Tutte le recensioni di OGNI MALEDETTA DOMENICA | Totali: 44 | Media:

    • Peter Landesman
      Film
      Universal Pictures
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      • 01/10/2017 10:52:56
      • Una delle panacee dei mali a stelle e strisce è uno sport violento, una guerra di posizione a rincorrere una palla ovale e a proteggere la linea di meta a costo di minare perfino la propria salute. Dietro alla pellicola diretta dal regista Peter Landesman, alla sua seconda opera, si cela la vita di un medico forense di origine nigeriana. Un uomo cresciuto a migliaia di chilometri da Pittsburgh ma con una caratteristica umana particolare: Bennet Omalu parla con i cadaveri che sta per analizzare, guidato dal desiderio di conoscerne la vita per capirne le cause di morte. Will Smith dona al dottor Omalu, accusato di minare uno dei passatempi preferiti dagli spettatori d’oltreoceano e per questo ostracizzato per anni dalla nazione che l’aveva accolto, prima di una riabilitazione suffragata da evidenti prove; una recitazione in grado di renderlo la replica del vero dottor Omalu, come già era capitato nel caso dell'ex pugile Muhammad Ali, al punto di assumerne anche la cadenza straniera e con un doppiaggio quindi incapace di rendergli giustizia. La pellicola, pur capace di non fare dimenticare una vicenda reale non riesce a sganciarsi minimamente da un moralismo e buonismo che obbliga Smith a occupare ogni inquadratura ma che al tempo stesso riduce il film a una personale battaglia del singolo contro un sistema nel quale prevalgono interessi a sette zeri che travalicano il senso dello sport. Un film ben costruito ma di certo venato di retorica, molto convincente anche la prova di Alec Baldwin nel ruolo di Julian Bailes, ex - medico sociale della NFL redento. Una pellicola quindi da vedere per conoscere meglio una vicenda troppo a lungo taciuta ma da evitare se non amate la retorica troppo buonista a volte somministrataci dal mondo a stelle e strisce.

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    • Cristiano De André Giuseppe Cristaldi
      Libri
      Mondadori Electa
      2016
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      • 27/09/2017 16:52:34
      • La versione, o per meglio dire la vita, di C. è quella di Cristiano De Andrè, nato nei primi ‘60 sul finire di un dicembre segnato da un’abbondante nevicata abbattutasi su una Genova da cartolina. Al tempo stesso la versione di C. è il personale ricordo di un’infanzia trascorsa fra istituti scolastici cambiati come un paio di jeans e nel ricordo dei nonni paterni e materni. Fra la Genova dei Carruggi e preti ai margini della pedofilia; fra estenuanti lezioni di violino e i primi passi nel mondo della musica d'autore. De Andrè svela retroscena inaspettati dalla propria infanzia, trascorsa fra Genova, la Gallura, Milano e la casa di famiglia, nell’attesa frenetica di diventare adulto per potersi liberare dell’ala protettrice di un padre troppo ingombrante per la sua presenza scenica, ma altrettanto assente nel fargli da genitore. Un padre assente ma al quale C., come l’aveva soprannominato proprio suo padre Fabrizio, dedica, nel corso del romanzo scritto a quattro mani con l’aiuto di Giuseppe Cristaldi, più avvezzo al thriller che ai biopic, buona parte del merito musicale e educativo con il quale è cresciuto, scoprendosi molto più simile oggi al padre Fabrizio che ieri da adolescente ribelle e terminato anche nel gorgo di pessime compagnie. Una biografia da leggersi tutta d’un fiato, che sa svelare attraverso le parole di un protagonista trasversale della canzone d’autore la vita e i punti di vista di un figlio d’arte forse troppo prematuramente sdoganato come un semplice raccomandato senz’arte ne parte.

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    • James Ponsoldt
      Film
      Good Films
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      • 31/08/2017 22:18:17
      • Quando Mae Holland, grazie all’interessamento dell’amica Annie, viene assunta a ‘the Circle’, multinazionale del mondo dei media, la sua vita cambia in maniera improvvisa. ‘The Circle’ si batte da sempre, tramite le parole di uno dei suoi fondatori, Eamon Bailey, per la cancellazione di qualunque forma di privacy, il tutto per migliorare la sicurezza di ogni membro della società. Un bestseller di rara efficacia improvvisamente divenuto, fra le mani del social network addicted, James Ponsoldt, un film che potrebbe essere facile fonte di discussioni. Lo scrittore Dave Eggers, che nel suo romanzo aveva cercato di esplorare l’alienazione e la fine della privacy quale iperbole della vita dell’uomo comune, presta la sua arte anche in fase di sceneggiatura e a ‘quattro mani’ genera, assieme al regista originario di Athens e al suo quinto lungometraggio, una sinossi che non riesce a colpire con la medesima forza espressiva del romanzo, lasciando inespressa gran parte della fonte di discussione che proprio il testo aveva saputo destare ovvero in merito a quando la completa trasparenza sia d’aiuto alla società e fin dove sia corretto spingersi per acquisirla ? Facile intravedere fra le pieghe della piattaforma governata da Eamon Bailey similitudini con una qualunque grande società della Silicon Valley: FaceBook, Amazon o con la figura di Steve Jobs impersonata proprio dal volto rassicurante di Tom Hanks. La pellicola però si riduce a una storia che vira sul thriller e che lascia intravedere grande potenziale inespresso di una storia che merita di essere letta. Una curiosità: Ultima prova di Bill Paxton, prima della prematura scomparsa, nel ruolo del padre malato di Mae.

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    • Mark Fergus
      Film
      Eagle Pictures
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      • 31/08/2017 22:10:10
      • In panne con l’auto in pieno deserto il rappresentante di pavimenti Jimmy Starks per ingannare l’attesa chiacchiera con un indovino il quale gli predice sia il risultato a sorpresa di una partita sulla quale aveva scommesso, sia una possibilità lavorativa inaspettata. Jimmy, in un primo momento scettico, si accorge come le previsioni risultino corrette al punto di essere certo che l’indovino gli abbia predetto anche qualche cosa di ben poco piacevole. Guy Pierce si trasforma brillantemente nell’agente di commercio, di pavimenti e Juke Box rimessi a nuovo, Jimmy Starks, un moderno Willy Loman senza particolari problemi personali, e anzi con una bella vita che gli si dispiega davanti: attorniato da colleghi che lo stimano, da una fidanzata della quale è innamorato e con un lavoro che al momento va a gonfie vele, tutto per Jimmy, sembra infrangersi contro uno scoglio incontrato in una calda giornata nel centro del deserto. Uno scoglio che ha le sembianze rassicuranti di un indovino con le fattezze di J. K. Simmons, il quale fa improvvisamente virare nel mondo del paranormale e del thriller l’opera dell’esordiente Mark Fergus, noto come sceneggiatore e già per questo candidato agli Oscar per la pellicola del 2007: I figli degli uomini, di Alfonso Cuarón. La narrazione inizia quindi a deragliare in una ridda di continui flash back che alla fine mantengono incollati gli spettatori alla poltrona con il chiaro e unico intento di capire che cosa dal passato del protagonista stia per riaffiorare e come sia possibile credere di riuscire, anche solo per un attimo, di poter cambiare il proprio destino. La risposta finale è frutto di una trama che gioca perennemente sul colpo di scena riuscendo solamente nell’intento di sprecare una bella occasione che se meglio sfruttata avrebbe potuto restituire un’eccellente opera d’esordio.

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    • Michele Coppini
      Film
      Nuova Alfabat
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      • 17/07/2017 21:11:48
      • Un giovane tecnico e cameraman Fiorentino e con la smodata passione per il cinema di qualunque ordine, genere e (de)grado, non trovando sovvenzioni per la sua nuova pellicola s'interroga sullo stato nel quale versa la settima arte di casa nostra. Per farlo riprende e intervista chiunque gli capiti a tiro: dai membri della sua famiglia, nel corso di cene e incontri, ai colleghi di lavoro della TV locale ove lavora da molto tempo con un contratto rigorosamente precario. Da coloro che con lui sono impegnati nelle scorribande di celluloide fatte di progetti passati, presenti e possibilmente futuri; fino ad arrivare a intervistare sia chi ha ‘sfondato’, ma senza tralasciare anche chi sta cercando di farcela sgomitando in un business che sta affrontando una crisi terribile. Quel che Michele Coppini, è questo il nome di questo quasi quarantenne, ricava; è un documentario declinato sotto forma di commedia e dotato della medesima dignità di una pellicola montata con mezzi più ingenti, ma altresì girata con strumenti letteralmente ‘propri’, o impropri che dir si voglia: già perché tutto il film, direttamente distribuito per il mercato dell’’Home Video, è stato girato con un semplice smartphone, qualità che ne fa un prodotto unico nel suo genere ma capace di toccare egualmente le corde di un problema che dal cinema prende il via per parlare di altro ovvero di Italia e precariato. Non si dimentichi che proprio l’autore toscano era stato l’ideatore, con la sua casa di produzione indipendente, dell’ottima Web serie: Paranormal Precarity, una manciata di puntate per spiegare dove stia andando la nostra nazione. Proprio da questa fatica distribuita on – line pare ripartire ‘il’ Coppini, come è amichevolmente definito da tutti, il quale riesce con un linguaggio semplice, diretto e allegro a spiegare cosa significhi essere un possibile cervello in fuga, o almeno sottodimensionato rispetto alle proprie possibilità professionali.

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    • Antoine Fuqua
      Film
      Warner Home Video
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      • 01/07/2017 19:43:30
      • “La morte è certa … la vita no” Parole di Alonzo Harris, effigiate in un tatuaggio inciso lungo la gamba destra e successivamente impiegate quale titolo di una biografia sportiva di buon successo. Antonie Fuqua, regista prossimo al biopic dedicato alla stella rap Tupac Shakur, qui assistito da David Ayer, anch’egli prodotto delle strade di L.A., riesce a narrare in pochi mesi di girato le gesta ben poco ortodosse di un grande Danzel Washington, premiato con la statuetta Oscar come migliore attore protagonista del 2002. Le gesta di Harris si mischiano sullo sfondo di una città vista attraverso i suoi anfratti più caldi per i quali la troupe ha avuto la possibilità di girare senza trovare l’ostracismo delle varie gang locali. Una pellicola aiutata da un ritmo particolarmente serrato, da un grande realismo con il quale la coppia di detective Hawke e Washington si avvicina ai casi che infestano La metropoli in un susseguirsi di azioni che richiamano un altro classico, in tal caso della TV dei ‘70ies: “Le Strade di San Francisco” che vedevano l’esperto Karl Malden muoversi al fianco di un giovane Michael Douglas. Le riprese in soggettiva di Fuqua, eseguite sui due protagonisti, s’intervallano con inseguimenti alternati da pillole di saggezza che richiamano l’addestramento dell’inesperto e giovane Samurai, Hoyt, assistito da un esperto e poco incline alla giustizia Harris, che non abbandona mai una scena senza aver dispensato qualche perla della propria conoscenza. Una pellicola che potrà piacere a chi spera che in una vittoria del male sul bene. Si astenga chi crede nei finali troppo concilianti.

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    • Paul Haggis
      Film
      Cecchi Gori Home Video
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      • 29/06/2017 23:06:07
      • “Una bandiera issata al contrario è una precisa richiesta di aiuto”, questo il primo insegnamento offerto al pubblico dallo splendido affresco di guerra scritto dal regista di ‘Crash - contatto fisico’, pellicola premiata con ben tre premi Oscar nel 2006. In questa nuova pellicola Tommy Lee Jones porta sul grande schermo un genitore mono espressivo alla ricerca disperata di un caso apparentemente inesplicabile, ma che invece racchiude tutti i prodromi della guerra e delle sue storture, nello specifico ove sia scomparso suo figlio Mike, da poco tornato dal fronte e al tempo stesso svanito nel nulla. Haggis riesce a colpire nuovamente nel centro di un bersaglio chiamato America, narrandone la parte meno visibile ma già in passato ampiamente trattata con numerose pellicole a spiegare cosa non vada nei resti umani che ritornano dalle varie guerre, ove gli USA sono da sempre impegnati, che si stia parlando di Corea, Vietnam o Iraq. Jones, giustamente candidato alla notte degli Oscar, impersona un uomo che oltre alla ricerca del figlio scomparso dovrà irrimediabilmente ricredersi rispetto agli insegnamenti che gli ha sempre offerto. Charlize Theron si accoda dimostrando che oltre alla bellezza ha saputo unirvi capacità recitative non indifferenti e degne di una grande attrice. Da vedere se desiderate imbattervi nelle critiche all’imperialismo USA ma senza scene provenienti dal fronte e al contrario con un caso da risolvere e i numerosi dubbi di un uomo che intravede nel proprio esempio gli errori che hanno portato alla sparizione non solo del figlio ma di tutta una generazione di ragazzi illusi dal sogno della democrazia a stelle e strisce.

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    • Duchesne
      Libri
      Marsilio
      2014
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      • 17/06/2017 16:30:30
      • Nicola Presci Milanese di poco più di venti anni ha vinto un reality di quelli che entri da ‘Signor Nessuno’ e ne esci da vincitore incontrastato della Lotteria Italia, da tredici al totocalcio con l’Akragas che espugna Lo Juventus Stadium, e tu hai messo ‘2’ sulla colonnina dei risultati. Nicola Presci però ha anche un brutto vizio: sperpera montagne di denaro per serate in locali di lusso, viaggi, escort e automobili, per un appartamento nel cuore della Milano da Bere composto da oltre duecento metri di abitazione, e di quel che aveva vinto e del suo presunto talento non v’è ormai più traccia. Duchesne, questo il medesimo pseudonimo con il quale l’ex avvocato Milanese Federico Baccomo arriva al suo terzo romanzo; dopo il successo di Studio Illegale e di La gente che sta bene, questa volta ci porta lontano, ma non troppo, dalle aule di un tribunale, fra le pieghe di coloro che come citava Wharol, avrebbero potuto avere il loro quarto d’ora d’incredibile e ineguagliabile celebrità. Una celebrità che è possibile toccare e assaporare, o ancor meglio vedere come in un Peep Show, in altre parole come qualche cosa di vacuo e impossibile quasi da percepire come completamente tuo. Nicola però è anche un reduce, uno di quelli che viene, dopo quel quarto d’ora, risucchiato da quell’anonimato dal quale proveniva, non sapendo come tornare alla vita normale dalla quale era uscito appena qualche anno prima. Duchesne riesce ancora a gettare in faccia al lettore il mondo che ci circonda e che molti forse anelerebbero quasi come un bicchiere d’acqua sotto il caldo sole d’estate. Lo fa sempre con un tratto inconfondibile, con colpi di scena studiati e uno stile di scrittura leggero e scorrevole capace di creare una trama che riesce a fare quasi apprezzare questo ‘signor nessuno’ e nel quale non è poi così difficile immedesimarsi. Legarsi a Nicola e alle sue peregrinazioni non sarà poi così difficile, molto di più terminare il romanzo senza un velo di tristezza nello sguardo.

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    • Edoardo Leo
      Film
      Warner Home Video
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      • 07/06/2017 20:54:50
      • L’amore al tempo di Internet unito alle evidenti incomprensioni mediatiche, il tutto declinato secondo la socializzazione 2.0: Questa potrebbe essere la breve sintesi dell’ultima fatica in cabina di regia di Edoardo Leo arrivata dopo l’ottimo successo al botteghino di Noi e la Giulia, con ulteriori numerosi premi distribuiti nel corso del 2015, fra cui vari Nastri d’argento e David di Donatello. Il quarantacinquenne attore Romano torna dietro la macchina da presa per la quinta volta assistito da un eccellente soggetto scritto a sei mani con i fidi Aronadio e Sannio, ma declinando il tutto in maniera semplicistica e buonista. In fin dei conti sullo stesso tema anche il recente The Circle ha chiaramente mancato in termini di efficacia declinando la trama dell’eccellente romanzo di Dave Eggers in un finale eccessivamente conciliatorio, così come la commedia dell’ex protagonista di un Medico in Famiglia pare esattamente declinata come una perfetta fiction da prima serata di Rai Uno. A nulla servono le incursioni sia di Massimo Wertmuller nel ruolo di padre coatto proveniente da Roma, sia di Rocco Papaleo, nel ruolo di uno zio coinquilino ereditato a causa di alcune disgrazie familiari. Un vero peccato quindi per un’occasione sprecata per poter ottenere qualche riflessione profonda in più e che andasse ben oltre una semplice risata liberatoria.

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    • Augusto Zucchi
      Film
      01 - Home Entertainment
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      • 14/05/2017 14:00:57
      • La figlia di un imitatore suicida si mette a indagare sulle cause che potrebbero aver spinto alla morte il genitore. La ragazza inizia le proprie ricerche parlando con il professor Amati, lo psicanalista che da anni aveva in cura suo padre. Augusto Zucchi, caratterista al cinema e visto nelle pellicole di Aldo, Giovanni e Giacomo, oltre che attore di teatro consumato, torna nuovamente dietro la macchina da presa per portare sul grande schermo la figura di un attore di night, un talentuoso Rocco Papaleo, nella parte di un imitatore abilissimo nel replicare qualunque voce maschile ma incapace di rimpossessarsi della sua identità. Uno specialista nell’imitare in tutto e per tutto gli spettacoli del suo idolo Alighiero Noschese. Zucchi che si ritaglia un ruolo da protagonista, utilizza Papaleo, che per una volta si pone ben distante dalla propria vis comica, in un ruolo drammatico e per una trama noir permeata dalla presenza dei servizi segreti deviati e dove la penombra non solo scenica attraversa la vita di un uomo profondamente segnato dal desiderio di successo e da un trauma infantile che l’ha segnato per tutta la vita. Papaleo, amante nella pellicola dell’imitatore Noschese, al punto di averne imitato anche il balzo nel buio conclusivo, dona al protagonista una prova degna di un grande attore per un film che purtroppo non è stato distribuito adeguatamente in sala. Una pellicola necessariamente da recuperare se amate le commedie noir, a dimostrazione che non serve provenire da oltre oceano per scrivere thriller di grande spessore e se ovviamente amate anche quella splendida icona Pop che era, ed è ancora oggi, Alighiero Noschese.

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    • Denzel Washington
      Film
      Universal Pictures
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      • 13/05/2017 16:00:02
      • Denzel Washington porta sul grande schermo l’opera teatrale di August Wilson: Fences – recinzioni – cioè sia quelle che delimitano il cortile della casa a schiera nel quale risiede la famiglia Maxson, sia quelle molto più metaforiche che delimitano la vita dello stesso Troy e della propria gente. Fotografando lo spaccato drammatico di un’America vista sia attraverso gli occhi della comunità di colore, sia tramite lo sguardo di un uomo retto, lavoratore e senza particolari rimpianti nei confronti del passato: Troy Maxson, ruolo che lo stesso Washington riserva a se stesso. Il dramma nel quale precipita la vita di Troy, ex-giocatore di baseball privo di particolari vizi se non le numerose chiacchiere con le quali intrattiene l’amico Jim Bono, è quello di essere probabilmente fuori dal tempo e desideroso per i suoi due figli solamente del meglio possibile, senza che questi si trovino costretti a pentirsi di scelte non certo opportune in una nazione per l’epoca non ancora pronta ad accettare uomini di colore in posizioni sociali appannaggio dei bianchi. Il film di Washington, premiato con la statuetta Oscar per la perfetta interpretazione di Viola Davis nel ruolo di Rose, rappresenta in patria un vero successo in termini di teatro prestato al mondo del cinema. August Wilson, deceduto oltre dieci anni or sono e già da tempo desideroso di portare sul grande schermo la propria opera, è stato difatti ampiamente accontentato da un Washington che all’apice della carriera ruba la scena agli altri attori mettendo a frutto anni di teatro con monologhi dal fare dolente come un blues del delta del Mississippi. Piacerà molto agli appassionati di teatro e dei drammi famigliari, meno a chi si aspetta un film veloce e giocato maggiormente sull’azione scenica.

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    • Erik Van Looy
      Film
      Koch Media
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      • 13/05/2017 15:27:02
      • Un gioco di sguardi degni di Alfred Hitchcock e una trama perennemente in bilico fra dramma e thriller. Questa la genesi della pellicola diretta dal semi sconosciuto regista belga Erik Van Looy e che è stata direttamente distribuita per il piccolo schermo con i protagonisti provenienti tutti, o quasi, da serie TV di gran successo, impossibile per esempio non riconoscere l’attore Wentworth Miller, già visto fra i protagonisti di Prison Break e qui nei panni del mite e riservato Luke, così come Kristin Lehman nel ruolo di un’agente della squadra omicidi, ruolo già suo nel serial canadese Motive. Completa il film una sceneggiatura adrenalinica, in grado di mantenere sempre viva l’attenzione dello spettatore. Alcuni colpi di scena a effetto. Una trama che rimbalza fra passato e presente e personaggi ben delineati ma in alcuni casi troppo stereotipati: il riservato, lo spavaldo, lo spaccone, quello che parla troppo e il razionale, e che riescono a catturare l’attenzione di un pubblico che in alcuni momenti potrebbe pensare che quel che unisce i cinque amici storici potrebbe in fin dei conti accadere anche a loro. Un film che quindi oltre a una trama appassionante potrebbe facilmente piacere se si desidera esorcizzare alcune paure personali.

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    • Brian Helgeland
      Film
      Rai Cinema
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      • 18/04/2017 14:41:39
      • L’ascesa e la caduta dei fratelli Ron e Reginald Kray, gemelli criminali nella Londra degli anni ’50 e ’60. Gestori di un celebre night e in seguito complici della mafia italo – americana. Quei Bravi Ragazzi di Scorsese traslocato nell’East End. L’ultima pellicola del regista Brian Helgeland, presentata in concorso alla festa del cinema di Roma 2015, potrebbe essere riassunta in queste poche parole alle quali è corretto aggiungere la prova recitativa di Tom Hardy, capace di sdoppiarsi impersonando entrambi i protagonisti a capo di un racket che nella Londra dei ‘50 e ‘60 aveva nel loro night, gestito legalmente e con numerosi ospiti del mondo della musica e del cinema, la propria base. Due gemelli che erano quanto di più differente si potesse incontrare, ed è proprio in questa diversità che risiede la grande bravura di Hardy. Reginald, freddo, calcolatore e uomo d’affari, ma anche innamorato della fidanzata Frances, sorella del suo autista e impersonata dall’australiana Emily Browning; e Ron, afflitto da una schizofrenia sedata solamente da dosi industriali di psicofarmaci. Definirle quindi leggende di certo no, ma in tal caso la leggenda prende il via dalle pieghe di una narrazione che pare frutto della fantasia degli autori mentre in realtà i due gemelli Kray erano il vero prodotto di un sistema corrotto e in precedenza ripercorso dalla penna del biografo e saggista John Pearson. Una pellicola, quella firmata da Helgeland, che scorre assistita da un ritmo veloce e che segue gli ultimi anni dell’impero dei due gemelli. Un film che piacerà molto a chi ama le narrazioni che affondano le proprie radici nelle vere storie di matrice criminale.

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    • Danny Boyle
      Film
      Universal Pictures
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      • 11/03/2017 20:03:12
      • Un film dall’humour nerissimo e che a metà dei ‘90 cercò di parlare a una certa generazione di giovani scozzesi; che narra la vita ai margini di un gruppo di tossicodipendenti, eroinomani e alcolizzati; sì, perché non tutti si fanno, ma tutti sono di certo personaggi di una nicchia che si è volontariamente esclusa dalla normalità: “Il frigo, l’auto nuova, il cibo al microonde, la tv con schermo ultrapiatto e le vacanze nei resort”. Personaggi ai margini con i loro rituali e le loro fobie, per il lavoro, per la ricerca del sesso e la paura di crescere cercando di abbandonare le facili panacee fornite dalla droga. Danny Boyle, alla sua prima pellicola di successo ma nata come un piccolo film artigianale, raggruppò un insieme di nuove promesse del cinema d’oltre manica, le rinchiuse in una serie di riti da ‘onesti tossici’, come ama definirli la voce narrante di Mark Renoton, con i loro rituali di sballo e con i loro tentativi, a volte riusciti a volte no, di disintossicarsi in modo improvvisato, salvo ricadere nei medesimi errori per la paura della grigia normalità. Costringendoli a calarsi nei rispettivi ruoli e al tempo stesso rovinando per venti anni il rapporto di amicizia che lo univa al protagonista, e in seguito super star hollywoodiana: Ewan ‘Renton’ McGregor. Solamente adesso Begbie, Renton, Spud e Sick Boy, con carriere chi più chi meno fortunate, Robert ‘Begbie’ Carlyle su tutti, a parte il già citato McGregor, hanno potuto finalmente tornare assieme sul grande schermo per il naturale sequel, prima letterario e ora cinematografico, di questa prima pellicola passata inizialmente in sordina e che ancora oggi pare sopra le righe ma che come diceva lo stesso Irvine Welsh, autore sia del primo sia del secondo romanzo, e nel primo film presente nel ruolo di uno spacciatore cui fare visita come se ci si recasse presso lo studio di un medico: “Il sequel è stato possibile e per me anche migliore della pur eccellente prima pellicola” e se lo dice lui, c’è quasi

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    • Alfred Hitchcock
      Film
      Universal Pictures
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      • 02/02/2017 13:43:48
      • Prendete un racconto del romanziere Cornell Woolrich, aggiungetegli un fotografo dotato di gamba ingessata e per questo bloccato su una sedia a rotelle da quasi due mesi. A questi unite una fidanzata bella, amorevole e pronta a dargli una mano e un’infermiera capace di trasformarsi nella sua migliore complice. Unite tutto questo a un dirimpettaio dal fare sospetto e a una fauna di varia umanità che popola un anonimo e assolato cortile della “Grande Mela” nel corso di un’estate afosa e per questo insopportabile. Mescolate e otterrete uno sbanca botteghini da antologia del genere delittuoso, un thriller psicologico ma il tutto senza mai versare una goccia di sangue, travestendo il genere thriller sotto le spoglie di un osservatorio antropologico visto sotto la lente del binocolo e dello sguardo di James Stewart posto, davanti alla finestra del titolo, come se si trovasse di fronte alla teca di un acquario o di un teatro. Un teatro che abbia quali protagonisti gli abitanti di quel piccolo cortile, tutti in perenne movimento e in quasi completa assenza di parole. Tutti posti sotto lo sguardo di un uomo annoiato dalla sedentarietà, che aggiunge con gran fantasia nomi e opinioni immaginate sulla vita di ognuno di loro fino a quando un feroce dubbio non inizia a insinuarsi nella sua mente. Un cast per l’epoca stellare. Con menzioni particolari per un Raymond Burr in epoca Pre - Perry Mason e protagonista dello sguardo capace di incenerire James ‘Jeff’ Stewart, e anche per un’eccellente Grace Kelly non solo bella ma che di certo troppo presto abbandonò le scene in direzione principato di Monaco. Una perla, l’ennesima, del regista Inglese e salvata dalla biblioteca del congresso degli Stati Uniti come un raro esempio, l’ennesimo, fornito ai posteri da parte di un autore indimenticabile.

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    • Sharon Maguire
      Film
      Universal Pictures
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      • 17/01/2017 11:36:37
      • Bridget Jones è tornata per la sua terza e ultima incursione cinematografica, in tal caso volta senza l’appoggio di Hugh Grant, che ha preferito non unirsi alla pellicola non convinto dalla sceneggiatura vergata a sei mani dalla solita Hellen Fielding da Dan Mazer e per l’occasione anche da Emma Thompson, presente nel ruolo di ginecologa sui generis. A impersonare come sempre l’avvocato Darcy e la zitella Missis Jones ci pensano i soliti Colin Firth e Renee Zellweger cresciuta in termini di fama e cachet dalla prima fortunata pellicola datata 2001. A fare da contraltare proprio a Mark Darcy questa volta ci pensa Patrick Dampsey, proveniente direttamente dal set di Grey’s Anatomy e pronto per disegnare un americano guru dell’amore e appassionato di calcoli capaci di restituire la compatibilità affettiva fra i membri di ciascuna coppia, ma soprattutto capace di essere quell’essere imprevedibile che mister Darcy certo non è, né sarà mai, il tutto senza scivolare nella crudeltà nella quale precipitava regolarmente il Daniel Cleaver disegnato dall’inglese Grant. Fra battute ed errori che sembrano non cambiare mai da quindici anni a questa parte, forse la causa potrebbe essere l’aver rimesso dietro la macchina da presa Sharon Maguire, regista della prima splendida e fortunata pellicola della trilogia; il film firmato dalla regista Inglese e da Hellen Fielding, autrice del fortunato ‘diario’, scivola via senza colpo ferire e senza grosse lodi da spendere, giungendo a un finale abbastanza pieno di buoni propositi e con uno spiraglio che lascia intravedere la possibilità per un nuovo episodio forse con figli adolescenti al seguito e una Bridget prossima a godersi la conclusione della carriera lavorativa.

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    • Domenico Astuti
      Libri
      Prospettiva Editrice
      2016
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      • 23/12/2016 16:23:17
      • Una raccolta di recensioni scritte con dovizia e particolarità dal free - lance e blogger Domenico Astuti. Pellicole nate come blockbuster, o diventate casi da botteghino, affiancate a insuccessi da evitare, tutti uniti da un unico filo rosso capace di fornire al lettore più attento una personale idea di cinema da intravedere fra le parole soppesate dall'autore nel corso delle sue incursioni di celluloide. Un differente modo per approcciarsi leggendo di particolarità tecniche e storiche. Un modo anche per rivedere sotto una differente luce il successo dell’ultima stagione cinematografica, o per criticare quello che pensavamo fosse un successo. Se quindi amate il cinema e desiderate ricevere qualche ottimo consiglio, oppure se semplicemente preferite leggere copiosamente, non rimarrete di certo delusi da questa raccolta sui generis.

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    • Bruce Springsteen
      Libri
      Mondadori
      2016
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      • 16/10/2016 20:09:13
      • "Negli ultimi sette anni ho deciso di dare vita alla mia autobiografia perché penso che la mia sia un'età nella quale si cominci a dimenticare e credo che della mia vita non vada dimenticato nulla" A parlare un ultra sessantenne in formissima, sia sul palco sia a vergare storie che sembrano uscite dalla penna di John Steinbeck o William Faulkner, unica differenza fra loro e lui: nulla è inventato, ma è tutto vero, o almeno verisimile. La vita del giovane Bruce prende vita nell'operoso Jersey e di narrativo presenta tutti i prodromi che l'immaginario collettivo ha saputo fare degli Stati Uniti la terra cinematograficamente più nota del '900, terra di conquista di gente lavoratrice ed emigranti, qua in prevalenza Italiani e Irlandesi. Dalla sua camera Bruce s'immagina al posto di Elvis, Lennon e McCartney, imparando da autodidatta l'uso della chitarra e avvicinandosi ancora adolescente a un mondo che potrebbe scacciarlo velocemente ma che invece l'accoglierà per i quarant'anni a venire. In oltre cinquecento pagine il figlio di Doug e Adele Zerilli, ci mostra il lato più operoso della sua nazione, quello del: 'se sei abile e fortunato - sia ben chiaro non l'uno in assenza dell'altro - ce la puoi fare anche tu, il tutto senza scorciatoie' e lungo una cavalcata che ti sa incollare al testo non limitandosi a narrare eventi ma anche commentandoli con quella fredda lucidità che sa di confessione, lanciando nell'empireo dei fans tutta l'agiografia dell'uomo che muove ancora oggi a quasi settant'anni centinaia di migliaia di adepti, tutti legati a lui come alla sua famiglia allargata, per la quale 'the Boss' spreca parole al miele, non tralasciando nemmeno una goccia della sua personalissima verità, così come quando con altrettanta lucidità descrive i propri problemi depressivi ereditati da una famiglia difficile da accettare ma abile nel confortarlo. Testo imperdibile, sia per gli appassionati, sia per coloro che vogliano avvicinarsi a una storia sembra inventata

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    • Antonio Manzini
      Libri
      Sellerio Editore Palermo
      2016
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      • 21/09/2016 23:02:51
      • Chi è Rocco Schiavone? A questa domanda pare poter porre rimedio, nel corso di un flashback di quasi quattrocento pagine, l'ultimo sforzo letterario di Antonio Manzini: attore, sceneggiatore, scrittore, oltre che Romano esattamente come il suo personaggio. Schiavone entra in scena sin da subito con tutti gli stigmi della propria figura ovvero quello di un uomo disilluso e che ancora non è stato esiliato in Val D'Aosta, che risiede nella capitale, rione Monteverde, sposato come sempre alla sua inseparabile Marina e che come sempre è attorniato dai suoi soliti amici: Seba, Brizio e Furio, Trasteverini come lui ma rimasti a barcamenarsi dall'altra parte della barricata, dove si spaccia, si gioca d'azzardo e si truffa, e come già a suo tempo fece in maniera molto più prosaica il Nico Giraldi di Tomas Millian. La narrazione incalza il lettore sino alla fine del romanzo, portandoci fra gli angoli sperduti della personalità di un uomo difficile e difficilmente inquadrabile, che fra alti e bassi cerca di tirare avanti, scontrandosi con le miserie umane di ogni giorno, sempre senza porre la parola 'giudizio' fra se e i propri interlocutori. Unico limite, per l'ennesimo romanzo dedicato al "Montalbano delle Alpi", il proporre all'infinito un personaggio vincente ma sempre calcando la mano sul medesimo cliché e i medesimi temi fatte di cinismo e battute anche se in tal caso impreziosite dal ritorno all'habitat naturale del protagonista. La lettura, però, attacca subito alla gola il pubblico, riuscendo a essere fluida, descrittiva, fra omicidi nella Roma che conta, si sta parlando di studenti danarosi, e i vicoli di una città che lo stesso Schiavone vede cambiata di fronte al proprio sguardo. Già pronto per lo sbarco in tv, destinazione fiction, speriamo davvero che in futuro Manzini sappia proseguire l'epopea di un personaggio esiliato, cinico ma al tempo stesso fra i migliori che la letteratura gialla di casa nostra abbia mai generato

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Recensioni 1 - 20 di 44 recensioni presenti.