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I commenti di Letizia
19 recensioni presenti.  Media Voto: 4 / 5

(28-05-2011)
Libro - Il grande saccheggio. L'età del capitalismo distruttivo - Bevilacqua Piero
Bel libro, ottimo compendio dei mali contemporanei, con una serie di proposte per porvi rimedio. La critica muove dalla constatazione del fallimento della teoria capitalista, i cui risultati negativi sono occultati se non negati. Si esamina il metodo di calcolo del Pil, insufficiente e non veritiero, e si prova come la supply side economics, basata sui precetti classici della domanda/offerta non abbia dato alcun impulso al mercato. Un'osservazione interessante riguarda la supina accettazione dei dettami di Adam Smith, che prendeva a riferimento gli agricoltori scozzesi; non si può infatti trascurare il profilo antropologico e sociologico del modello ed osservare che quegli agricoltori erano « timorati di Dio ». Qui Bevilacqua sfiora un tema approfondito doviziosamente da E. Todd nel suo « Après la démocratie », cui rimando perché l'analisi antropologica è, come mostra il libro, essenziale e strategica. Altro tema fondamentale è quello della semplificazione dei modelli (economico, politico, sociale ed infine storico) in società contemporanee che sono invece altamente complesse. Alla semplificazione consegue l'iperspecializzazione delle competenze, che si traduce nella svalutazione della complessità, nella cecità alle problematiche e quindi nell'incapacità non solo di saper vivere nella società complessa, ma di parteciparvi o di poter indurre cambiamenti. Risultato, cito: « una cultura a responsabilità limitata e a irresponsabilità generale ».
Voto: 4 / 5
(25-05-2011)
Libro - Crepuscolo di un idolo. Smantellare le favole freudiane - Onfray Michel
Un libro imperdibile. Contrariamente al commento di Patrizio, il libro è documentato sulla base di 10.000 pagine di letteratura studiata da Onfray, di cui gran parte scritta proprio da Freud. La bibliografia è enorme. Almeno la metà degli scritti di Freud sono ancora coperti da segreto, a cura della sua discendenza. La cosa è sospetta per un uomo che pur avendo lasciato un contributo rilevante alla psicoanalisi, non solo non l'ha fondata (fu Breuer), ma quando ha deciso di farne una scienza, non ha dato nessun contributo né empirico, né tanto meno scientifico alla sua dottrina. Illuminanti sono i carteggi con il collega Fliess, in cui Freud confessa gli insuccessi e i reali bisogni (economici, di prestigio, narcisistici) che lo spingevano a proseguire sulla strada di una terapia insulsa e che non dava frutti. Onfray dichiara onestamente lo scopo del suo lavoro: provare che la dottrina di Freud non ha nulla di scientifico e che dovrebbe pertanto attenere alla teoria filosofica, contrariamente a quanto Freud ha preteso. Quest'ultimo ha rinnegato energicamente lo status di pensatore e tentato con ogni mezzo di propalare la sua merce come scienza. Il libro smonta senza possibilità di contraddizione ogni evidenza scientifica del lavoro freudiano. Non è complicato, visto che la scienza si basa su criteri quali oggettivazione, ripetibilità, affidabilità, prova. Freud non ha mai ottenuto un solo risultato e purtroppo gli esiti dei suoi pazienti furono catastrofici, neanche « solo » inutili. Le riflessioni sono d'obbligo, e queste sono le mie: la patologizzazione dell'umore e del comportamento al solo scopo di farne un sistema di lucro, ma anche di controllo. Onfray si chiede, e me lo chiedo anch'io, come si possa chiamare terapia qualcosa che dura 10, 20 o 30 anni. I malati psichiatrici ovviamente esistono, ma Freud non ne ha salvato uno.
Voto: 5 / 5
(22-06-2010)
Libro - Critica della retorica democratica - Canfora Luciano
Il solito eccellente Prof. Canfora, non solo eccellente storico, filologo e pensatore, ma anche divulgatore. La lucida ed inoppugnabile constatazione storica dell'inesistenza della democrazia, ma anche un paio di buone piste per gli uomini di buona volontà ...
Voto: 5 / 5
(05-02-2010)
Libro - I miti del nostro tempo - Galimberti Umberto
Ricchissimo compendio di citazioni da memorizzare e bibliografia da utilizzare ampiamente per altre letture. Impossibile fare un riassunto per l'ampiezza e la portata dei temi trattati, ma citerò almeno i miti che per me sono stati meglio trattati: il mito della follia, il mito dell'identità sessuale, il mito della psicoterapia, il mito del potere, il mito della tecnica. Non mi è piaciuto il mito della moda, la cui analisi ho trovato scarna e poco incisiva. Sull'ottimo (ultimo) capitolo sul mito della razza ho alcune riserve perché tutta l'analisi è guidata da alcuni apriorismi, come l'inesistenza dell'identità culturale. Il punto di vista è macroscopico e politico, ma il tema è troppo rilevante per non esaminare il microscopico ed il sociologico. Gli spunti sono tanti e lasciano spazio alla riflessione personale ed alla voglia di approfondire (per esempio la questione dell'homo faber). Di grandissima rilevanza la questione del "relativismo culturale", mediato dalla Nussbaum, che dovrebbe servire ad una seria ed assennata riforma della scuola. Altra analisi per me condivisibilissima è quella sulla psicoterapia e quindi sulla "patologicizzazione di esperienze umane fino a ieri ritenute normali" per "omologare gli individui non solo nel loro modo di pensare [....] ma soprattutto nel loro modo di sentire". Non sono d'accordo con Nancy perché Galimberti non intende mettere a morte la psicoterapia o la psichiatria ma disvelarne solo un uso funzionale all'economia e alla (cattiva) politica. Lo stesso Jung nutriva peraltro questo timore. In proposito è certamente molto illuminante leggersi il libro di Furedi citato "Il nuovo conformismo. Troppa psicologia nella vita quotidiana". Il "fil rouge" del libro è proprio questa chiamata a non intrupparsi, ad evitare i luoghi comuni del pensiero e dell'azione, a non accontentarsi delle parole di plastica ammansite dai media (tutti), a rischiare infine di essere sé stessi.
Voto: 5 / 5
(08-01-2010)
Libro - La vita autentica - Mancuso Vito
A Vito Mancuso va riconosciuta un'onestà intellettuale genuina e rarissima. Ho apprezzato moltissimo il duetto con Augias nella "Disputa su Dio e dintorni", in cui, forse grazie anche al fair play di quest'ultimo, Mancuso esce come un astro impareggiabile. Non posso dire altrettanto di questa "Vita autentica", cui va però riconosciuto il pregio, anch'esso raro, di parlare per farsi capire. Più che un saggio, trovo un punto di vista, intimo, autorevole, puro; difettano le argomentazioni dialettiche che possano sostenerlo. L'intento è definire, o capire, quando un uomo e la sua vita siano autentici e l'autore indica anzitutto il principio di libertà, che egli sostiene appartenga ad ognuno. Ma il limite sta nel pregio: se Mancuso vuole giustamente riferirsi alla vita reale, fisica, questa che viviamo, allora non spiega in cosa si sostanzi questa libertà, quale sia quindi il suo senso. Il concetto di autodeterminazione è assente, e quindi la possibilità concreta di attuarlo. La libertà di scegliersi la propria vita rendendola autentica perché vissuta nelle proprie scelte non è data a tutti. Senza di essa, il senso non è più generalizzabile ma rimane appannaggio della fede, della metafisica. A dispetto di questa libertà assunta in senso cartesiano, c'è una curiosa (per me) relativizzazione della "verità", che invece sfugge a qualsiasi dogma ed è relativa alle circostanze della vita, ad ogni uomo (qui cita a sostegno Bonhoeffer). Si danno però per scontati i valori di "bene" e "male", rendendoli oggettivi senza motivazione convincente. Trovo insomma molte contraddizioni nelle argomentazioni portate dall'autore, e questo indipendentemente dalla condivisione o meno della sua visione. La risposta a cosa renda autentica la vita è per Mancuso la speranza. Io la chiamerei più volentieri progettualità, capacità (e possibilità) di proiettarsi oltre. Dove, resta certamente una questione di fede.
Voto: 3 / 5
(04-01-2010)
Libro - Il sultanato - Sartori Giovanni
Sartori è un uomo acuto e pungente ma comincio a trovare i libri-raccolta-di-articoli francamente inutili perché raramente gli articoli pubblicati sui giornali entrano nei tecnicismi che chi acquista un libro di uno specialista vorrebbe invece trovare, per andare a fondo, per capire. Ne esce certamente la visione di Sartori, ma le argomentazioni sono succinte. L'unica parte interessante è l'appendice in cui l'autore spiega approfonditamente l'essenza del conflitto d'interessi, la pericolosità e gli eventuali antidoti. Mi aspettavo un saggio, e sono delusa. Il titolo, sapientemente scelto, ha un effetto "spot" e tradisce la ragione puramente commerciale di questo libro. Peccato. Aspetto il prossimo saggio, ma prima lo sfoglierò accuratamente per non ritrovarmi dentro all'ennesima raccolta di chiacchiere note e arcinote.
Voto: 2 / 5
(17-03-2009)
Libro - Il business del pensiero. La consulenza filosofica tra cura di sé e terapia degli altri - Dal Lago Alessandro
Libro eccellente, corredato di note ricche ed interessanti. Conoscere la CF significa penetrare nell'arsenale delle armi di persuasione/imbonimento/manipolazione più pericolose perché (apparentemente) ammantate dal prestigio del pensiero filosofico. Molto interessante la considerazione che la conoscenza non puo' essere neutra ma impone una presa di posizione, e quindi il "conflitto" - cosi' inteso, positivamente, come unico strumento dialettico al di fuori del ripiegamento sul sé, privo di confronti autentici. Viene inoltre efficemente evocato lo stretto legame tra amoralizzazione e demoralizzazione (quest'ultima deriva dalla prima). Mi auguro almeno che il termine "filosofica" possa essere eliminato da questo tipo di pratiche, per appropriazione indebita!!!
Voto: 5 / 5
(24-01-2009)
Libro - La fine della televisione - Missika Jean-Louis
Il libro prende le mosse dalle definizioni di paleo e neo televisione date da U. Eco e vi aggiunge quella di post televisione. Ho trovato veramente interessante solo l'ultimo capitolo "La disintegrazione dello spazio pubblico" dove l'autore sviscera alcune delle possibili ragioni di perdita di appeal della TV, come la politicizzazione (ricerca dell'audience) e l'asservimento commerciale che dettando una neutralità "piaciona" conducono lentamente all'insignificanza e alla deprofessionalizzazione. All'insegna del "less objectionnable programming", ovvero il programma che suscita minori conflitti, la televisione parla di tutto come se fosse il nulla, gli approfondimenti reali spariscono col pretesto di essere tecnicismi incomprensibili alla massa, e con essi sparisce anche il profilo del media, la sua autorevolezza e credibilità. Così spariscono i giornalisti professionisti, e ce ne siamo ampiamente e malauguratamente accorti. La stessa idea di video-on-demand sancisce la fine di un mezzo di comunicazione propositivo di contenuti ed informazione, lasciando il singolo artefice del proprio palinsesto e soprattutto ben lontano da qualunque "contaminazione" dialettica.
Voto: 4 / 5
(11-12-2008)
Libro - La tenaglia. Difesa dell'ideologia politica - Irti Natalino
In pochissime parole Irti smonta il linguaggio fumogeno e privo di senso di una classe politica, come "valori condivisi", "riformismo", "dialogo", ricordando che il pragmatismo è l'arma (letale) del vivere senza progettualità. Conoscere il giusto senso delle parole, prima fra tutte "ideologia" è la conditio sine qua non per dare senso al proprio pensare e agire. Da distribuire in dosi massicce nelle sedi dei partiti e nel nostro mal frequentato Parlamento.
Voto: 5 / 5
(10-12-2008)
Libro - Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del Novecento - Luzzatto Sergio
Libro storico impeccabile che non indulge a prese di posizione di alcun genere, poiché i fatti parlano da sé. Una chiave eccellente per capire i rapporti tra potere laico e religioso ed in particolare tra stato fascista e chiesa. Ma perché ci si è scordati cosi' a lungo dell'eccidio di San Giovanni Rotondo del 14 ottobre 1920?
Voto: 4 / 5
(10-12-2008)
Libro - La società dei consumi - Baudrillard Jean
Questo prezioso libro era andato esaurito da diverso tempo per cui il primo ringraziamento va all'editore per averlo ripubblicato (non sono certa peraltro che sia il Mulino, l'ho rivisto in libreria e forse è un altro editore, poco importa). Si tratta di una lettura imperdibile, lucida, profonda sulla sociologia del consumo, dove gli oggetti hanno perso la relazione con la loro funzione per diventare simboli di esistenza sociale e quindi elementi di una nuova cultura. Baudrillard ne avverte il pericolo laddove l'abbondanza, fatta mito ed equilibrata dalla sua denuncia, diventa un potente anestetico e cancella umanità e slancio morale. Da non perdere, insieme al "Système des objets" e a quasi tutto quello che ha scritto questo grande uomo.
Voto: 5 / 5
(08-12-2008)
Libro - L' entità. La clamorosa scoperta del servizio segreto vaticano: intrighi, omicidi, complotti degli ultimi cinquecento anni - Frattini Eric
Libro freddo, con una lista infinita di eventi più o meno significativi, vagonate di persone e personaggi impossibili da memorizzare, il tutto seguendo un ordine cronologico dalla Controriforma in giù, con qualche flash back mentre il treno degli eventi è in corsa, cosicché resti semplicemente spaesato. Io sono rimasta anche perplessa dalla scelta dell'autore di seguire le gesta dell'Entità e del Sodalitium Pianum senza riuscire a fotografare i periodi storici nella loro interezza, nel loro impatto storico rivoluzionario. Ne esco poco più informata e poco soddisfatta. L'unica cosa che ne esce con chiarezza è che il Vaticano è uno Stato come qualsiasi altro, che nulla ha a che spartire con i suoi supposti presupposti. I più smagati, quelli che hanno semplicemente studiato la storia al liceo, lo sapevano già. Gli altri non riusciranno a leggerlo, chi sa di storia perché non è un saggio storico, chi non ha neanche il substrato scolastico, perché lo troverà un pauroso esercizio di date e nomi. Una parola per le copiose note bibliografiche: molto poche possono candidarsi all'attendibilità inconfutabile. Peccato, perché quanto meno per i papati del XX secolo, ed i più recenti con i loro legami con mafia e P2, sarebbe stato coraggioso (magari anche doveroso) togliere i veli.
Voto: 4 / 5
(06-03-2003)
Libro - Bravi ragazzi. La requisitoria Boccassini, l'autodifesa di Previti & C. Tutte le carte dei processi Berlusconi-toghe sporche - Gomez Peter; Travaglio Marco
Ah si, bravi davvero questi ragazzi Gomez e Travaglio, non si smentiscono. Un ottimo documento giornalistico, cui ci hanno ormai abituato. Vorrei rilevare che nonostante lo sgomento implacabile che si prova nel leggere, pagina dopo pagina, l'annientamento di qualsiasi regola, ovvero la certezza provata che la realtà superi alla grande qualsiasi immaginazione, la scrittura è gradevolissima, sferzante, impossibile annoiarsi. Una scrittura con piglio. Quel che accade nelle aule di giustizia è di una gravità che lascia stupefatti. Lasciano senza fiato i pretesti, le assurdità, le bugie, le incoerenze. E' pericoloso domandarsi se sia lecito che il garantismo debba garantire anche la menzogna. Molto pericoloso perché se si tolgono diritti agli "imputati" si entra in una gestione del potere viziata che sappiamo dove puo' sconfinare. Ma allora ce lo vogliamo chiedere come garantire tutti i cittadini dalla legge del pretesto? Ce lo vogliamo ricordare che la probità è una conditio sine qua non sempre, vieppiù quando si amministrano e si rappresentano gli altri? O abbiamo tutti le mani cosi' sporche da doverci perdonare proprio tutto? Magari è cosi' che si diventa buon ... isti.
Voto: 5 / 5
(21-10-2002)
Libro - Amore mio infinito - Nove Aldo
Sob. Costruito dall'inizio alla fine con un linguaggio che vorrebbe essere originale ed è talmente artificioso da diventare ingombrante. Un linguaggio che non si evolve, né in questa vicenda, né in generale nell'autore. Un astrino piccino piccio' se confrontato con coetanei di tutt'altro spessore (penso a Leroy e al suo "Ingannevole è il cuore ...", siamo lontani anni luce). Non mi è rimasto nulla di questo libro. Nulla. Non un percorso, non una storia, non un'identificazione possibile. Nulla. Uno stile che ammicca solo a sé stesso e che diventa sordo e afunzionale. Fastidioso, alla fine, per la sua totale vacuità.
Voto: 1 / 5
(30-12-2001)

Ho passato qualche ora in buona compagnia, un libro facile, scritto in modo simpaticissimo e con un finale che fa davvero riflettere sull'importanza delle "cose" che ci circondano, rispetto a ... ? Vorrei lodare apertamente le traduttrici che hanno fatto, a mio avviso, gran parte della fortuna della versione italiana di questo libro. Hanno tradotto con intelligenza, curiosità, originalità e flessibilità. Brave!
Voto: 3 / 5
(02-10-2001)

Grande delusione, ho trovato questo libro per lunghi tratti noioso. I personaggi mi sono apparsi senza spessore, nessuna curiosità hanno stimolato in me. La trama imperscrutabile, i luoghi irriconoscibili ma anche non immaginabili (se non grazie all'immaginario che ognuno ha precostituito attraverso esperienza personale o altri libri). Il finale? Boh!
Voto: 1 / 5
(29-05-2001)

Mi spiace non essere per nulla d'accordo con gli altri lettori, ma per me questo libro, si, forse delirante, è una pagina sterminata di poesia, pura poesia in prosa. Dai passaggi che ti accompagnano nelle pieghe dell'anima e dell'incongruità dei sentimenti ai "tonfi" nella cruda realtà dell'emoglobina (paradosso eccezionale), della pelle, delle pievi che tutti riconosciamo col loro sfondo rosso arancio vedendole scorrere sul finestrino dell'auto. La forma epistolare è ideale per parlare e parlarsi, identificare ed identificarsi. Ho ricordato subito Requiem ... ed i brividi di emozione tanto sensuale quando eterea che Tabucchi mi riesce a trasmettere. Chi altri riesce a scrivere poesie parlando di atomi e di cene? Chi altri ci ha parlato d'amore senza canovacci precostituiti e stravisti? Chi riesce a dare il passo del tempo senza mettre un'ordinata temporale? (ma non è un caso l'amore per Pessoa). Tra pragmatismo ed estemporaneità mediterranea, trovo sempre e sempre di più il grande Tabucchi.
Voto: 5 / 5
(28-05-2001)

Poiché avevo lasciato una "recensione" ante litteram, mi affretto a darne una a posteriori, per placare non pochi animi cui piace relegare i commenti in chissà quali sedi nobili (o occulte?) e non li tollera là dove nascono ... Il libro ora l'ho letto e CONFERMO 5/5. La tragica realtà dei documenti su cui è basato (peraltro non nuovi, ho memoria di altre denunce di Travaglio in tal senso, per esempio MicroMega 1998 ... ma la memoria è breve, ahimé) non ha pero' cambiato l'esito elettorale (e perché avrebbe dovuto? siamo un paese libero, no?). La constatazione è amara, amarissima, sull'indulgenza di gran parte degli italiani a reclamare il loro sacrosanto DIRITTO di essere governati da persone oneste. Che questo accada è difficile, ma il pretenderlo è solo una questione morale e civile, che va ben oltre le destre e le sinistre.
Voto: 5 / 5
(15-03-2001)

GRAZIE Marco e grazie a tutti quelli che prime di me, qui e altrove reagiscono. Inutile ripetere quanto comunicato dagli amici in questa pagina. Propongo, se sarà necessario (ahimé, forse lo sarà, se vorremo conservare il diritto di parola, di giornalismo, di fede, insomma la democrazia), di fare una petizione a sostegno ovviamente di Travaglio ed in generale della libertà di stampa che concretamente impedisca di imbavagliare TV e giornali e ... libri, e poi magari anche noi, stanandoci dalle nostre case, come purtroppo abbiamo visto accadere, in fondo non tanti anni fa, e non solo in Italia. Ribelliamoci alla dittatura che ci vogliono imporre questi personaggi, nelle stanze segrete, accreditandosi i nostri soldi e pubblicamente, rubando la fiducia e la speranza di chi non ha gli strumenti per capire dove stia veramente la verità. Se Travaglio, e chiunque altro, dice il falso, lo dovranno stabilire i giudici e non la pubblica opinione. Perché il Signor Berlusconi (ed il suo nutrito codazzo) teme tanto questa possibilità? Forse preferisce il "nuovo genere letterario" di cui Vespa è il più autorevole esponente? Comodo tenere il popolo "bue" ignorante, vero?, cosi gli si puo' raccontare qualunque cosa. Con le non domande e le non risposte. Il libro lo sto ordinando e spero che ce ne siano ancora abbastanza copie per tutti.
Voto: 5 / 5

 
 

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