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Tutte le recensioni di Alekos | Totali: 2 | Media:
    • Marino Badiale Massimo Bontempelli
      Libri
      Massari Editore
      2007
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      • 09/05/2016 16.11.26
      • Caratterizzato da analisi deduttive che richiamano esposizioni matematiche (zampino di Badiale) e da una profonda pacatezza (nota caratteristica degli scritti del compianto Bontempelli), il libro illumina egregiamente i meschini aspetti, politici, antropologici e culturali, di ciò che è divenuta la sinistra (o è dovuta diventare visto cos'era ab origine) una volta immessa nell'area governativa, beotamente e beatamente trasportata dalla deriva neo-liberistica. Strepitosa la parte dove è compiutamente dispiegata la composizione psicologica, "fenotipica" e sociale del cosidetto "popolo di sinistra" così come è mirabile la descrizione della sua imperitura capacità di autosuggestione nel tentativo di non rivelare a sè stesso l'infondatezza e la "spettralità" (resi cioè ormai spettri) degli argomenti cardine della sinistra al fine di non doversi estromettere (per coerenza) dal mondo cui si sente appartenere, quello mitico della sinistra appunto. Alla fine non ci è rivelata soltanto la sinistra, come annuncia il titolo, ma la squallida uniformità della classe (a)politica degradata in toto al rango di amministratore delle conseguenze sociali del capitalismo globalizzato e senza freni che ha conquistato ogni sfera sociale e che non ammette deroghe di ordine etico al suo divenire. L'ho comprato anni fa ma ancora adesso lo leggo, lo rileggo e di tanto in tanto me e me lo porto appresso, per ogni evenienza...

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      • 18/05/2013 13.14.47
      • Il libro, come scrivono altri lettori, distrugge tanti luoghi comuni circa i benefici che si sarebbero ottenuti con la moneta unica. Spiega compiutamente quali erano le ragioni strutturali perché non la si adottasse, a quali gravi e negative conseguenze economiche sono andati incontro certi Paesi che hanno abboccato alla chimera dell'euro, chi effettivamente ci ha guadagnato e chi perso in termini economici, democraticità delle scelte e ripensamento obbligato della struttura del welfare e dei salari. Purtroppo è raccontato in modo che trasuda supponenza e mica tanto sottile disprezzo per la maggioranza caprona ostica ai concetti economici (e tale disprezzo la si coglie abbondanemente nel blog dell'autore). E' un continuo intercanalare di "dai che lo capite anche voi" e altre frasi simili. Insomma perché darsi da fare per denunciare l'assoluta mancanza di democrazia nelle scelte calate dalle elite economico-finanziarie quando i bersagli principali di queste scelte sono dall'autore stesso in massa raggruppati nelle famiglie degli ortotteri e degli anellidi? Era meglio limitarsi ad una spiegazione macroeconomica del problema euro, senza ipocriti e contraddittori fronzoli ideologici e politici.

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