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Tutte le recensioni di Giulio Rutigliano | Totali: 24 | Media:

    • Shlomo Sand
      Libri
      Rizzoli
      2010
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      • 28/04/2014 09.26.53
      • La lettura di questo libro mi ha fornito una enorme quantità di informazioni che provengono "di prima mano" da uno storico residente nello stato di Israele che certamente ha cultura ebraica e vive con passione le tradizioni di questo popolo (come d'altronde facciamo noi che ci professiamo cristiani e cattolici) ma riesce a distaccare da sé la "fede" dalla realtà che vive con la logica degli intellettuali moderni e occidentali. Sarei felice di passare una serata con lui non per parlare di religione, perché credo che questo non sia il campo nel quale egli entri, ma per parlare di storia e di politica connessi alla realtà della nascita di questo Stato. Nel suo libro "come ho smesso di essere ebreo" egli dichiara come i sionisti si siano accaparrati il territorio portando la bibbia come atto notarile a testimonianza della loro antica proprietà di quella terra e prima ancora che l'antisemitismo europeo ( europeo?) li abbia costretti ad andarci. Matilde Serao nel suo libro "Viaggio in Palestina" fatto nel 1893 descrive con la sua prosa affascinante le vicende degli insediamenti degli ebrei in quella terra che avvenivano sia per compiere l'ascesa, sia per morire nella valle di Giosafat, sia per speculazioni. Avendo constatato de visu la condizioni degli israeliani arabi in Israele ma non conoscendo bene la realtà di chi ci vive ho trovato in questo libro tante spiegazioni a tante impressioni che avevo ricevuto sia epidermicamente che attraverso una riflessione più attenta. Debbo dire che ho trovato questo volume pieno di critica ben condotta e distaccata dall'appartenenza dell'Autore ad una tradizione seducente, millenaria e un po' mitografica. Spero che ci siano tanti altri Autori che continuino sulla strada tracciata da Sand e da Finkelstein.

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    • Shlomo Sand
      Libri
      Rizzoli
      2013
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      • 07/01/2014 08.50.02
      • Il titolo del libro secondo la mia opinione è fuorviante, perché Sand non ha smesso di essere ebreo ( è quasi impossibile rifondarsi annullando tutte le influenze culturali nelle quali viviamo) ma è diventato un ebreo laico con una apertura culturale occidentale perché dimostra di essersi liberato del bagaglio di ideologia medio-orientale presocratica ( anzi pre taletiana) che l'ortodossia ebraica porta con sé. Dichiara di non voler appartenere a nessun filone culturale nè cristiano, nè islamico e di aver fatto tutto il percorso che la tradizione ebraica impone ai suoi seguaci. E' molto convincente quando mette in crisi alcuni miti ed alcune opportunità di business come quando felicemente dichiara che per la conquista della terra di Canaan del 1948 i sionisti si sono paludati della Bibbia come di un atto notarile scritto nella Storia tanti secoli fa e ancora oggi valido attestante la proprietà di quella terra assegnatagli da Dio. L'idea di Sand non è quella di espurgare dall'ebraismo i fanatismi e le intransigenze, ma quello di osservare il fenomeno con occhio di storico,quale egli è, per comprendere meglio quella che per noi occidentali laici è una incomprensibile e pervicace necessità di vivere e di progettare l'esistenza sulla base di usi, costumi, ricorrenze e tradizioni che oggi appaiono folkloristiche e deprivate di una spiritualità e di una mistica che si sia aggiornata nel tempo. La lettura del testo è agevole, la prosa scorrevole e la traduzione eccellente. Da consigliare.

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    • Carlo Toffalori
      Libri
      Guanda
      2011
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      • 28/06/2011 19.21.24
      • Ho letto questo libro con la mentalità del biologo naturalista che non disdegna (anzi) frequenti incursioni nel mondo della filosofia della scienza, così come apprezza la letteratura dei grandi scrittori. Dopo averlo letto ho pensato che l'Autore è una persona che coniuga con grande talento la logica (di cui credo sia docente), la storia degli eventi, la letteratura di raffinatissima lettura insieme con considerazioni sulla realtà fenomenica (per quello che appare su ciò che ci è concesso vedere o leggere o ascoltare) che non possono non trovare d'accordo le persone che hanno a cuore la conoscenza e l'onestà (l'onestà della matematica). La lettura è stata mirabile come la dimostrazione scritta sulla lavagna dal prof. Sansone che l'A. ricorda con rattristata malinconia. Pensavo che simili Autori non esistessero in Italia, evidentemente mi sbagliavo.

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    • Vincenzo Latronico
      Libri
      Bompiani
      2011
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      • 24/05/2011 19.00.47
      • All'apparenza un noir, giocato da yuppisti in una Milano sempre più incartapecorita nel suo storico provincialismo, dove l'A. colloca con raffinata eleganza gli ingredienti del personaggio in cerca di affermazione. Le classiche tre S (Sesso, soldi, successo) con l'aggiunta di tutto ciò che oggi è supertecnologico quanto inutile, sono la costante ricorrente di personaggi che devono affermarsi per salvarsi. Dietro c'è, con l'allusione del titolo alla teoria dei giochi, secondo il mio punto di vista, l'irrisolto problema tra l'uomo predatorio e l'uomo sociale. Da quando R. Dawkins ha scritto di selfish gene il concetto, secondo me errato, di un darwinismo impietoso e teleologico, si va facendo sempre più strada nel mondo di coloro che non riflettono su ciò che Darwin ha scritto, ma su quello che altri hanno scritto su ciò che Darwin avrebbe voluto scrivere. Ne è nato il darwinismo. Dall'altra parte ci sono le istanze sociali che dovrebbero spingere l'uomo non ad essere lupus, come il capitalismo, secondo me in modo errato, viene percepito da chi il capitalismo lo vive alla maniera disonesta, molto apparentemente disonesta, degli ultimi anni. Le azioni degli uomini non sono dettate dagli influssi culturali ricorrenti, ma da una serie di cause che spesso hanno la loro origine nella biologia con cui essi son fatti e allevati dalla cultura in cui vivono. In più le mille variabili fornite dalle circostanze occasionali contribuiscono a reificare istanze e pulsioni tenute a freno da vincoli morali, sociali e legali. E tanto, tanto in più. Questo libro, che si legge molto velocemente (ho impiegato tre ore per finirlo) può essere goduto anche come un semplice romanzo che ti porta al desiderio di sapere chi alla fine prevarrà. L'ultima notazione che mi viene in mente arrivati alla fine è quella di ricordare una canzone di Harry Belafonte degli anni 50, Mathilda, Mathilda, took money and ran Venezuela...

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    • Jean Guitton Igor Bogdanov Grichka Bogdanov
      Libri
      Bompiani
      2001
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      • 26/02/2011 18.35.51
      • Ho letto questo libro con grande attenzione e con immenso piacere. Si tratta di un "dialogo" a tre voci tra un filosofo cristiano, un fisico teorico ed un astrofisico che mettono insieme le loro conoscenze per derivare la cosa "ultima" che può esistere nel mondo. La loro scoperta profonda e, secondo la mia opinione, più veritiera si conclude con l'essenza del creato che non può essere nient'altro che energia ed informazione. Dio che cosa c'entra in questo? Non risponderei alla maniera ultradeterministica di Laplace quando disse a Napeoleone che gli chiedeva quale ruolo avesse Dio nella creazione del suo mondo di non aver preso in considerazione tale ipotesi. A me verrebbe da rispondere che forse Dio o quello che può essere il Creatore è negli elementi di ultima derivazione che conclude il dialogo: energia e informazione.

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    • Bruce Chatwin
      Libri
      Adelphi
      2004
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      • 09/06/2009 10.08.45
      • Inizialmente il racconto sembra fiacco, a volte scontato e perfino ovvio, poi comincia ad entrare nel vivo di personaggi e di luoghi che vengono descritti con grande maestria e con una preparazione che lascia intravvedere la grande erudizione dell'autore, insieme con la sua perspicacia nell'avvicinare le persone più differenti, ma certamente notevoli, e descriverle come pochissimi avrebbero saputo fare. Non ho personaggi italiani, di questo genere, capaci di stargli alla pari; tra gli anglosassoni forse il solo Faulkner lo avrebbe potuto fare. Oltre a ciò v'è da apprezzare la scrittura scorrevole ed accattivante e la traduzione che è all'altezza dell'autore. Molto godibile e da leggere.

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    • Robert Graves
      Libri
      Adelphi
      2009
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      • 01/05/2009 18.15.56
      • Nella mia vita di settantenne vissuto per la Scienza e per la conoscenza di quanto il novecento ha fornito all'umanità; con una autoformazione di filosofia della Scienza ho sempre rigettato l'idea che al di fuori del pensiero galileiano potesse esistere alcunché di utile all'umanità. Forte detrattore dell'influenza nefasta del freudianesimo sullo sviluppo della Psichiatria moderna, ho coltivato solamente sogni dove esistessero le particelle elementari e complesse della materia. Poi, scoprendo due scrittori la mia vita si è arricchita di una umanità precedentemente incognita. Costoro sono Robert Graves e Harold Bloom. Bloom mi ha fulminato per la "scientificità" della sua esegesi sulla redazione della Torà e del Vecchio Testamento ( Il libro di J e Gesù e Yahvè, la frattura originaria tra Ebraismo e Cristianesimo, in particolar modo) mentre Graves dapprima con Jesus Rex e successivamente con la Dea Bianca mi ha permesso di raggiungere un pensiero a me prima estraneo che è quello della bellezza della Poesia. Chiarisco che non intendo la Poesia dei Poeti classici, accademici e riconosciuti come rimatori ed evocatori di immagini più o meno affascinanti, bensì la Poesia che nasce da lontano: dalla cultura, dal bello scrivere, dal bene sapere riprodurre il proprio sapere senza indulgere a sentimenti di pseudosuperiorità. E' una poesia non facile da comprendere, paragonabile in musica ad alcune composizione di Bach, di Pergolesi o di Monteverdi, quindi non facilmente accessibile, ma intensa, rapuente ed insospettabilmente rasserenante e gratificante. Sto quindi parlando di un libro non adatto a tutti (lo stesso autore avverte che non è adatto a chi vive solo di pensiero scientifico), ma straordinariamente utile alle persone aperte a tutte le emozioni che il sapere ed il desiderio di conoscenza pongono a scopo dell'esistenza. Sono d'accordo con Zolla e con Citati che fanno la loro critica in quarta di copertina. E' un libro straordinario.

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    • Richard P. Feynman
      Libri
      Zanichelli
      2007
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      • 23/01/2009 12.04.16
      • E' un buon libro in confronto a quanto circola in questo momento in Italia. Secondo la mia opinione è vero quello che dice l'autore della recensione precedente secondo cui il libro è infarcito di racconti gustosi e talvolta profondi insieme con altri che avrebbero potuto benissimo non apparire. V'è tuttavia da dire, a mio giudizio, che in questo libro appare l'uomo Feynman per un quinto ebreo e per quattro quinti laico (cosa di non poco conto per chi è stato cresciuto nella cultura ebraica che ti rimane appiccicata addosso per una vita intera), che racconta le sue scelte fatte spesso in maniera controcorrente. Personalmente trovo qualcosa del carattere di Mr Feynman nel mio carattere e forse per questo non mi ritengo un giudice sereno anche se il personaggio sembra essere stato fortemente caricato dall'estensore dei racconti che forse è il musicista amico di "Dick" Feynman, Ralph Leighton, estensore di un successivo libro delle stesso Feynman dal titolo "Che t'importa di cosa dice la gente?" di qualità scadente tanto da non sentirmi di consigliarlo. Questo di cui sopra secondo me va letto da persone di cultura medio alta appassionate di cose riguardanti la storia della fisica del secolo scorso ( bomba atomica inclusa).

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    • Patrick Süskind
      Libri
      Longanesi
      2007
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      • 23/04/2008 16.02.27
      • Delizioso pamphlet che dà vita ad una sorta di considerazione a voce alta (pardon, scritta) su una tematica che può essere trattata solo con stile e ironia. L'accostamento tra Gesù di Nazareth ed Orfeo sembra irriverente o, addirittura slasfemo, ma serve ad aprire gli occhi sui persuasori occulti o palesi che siano, Quando parla della resurrezione di Lazzaro il paragone con un recente slogan "Rialzati Italia" diventa quasi un presagio di un copione recentemente vissuto (che i massmediologi non si siano ispirati a questa operina?). Gradevolissimo da leggere: scrittura sobria, veloce, accattivante. E' trattato male il povero Heinrich von Kleist che, povero lui, era un disturbato mentale (oggi lo definiremmo "bipolare") che non poteva, stando alla sua patologia, evitare l'omicidio-suicidio nel più puro stile romantico (natura, amore e morte).

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    • Vincenzo Latronico
      Libri
      Bompiani
      2008
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      • 26/03/2008 20.59.45
      • Harold Bloom con il suo libro Angoscia dell'influenza sostiene che dopo Dante, Shakespeare e Cervantes non si può più dire nulla di originale sull'uomo e sui suoi sentimenti, a meno che non si usi l'autoironia in senso etimologico (eiron). Questo giovanissimo scrittore piacerebbe tantissimo a Harold Bloom. A me è piaciuto tantissimo!

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    • Daniel Barenboim
      Libri
      Feltrinelli
      2007
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      • 25/12/2007 20.59.17
      • Che bello! Chi si sarebbe aspettato che un celebre direttore d'orchestra argomentasse con tanta profondità e consapevolezza temi di neuroscienze, di morale, di sociologia oltre che di musica (in ogni senso). E' stimolante, per chi voglia riflettere, come le proposizioni che l'A. pone al lettore che abbia l'accortezza di seguirlo si dipanino secondo una conoscenza della filosofia e della logica che fanno supporre frequentazioni di Autori importanti come Spinoza (dall'A. considerato come il suo punto di riferimento) e di Wittgestein. Oltre a tutto questo si apprendono notizie importanti sulla musica di Schoenberg o sul teatro di Wagner e sull'importanza sociale della musica cosiddetta colta. Vale la pena di averlo come punto di riferimento per serie riflessioni su cose che ormai il nostro mondo occidentale considera da negligere se non addirittura neglette.

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    • Philippe Contamine
      Libri
      Il Mulino
      2007
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      • 27/11/2007 18.25.46
      • Questo libro appartiene verosimilmente al novero di quelle pubblicazioni a dispense tanto in uso presso le facoltà universitarie europee. Questa in particolare, pubblicata in Francia dalla Presse Universitaire de France, è ad uso degli studenti di storia medioevale. Da ciò scaturisce il carattere poco chiaro dello scritto che risulta molto denso di nomi e di date che non rendono un buon servigio alla comprensione di un fenomeno così importante svoltosi in Europa per più di un secolo. V'è da notare che la casa editrice dà nozione del tipo di pubblicazione alla fine del volume quando cita tutte le sue opere, chiaramente destinate a scopo didattico e non divulgativo.

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      • 08/06/2007 18.08.40
      • Un libro che si legge con tanto interesse. C'è la notorietà televisiva dell'Autore, c'è il suo essere di tradizioni e costumi "islamici", c'è la ben nota fatwa emessa su di lui che significa condanna a morte e c'è tanto entusiasmo ed amore per la vita. La storia è quella di un quasi monello che si riscatta e giunge a prestigiosi premi giornalistici in Israele; tutto molto esaltante. Come è esaltante la chiusa finale con ringraziamenti ad una serie di personaggi di costumanza e tradizione ebraica, personaggi in gran parte noti al pubblico che segue le vicende degli italiani che hanno tradizioni culturali ebree o che semplicemente come me sono vicini a questo tipo di cultura. Non mi basta però la semplicità della risoluzione auspicata del problema (burattinai perfidi che usano burattini masochisti) ovvero il cinismo di protagonisti "principali" (in italiano basta solo protagonisti) come Arafat che rinnegano per motivi strategici legati alla cultura Mohammidica (hudna) gli accordi del 2000 a Washington. Forse la storia va approfondita un po' di più (segnalo un bel libro di Matilde Serao del 1900 intitolato Viaggio in Palestina) così come dovrebbe tenersi maggiormente conto della realtà e non dell'idea platonica dei buoni e dei cattivi. Un dubbio mi coglie allorquandoo parla della sua compagna di vita che si chiama Colombo perché Furio Colombo pubblicò oltre 15 anni fa un libro dal titolo "Per Israele". In definitiva è bello vedere una persona che la pensa come la maggior parte di noi italiani, buoni gli israeliani, cattivi i palestinesi. Sarà poi proprio così?

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    • Chaim Potok
      Libri
      Garzanti Libri
      2004
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      • 19/04/2007 17.43.04
      • Come tutti i romanzi di questo A. vieni preso fin dalla prima pagina da una prosa chiara ed emozionante. Non c'è niente da fare, i personaggi nascono e vivono come per incanto, tutto ti sembra vicino anche se ti senti molto lontano da alcune credenze e da alcune ritualità: emerge prepotente l'umanità degli uomini e dei loro riti! Sarebbe facile fare cenni allegorici sul malinconico, piccolo uomo Jacob Daw, che sembra sconfitto ma in realtà è colui che narra questa umanità con la poesia dei sentimenti più delicati ed eterni. Davita non può che seguire evolutivamente (mi verrebbe da dire deterministicamente) le premesse poste dall'A. quando descrive il settarismo dei genitori che non è altro che una profonda fede religiosa, ebrea della madre e cristiana del padre che agita dentro di sé il sentimento della rivoluzione che nella sorella si trasforma in amore cristiano evangelico ed oblativo. In questo mondo di sentimenti "forti", sentimenti belli come questi siano i benvenuti.

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      • 17/03/2007 09.10.16
      • Questo libro, ultimo uscito di Raffaele Nigro, è un grande sforzo che l'A. ha fatto per tenere in vita una serie di misfatti operati in un arco di tempo che parte dal Medio Evo per giungere ai fatti ultimi riportati dai media attuali. Colpisce di questo libro la puntigliosa ricerca bibliografica che fa dell'A. uno studioso attento ed aggiornato di un fenomeno tanto importante quanto negletto. Chi crederebbe che i piemontesi si sono comportati con i meridionali peggio che gli americani a Guantanamo? Che dire della strage inutile ed ottusa di Gaeta perpetrata dalle truppe del nostro re Vittorio Emanuele II, paragonabile solo agli ignobili bombardamenti fatti dagli alleati sulle inermi città tedesche alla fine della II Guerra Mondiale? Messo in luce il fenomeno del banditismo meridionale non solo postunificativo, l'A. passa in rassegna anche fatti di cronaca ormai sconfinati nella cronologia storica. Ottima lettura; dotta ed esposta in maniera magistrale.

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