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I commenti di paolo
Recensioni 1 - 20 di 68 recensioni presenti.  Media Voto: 3.30 / 5

(20-05-2013)
Libro - Diario di un millennio che fugge - Lodoli Marco
La fine del secondo millennio vista da un autore che ai suoi esordi aveva entusiasmato parte della critica, e che poi si è perso tra articoletti e festival letterari. La cupezza complessiva delle atmosfere è accentuata dalla radicale incapacità a vivere dei personaggi. Tutti sembrano improvvisare giorno per giorno le loro esistenze, inabili ad ogni progetto. Tutti tranne l'anziano padre dell'autore del diario, vero prodotto di un novecento drammatico e fallimentare, che sente nell'ambiguo Fernando, amico/nemico del figlio, nel suo divorare la vita, l'unico in grado di comprenderlo davvero nella sua grandezza, mentre il figlio stesso osserva e scrive, attaccandosi agli altri senza amarli davvero, a tutti tranne alla muta e bellissima Clo, emblema chimerico e impossibile di un'esistenza dotata di senso.
Voto: 3 / 5
(02-05-2013)
Libro - Le voci della sera - Ginzburg Natalia
Non mi stancherò di leggere e apprezzare questa magnifica autrice, destinata, essendo un'autrice di lingua italiana per di più ormai defunta, a cadere nell'oblio anche presso i suoi stessi connazionali. La lievità e l'impegno, la frivolezza (apparente) e la profondità, una capacità, dettata dal talento cristallino, di tracciare con nettezza e semplicità il carattere dei personaggi. Il lettore stesso è chiamato a provare nostalgia per i luoghi che non ha frequentato, i paesi, gli uomini e le donne che non ha conosciuto. Leggere i romanzi della Ginzburg è come visitare una vecchia casa di campagna caduta in rovina immaginandone i giorni migliori, quando donne, bambini e uomini ne calpestavano i vecchi pavimenti, ridendo, litigando, soffrendo, insomma: vivendo. Ecco, la nostalgia sembra essere il filo rosso che unisce l'opera di Natalia. Un personaggio su tutti, nella parte finale del racconto: Tommasino, nel quale l'autrice profonde tutta la sua sensibilità. Da brivido le righe in cui spiega ad Elsa come il fidanzamento con lei ne abbia in qualche modo ucciso i pensieri, costringendolo a sotterrarli, preparandosi ad una vita in cui tutto è previsto, programmato, inevitabile. Un voto in meno per qualche intrico di avvenimenti un po' troppo divertito e insistito (una donna chiama il medico perchè il maritto è malato, il marito muore, la donna sposa il medico, etc..). E anche qualche soprannome di troppo...
Voto: 4 / 5
(25-04-2013)
Libro - La paga del sabato - Fenoglio Beppe
E' un testo giovanile, scoperto alla fine degli anni 60 dopo la morte prematura dell'autore. E' promettente, ma i difetti non mancano, essenzialmente sottoforma di clichè. La misoginia (ereditata dal corregionale Pavese?) che gli fa descrivere la fidanzata del protagonista come una mezza ninfomane, il pestaggio di lui da parte dei familiari di lei dopo che l'ha messa incinta, gli ex partigiani descritti come dei delinquenti violenti pseudo-mafiosi, etc..Di chiara influenza neorealista, non credo sarebbe stato pubblicato se i successivi lavori dell'autore non fossero stati decisamente migliori.
Voto: 3 / 5
(14-04-2013)
Libro - Altra gente. Un racconto del mistero - Amis Martin
Come ne "La freccia del tempo" Amis sembra voler fare del romanzo un esercizio formale/stilistico, più che raccontare qualcosa che gli sta a cuore. Pare quasi una sfida: là era una storia raccontata al contrario, che inizia dalla fine, con un effetto davvero angosciante, qui un secondo ingresso nel mondo,quasi una seconda nascita, di una smemorata totale, che sa parlare perfettamente ma non sa cosa siano una casa, un paio di scarpe, persino una bocca. Poi c'è uno strano finale, nel quale par di capire che era tutto un sogno fatto dalla protagonista, che forse aveva tentato di suicidarsi per un qualche oscuro motivo...
Voto: 2 / 5
(03-04-2013)
Libro - Eugénie Grandet - Balzac Honoré de
Il più meschino dei sentimenti, l'avarizia, produce in Felix Grandet una figura monumentale, un vero gigante del male. Egli invade di sè tutto il lungo racconto, con il suo agghiacciante e reiterato ta - ta - ta - ta fa davvero raggricciare le dita al lettore che assiste impotente alla sua inesorabile azione di demolizione della volontà della povera moglie, rassegnata e senza speranza, e della figlia Eugenie, a cui solo l'amore farà trovare la forza di una, pur mite, ribellione. M. Grandet come detto giganteggia in ogni pagina, ma Balzac correttamente intitola il romanzo a Eugenie perchè è il suo percorso di affrancamento, che egli vuol raccontare: l'emancipazione di una piccola donna, segragata da un ambiente cupamente gretto, mosso istericamente dal solo interesse materiale, verso la liberazione di sè e della propria capacità di amare.
Voto: 5 / 5
(25-03-2013)
Libro - Pink Floyd. Lo scrigno dei segreti - Schaffner Nicholas
Le biografie rock non autorizzate si confermano le meglio scritte e le meno parziali, in considerazione forse della non necessaria approvazione (o quanto meno dell'assenza in fase di stesura) degli artisti di cui si raccontano le gesta). Qesto Schaffner sa scrivere, e la sua passione appare geenuina. Si parte con i Floyd "formato Barrett" con la presenza stimolante dal punto di vista creativo ma ingombrante per la sua incipiente deriva psicologica del giovanissimo talento (qualcune direbbe genio, ma francamente il termine pare eccessivo) di Cambridge, estromesso dal gruppo, cui non era più in grado di dare alcun apporto, già nel '68. Poi i grandi successi di Dark Side, di Wisch you were here fino al "gigantismo" forse megalomane di The Wall con la figura di Roger Waters sempre più dominante e autoreferenziale a schiacciare il resto della band, che con crescente malessere sopporta la leadership del cupo ma vulcanico bassista, in particolare Gilmour, chiatarrista e contraltare "creativo" dei Floyd. La biografia, gustosa nella rievocazione di quegli anni settanta in cui fu abbandonata l'utopia di una musica rock manifestazione di libertà espressiva ed ideologica, capace di farsi voce di una generazione desiderosa di aspirare ad un mondo "nuovo" libero dai meccanismi tipici del capitalismo, per diventare invece "industria" a tutto tondo, con le major discografiche voracissime nello spartirsi profitti a nove zeri e pronte a soffocare l'autonomia dei musicisti, laddove questa possa compromettere i guadagni. E ad essa il gruppo inglese non seppe sottrarsi, anzi fu forse tra le grandi band la più borghese e musicalmente meno spontanea, con quella musica che attingeva a piene mani dall'elettronica, studiatissima in ogni dettaglio,con i megaconcerti multimediali ante-litteram. Non mancano clichè fastidiosi (l'uso smodato dell'aggettivo "lisergico", il dualismo tra la "buona" droga e il "cattivo" alcool) e certe lungaggini narrative (la gestazione del film The Wall).
Voto: 3 / 5
(07-03-2013)
Libro - Just kids - Smith Patti
Davvero un piccolo libro. La poetessa del rock, per fortuna di tutti noi appassionati, è stata assi più rock che poetessa e, a giudicare da questo modesto racconto degli anni giovanili, bene ha fatto a non cimentarsi troppo neppure con la prosa (se poi la traduzione ci mette del suo....). Non il voto minimo perchè chi ha creato, cantato e suonato un disco come Radio Ethiopia merita indulgenza, ma questa ingenua e irritante sequenza di luoghi comuni bohemien, tra loft e pittorucoli sensazionali ma incompresi, amici tossici e celeberrimi poeti mai sentiti, passaggi fugaci di beatnik programmaticamente stravaganti e sesso alternativo, l'immancabile factory di Andy Wharol (ma ci sono passati proprio tutti!!) e citazioni di Nietsche e di tanti altri, regala solo tanta tanta noia.
Voto: 2 / 5
(01-03-2013)
Libro - Se hai bisogno, chiama - Carver Raymond
Raccontini facili facili, in cui il cosidetto minimalismo viene portato dall'autore, chiunque egli sia, ai limiti estremi, soprattutto dal punto di vista stilistico-formale. La pubblicazione postuma giustifica nel lettore qualche sospetto di operazione commerciale furbetta atta a sfruttare il filone di un autore divenuto "cult" per meriti discutibili.
Voto: 2 / 5
(22-02-2013)
Libro - Anna Karenina - Tolstoj Lev
Potrebbe intitolarsi "Coppie" come il famoso romanzo di Updike di quasi un secolo successivo. Il lento mutare della monolitica società russa descritto per il tramite delle vicende della coppia "scandalosa" Karenina-Vronskj e di quella "edificante" Kitty-Levin, mentre intorno ad esse altre ne vorticano attratte e respinte come da due poli elettrici. La scrittuta tolstoiana è molto controllata e metodica, precisa, nulla a che vedere con la violenta urgenza del talento Dostoevskiano, puntuale nel cogliere il tema del tradimento di una moglie (quello di un marito non sarebbe stato neppure un tema) per descrivere l'ipocrisia di un ambiente sociale fondato sul rispetto puramente esteriore di regole falsamente morali, in realtà essenzialmente formali. Memorabili e illuminanti su quanto accadrà circa trent'anni dopo, alcuni passaggi delle riflessioni socio-economiche di Levin/Tolstoj, magnifico (anche per chi non ne condivida il merito) l'ultimo capitolo, talvolta davvero estenuanti le lunghe pagine dedicate alle crisi di gelosia della pur comprensibilmente tormentata Anna (per la quale si rischia di provare sempre meno simpatia in favore di Vronskj) ed ai tormentosi dubbi dello stesso Levin. In ogni caso, sconsigliabile a chi sia in procinto di sposarsi.
Voto: 4 / 5
(13-01-2013)
Libro - La controvita - Roth Philip
La scrittura di questo immenso autore è di quelle che non danno tregua. Roth non dà tregua al lettore così come non la dà a se stesso, nel suo eterno scavo, nella discesa al secondo e al terzo e al quarto e ai successivi livelli della coscienza dei suoi personaggi, impegnati disumanamente in una eterna autoanalisi. Forse il tema di fondo, la ricerca vera e propria condotta dall'autore sta nello sviscerare il significato ultimo del suo mestiere, l'infinita possibilità di moltiplicare le scelte e quindi le vite dei suoi personaggi, giocando con le loro identità, concedendo loro delle seconde chance, dei ritorni nel passato e delle correzioni che a noi, viventi del mondo reale, non sono concessi. Zuckerman/Roth con La Controvita pare quasi voler espiare la colpa originale di Lamento di Portonoy che gli costò un doloroso dissidio familiare che non si sanò fino alla morte dei genitori, e lo fa marcando in modo netto la differenza di significato tra l'essere ebrei negli accoglienti Stati Uniti, nella sprezzante e apertamente razzista Europa, nell'assediato e ferito Isralele. Ma i personaggi, il significato del loro agire, emerge in modo così prepotente dalle pagine che incasellare la storia in un genere o elencarne le tematiche sarebbe colpevolmente riduttivo.
Voto: 4 / 5
(06-01-2013)
Libro - Il master di Ballantrae - Stevenson Robert L.
Le atmosfere di questo racconto sono quelle delle nebbiose brughiere inglesi, dei caldi e impetuosi mari del sud, dell'infido nuovo mondo americano, ma liquidarlo come romanzo d'avventura sarebbe un grave errore, anzi le vicende più remote dell'affascinante e cattivissimo (davvero una delle più gigantesche "carogne" della letteratura) Lord del titolo, restano piuttosto sullo sfondo, evocate piuttosto che narrate. In realtà è il tema caro all'autore, già sviscerato in Jackyll e Hyde, a tornare, quello del doppio, del bene e del male che convivono in ognuno di noi, e di come spesso sia il secondo ad esercitare la più grande seduzione. Il Signore di Ballantrae vive il male come una missione, ne è non solo consapevole ma addirittura orgoglioso: tormentare il fratello, assistere al suo fallimento come padre, come marito e come figlio, denigrarlo fino a bruciare attorno a lui ogni possibile rapporto sociale, addirittura ridurlo quasi alla povertà gli procura, molto semplicemente, un piacere del quale non vuole privarsi e che è anzi la sua linfa vitale. E, come in certi film, questo cattivo sembra immortale, sopravvive a tutto e ritorna implacabilmente per portare a termine la sua missione. E piace, piace a tutti, la sua simulazione è così perfetta, così malevola, da indurre persino nel lettore un certo fastidio indicibile nei confronti di quel povero diavolo del fratello, così arrendevole, incapace di reagire, persino un po' lagnoso, quasi predestinato ad un destino di perdente
Voto: 4 / 5
(06-12-2012)
Libro - L' idiota - Dostoevskij Fëdor
E' un romanzo di impianto quasi teatrale, parlatissimo,a tratti verboso, con scene di interni nelle quali i personaggi si alternano nella pagina, entrandone ed uscendone in un turbillon vorticoso che trasmette spesso una sensazione vertiginosa e poco piacevole di confusione e d' improvvisazione. E' un grande romanzo perchè è scritto da un genio assoluto al quale l'appassionato fatica a dare un voto inferiore al massimo, ed anche perchè il confronto con la letteratura di oggi, anche con la miglior letteratura di oggi, è improponibile e annichilente. Ma come sempre in Dosto,ma piùdi sempre, è imperfetto, troppo impetuoso, troppo pieno di cose, quasi violento. C'è tutto: la fede religiosa, i mutamenti politici generatori di mostri, il nichilismo che corrompe gli animi, tipi umani d'ogni genere, con i loro nomi e patronimici che finiscono per stordire noi lettori volonterosi ma affaticati. Ci sono molti pianti, molte urla e svenimenti e mancamenti, fughe e ritorni, giovani tisici impertimenti che non vogliono saperne di morire e vecchi generali bonari e intronati e nobilastri altezzosi e vani, e poi molte giovani donne davvero irritanti nel loro essere capricciose e fragili, dominanti e indecise. Ma non si può non leggerlo.
Voto: 5 / 5
(18-10-2012)
Libro - A nome tuo - Covacich Mauro
L'autore sa il fatto suo. Perfino troppo. La scrittura è controllatissima, arguta, spiritosa ma con moderazione, drammatica quanto basta. Nessuna parola sprecata, nessun cedimento ad una leggerezza che possa puzzare, anche vagamente, di distrazione o peggio di sbracatura. In questa coppia di racconti lunghi in cui a due temi fondamentali, il significato del mestiere di scrittore e l'eutanasia, se ne accodano com è giusto una serie di secondari (l'inganno, il sesso, la nostalgia del tempo passato etc.) Cavacich ci mostra di saper disinvoltamente parlare di lettere classiche (Virgilio), di musica pop-colta (Brien Eno), di scienze navali, di neurologia, di musica classica, d'arte figurativa, e via citando. I temi sono importanti e spesso l'autore sa andare a fondo, ma tutto suona troppo ricercato, troppo voluto, il sospetto di esibizione intellettuale è, a più riprese, molto forte. Modesto consiglio agli autori italiani: rileggetevi Natalia Ginzburg.
Voto: 3 / 5
(02-10-2012)
Libro - Opinioni di un clown - Böll Heinrich
E' un romanzo certo ammirevole, ma l'ammirazione non basta. E' letteratura di impegno nel senso più alto quella di Boll, che anche qui, per spiegare un periodo storico del suo Paese sceglie un mosaico di personaggi in movimento attorno ad un epicentro. E' il clown, protagonista picaresco, vitalissimo e maliconico, che per resistere alla grettezza della società che lo circonda si nasconde dietro la sua maschera di pagliaccio. La sua mente e il suo corpo non hanno requie, entrambi feriti, combattuti tra i bisogni pressanti della carne, alimentari e sessuali, e la volontà di non piegarsi al perbenismo opprimente di familiari, amanti e conoscenti, tutti organizzati quasi militarmente in oscure istituzioni religiose, politiche, scolastiche. Ma i soliloqui del clown Hans col trascorrere delle pagine risultano troppo lunghi, pedanti, piagnucolosi e si finisce quasi per capire i "cattivi" che lo abbandoneranno rifiutandosi di comprendere i motivi della sua inconsolabile malinconia.
Voto: 3 / 5
(06-09-2012)
Libro - Foto di gruppo con signora - Böll Heinrich
Un racconto che è come un'onda montante, eccessivo e certamente imperfetto, ma all'autore si perdona tutto, anche quando si fa un po' prendere la mano dalla narrazione, perchè il mosaico di personaggi che attorniano e in qualche modo proteggono l'afasica Leni nel suo timido passaggio attravero la Storia della Germania novecentesca, è davvero arte allo stato puro. Un esempio di letteratura vera e grande in cui impegno e umorismo, leggerezza e realtà storica si fondono in un modo impossibile da ritrovare nel romanzo moderno.
Voto: 4 / 5
(02-09-2012)
Libro - Lo scandalo Wapshot - Cheever John
Il tema e lo stile narrativo nella prima metà del romanzo possono lasciare perplessi per la loro "tipicita'" tutta americana: ancora le insoddisfazioni, le delusioni, le meschinità e i desideri (sublimati in quelli sessuali) della media borghesia, competitiva, invidiosa e un po' vigliacca. Ancora quella scrittura precisa, tagliente, ironica, il cui stile sta proprio nell'assenza di uno stile riconoscibile (provare a leggere Updike o Yeats e verificare). Il tutto sempre attraversato da uno strisciante razzismo che è invece tipico non solo della letteratura americana, ma proprio della società: tutto ciò che è straniero, specie se in qualche modo "meridionale" genera quantomeno diffidenza quando non aperta avversione. Qui poi tutta l'opera è attraversata da una sorta di ossessione-repulsione per tutto ciò che è italiano (con tanto di viaggio nel nostro quasi-selvaggio paese). Poi inizia una curiosa deviazione, con l'autore che, forse sotto l'effetto di una solenne sbornia, prende la strada del romanzo comico-surreale dagli effetti certo divertenti ma, per il lettore, destabilizzanti, che dà al tutto un andamento diseguale quasi picaresco. Certo, quando poi in una riga e mezza Cheever ti traccia la differenza tra semplice noia e vera solitudine, solo questo vale la spesa e non resta che togliersi il cappello..
Voto: 3 / 5
(06-08-2012)
Libro - Racconti - Cechov Anton
Per chi si avvicina alla lettura, e vuol cominciare dal meglio del meglio, con tutti i rischi che questo comporta in termini di future delusioni. Cechov è pienamente inserito nel solco della grande tradizione russa, ma nello stesso tempo ne è una voce originalissima, che trova nella forma del racconto il suo metro ideale. Il tema che ricorre è sempre e solo l'aspirazione dell'uomo (non del grande uomo) ad un'esistenza migliore, sia essa intesa come elevazione da una condizione miserabile e abbrutente, sia come fuga da una quotidianità meschina e opprimente ed anche, perchè no, come legittima aspirazione al successo ed alla fama. I toni vanno dal comico al noir, dal consolatorio al disperato, ma la modernità e la profondità della riflessione sono sempre sorprendenti. I personaggi, spesso buffi nella loro meschinità senza speranza, spesso irritanti, commoventi, invidiabili, condannati, prendono una forma nettissima sulla pagina e pazienza se in qualche, raro, caso, l'autore si lascia prendere un po' la mano rischiando il macchiettismo (es. "l'uomo nell'astuccio").
Voto: 5 / 5
(15-06-2012)
Libro - Scritti corsari - Pasolini P. Paolo
Si tratta di una serie di articoli scritti nel 1975. Nel novembre di quello stesso anno P. sarà assassinato e la vita di quest'uomo straordinario avrà termine con violenza, una violenza che oggi, quasi quarant'anni dopo pare quasi inevitabile perchè di quella violenza, di quel cinismo, di quella disumanita', di quella bruttezza che hanno caratterizzato l'episodio della sua morte sono pieni gli articoli nei quali, con passione talmente accesa da renderne talvolta faticosa la lettura, P.tenta di descrivere la società italiana in quegli anni 70 così traumatici e decisivi. Grande è il rimpianto di averlo perso solo cinquantenne: con quale lucidità, con quale integrità intellettuale avrebbe saputo raccontare a noi stessi i nostri stessi tempi.
Voto: 4 / 5
(04-06-2012)
Libro - I fratelli Karamazov - Dostoevskij Fëdor
Romanzo dichiaratamente "testamentario", in cui l'autore dispiega e riassume tutta la sua visione umana, filosofica ed anche sociale (è falso che D. non fosse interessato agli spetti ed ai mutamenti sociali del suo tempo). Quasi un'"enciclopedia" dostoevskjiana da consigliare più a chi per la prima volta si avvicini a questo irraggiungibile genio che non a chi già ne conosca l'opera. La capacità di addentrarsi e discendere negli anfratti più profondi dell'animo umano ne fa un autore di una modernita' sorprendente quanto indiscutibile, e la "prolissità" di cui qualcuno lo accusa è integralmente funzionale al racconto quindi, di fatto, non è.
Voto: 5 / 5
(02-04-2012)
Libro - Quell'anno a scuola - Wolff Tobias
Classico racconto "di formazione" all'americana che ha, aimè, un forte e non gradevolisimo sapore stantio. Già lette (e già viste al cinema) queste storie, peraltro in genere ben scritte, ad ambientazione scolastica (ricordano certi racconti carcerari, forse per la forzata unità di luogo) con il giovane talentuoso protagonista un po' timido/con genitori assenti e poveri/con testosterone a mille/ammesso in una scuola per ricchi grazie a provvidenziale borsa di studio, che cerca di farsi largo giocando sporco. Qui la vicenda può incuriosire nel momento in cui ci si chiede, come lettori, se l'aspirante scrittore in erba che scopiazza un raccontino per vincere un'ora in compagnia di Hemingway sia davvero lo stesso autore Wolff (e in tal caso si tratterebbe di una coraggiosa confessione), o tutto sia frutto della fantaia di un autore ormai affermato che sente di poter ormai scherzare con i suoi lettori.
Voto: 3 / 5
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