2666 - Roberto Bolaño - copertina

2666

Roberto Bolaño

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Traduttore: Ilide Carmignani
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
In commercio dal: 14 ottobre 2009
Pagine: 963 p., Brossura
  • EAN: 9788845924354
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Delle molte leggende alla cui nascita Bolano stesso ha contribuito, l'ultima riguarda la forma che "2666" avrebbe dovuto assumere. Si dice infatti che l'autore desiderasse vedere i cinque romanzi che lo compongono pubblicati separatamente, e se possibile letti nell'ordine preferito da ciascuno. La disposizione, ammesso che sia autentica, era in realtà un avviso per la navigazione in questo romanzo-mondo, che contiene di tutto: un'idea di letteratura per la quale molti sono disposti a vivere e a morire, l'opera al nero di uno scrittore fantasma che sembra celare il segreto del Male, e il Male stesso, nell'infinita catena di omicidi che trasforma la terra di nessuno fra gli Stati Uniti e il Messico nell'universo della nostra desolazione. Tutte queste schegge, e infinite altre, si possono in effetti raccogliere entrando in "2666" da un ingresso qualsiasi; ma fin dall'inizio il libro era fatto per diventare quello che oggi il lettore italiano ha modo di conoscere: un immenso corpo romanzesco oscuro e abbacinante, da percorrere seguendo una sola, ipnotica illusione - quella di trovare il punto nascosto in cui finiscono, e cominciano, tutte le storie.
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    Francesco

    03/09/2020 10:42:41

    Sicuramente non per tutti, personalmente l'ho trovato molto più scorrevole di altri "mattoni" simili: Underworld di De Lillo, l'Arcobaleno della gravità di Pynchon, Infinite Jest. E' stato il primo libro di Bolano che abbia mai letto, senza pregiudizi né positivi né negativi, lo comprai giusto per la copertina, per la mole e per il titolo. Non tutti i cinque romanzi contenuti n 2666 mi sono piaciuti allo stesso modo però la parte dei critici, quella degli omicidi e l'ultimo romanzo mi colpirono molto all'epoca. Non aspettatevi un intreccio coinvolgente, il senso di mistero e di orrore che pervadono tutto il racconto a mio avviso bastano per incitare alla lettura. Senza contare che, come ha già detto qualcuno, Bolano è talmente bravo con la penna che, dopo aver letto qualcosa di suo, vorrete anche voi mettervi a scrivere e questo secondo me è il più bel complimento che si possa fare ad un autore

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    furetto60

    15/06/2020 08:58:53

    Al termine della faticosissima snervante lettura vari sentimenti s’accavallano, litigiosi ognuno nel tentativo di prevalere sugli altri, alla fine prevale quello della rabbia, prevale sulla noia e il senso di spreco, sì, per cotanto talento sprecato. Perché il primo capitolo comunque è piacevole, pervaso da una sottile ironia, certo a tratti un po’ prolisso ma ci sta: i protagonisti, critici letterari, vivono di parole, come negargliele? Poi la doccia fredda del secondo capitolo, un macigno sullo stomaco, quei precedenti segnali premonitori che qui trovano ripetuta pervicace conferma. Un lieve, lievissimo miglioramento nel terzo capitolo, ma il quarto è la tomba d’ogni speranza. Per capirci, non disdegno gli autori verbosi, anzi, ma quando affronti Faulkner, Gadda, Frenzen, Foster Wallace, il Joyce di Ulisse, tanta verbosità s’intuisce che ha un fine e al termine del cammino, anche se (forse) storditi, si gode della ricchezza acquisita. In 2666 no, è il festival dell’inutilità, del senza o pochissimo senso. Per poter affrontare queste poche righe, basti dire, mi sono dovuto prima disintossicare: un Busi, un paio di Vargas Llosa, un Arbasino piccoletto ma sostanzioso, la prima Di Grado, ecco, va meglio, giusto per avere la conferma di non essere soli al mondo.

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    Claudia

    04/06/2020 22:00:25

    Questo libro è stata una grandissima delusione. Lettura difficile, a tratti estenuante. Capisco che è un'opera incompiuta, ma ho sperato fino alla fine che succedesse davvero qualcosa che mi facesse cambiare opinione, e invece no.

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    Koinedialektos

    16/05/2020 21:49:26

    Si avverte la mancanza di Roberto Bolaño in momenti come lo scorrere a perdita d’occhio di questa sublime pentalogia. Una delle caratteristiche di 2666 è la possibilità di scegliere l’ordine di lettura delle cinque grandi parti che compongono l’opera. Le storie, perfettamente connesse vicendevolmente, abbracciano l’Europa e le Americhe, i luoghi dell’Autore, e affrontano numerosi temi, in primis l’eterna lotta tra la sopraffazione e la sopravvivenza. La grandezza della scrittura, ed anche della traduzione in italiano (notevole), unita alla ricerca documentale e dei ricchissimi flashback, ne fanno un’opera narrativa memorabile e immancabile in qualunque libreria. 2666 è destinato ad essere un grande classico contemporaneo accanto a Cent’Anni di Solitudine, a Il Maestro e Margherita, a La Versione di Barney, a Herzog, a Il Giovane Holden. Il lettore vi trova la tragedia in tutte le sue forme, lirica, dramma, lutto, violenza, giustizia, nemesi, rivalsa, eroismo. La capacità di legare tutte le umanità in concerto è quanto di più rende nostalgico il lettore di un Autore che avrebbe potuto raccontare ancora tanto delle sue molteplici e umili esperienze di vita, un autore che, come sovente accade, molto tardi è stato tradotto in italiano. Non v’è giustizia senza espiazione, ma nemmeno senza il perdono. La bellezza di quest’opera monumentale è tutta nel mosaico perfetto di forza e debolezza, di vita e di morte, di amicizia e di tradimento, di curiosità e di chiusura, di esplorazione e di oblio, che i tantissimi personaggi sprigionano nelle loro febbrili vicende. Oltretutto, l’attinenza storica dei fatti narrati è quantomeno lucida e accurata. L’unica difficoltà forse è tenere in mano un volume tanto ponderoso, se di difficoltà vogliamo parlare. Qualunque sia l’ordine con cui si leggeranno i cinque libri che compongono l’opera, la tristezza nel terminare la lettura dell’ultima pagina sarà un dolore insormontabile, perché doloroso è pensare che l’Autore non ne comporrà altre.

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    Matt

    15/05/2020 15:00:40

    Capolavoro assoluto. Mescola qualsiasi tipo di genere, creando atmosfere indimenticabili. Imperdibile una rivisitazione del mito di Sisifo sotto forma di "flusso di coscienza", un solo periodo lungo qualche pagina senza alcun punto di interruzione.

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    Alessio

    12/05/2020 11:48:32

    Il grande capolavoro di un maestro mai troppo celbrato e prematuramente scomparso. Per chi si avvicina per la prima volta alla sua opera, forse non comincerei da qui, ma dato che dovreste leggere ogni riga che ha scritto, sentitevi liberi. Le pagine scorrono leggere anche se ogni tanto vi chiederete: ma di cosa parla questo libro? Non è importante, lasciatevi trasportare e cullare dalle parole... Invidio chi ha non l'ha ancora letto..

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    Fabia

    11/05/2020 17:36:46

    Avevo sentito definirlo un "libro mondo", solo leggendo però ho capito davvero il significato di questa espressione. Sono 963 pagine piene, dense, non c'è pagina in cui non ci siano informazioni, concetti. Ci sono tante storie sospese, personaggi che si perderanno tra le pagine senza che se ne sappia più nulla. Non è una lettura facile sicuramente, ma alla fine ti senti come dopo una scalata in montagna quando finalmente ti godi la vista da all'alto.

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    FRANCESCO

    11/05/2020 14:11:07

    Capolavoro assoluto. Uno dei miei libri preferiti. Irresistibile l'ironia minimalista di Bolano nel raccontare la ricerca strampalata di uno scrittore scomparso, attorno al quale si impernia questa lunga storia in una meticolosa struttura ad incastro, nella quale i personaggi si intersecano rivelandosi nei diversi libri che compongono questo lavoro, ahimè, incompiuto. Vi rimane questo tremendo rammarico, ma quest'ultimo difetto non può minare minimamente il piacere che può sortire dalla lettura di questo gioiello. Imprescindibile.

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    Daniele

    31/12/2019 12:40:17

    Basta qualche riga per entrare subito nello stato di tepore classico di Bolano. slSono così a mio agio nel creare aspettative per questo libro che preferisco non anticipare nulla, tanto è straordinaria quest'opera. L'autore per un fattore ereditario avrebbe scelto di pubblicare in cinque volumi, ma visto che si tratta di un postumo, la casa editrice ha scelto per un singolo tomo. Non fatevi ingannare dalla mole, divorerete queste pagine. Non consigliabile come primo approccio, se invece conoscete già Roberto Bolano allora sarà dura scegliere fra questo o i "detective selvaggi", probabilmente non esiste un vincitore, perché anche se di mole inferiore tutto il resto della letteratura di Bolano è imprescindibile. A mio parere. Probabilmente la cosa migliore pubblicata dal duemila in poi.

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    sergio

    21/09/2019 08:54:49

    Ricorderò questo romanzo per la bellezza dei personaggi, presentati magnificamente e sviluppati sia separatamente che durante momenti di compagnia. La scrittura è scorrevole e così la storia, resa interessante proprio dai personaggi. Questo romanzo mi sarà utile perché è un ottimo esempio di architettura solida e compatta in un romanzo tanto intricato e tanto lungo.

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    Giancarlo Locarno

    04/03/2019 16:47:16

    Sono cinque romanzi che si intersecano imperniati su uno scrittore tedesco sfuggente, Benno Von Arcimboldi e un luogo, Santa Teresa in Messico, il primo romanzo racconta le vicende di tre studiosi di questo scrittore che si mettono sulle sue tracce, personaggi appena accennati nel primo romanzo diventano protagonisti dei due successivi, il quarto è una lunga sequela di omicidi femminili nella città di Santa Teresa, che è un punto di concentrazione, come un enorme scolatoio dove tutto finisce, perché alla fine il mondo è piccolo, e tutti nelle loro peripezie tra l’inghilterra, l’Italia e il Mmessico, e altri luoghi finiscono nell’inferno dove avvengono gli omicidi. L’ultimo romanzo che racconta la vita di Arcimboldi fornisce anche un tentativo di dirimere il bandolo della matassa di tante vite ciascuna sconosciuta alle altre, il senso l’afferra solo il demiurgico lettore.

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    Luca

    25/11/2018 18:30:12

    Certo non è un libro facile da leggere, ci vuole un certo allenamento per il continuo intersecarsi di storie nelle storie. Tuttavia ne vale ampiamente la pena. Non fornisco il massimo dei voti solo perchè rispetto a capolavori assoluti di analoga difficoltà di lettura come Moby Dick manca di un livello di lettura "semplicficato". Mi spiego meglio : alla fin fine Moby Dick può essere letto anche come romanzo d'0avventure un po' strano, questo libro invece non può che essere letto che come romanzo sui romanzi e sull'arte di raccontare storie.

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    Stefano Zanardi

    19/09/2018 10:52:52

    L'ho letto. Tutto. Ero scettico, non pensavo di farcela. Non tanto per la mole, quanto per il timore di non riuscire a superare emotivamente l'orrore di certe pagine. E invece alla fine ce l'ho fatta. L'ho letto tutto. E mi è piaciuto tantissimo. Le cinque parti di questo romanzo si dispongono secondo una struttura poligonale, come le cinque punte di una stella. Ogni vertice aggrega attorno a sè una storia, ma della sua attrazione risentono anche le altre storie, così da formare un intreccio complesso di campi di forza che attirano o respingono gli eventi narrati secondo traiettorie imprevedibili. Da questo punto di vista ritengo che Bolaño sia riuscito nell'intento che si era prefisso: costituire un corpus di romanzi che si potessero leggere in un ordine qualunque. Io, per timore che ciò non fosse vero, ho seguito quello proposto nell'edizione Adelphi con i cinque romanzi raccolti assieme. Ma alla fine mi sono reso conto che un qualunqua altro ordine sarebbe stato altrettanto lecito; solo avrebbe costituito una esperienza di lettura profondamente diversa. Dentro 2666 ci sono tante storie, tanti personaggi, ci sono soprattutto tanti fatti, tutti descritti con minuzia e dedizione. Ma più ancora dentro 2666 ci sono spazi vuoti, zone desertiche, assenze, occasioni mancate, risposte non date, ipotesi non verificate, impegni non mantenuti, parole non dette. Ci sono sogni e profezie che non attecchiscono: potrebbero dare un senso alle cose, ma noi non abbiamo gli strumenti per interpretarle. Leggere questo romanzo è come trovarsi in quella camera d'albergo a Santa Teresa dove i due specchi, posti su due pareti che si fronteggiano, si riflettono l'un l'altro, ma non restituiscono la nostra immagine. Mi piace immaginare che il titolo alluda all'epoca in cui avvenne l'Esodo dall'Egitto. 2666 anni dalla creazione del mondo. Come se Bolaño avesse voluto lasciarci un moderno Pentateuco.

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    Francesca

    18/09/2018 09:23:28

    CAPOLAVORO! Credo che ci sia poco altro da dire o forse talmente tanto da rendere ognuno di noi incapace di farlo. Ho adorato questo libro ed ovviamente leggerò tutto di lui.

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    nicola

    28/03/2018 17:45:26

    Un autore che non ti delude mai, un mix sapiente di letteratura e fiction cinematografica

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    Oneiros

    05/01/2018 03:33:15

    Semplicemente il miglior romanzo del XXI secolo, finora. Non c’è altro da dire.

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    Lorenzo

    27/03/2017 10:23:25

    Che una sola mente abbia partorito tanta bellezza e genialità è un mistero da affidare alla scienza o alla teologia.

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    Anna

    04/07/2016 17:51:04

    E' il primo libro di Bolano che leggo, e di sicuro non sarà l'ultimo. Quest'opera è immensa, è un viaggio dentro l'oscurità della storia e di ognuno di noi, viaggio al termine o durante il quale non si sa quali demoni si possono incontrare e se saranno loro o noi a vincere. Personaggi incredibili ed indimenticabili, storie che insieme fanno la storia dell'umanità in una trama che si disfa e si riallaccia in ogni momento dando un senso a ciò che sembra non ne abbia, come la vita stessa. La parte dei delitti in Messico, con le sue atmosfere oniriche alla Sin City misto film di Robert Rodriguez l'ho letteralmente divorata, non riuscivo a staccarmi da questo libro. Questa signori è Letteratura, senza nemmeno bisogno di paroloni forbiti o sintassi perfetta, letteratura che solo pochi scrittori riescono a produrre, Bolano è decisamente uno di loro.

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    nicola pasqualetti

    04/01/2016 15:47:05

    (Sto leggendo La parte dei delitti, e mi sono beatamente impantanato a contare i quartieri di Santa Teresa: per ora sono 24; non è vero che ST coincide con Ciudad Juarez, semmai è un'ameba corrispondente al tratto in comune che hanno la 15 [S-->N da Hermosillo a Nogales e al confine dell'Arizona] e la 2 [W-->E da Caborca a Cananea e Agua Prieta]; un'ameba che cresce superimposed su St. Ana e Magdalena de Kino, sull'atlante Pemex al milionesimo poco più che villaggi...) Le città e i delitti. I.Il viandante che giunge a Santa Teresa proveniendo da sud mischiato alla corrente ruidosa di quelli che tentano di passare il confine dal deserto verso un altro deserto, a volte si ferma e trova lavoro in uno dei trenta quartieri della città tentacolare, ma più spesso perde il senso del suo restare o proseguire, e allora è per rimanere ucciso, poiché la disperazione che ha prodotto i migranti senza diritti e senza passaporto, la grande precarietà del'umanità liquida come sabbia di clessidra, è ideale per la precarietà del lavoro che viene offerto in abbondanza, ma lo è ancora di più per quegli assassini seriali (son senz'altro più d'uno) che qui nella fluidità dei rapporti trovano il terreno perfetto per perpetrare i loro crimini efferati, firmarli ad agio e poi far sparire ogni traccia per semplice accumulazione d'indizi tanto evidenti quanto contraddittori. La città è ideale per far perdere le tracce lasciando indizi, è un attrattore/ distrattore telaranha steso sopra a Google Maps; attrattore fatale di chi ti insegue come Ginko Diabolik in destino di vita - non puoi trovare di meglio che qui scomparire dentro al flusso di pensionati artritici affluenti in cerca di climi più salubri e più vasto potere d'acquisto. Che anche la chance di essere effettivam. accoltellati dopo una botta di vita agli Asuntos Internos apre scenari più pratici di ictus o demenza senile. Manca un bel finale con la luna silenzi'osa in cielo osservata da un'operaia di maquiladora d'après I. Calvino.

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    paolo

    19/11/2014 11:05:56

    non ce l'ho fatta. A pag.700 circa ho mollato la lettura. Probabilemente non sono pronto io.

Vedi tutte le 40 recensioni cliente

Per il decennale della morte di David Foster Wallace si è assistito a un notevole proliferare di articoli, e conseguenti dibattiti social, non di rado caratterizzati dal fatto che la maggior parte di chi si esprime circa l’autore e il suo magistero lo conosce attraverso i suoi bellissimi saggi, i suoi eccellenti racconti o per lo spassoso reportage Una cosa divertente che non farò mai più, ma non ha letto Infinite jest , il romanzo-mondo che è fulcro e apice della sua opera, cosa che, specie in un paese in cui pure non si legge granché il suo diretto progenitore Pynchon (o tantomeno il “progenitore 2”: Gaddis) può causare rilevanti fraintendimeni: il parlarne come di un grande osservatore, di un uomo di straordinaria sensibilità o dell’alfiere dello stato d’animo dominante la nostra epoca. Tutte caratteristiche che senz’altro gli appartengono, ma che non sono che corollari alla sua capacità di scrittura: all’esattezza della sua prosa e alla complessità delle sue architetture narrative – e al fatto che avesse stabilito nel romanzo il dispositivo più efficace per l’analisi della realtà.

Il primo altro romanzo-mondo a catturare la nostra attenzione dopo Infinite jest fu 2666 di Roberto Bolaño, di cui quasi parrebbe futile parlare, vista la sua posizione, poco insidiata, di miglior romanzo del secolo in corso, e che invece è essenziale ricordare per la sua natura: se Infinite jest riprendeva e portava a compimento la tradizione del grande romanzo massimalista statunitense, Bolaño, ibridandola con le lezioni di Borges e Cortázar, e con quella letteratura europea di cui era fine conoscitore, riesce, con 2666, nell’impresa di generare un romanzo davvero lanciato, per forma, struttura e suggestioni, nel secolo a venire.

Vanni Santoni

  • Roberto Bolaño Cover

    Abbandonato il Cile all’indomani del colpo di stato che portò alla dittatura di Augusto Pinochet, Roberto Bolaño visse dapprima in Messico e poi in Spagna, dove si stabilì definitivamente. Dopo aver pubblicato diverse raccolte di poesie, ottenne la consacrazione presso critica e pubblico come autore di romanzi e racconti nei quali ebbe modo di dispiegare una scrittura e un’inventiva originali, maturate attraverso un lungo confronto con i classici e le avanguardie letterarie, in particolare con il surrealismo e l’opera di Jorge Luis Borges. Nel 1993 pubblicò La pista di ghiaccio, nel quale, affidando il racconto di uno stesso crimine a tre diversi personaggi, dimostrò la predilezione e il talento per la costruzione di strutture narrative... Approfondisci
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