Tutte le recensioni di ROBERTO'61 | Totali: 179 | Media:

    • Steven Knight
      Film
      Koch Media
      Scrivi una recensione
      • 29/10/2014 15:03:06
      • Il viaggio di Ivan Locke, capocantiere di una società che costruisce palazzi, inizia dopo una ponderata scelta "etica" che stravolgerà il suo immediato futuro. Ivan sa che, durante quell'ora e mezza di viaggio probabilmente perderà importanti pezzi della sua vita: la pace familiare e il posto di lavoro innanzitutto. Già, perché deve rivelare un periglioso segreto alla moglie e di lì a poche ore deve affrontare da lontano i complessi preparativi per un'operazione tecnica colossale da svariati milioni di dollari, contando esclusivamente sulla propria capacità professionale e sulla disponibilità di un suo collaboratore, amante del sidro e poco incline ad assumersi una così alta responsabilità, ma che si rivelerà determinante ai fini del risultato. Ivan, prima che le cose prendano una brutta piega, vuole comunque erigere il suo palazzo, costi quel che costi, perché è il palazzo della sua vita e nel contempo non può rinunciare alla sua missione rigeneratrice, che lo spinge lontano dalle fonti dei suoi problemi. Unico strumento di collegamento per districare la matassa è il suo impianto telefonico satellitare. Le telefonate si accavallano, in un senso e nell'altro; Ivan impartisce istruzioni, fa rivelazioni destabilizzanti, para i colpi di rimando, modula i toni nella ricerca di quelli più efficaci, gestisce contemporaneamente una dinamica di rapporti diversi, affronta gli imprevisti suggerendo soluzioni improvvisate, con la consapevolezza che non può sbagliare un colpo e che deve fare affidamento anche sulla fortuna, che infatti alla fine gli arriderà. Arriverà in ritardo alla meta, ma non tanto da compromettere la sua missione etica, e, fermandosi, si guarderà intorno tra crepe e crolli parziali: ma il palazzo è salvo! Il Regista Knight è bravo a tenere insieme il frammentato quadro narrativo senza smagliature o cadute di ritmo, grazie anche all'ottima performance di Tom Hardy e delle voci degli assenti. Film davvero notevole, assolutamente consigliato!

        Leggi di più Riduci
    • Nikolas Winding Refn
      Film
      01 - Home Entertainment
      Scrivi una recensione
      • 07/05/2014 16:44:08
      • "Solo Dio perdona" è un'opera perfetta,al pari di "Bronson" e "Drive".Non c'è un solo fotogramma in più,né uno in meno,di quelli che dovrebbero esserci.In una Bangkok sporca e mitica,che in pochi altri lavori si è vista celebrare così bene,agiscono i quattro personaggi di una tragedia antica.Più il quinto,il fantasma di Bobby,motore della vicenda che si consegna presto alla memoria degli spettatori con il viso di Peter Lorre:a sua volta figura archetipica e ora maschera tinta di rosso,che qui rischiara gli ambienti solo dove e quando serve.Al poliziotto giusto e vendicatore è speculare l'antieroe bello,impotente ed edipico;alla madre grottesca e spietata la ragazza-sogno,etica e indifesa.Anche il dosaggio dei registri è calibrato su chiasmi;mai nella filmografia di Refn umorismo surreale e violenza implacabile si erano temperati e scontrati con tanta efficacia.È lo stesso equilibrio manierista che si ritrova in immagini coltivate con rigore formale e ricercatissimo nitore;fra quelle di figurativa orientale,non se ne ammiravano così dagli anni '90 dei film di Kitano.E la trama lirica e fittissima costruita con musiche e suoni da Cliff Martinez è legata indissolubilmente alla drammaturgia.Non ha bisogno di sostenerla,perché aderisce alla stessa sintassi;è quello che si apprezza solamente nel grande cinema.Considerare Refn "il Tarantino europeo" è assolutamente fuorviante e riduttivo.Non solo la sua poetica affonda altrove la gran parte delle proprie radici,ma il suo fraseggio è nobilmente asciutto perché diffida di verbalismi e magniloquenza ammiccante.Qui il ritmo non è quello di "Valhalla Rising",però guarda alla sua impostazione mitologica;la morale non è quella di "Drive",ma la prospettiva è la stessa.Ora l'eroe Ryan Gosling si è tramutato nell'antieroe per allinearsi alle altre anime del film,guadagnando però quella più ontologicamente fragile e complessa,imprigionata nel proprio labirinto di ossessioni e frustrazioni. Il film è dedicato ad Alejandro Jodorowsky.

        Leggi di più Riduci
    • Ethan Coen;Joel Coen
      Film
      Lucky Red
      Scrivi una recensione
      • 05/05/2014 16:56:38
      • Bene, lo sappiamo, i Coen fanno ottimi film: Da "Blood simple", a "Fargo", da "Barton Fink" a "L'uomo che non c'era" su tutti. Ma come si fà a paragonare "Inside Llewyn Davis" (A proposito di Davis) a queste chicche? Siamo nel 1961 e Llewyn Davis, sentendo forte in sé una vena di malinconico ed intenso folk-singer non vuole rinunciare al suo sogno artistico, sebbene non riesca a mettere insieme il pranzo con la cena e mostri in ogni occasione di essere sempre capace di perdere qualcosa. E infatti è un "loser", ma non solo secondo i parametri dell'industria culturale del folk, che mostra di apprezzare lagne o divertissement idioti molto peggiori dei classici che interpreta lui con tanta intensità. Vecchia e sorpassata è la musica che suona e che non sa reinterpretare. Un mondo di confine quello attraversato da Davies, tra il vecchio e rimasticato che resiste solo nelle forme più stucchevoli in attesa di un vero poeta (Bob Dylan) e la vera bomba di novità capace di conciliare cultura e affari quale sarà il pop. Insieme a questo personaggio esile, incerto, senza un vero dramma e senza una vera vena che lo esprima, compare la vecchia guardia dei jazzisti nella coeniana grottesca figura del vecchio musicista eroinomane e sciancato, in compagnia del quale Davies compie il suo fallimentare viaggio a Chicago in cerca di un contratto. Si intrecciano così due derive, su una strada che è fredda, buia e senza consolazioni. Se questo film ha un merito non sta nella struttura ad anello, nei simbolismi un po' patacca del gatto che si chiama Ulisse con tutta la mitologia del nostro e del viaggio della conoscenza, né sta nella pur accennata pittura sociale degli appassionati di musica upper-class che si improvvisano benefattori del povero giovane Davies, ma nel fatto che in mezzo a tanti vecchi (anche i produttori lo sono) anche lui, giovane, è un vecchio. Hang me, hang me, canta Davies ben due volte. Sarà accontentato dalla Storia. E intanto noi spettatori ci domandiamo: e dunque?

        Leggi di più Riduci
    • Woody Allen
      Film
      Warner Home Video
      Scrivi una recensione
      • 04/03/2014 17:19:26
      • Jasmine è una donna elegante, viziata e un po' nevrotica, che frequenta da sempre gli eventi mondani più patinati della Grande Mela. Adesso che il marito, il ricco uomo d'affari Hal, ha sprecato un'infinità di soldi rivelandosi un gran truffatore, Jasmine sta attraversando un momento complesso. Si guarda indietro e le sembra di aver fallito in tutto. Preda di uno stato psicologico fragile, aggravato da un mix di farmaci antidepressivi, decide di trasferirsi a San Francisco dalla sorella minore Ginger, che vive in un modesto appartamento. Qui Jasmine ha da ridire su tutto e tutti. Sempre altera e con i suoi modi aristocratici, infatti, mal sopporta il fidanzato di Ginger, considerato un vero "perdente", e l'ex marito di lei. Praticamente incapace di badare a se stessa, Jasmine, dietro suggerimento della sorella, decide di tuffarsi nel mondo dell'arredamento di interni, intanto però per guadagnare qualcosa decide di accettare il lavoro di receptionist in uno studio dentistico. Ben presto il suo capo si innamorerà di lei?. Cast stellare per la nuova commedia diretta e sceneggiata da Woody Allen, che abbandonate le ambientazioni del Vecchio Continente torna a girare negli Usa, con tra gli altri Cate Blanchett, Alec Baldwin, Peter Sarsgaard.

        Leggi di più Riduci
    • Joel Coen
      Film
      Universal Pictures
      Scrivi una recensione
      • 28/01/2014 16:28:41
      • Los Angeles inizio anni '90. Un pigro hippie dedito ai white russian e alle sfide a bowling con gli amici rimane coinvolto in un caso di rapimento a causa di uno scambio di persona dovuto ad omonimia. Da quel momento si verificheranno una serie di eventi tragicomici. In breve la trama è quella riassunta sopra ma un film come questo non viaggia al pari della trama ma a un livello superiore. Questo perchè più dello svolgimento dei fatti a rendere interessante il film ci sono i personaggi che lo popolano e le situazioni che si vengono a creare. Troviamo un hippie che vive pacificamente la propria esistenza lontano da qualsiasi pensiero, preoccupazione (... e lavoro). Poi abbiamo un ex reduce del Vietnam (notare la parodia di tanti film con questo genere di protagonista) che oltre a non perdere mai occasione per ribadire il suo passato militare funge da "cervello" svitato del gruppo e vera anima della squadra del bowling. Troviamo poi il terzo amico che si limita a fare da spalla ai restanti due con la tipica espressione stralunata. Insieme questi personaggi vivranno una serie di avventure e viaggi veri e propri ma anche fantastici. Insomma un vero inno alla controcultura e a personaggi decisamente alternativi che per una volta si prendono tutto il palcoscenico. Il merito di questo capolavoro va ai fratelli Coen che ci regalano una delle loro tre migliori pellicole insieme a "Fargo" e a "Non è un paese per vecchi". Grande merito ovviamente va anche al cast capitanato da un grandissimo Bridges seguito a ruota da Goodman e Buscemi veramente perfetti nelle loro parti e piccoli ma buoni ruoli anche per Seymour Hoffman e la Moore. Da vedere e rivedere specialmente la scena delle macchine distrutte a sprangate.

        Leggi di più Riduci
    • Clint Eastwood
      Film
      Warner Home Video
      Scrivi una recensione
      • 30/09/2013 16:56:15
      • Il nostro è un mondo malato e senza via di scampo, a meno che... a meno che non inizi a riflettere un pochino con la tua testa, senza lasciare agli altri la possibilità di pulirti la mente magari con l'acqua di un fiume o con tv spazzatura. "Mistyc River"... che strano titolo per un film, non certo per la storia che di mistico non ha proprio niente. Le due cose non combaciano. È un film che non ti fa tacere, ti costringe a gridare e non poco, e le urla, laceranti e prolungate fino a sfinirti, ti riducono in silenzio.

        Leggi di più Riduci
    • Paul Thomas Anderson
      Film
      Lucky Red
      Scrivi una recensione
      • 26/09/2013 15:23:46
      • Nulla da dire sulla bravura recitativa soprattutto di Phoenix ed anche di Hoffman ma le note positive si fermano lì. Il film è incentrato sulla vita di uno psicopatico alcolizzato, Freddie (Joacquin Phoenix) che incontra un mistico, Dodd (Seymour Hoffmann) fondatore di un movimento religioso, "La Causa", in cui Freddie crede di trovare i riferimenti di cui ha bisogno. Tra i due nasce un legame profondo che si snoda per tutto il film. Le critiche parlano della genialità con la quale gli istinti primordiali, l'aggressività, e le pulsioni di Freddie sono state rappresentate in quet'opera. In realtà quel che ho visto è una squallida ed impietosa rappresentazione della vita di un povero demente con oscenità assolutamente evitabili - probabilmente sono l'espressione della compiaciuta perversione del regista... - e di un furbo arringatore di folle, bravo ad irretire e come sono quasi sempre queste figure, per niente incline al contraddittorio ( satirica parodia del fondatore di Scientology Ron Hubbard ). Un film brutto, pesante, per niente coinvolgente nè interessante. Concilila il sonno... Drammatico? No, delirante! Introspettiva psicologica? No, esagerata rappresentazione di impulsività e perversione! Un ultima nota sulle figure femminili del film: nulle! Burattine o burattinaie, meretrici o vittime ma mai degne di nota.

        Leggi di più Riduci
    • Adrian Grunberg
      Film
      Eagle Pictures
      Scrivi una recensione
      • 25/09/2013 14:52:56
      • Un "gringo" sconfina, dopo un inseguimento, in territorio messicano dove viene arrestato e ripulito di qualche milione di dollari. Finisce in una prigione, "il pueblito" dove dovrà scontrarsi con una realtà molto diversa, un mondo vivo dentro una prigione. Si ritrova così a fare amicizia con un bambino "speciale". È un bel film d'azione con una bella storia, forse un po' cruento, ma non potrebbe essere diversamente. Peccato che sceneggiatori e regista si facciano prendere un po' la mano e finiscano per rendere meno credibile una storia che fino a tre quarti del film teneva molto bene. È comunque un film avvincente che non annoia.

        Leggi di più Riduci
    • Simon Curtis
      Film
      Lucky Red
      Scrivi una recensione
      • 25/09/2013 14:48:54
      • Un film tenero, coinvolgente. La fragilità psicologica della protagonista, la sua scarsa fiducia in se stessa, le sue ansie, le sue paure creano una grande partecipazione alla vita di Marilyn. Veramente all'altezza della situazione Michelle Williams, notevole pure l'ambientazione.

        Leggi di più Riduci
    • Jonathan Dayton;Valerie Faris
      Film
      20th Century Fox Home Entertainment
      Scrivi una recensione
      • 17/09/2013 16:47:44
      • "Ruby Sparks" parte da un'idea interessante, anche se molto trattata nella produzione cinematografica: la creazione letteraria che, sotto le sembianze di una giovane donna, prende forma e vita materializzandosi davanti agli occhi dello scrittore e interagendo con lui nella vita reale. Allo stesso tempo, il film tratta il tema dei rapporti, delle relazioni affettive, a partire da una tendenza molto radicata nell'immaginario maschile, la possibilità/desiderio di controllare ogni aspetto della relazione, annullando l'autonomia dell'altro, come se l'oggetto amato fosse un modello di cera plasmabile a piacere. In effetti chiunque abbia scritto opere di narrativa sa che i personaggi prendono vita e sfuggono ai piani del creatore, seguendo traiettorie proprie. La dialettica tra regista e personaggi è spesso complessa e mediata oltre che dall'esigenze del mercato, dal gioco delle pulsioni e delle proiezioni dell'autore. Idea interessante, tradita purtroppo da una realizzazione scialba e convenzionale che relega il film nell'ambito delle commediole romantiche di second'ordine. La vicenda, che narra di uno scrittore alle prese con un prolungato periodo di sterilità creativa e della sua creazione letteraria - Ruby - che esce dal mondo della rappresentazione per diventare la sua ragazza, è godibile solo all'inizio, quando Calvin si accorge con terrore della presenza fisica di Ruby e pensa di essere in preda ad allucinazioni. Poi scivola verso un piano inclinato fatto di banalità e di cliché, di luoghi comuni che ricalcano moduli visti mille volte e tipici delle commedie brillanti americane: la visita ai genitori "alternativi" dello scrittore, Ruby che esterna felicità o tristezza a comando dell'autore, la sua autonomia e la fine della relazione, un nuovo incontro, successivo alla pubblicazione del libro, in cui i protagonisti non si riconoscono, ma mantengono labili tracce della loro vicenda precedente. L'impressione finale è di un involucro brillante per un prodotto deludente.

        Leggi di più Riduci
    • Clint Eastwood
      Film
      Warner Home Video
      Scrivi una recensione
      • 04/09/2013 13:57:00
      • Con quella faccia scorretta, con quell'andatura sincopata, molto jazzata, il grande Clint/Walt indica che, forse, c'è ancora della luce in fondo al tunnel. Dopo gli anni del "bushismo" e delle guerre "giuste" per "esportare la democrazia" e delle finte missioni di pace, delle verità nascoste e delle falsità capovolte, può darsi che si possa ritrovare un nuovo "spirito" umano. Eastwood anche questa volta dimostra di essere in anticipo non solo sui tempi disgraziati che viviamo, ma anche e soprattutto nel chiudere con quelli ancor sventurati e fasulli che abbiamo appena abbandonato. Quando fra qualche anno ci volgeremo indietro, ripensando a come eravamo, ci ricorderemo di questo film come di uno dei primi sentieri di speranza che c'è capitato di scorgere, dopo tutte le tonnellate di razzismo, di odio e di intolleranza che ci hanno propinato. Che ancora molti nostrani politicanti/attorucoli comici travestiti da dittatori delle banane continuano a propinarci.

        Leggi di più Riduci
    • Quentin Tarantino
      Film
      Sony Pictures Home Entertainment
      Scrivi una recensione
      • 27/08/2013 13:44:22
      • "Senza lo spaghetti western non esisterebbe una buona parte del cinema italiano. E Hollywood non sarebbe la stessa cosa" Quentin Tarantino. Appena appaiono i titoli di testa già si intuisce che il film è un grande omaggio al Western all'italiana, particolarmente caro a Tarantino. "Django Unchained" inizia con una chicca per appassionati del genere, ovvero con le note di Luis Bacalov colonna sonora di "Django" di Sergio Corbucci e si conclude con una traccia decisamente più popolare come "Lo chiamavano Trinità" di Franco Micalizzi. Il punto di partenza del film è proprio quel "Django" del '66 diretto da Sergio Corbucci; Tarantino infatti ne adotta la colonna sonora e recluta nel suo cast l'allora protagonista Franco Nero dandogli una piccola parte. "Django Unchained" non è un western classico ma un mix tra spaghetti western e splatter. Il risultato è una modernizzazione spettacolare del genere. I protagonisti: su tutti Christoph Waltz, un esagerato Dr. Schultz, spetato cacciatore di taglie dotato di una pungente ironia testimoniata dall'ultima frase che pronuncia prima di uccidere Calvin Candie (Di Caprio) ".. non ho potuto resistere!". Leonardo Di Caprio: È nato per interpretare il cattivo senza pietà, ed è questo il ruolo che gli cade a pennello, perfetto come la sua giacca! Jamie Foxx: oltre a possedere un fisico da vero duro è oggetttivamente scatenato! Ciò che combina a Candieland è esagerato ed in pieno stile Tarantino. È il moderno cavaliere romantico che si batte per la sua libertà e per quella della sua amata. Kerry Washington: la sua è una bellezza particolare figlia dello sfruttamento, della paura, della sofferenza per la precarietà della sua condizione ma anche dell'amore spassionato che la lega a Django Freeman. Samuel L. Jackson: gli anni passano anche per lui! Anni fa in "Pulp Fiction" era Jules e questo bastava, ora è un "vecchietto", se cosi si può dire, di tutto rispetto.

        Leggi di più Riduci
    • Robert Rodriguez;Frank Miller;Quentin Tarantino
      Film
      Miramax Home Entertaiment
      Scrivi una recensione
      • 23/08/2013 15:56:11
      • Logico e freddo, al contempo vibrante e infuocato. Niente in questo film è abusato, nemmeno la violenza, linguaggio scelto per trasmettere il soffio geniale un tempo cementato nelle fondamenta del castello sensazionale di Miller. Pare un intreccio di vite fortissime di tre eroi classicii: eroi dalla vista metafisica che separa subitaneamente il bene dal male, che non conoscono pietà per il nemico. Uomini trasformati in semidei perchè si son scottati tra le fiamme dell'Inferno. Semidei che non temono di rispedire laggiù demoni incarnati. Eroi che difendono l'amore, sempre puro, anche a costo della loro stessa vita. Chiunque ascolti questo messaggio nel vento corra a veder il film, giusto per essere testimone della verità, che è semplice e ancestrale; ed egli uscirà dalla sala capendo di aver sottratto attimi di vita alle menzogne, sicuramente un pò più giusto.

        Leggi di più Riduci
    • Robert Altman
      Film
      20th Century Fox Home Entertainment
      Scrivi una recensione
      • 22/08/2013 12:48:14
      • Commedia irriverente sulle vicissitudini di un gruppo di medici che operano sul campo durante la guerra di Corea, ne combinano di tutti i colori e la fanno franca con una partita a rugby. Film che garantì la fama internazionale al regista Robert Altman, fece scalpore all'epoca per il suo cinismo e la sua capacità di far ridere su un tema profondo (ed attuale ai tempi) quale è la guerra, è una sagra scorretta e antimilitarista, più divertita che divertente. È un film corale, dove ogni personaggio ha il suo momento (sotto questo aspetto può ricordare il successivo "Animal House" di John Landis) anche grazie alla bravura degli attori, tra i quali spicca il divertente Elliot Gould, che mettono insieme una serie di episodi o scenette anche non strettamente collegate tra loro. Il tutto risulta fin troppo americano, come quasi tutto il cinema di Altman, ma rimane una commedia più che piacevole, con qualche trovata molto spassosa (il giocatore di rugby drogato che crede di dover correre i 400 metri) e interpreti memorabili, ai quali il regista ha lasciato anche spazio per improvvisare. Incorniciato dalla voce martellante dell'altoparlante del campo, che recita i titoli di coda.

        Leggi di più Riduci
Recensioni 1 - 20 di 179 recensioni presenti.