto confuso. Il racconto infatti, da concreto e realistico, cambia completamente direzione per assumere i toni di un dramma nel quale fantasia, suggestione ed immaginazione diventano protagonisti assoluti ed è anche facile in quel caso spiazzare il lettore descrivendo eventi che è poi complicato interpretare nella loro reale natura. Se qualcuno volesse trasporre questo romanzo sullo schermo questa ambiguità forse non sussisterebbe, suffragata dalle immagini e ci guadagnerebbe il racconto, spostando l'asse del mistero verso risvolti differenti e più rilevanti dal punto di vista cui allude titolo, seppure il lettore più confidente con il genere riesce comunque a cogliere il nesso da alcuni segnali inequivocabili. Le stesse considerazioni di stampo psichiatrico che vengono sparse qua e là e, soprattutto nel finale, spiegano in pratica tutto l'arcano, sembrano più indicate per gli addetti ai lavori anzichè per il lettore medio che, come dire, in qualche modo si deve fidare delle spiegazioni tecniche, più che arrivarci per suo conto. Peccato perchè il romanzo è carente proprio nella parte clou del racconto, quella dello sviluppo dopo la premessa iniziale, che resta quindi il momento migliore. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
(17-01-2011) Libro - Il gusto proibito dello zenzero - Ford Jamie Ogni popolo ha i suoi scheletri nell'armadio. Gli USA non fanno eccezione riguardo un periodo per molto tempo dimenticato e persino escluso dai libri di storia e che è venuto alla luce di recente, anche per merito di questo romanzo d'esordio di Jamie Ford. La storia di Henry e Keiko, entrambi nati a Seattle qualche anno prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, americani per cultura e nazionalità, ma lui cinese e lei giapponese di origine, è dolce e romantica, dolorosa e sofferta, per causa di una guerra e rancori secolari fra popoli in lotta perenne fra loro e divisi persino nei confronti degli Stati Uniti. La deportazione di massa dei giapponesi nei campi di lavoro all'interno dapprima frena poi interrompe l'idillio fra i due ragazzi, che erano accumunati da sentimenti e sogni simili, come la passione per il disegno ed il jazz. Il racconto è sviluppato in parallelo, saltellando fra quei giorni ed un presente ambientato negli anni 80, con Henry ormai anziano e vedovo della donna che aveva sostituito infine Keiko nel suo cuore spezzato, quando le lettere fra loro si erano diradate ed infine erano cessate del tutto. La notizia di un ritrovamente nell'hotel Panama, ultimo residuo di quel tempo a Nihonmachi, risveglia in lui la nostalgia per Keiko. Suo figlio Marty e la sua prossima sposa Samantha lo aiuteranno a fare giustizia, pur con molto ritardo, ad una memoria storica ed una vicenda che meritavano una degna conclusione. Difficile non commuoversi nelle ultime pagine di questo mirabile romanzo d'ambiente, storico e di semplici ma basilari sentimenti umani, senza cedimenti a sdolcinature fini a se stesse. Una storia che parla di difficili rapporti generazionali fra padri e figli, di arroganza, di errori di prevenzione e cause superiori, di odio razziale, che rievoca eventi da non dimenticare attraverso gli occhi ed il cuore di due ragazzi che vorrebbero voltare pagina e chiudere definitivamente conflitti fondati sui preconcetti e sull'intolleranza. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(13-01-2011) Libro - Il meccanico Landru - Vitali Andrea Landru, senza accento sulla 'u', giusto per sgomberare il campo da possibili malintesi con il famigerato assassino seriale francese. Qui siamo infatti a Bellano, vicino a Lecco (pochi km. da casa mia, ndr.) negli anni 30 dell'era fascista. Non è però un racconto politico, seppure dietro le righe si coglie tutta l'ironia e le contraddizioni dei personaggi e del tempo che poi non è difficile paragonare, per alcuni aspetti almeno, all'attualità. Andrea Vitali è bravissimo a raccontare una storia che, pur non contenendo eventi eclatanti, riesce a farli apparire come straordinari. L'interesse del lettore non viene mai meno grazie anche allo stile discorsivo dell'autore ed ai brevi capitoletti che strutturano il racconto rendendolo snello senza impoverirne assolutamente i contenuti. La storia riguarda ordinarie vicende e ritmi abituali che vengono sconvolti dall'arrivo di sei meccanici, a seguito della grande crisi, per far partire alcune macchine del cotonificio locale che impiega la gran parte della forza lavoro locale. Uno dei sei è Landru. Le donne sono affascinate dal suo aspetto e dai modi da gaucho, mentre gli uomini sono invidiosi. I compagni vengono cacciati dopo una rissa in una festa del partito fascista nella quale s'erano imbucati, mentre lui resta, anche per inaspettate doti di calciatore che vengono comode al partito. E sconvolge la paciosa tranquillità del paese, gli equilibri fra i vari personaggi, facendo emergere i contrasti, le invidie e le rivalità. Primo romanzo che leggo di questo autore specializzato in racconti rievocativi ambientati tutti, più o meno, nella stessa zona, che ha già ottenuto riconoscimenti a vari livelli. Del tutto meritati poichè riesce a coinvolgere il lettore con storie apparentemente minimali, che però riassumono efficacemente l'atmosfera del tempo, grazie anche ad una serie di personaggi ben delineati che restano nella memoria. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(13-01-2011) Libro - Appunti di un venditore di donne - Faletti Giorgio Signori, chapeau! E' il primo romanzo che leggo di Giorgio Faletti e mi è piaciuto moltissimo. Essere prevenuti è controproducente e se era necessaria un'ulteriore conferma, ecco che arriva puntuale con questo romanzo. E' anche il primo che leggo di questo autore e devo ammettere che gli ho scoperto una vena, fluidità di racconto, concretezza ed acume che neppure supponevo. Quello che ci frega a volte noi italiani è proprio l'esterofilia. 'Appunti di un venditore di donne' è un ingranaggio perfetto che inizia con una frase spiazzante. Uno pensa: 'ecco, ci siamo con il solito linguaggio sboccato ad effetto...' ed invece è solo l'inizio di un racconto ad incastro dal meccanismo perfetto, che avvolge il lettore per non abbandonarlo più sino in fondo. Bravo Faletti! In una livida Milano e dintorni che personalmente ho riconosciuto in molti luoghi, si svolge la vicenda che riguarda Bravo, un venditore di donne, un magnaccia come direbbe brutalmente qualcuno. Uno che svolge un mestiere riprovevole, ma con una sua etica, in un contesto di criminalità brutale nella quale sembra l'unico ad aver ancora, a suo modo, una logica e dei principi. Siamo all'epoca del rapimento Moro, degli anni di piombo, nei quali è difficile distinguere il mandante di un assassinio, di una strage, a causa delle collusioni fra Brigate Rosse, criminalità organizzata e le distorsioni della politica. Bravo, nel suo piccolo, ha un piccolo regno, svolge la sua attività senza dover niente a nessuno, è sveglio ed abbastanza saggio da non allargarsi più di tanto, ma nonostante ciò si ritrova coinvolto in una serie di delitti per i quali rischia di essere considerato infine l'unico colpevole. Faletti è bravissimo a ricostruire le atmosfere pesanti di quel periodo e dare allo stesso tempo credibilità alle vicende ed i personaggi come se fossero realmente esistiti. Un bellissimo romanzo che non sfigura ed anzi arricchisce la letteratura del genere giallo-thriller a livello, direi, internazionale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(11-12-2010) Libro - Il diamante dell'harem - Hickman Katie Un paio di anni fà è uscito un romanzo intitolato 'Il giardino delle favorite' che racconta una struggente storia d'amore, ambientata a Costantinopoli nel 1600, che riguarda una giovane donna inglese, Celia Lamprey, sparita durante un naufragio, che l'amato promesso sposo Paul Pindar dapprima crede annegata e poi sospetta sia finita dentro un harem, senza speranza di poterla riavere e per tale ragione si strugge, rovinando quasi la sua stessa vita. Da quell'interessante confronto fra diverse culture e le intriganti vicende che ne seguono, Katie Hickman ha tratto spunto per proporre con questo nuovo romanzo una ideale continuazione per chiudere la storia, che stavolta si svolge per gran parte a Venezia. Anche per chi ha già letto il precedente episodio è però piuttosto faticoso inizialmente ritrovarsi con i personaggi e gli eventi, figuriamoci poi per chi invece parte direttamente da qui. Questa difficoltà si protrae per parecchie pagine, con implicazioni di natura superstiziosa e particolari dai contorni francamente poco credibili che nocciono all'equilibrio della storia. Per fortuna però, quando l'azione si sposta a Venezia, il racconto assume un'accelerazione ed un ritmo che lo rendono decisamente più piacevole, resuscitando la curiosità del lettore. Peccato però che un finale arruffato ed arrangiato vanifica, ahimè, quanto di buono era stato recuperato nel frattempo. E non è un discorso legato al lieto o non lieto fine, perchè in realtà non c'è, nè l'uno nè l'altro. Resta di positivo una godibile descrizione della vita a Venezia a quei tempi, con la minaccia della peste e le bische clandestine fra le sue nebbiose calli, dove si giocano a carte anche diamanti di inestimabile valore, oltrechè un curioso raffronto fra la vita delle monache di clausura, spesso allora costrette a prendere i voti e quella che riguarda le donne costrette a loro volta dentro un harem, comunque vittime della volontà altrui. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
(30-11-2010) Libro - Il libro delle anime - Cooper Glenn Se avete già letto, dello stesso autore, 'La Biblioteca dei morti' allora sapete già che 'Il libro delle anime' è la sua continuazione, altrimenti si può anche leggere come opera a se stante perchè nel corso del racconto vengono comunque riassunti i fatti salienti del precedente. In questa seconda opera di Glenn Cooper non ho da sottolineare le riserve che avevo espresso invece a proposito della 'Biblioteca', seppure questo romanzo, con il suo successo, gli ha indubbiamente spianato la strada. Qui infatti, come se l'autore avesse letto e fatto tesoro di alcune critiche (non credo, ma non si sa mai...), tutto torna a meraviglia con la precisione di un orologio: le tematiche sono esposte con maggiore chiarezza, incluse le escursioni nei secoli scorsi che erano parse un pò più ostiche nel precedente episodio, la trama scorre fluida, il ritmo, la tensione ed i colpi di scena sono dosati e scanditi in maniera adeguata e, pur raccontando eventi di fantasia, non si genera quel senso di distacco, che normalmente condiziona i racconti di questo tipo, fra il lettore e gli eventi narrati. Sarà che conosciamo già i precedenti, i personaggi e persino lo stile dello scrittore, ma 'Il libro delle anime' è una lettura appassionante dall'inizio alla fine che dispiace persino di concludere, dopo averne ammirato il mirabile ingranaggio e l'idea di partenza, tutt'altro che fine a se stessa e che propone, al di là del contesto, una serie di utili riflessioni riguardo il libero arbitrio, a margine della discussione tuttora in atto fra filosofi e scienziati a proposito della predestinazione degli eventi e la vita stessa degli uomini. Personalmente ritengo che il romanzo migliore sia quello che unisce piacere della lettura a temi, proposizioni che sono stuzzicanti oltre il racconto di pura fantasia, che quindi diventa metafora per qualcosa di più alto significato. 'Il libro delle anime' coglie in pieno il segno in tal senso. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(14-11-2010) Libro - La biblioteca dei morti - Cooper Glenn Titolo fuorviante, seppure pertinente. Sembra alludere ad un horror storico ed invece la storia ha origine prima dell'anno mille, pur essendo ambientata per la gran parte al presente. Glenn Cooper e' un curioso personaggio. Ex CEO di un'azienda di prodotti biotecnologici, ha scoperto una vena romanzesca ed una mission diversa, proprio a partire da questo romanzo, che ambiziosamente e con immaginazione, tocca temi universali come il libero arbitrio ed il destino dell'uomo. La vicenda inizia cronologicamente sull'isola di Vectis (l'odierna isola di White, resa celebre in epoca moderna da un grandioso happening rock) nell'anno 777, per poi svilupparsi nel 1297, quindi nel 1947 ed infine ai giorni nostri. L'autore immagina che in quell'isola un ragazzo nato in circostanze particolari abbia dato origine, presso una congrega di monaci che hanno poi custodito gelosamente il segreto, ritenendolo opera del Creatore, ad una dinastia di amanuensi che hanno trascorso la vita scrivendo senza sosta migliaia di libri che riportano nome e cognome, data di nascita e di morte di ogni persona che e' venuta o verra' al mondo da quel momento al 2027, come se tutto quindi fosse gia' scritto e preordinato. Dietro questo mistero c'e' un gruppo di archeologi, i servizi segreti americani e quell'area 51 nella quale s'immagina si nascondano altri segreti riguardanti gli alieni, mentre invece... Quindi un serial killer ed un agente FBI legati a doppio filo a questa sconvolgente biblioteca. Il tema e' intrigante ma purtroppo l'autore ha scelto una metodologia d'esposizione che non rispetta per niente la sequenza temporale, saltando a pie' pari secoli e millenni, per poi tornare indietro ed avanti piu' volte. Una soluzione narrativa alquanto faticosa, inclusi nuovi personaggi che appaiono improvvisamente aumentando la confusione, cosi' che solo nella seconda parte, quando si e' chiarita la gran parte della complicata ragnatela narrativa, si puo' apprezzare l'abile disegno di base. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
(14-11-2010) Libro - La ragazza con l'orecchino di perla - Chevalier Tracy Tracy Chevalier in poco piu' di 240 pagine e' riuscita nel miracolo di trasformare una vicenda di apparente banalita', che si svolge a Delft in Olanda nel XVII secolo, protagonista una ragazza protestante di 16 anni, Griet, andata a servizio, per improvvise necessita' economiche, presso la numerosa famiglia cattolica del pittore Vermeer, in un quadro (e si capira' meglio in seguito l'opportunita' di questo termine) avvincente e rigoroso, denso di sensualita', che prende il lettore per mano per condurlo in un viaggio dentro un'epoca e il processo creativo di un pittore famoso. E' un romanzo che descrive con ammirevole sintesi il contesto e la contrapposizione religiosa fra cattolici e protestanti, con i primi nel ruolo di minoranza e di libertini, persino, nella rappresentazione pittorica delle immagini sacre che sconvolgono ed affascinano allo stesso tempo la temerata Griet. Rappresenta quindi l'incedere inarrestabile dell'eccitazione creativa dell'arte a certi livelli, che diventa mezzo improprio di seduzione per travolgere Vermeer stesso e la ragazza, costretta a posare per soddisfare un cliente lascivo, ma in realta' tentazione di un adulterio virtuale su tela. Con l'artista che realizza una delle sue opere piu' significative, esaltando lo sguardo e un particolare come l'orecchino che assumono un significato maggiore e piu' coinvolgente di un atto fisico. E' anche la storia quindi di un amore impossibile per il tempo, che brucia entrambi i protagonisti, segnandoli per sempre. Come si sara' inteso ci sono diversi piani di lettura, ma Tracy Chevalier li domina con grande padronanza e se si ha la sensazione di un romanzo che rappresenta un ambiente a noi certamente lontano ed antiquato, rende evidente al contempo il fatto che la passione ha molte forme di rappresentazione inaspettate, persino in un quadro casto, come forse non si potrebbe supporre, senza conoscerne la storia ed i retroscena. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(04-11-2010) Libro - Un giorno - Nicholls David Un giorno, quel giorno, nel romanzo di David Nicholls è sempre il 15 luglio, dal 1988 fino al 2007. Ogni capitolo è il resoconto di quello che è successo ai due protagonisti, Emma e Dexter, in quel lasso di tempo ed in quel giorno specifico di ogni anno. Come in una sintesi ideale però, ci racconta meglio di un diario quotidiano il trascorrere di un’epoca, le difficoltà e l’evoluzione, personale e di coppia, di due amici che sembrano fatti l’uno per l’altra, ma non s’incontrano mai. Sembrano anch’essi, in un certo senso, numeri primi, come quelli descritti nel celebre romanzo di Paolo Giordano. Un giorno è anche il 15 luglio 2004 nel quale avviene il fatto decisivo di questa storia. Terzo romanzo di David Nicholls, il primo che leggo, l’ho trovato molto scorrrevole e piacevole, per nulla sdolcinato, che parla un linguaggio attuale. E’ anche un romanzo sentimentale, ma rifugge la melassa e racconta, spesso con battute argute e senza peli sulla lingua, con molta ironia, ma anche senza retorica, la storia di questi due ragazzi che si conoscono all’università e finiscono a letto dopo una festa nella quale hanno alzato un po’ troppo il gomito. Lei non ha grandi mezzi ed è una idealista, mentre lui, figlio della upper class, è un fascinoso viziato, con il debole del bere e delle donne ma senza impegno, che punta ad una facile quanto breve carriera in TV. Nei momenti difficili però Emma e Dexter si cercano, si consolano, si provocano come due buoni amici e spesso vien da chiedersi, leggendo la loro storia, perché non si mettono insieme. Ecco, tutto il romanzo è un divenire di questa aspettativa che troverà una risposta ovviamente nella parte finale. C’è malinconia, ci sono sentimenti forti e tutti quegli ingredienti che possono diventare come sabbie mobili per scivolare nella banalità o nel racconto convenzionale, ma non succede. David Nicholls invece tratta la materia con grande padronanza e ne esce un racconto a tratti anche toccante, nel quale molti dei lettori, me incluso, potranno riconoscersi, almeno in parte. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
(30-08-2010) Libro - Due di troppo - Evanovich Janet Una volta, ad un concerto di Guccini, ricordo una battuta sulle ragioni per le quali gli americani ci fregano a noi italiani riguardo, ad esempio, il nome dei luoghi: Roncobilaccio, per dirne uno, non fa lo stesso effetto di New Jersey o Oklahoma, bisogna ammetterlo. Una conferma viene da Stephanie Plum, la protagonista di questa serie, inventata da Janet Evanovich: ragazza di buona famiglia che i genitori vorrebbero veder maritata o perlomeno impiegata in un posticino tranquillo qualsiasi ed invece, da disoccupata, s’è improvvisata in un mestiere, in perfetto stile USA (dove è prevista la cauzione per uscire dal carcere in attesa del processo), che consente a qualche intemerato di andare a ripescare e ricondurre in carcere i lestofanti che non mantengono la promessa di presentarsi dal giudice. Ovviamente è inesperta, è un po’ imbranata, un po’ maldestra, ma ha spirito d’iniziativa, un buon appeal, ironia, fortuna ed anche coraggio, nonostante si vada a ficcare quasi sempre in questioni molto più complicate e pericolose del previsto. Janet Evanovich con questo personaggio e le sue avventure briose di stampo giallo-rosa ha fatto il classico terno al lotto. Così la serie iniziata con ‘Bastardo numero uno’, continua con questo ‘Due di troppo’, prosegue con ‘Tre e sei morto’, ecc. ecc. ed ogni volta pare che sia un successo straordinario. Meritato, non c’è che dire, perché le pagine scorrono con facilità irrisoria e lo stile è spassoso con frequenti irresistibili battute. La matassa da risolvere riguarda un latitante da ritrovare; un becchino e 24 bare scomparse; un carico d’armi trafugato da un magazzino dell’esercito; un paio di omicidi sospetti; una nonna che sembra aver trasmesso a Stephanie tutti i cromosomi della faccia tosta e dell’incoscienza; un poliziotto sgamato con il fisico alla Kevin Costner che si fila la ragazza, con la scusa di proteggerla. Siamo dalle parti del perfetto romanzo da leggere sotto l’ombrellone, ma alla fine viene subito voglia di passare al terzo episodio e ciò basta ed avanza. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
(30-08-2010) Libro - I fucilieri di Sharpe - Cornwell Bernard Dopo aver letto la bella trilogia del ‘Santo Graal’, questo è il primo romanzo di Cornwell che leggo della serie dedicata al personaggio Sharpe, nella quale ho ritrovato intatta la stessa carica narrativa di questo prolifico autore che sembra non sbagliare un colpo. Un racconto che ho ‘divorato’ in pochi giorni, ogni volta con una voglia crescente di ritornarci. Anche se il genere è molto differente, la scioltezza narrativa di Cornwell, anche in questo caso, mi ha fatto ricordare Wilbur Smith, con una struttura del racconto fatta di avventure mozzafiato, descrizioni dettagliate di abitudini, armi e battaglie, con l’immancabile e liberatorio lieto fine, che però non stona e non appare banale come forse dovrebbe. Il tutto condito con un gusto sopraffino della narrazione storica, fra realtà e fantasia, dove c’è sempre da imparare qualcosa, anche riguardo l’onestà intellettuale dell’autore che nelle note finali riporta puntualmente le differenze fra i fatti realmente avvenuti e quelli, particolari ai personaggi, che s’è inventato, ad iniziare proprio da Richard Sharpe. Uno di quegli uomini che nascono per caso in ambienti degradati e anonimi, assurgendo poi con il loro coraggio, carisma e intelligenza al ruolo di condottieri, loro malgrado si potrebbe dire. Sharpe difatti si ritrova nell’occasione a comandare un plotone di fucilieri del Regno Unito dopo la morte dei superiori in grado, durante gli scontri in Spagna con le truppe Napoleoniche che tentavano di arrivare sino a Lisbona per chiudere ogni via agli inglesi verso il Mediterraneo. In realtà però Sharpe ed i suoi sono poi costretti ad accettare un’insolita alleanza con gli spagnoli del nobile-comandante Blas Vivar, in fuga durante un glaciale inverno sui Pirenei, per impedire ai francesi di impossessarsi di una cassa con un misterioso contenuto che interessa però lo stesso Napoleone. I colpi di scena sono all’ordine del giorno così che le pagine scorrono senza che quasi ci se ne accorga. Ed inevitabilmente, a breve, via con un altro episodio di questa serie Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(30-08-2010) Libro - Io sono un gatto - Soseki Natsume Kinnosuke (questo il suo vero nome) Soseki è uno scrittore che le note biografiche narrano essere vissuto fra il 1867 ed il 1916. Uno spirito innovativo per una nazione, il Giappone, che proprio in quegli anni tentava di uscire dal suo ‘splendido’ isolamento. Soseki ha vissuto 3 anni a Londra ed in seguito ha insegnato letteratura inglese all’università Imperiale. Chi non conosce in anticipo queste brevi note farà fatica a comprendere l’originalità di ‘Io sono un gatto’, già a partire dal titolo e dall’idea che in questo racconto l’io narrante è proprio un… gatto, che osserva il suo padrone (chiaramente riconoscibile nello scrittore stesso) con distacco, ironia e spirito critico, nell’ambito della sua vita quotidiana ed i rapporti con alcuni amici e conoscenti che consuma all’interno della sua misera casa. Una trama quindi interamente costruita su una serie di aneddoti e metafore, spesso spiazzanti per il lettore occidentale, di dialoghi a volte surreali e citazioni di personaggi storici e della letteratura del Giappone, che permettono però di conoscere alcuni aspetti delle abitudini e cultura di quel paese, punteggiata da una serie infinita di ere, che prendono il nome dalle dinastie che si sono succedute nel tempo. Nonostante l’inevitabile staticità, il racconto però procede fluido ed anche se a volte ci si chiede cosa ci possa essere di interessante in vicende tutto sommato insulse, bisogna riconoscere che l’autore, lasciando al gatto il ruolo del super partes anche un po’ filosofo, abbia trovato una formula perlomeno curiosa, per comporre una sorta di saggio sui pregi e difetti della natura umana. Man mano che il racconto procede però, il ruolo della terza ‘persona’ affidato al gatto viene sostituito da quello dello scrittore con stringenti ed accorate considerazioni su vari argomenti dell’essere ed i mutamenti del tempo. Nel finale torna alla ribalta, ironicamente, il proverbio ‘tanto va la gatta al lardo…’, a conferma che in termini di presunzione non siamo poi così diversi ad ogni latitudine e natura. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
(30-08-2010) Libro - La solitudine dei numeri primi - Giordano Paolo Quando ci si trova davanti, come in questo caso, ad un romanzo che ha venduto un numero così alto di copie e scalato le classifiche di vendita rimanendoci per tanto tempo, è naturale chiedersi, ancor prima di affrontare la storia, quali possono essere le ragioni di un tale successo. Il titolo è indubbiamente azzeccato, nella sua ambiguità ed originalità. La copertina, con quel bel viso in primo piano che sembra sbirciare da dietro una siepe, doveva evidentemente suscitare curiosità nel pubblico. 300 pagine poi non sono certo un ostacolo insormontabile per un lettore allenato, soprattutto se la storia è scorrevole ed interessante ed è la misura giusta per il lettore occasionale. Resta la storia per completare il quadro, che riguarda due ragazzi, Alice e Mattia, cresciuti con genitori troppo ossessivi, troppo pretenziosi, troppo tradizionali, mentre loro sono, appunto, come i numeri primi: diversi e rari rispetto agli altri, vicini magari, ma mai abbastanza per toccarsi, quindi inevitabilmente soli. Per loro natura o come risultato di un’educazione sbagliata? Chissà… Le loro rispettive vicende, dapprima parallele, poi diventano convergenti, per respingersi ogni volta come calamite girate al contrario, esseri destinati a rimanere in disparte. Dopo una prima parte che carica il lettore di aspettative per sviluppi intriganti, il racconto invece inaspettatamente si sgonfia nel finale, che resta come in sospeso, con i puntini, come in certe frasi. Sembra quasi che l’autore si sia spinto sin dove poi non sappia come chiudere il racconto, se non nel modo più facile: abbandonandolo a se stesso. E’ il limite di un romanzo che, essendo d’esordio, va comunque considerato come… grasso che cola. Un successo però che francamente mi sembra esagerato, rispetto ai meriti effettivi. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
(22-06-2010) Libro - L' eleganza del riccio - Barbery Muriel Per parecchio tempo ho resistito alla tentazione di acquistare questo romanzo, per partito preso: sospettavo si trattasse non più che un’abile e banale operazione commerciale per lettori snob. Tantissimi l’hanno letto, molti lo hanno apprezzato, parecchi altri l’hanno stroncato. Il classico caso insomma che spacca in due il pubblico. Dove sta la verità allora, ammesso che ce ne possa essere una? Diciamo che ho trovato l’architettura del racconto curiosa e ben congegnata. Non ho patito, come taluni sottolineano invece, le prime 70 pagine, però mi son chiesto spesso com’è possibile che un romanzo che alterna momenti di facile lettura ad altri nei quali la profondità dei concetti non è di immediata comprensione e può mettere in difficoltà parecchi lettori possa, allo stesso tempo, attrarne così tanti. Ci sono pagine infatti nelle quali, al di là delle complesse argomentazioni, è quasi obbligatorio avere di fianco il vocabolario. A meno che ciò non dipenda dal fatto che il livello culturale dei lettori è così profondamente cresciuto nel frattempo da dovermi rassegnare a far parte della schiera dei più scarsi... Le figure delle due protagoniste sono originali quanto improbabili. Se si ragiona di logica e sui piccoli dettagli, come in certi gialli, il castello narrativo crolla in quattro e quattr’otto; allora è meglio godersi il contesto, che è di prim’ordine. Ecco quindi che questa portinaia super acculturata e sensibile, che opera in incognito e la ragazzina super dotata, che ragiona come una donna matura ed annuncia il suo prossimo suicidio, non resistendo ad una società che già le appare mediocre e priva di prospettive, assumono connotati singolari (bella forza, si dirà!), suscitando un buon coinvolgimento, nell’incedere delle loro vicende e riflessioni parallele. Un romanzo mai banale, una serie intensa di considerazioni che spaziano fra esistenzialismo, etica, filosofia, estetica, sociologia, sino allo spiazzante finale, degna conclusione di un racconto innegabilmente insolito. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
(03-05-2010) Libro - Un passato imperfetto - Fellowes Julian Da un argomento apparentemente estraneo, come può esserlo una disamina sull’aristocrazia inglese dagli anni 60 ad oggi, ad un romanzo universale e stuzzicante, grazie alla prosa elegante, ironica e coinvolgente di Julian Fellowes. Una storia che cattura abilmente il lettore e che meriterebbe una secondo approfondimento per meglio apprezzare le numerose acute notazioni disseminate lungo il racconto, al di là dello stesso contesto nel quale vengono espresse. E’ un giallo, a tutti gli effetti, che passa attraverso un dettagliato studio d’ambiente e ricostruisce la storia di un uomo che non era nobile ma era riuscito, grazie al fascino irresistibile ed alla spiccata leadership, come si dice oggi, a rubare il cuore di alcune debuttanti della Stagione, il pratico sistema dei nobili per mettere in mostra le loro figlie e sistemarle con il miglior partito disponibile. Abilissimo negli affari e divenuto ricchissimo, solo al mondo e sterile a causa di una banale parotite in età adulta, Damian Baxter riceve una lettera anonima in punto di morte, nella quale c’è scritto che una delle sua amanti di quell’epoca non gli aveva donato solo il cuore, ma aveva anche partorito un suo figlio, pur facendolo apparire come il frutto di un’altra legittima relazione. Damian contatta allora l’amico che l’aveva introdotto in quell’ambiente e che aveva poi ripudiato, qui narratore in prima persona, per incaricarlo d’individuare quello che vorrebbe diventasse l’erede universale della sua immensa fortuna. Sarà l’occasione per rivivere quegli anni, forieri di gioie e dolori ed un’analisi fuori dai denti di ambienti che ora ci appaiono così lontani e fatui, ma che un tempo vivevano esclusivamente di convenzioni e rituali che sembravano immutabili. Un mistero che si chiarisce un po’ per volta, sino al colpo di scena finale. Un grande romanzo che può forse risultare ostico solo per il gran numero di personaggi coinvolti e l’alternanza che l’autore fa di passato e presente che, in alcuni tratti, richiede una lettura particolarmente attenta. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
(08-04-2010) Libro - La cena - Koch Herman Il contesto: due fratelli e rispettive consorti a cena in un ristorante di lusso. Uno dei due è candidato a diventare Primo Ministro olandese, l’altro è un ex professore di storia con un carattere a volte collerico, se non addirittura violento. Si parla del più e del meno, si discute del film ‘Match Point’ di Woody Allen, una conversazione tipica di qualunque compagnia. Il maitre nel frattempo scandisce le varie portate del menu con enfasi e particolareggiate descrizioni. Uno di quei posti insomma dove si paga un sacco, si mangia poco ed i vari piatti sembrano delizie ed esclusive per pochi ‘privilegiati’. Un quadro molto elegante e formale che Herman Koch descrive con grande padronanza, acume ed ironia ma che potrebbe diventare, alla lunga, di una noia mortale, se non fosse che è una premessa per il piatto forte, è il caso di dirlo, della serata. Due dei loro figli hanno ucciso, seppure preterintenzionalmente, una barbona puzzolente ed ubriaca che aveva trovato giaciglio dentro una cabina telefonica; un terzo figlio del candidato, nero adottivo, ora li ricatta; alcune telecamere di sorveglianza li hanno ripresi durante l’azione, ma non appaiono facilmente riconoscibili. Il dilemma che propone il romanzo a questo punto è: cosa fareste voi al posto dei genitori? Svelereste la loro identità, con tutte le conseguenze relative oppure li coprireste a tutti i costi? Herman Koch propone perciò 4 punti di vista diversi, con sviluppi imprevedibili, ma allo stesso tempo sparge dubbi e riflessioni nel lettore, riguardo la morale corrente, il cinismo, la difesa dei valori fondamentali, muovendo corde e sentimenti che stridono con la logica e la giustizia. Temi di grande semplicità, se vogliamo, ma allo stesso tempo di enorme difficoltà e complessità interiore ed etica. In tal senso l’autore ha centrato in pieno i suoi obiettivi, pur fra qualche caduta di tono e divagazione un po’ esagerata, ma è curioso e provocatoriamente voluto il fatto che, tutto sommato, il politico ne esca meglio degli altri. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
(28-03-2010) Libro - Venuto al mondo - Mazzantini Margaret ‘Venuto al mondo’ è un romanzo di grandi sentimenti ed emozioni. Racconta innanzitutto un grande amore; quindi un desiderio, poi realizzato, di maternità voluta a tutti i costi, contro tutto e tutti in un’epoca nella quale è più facile sentire invece storie di rinuncia; infine una guerra fra le più angoscianti dell’era moderna nella sua espressione più straziante, ovvero l’assedio di Sarajevo che ha provocato oltre 12.000 morti, la maggior parte dei quali civili. Evidenzia anche il contrasto stridente, che arriva alle soglie del fastidio e del senso di colpa, fra la normalità di vivere in una Roma che sopporta in pace le sue contraddizioni, al confronto dell’inferno di Sarajevo che, pur conservando ancora le tracce delle Olimpiadi invernali, è sprofondata in una guerra civile senza esclusione di colpi, consumata a pochi chilometri di distanza dalle spiagge delle nostre rinomate località dell’Adriatico. Margaret Mazzantini ha indubbiamente una prosa affascinante, densa di richiami, metafore illuminanti ed un linguaggio chiaro che colpisce per l’immediatezza e la profondità. In questo romanzo alterna continuamente passato e presente sino a confonderli e fonderli fra loro senza soluzione di continuità. Personalmente però non amo molto questo modo di raccontare, mi genera confusione, pur riconoscendogli nello specifico una sua coerenza e significato. La storia di Gemma e Diego, del figlio Pietro, del loro grande amico bosniaco Goiko, della ‘pecora’ Aska, del padre di Gemma, Armando, è avvolgente e forte, persino in senso riduttivo. Sono personaggi che lasciano il segno in una storia moderna ed antica allo stesso tempo, nel bene e nel male, nelle sue anomalie, miserie, slanci di umanità e contraddizioni irrisolte. Forse è proprio per questa esagerazione di temi universali, eppure intimi, in un solo racconto, che si prova infine una sorte di bulimia narrativa, pur in una storia che non è mai banale, densa di colpi di scena, spesso straziante. Voto: 3 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 57 |