'68 napoletano. Lotte studentesche e conflitti sociali tra conservatorismo e utopie

Carmen Pellegrino

Editore: Angelica
Collana: I Sottolio
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 1 gennaio 2008
Pagine: 208 p., Brossura
  • EAN: 9788878960169
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Recensioni dei clienti

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    Carmine Maffei

    19/07/2017 22:17:42

    Oggi Carmen Pellegrino è una giovane scrittrice di successo. I suoi romanzi ottengono giudizi più che positivi a partire dai blog di cultori di libri fino alle testate giornalistiche più importanti, arrivando a scuotere pareri pressoché concordanti dal punto di vista critico, valutando la sua scrittura come una delle più originali ed emotive degli ultimi anni. All'epoca di '68 Napoletano era una giovanissima studiosa di storie dei movimenti collettivi e si occupava, oltre che nel sociale, delle stesure di saggi storici d'importanza rilevante. Il suo studio sul movimento studentesco, che abbraccia nell'essenziale il triennio tra il '67 e il '69, valuta l'importanza della presa di posizione dei giovani di quegli anni, i quali scendono dagli scranni di spettatori e valorizzano ciò che davvero risalterebbe il loro impatto sociale, a partire da una rivalutazione del sistema studentesco. Da qui la battaglia, combattuta addirittura con la perdita di giovani vite, contro l'abrogazione di sistemi legislativi che risultavano arcaici rispetto a una visione più espansiva delle emergenti classi sociali, partendo appunto dagli studenti. Citando l'autrice: "Si ribellarono e ruppero con gli impacci di tradizioni inventate e poi viziate dall'opportunismo, dal familismo,dal conformismo..." Il movimento fonda le sue radici nell'ambito universitario e si proietta con il suo naturale senso di giustizia garantita equamente, a partire dalle classi più deboli, verso territori ove fino ad allora si erano sempre evitati attacchi diretti, per esempio, all'autoritarismo nelle fabbriche, per il diritto a degli alloggi popolari come priorità per i senzatetto, fino alla scossa di quei sistemi finalizzati a proteggere l'imperialismo dell'Italia che fu e che era ancora. Così partendo da un nucleo ristretto di studenti caparbi nel valorizzare i propri diritti, si arriva a espandere l'aspetto dimostrativo verso altri ambiti, come la magistratura, la classe operaia, la rivalutazione dei meno abbienti.

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    Vincenzo

    17/04/2009 22:12:11

    "Non si accende una lampada per nasconderla poi in un armadio...Quello che vi viene sussurrato in un orecchio gridatelo sui tetti..." Credo sia stato questo slogan, attribuibile a Felice Pignataro, che ha condotto Carmen Pellegrino alla stesura di '68 Napoletano – Lotte studentesche e conflitti sociali tera conservatorismo e utopie. L'autrice per tutto il libro si preoccupa di radicare il movimento degli studenti nella vita dell'ex a Napoli dove sfruttamento, corruzione, malaffare e 'mani sulla città' sono stati il brodo di coltura del '68. Una reazione, più che un evento importato dalle mobilitazioni giovanili internazionali di quell'anno, ma, proprio per questo, più caratteristico e singolare. Una singolarità non impermeabile alle sollecitazioni delle altre esperienze di liberazione ma che ha studiato, elaborato e messo in pratica quanto succedeva in Europa e nel mondo. Il '68 a Napoli è stato un anno di lotte e di risposte creative al degrado, di manifestazioni e aperture di esperimenti didattici tesi all'emancipazione culturale, e dunque umana, della classe operaia, per trasformare in classe lavoratrice quella che è stata definita la 'plebe napoletana'. Un libro che restituisce a Napoli le sue lotte per la casa, per la scuola e l'Università, per l'emancipazione; le sue grida contro l'oscurità e il sonno della ragione.

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    manuela

    23/03/2009 12:31:14

    (continua dal precedente)Nel popolare quartiere di San Lorenzo, al referendum monarchia/repubblica del 2 giugno 1946 la repubblica strappò un misero 16,8%. I consensi straripanti alla monarchia riproponevano un blocco sociale fondato sull'antica promiscuità dei vicoli in cui si affollavano nobili e plebei, insieme avviluppati nelle reti della clientela e della protezione camorristica. Nel 1974, al referendum sul divorzio, il fronte divorzista totalizzò il 56,4%. A San Lorenzo, a Napoli e in tutta Italia fu il risultato più significativo ottenuto dai fermenti innovativi che avevano investito il sistema politico italiano in quegli anni. Poi quei fermenti, man mano che il vento del '68 affievoliva il suo soffio, si stemperarono precipitando in un presente in cui Napoli oggi celebra in Scampia il ripristino delle separatezze e delle chiusure. (...) Non ci sono gli strumenti di «inclusione» con cui lo Stato allarga la sfera della cittadinanza, non ci sono le scuole. Gli scugnizzi che manifestavano per il Vietnam ora pascolano tutto il giorno intorno agli adulti spiandone le mosse per imparare il mestiere, per prepararsi a diventare ggente 'e miezz'a via. Il '68 è finito davvero" (Giovanni De Luna, dalla prefazione al libro '68 napoletano)

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    manuela

    23/03/2009 12:27:33

    Questo libro ha la prefazione di uno dei più importanti storici d'Italia, Giovanni De Luna. Ne riporto qui una parte, pubblicata anche dal quotidiano "il manifesto", il 9 dicembre 2008, con il significativo titolo "sottratto all'oblio il lungo '68 di Napoli". Eccola: "Ci sono luoghi che sono entrati stabilmente nella mappa del '68 italiano. Napoli non è tra questi. Torino e Palazzo Campana, Milano e la Statale, Roma e valle Giulia e ci si ferma lì. Quasi che i giorni convulsi e febbrili del '68 abbiano riproposto il lungo periodo di una questione meridionale sprofondata in un tempo quasi immobile, fissando per il Sud i tratti di una irrimediabile separatezza, di una sua chiusura in una storia altra e diversa rispetto a quella nazionale. (...) Per reintrodurre Napoli e il Sud nella storia del '68 occorreva quindi sconfiggere le banalità e le semplificazioni, sottrarsi alla cappa asfissiante dei regolamenti dei conti e delle invettive affidandosi alla linfa vitale della ricerca e dell'approccio storiografico. Questo è il libro di Carmen Pellegrino, il lavoro di chi ricordi non ne ha perché non era ancora nata, di chi per conoscere il '68 è stato costretta a studiarlo e forse proprio per questo è stato in grado di reintegrare Napoli nella geografia di un evento compiutamente nazionale.(...)Per un breve, intenso periodo Napoli non è più la stessa. Gli studenti pendolari ritornavano a casa non più per passare il week end ma per parlare delle loro lotte. E il rapporto centro-periferia si rimodellò seguendo le rotte della mobilitazione, con la protesta che dall'Università rimbalzava sui licei, sulle medie, sugli istituti professionali.(...) A Napoli, come nel resto d'Italia, quei giorni erano destinati a finire. Ci misero molto, molto più che negli altri paesi europei, consegnando alla storia un '68 italiano più lungo degli altri. Però finirono. Erano serviti a qualcosa? Nel libro di Carmen Pellegrino è citato un dato su cui vale la pena riflettere... (continua)

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    gianmaria

    19/03/2009 23:08:27

    Mi sono imbattuto in questo libro un po' per caso, cercavo libri sulle rivolte giovanili nel tempo, forse indotto dall'entusiasmo per la combattività dell'Onda, il movimento studentesco dei nostri giorni. Sono stato piacevolmente sorpreso dallo scoprire che un "sessantotto" c'era stato anche a Napoli, la mia città dove sembra che le idee di rivolta siano destinate sempre a infrangersi contro gli scogli dell'ortodossia. A Napoli il sessantotto c'è stato ed ha coinvolto un enorme numero di giovani, che non temevano di riversarsi nelle strade, nelle piazze per gridare il loro dissenso. Il libro, per di più, è scritto molto bene: agile, brillante, discorsivo ma rigoroso. Consigliato a tutti gli appassionati di storia dei movimenti, e di storia di Napoli.

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