Tutte le recensioni di Luciano Stolfi | Totali: 45 | Media:

      • 01/09/2010 22:30:39
      • Questo libro di Cappelli mi è piaciuto molto. E' una storia esilarante e molto ben costruita: Cappelli ha il gusto del narrare e sa scrivere molto bene. Certo bisognerebbe interrogarsi sulle immancabili storie di sesso di cui sono infarciti i suoi libri. Io credo che siano la spia della decadenza di una certa borghesia (non solo provinciale). Comunque, complimenti allo scrittore.

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    • Gaetano Cappelli
      Libri
      Marsilio
      2010
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      • 01/09/2010 22:25:48
      • In questo libro Cappelli raccoglie alcuni suoi racconti già pubblicati, in passato, in altra sede. La densità di sesso, che pure è presente in dosi massicce anche negli altri libri dell'autore, in questo libro raggiunge il massimo. Alla fine il tutto stanca ed annoia.

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    • Gaetano Cappelli
      Libri
      Marsilio
      2008
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      • 01/09/2010 22:19:30
      • Veramente bello questo libro di Cappelli, il più lungo dei suoi romanzi. E' la storia di Carlino di Lontrone che, dopo la prima parte della sua vita passata a vivere in un paese del Sud Italia, parte per l'America dove l'aspetta un futuro da manager... Veramente bello.

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    • Gaetano Cappelli
      Libri
      Marsilio
      2009
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      • 01/09/2010 22:15:54
      • Non mi è piaciuto molto questo libro. Sempre le solite storie di sesso e di yuppies che hanno raggiunto determinati traguardi o che vogliono raggiungerli. In Cappelli ci sono sempre queste storie di giovanotti che vogliono diventare qualcuno. Alla fine tutto diventa un pò scontato. Di Cappelli preferisco altri libri ("Il primo", "Storia controversa...", "Parenti lontani").

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    • Paolo Sorrentino
      Libri
      Feltrinelli
      2010
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      • 10/07/2010 14:37:26
      • Questo romanzo avrebbe potuto essere un piccolo capolavoro se solo non avesse optato per le decine e decine di parolacce di cui è zeppo. Ogni dieci parole tre o quattro parolacce. Non sopporto le parolacce nella vita di tutti i giorni, figurarsi se riesco a sopportarle nella lettura di un libro, che dovrebbe essere cibo spirituale e ginnastica della mente. Peccato perchè Sorrentino si dimostra grande narratore ed affabulatore e ci dipinge a tutto tondo un personaggio credibile ed accattivante, anche se, e forse proprio per questo, saccente. (Anche se mi pare un pochino esagerata la definizione di Antonio D'Orrico che vede in Tony Pagoda "il più grande personaggio della letteratura italiana contemporanea"). Per ritornare alle parolacce: vi siete mai chiesti perchè grandi scrittori come Calvino, Vittorini, Pavese, Morante, Moravia non le abbiano mai usate nei loro libri? Neanche il grande Pasolini, nei suoi due romanzi: "Ragazzi di vita" ed "Una vita violenta", che pure trattavano di una periferroa degradata ed ai margini, si è preso il lusso di infarcire la narrazione di parolacce. Comunque, al di là di questo, il libro di Sorrentino funziona bene: ha il gusto dell'avventura e sa come catturare l'attenzione del lettore, con tante e fantasmagoriche trovate.

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    • Alessandro D'Avenia
      Libri
      Mondadori
      2010
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      • 06/07/2010 15:10:35
      • E' un bel romanzo. Dai tratti delicati, molto pulito, pieno di buoni sentimenti e di amore. In effetti è la storia di amore di un giovane liceale per una sua compagna di scuola che, però, è malata di leucemia. E' una sorta di romanzo di formazione nel quale l'autore, insegnante liceale, ha messo la sua esperienza di docente e di educatore che sta a contatto tutti i giorni con la gioventù. Ben scritto, con un linguaggio lineare e semplice, tanto che la lettura ne risulta avvantaggiata. Complimenti all'autore.

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    • Silvia Avallone
      Libri
      Rizzoli
      2010
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      • 06/07/2010 15:04:55
      • Un bel libro. Soprattutto ben scritto, con un linguaggio molto articolato e mai banale. E' la storia di un gruppo di adolescenti e di giovani che vivono nell'hinterland della "Lucchini". E' una sorta di romanzo di formazione, in cui i protagonosti vivono e fanno le loro esperienze. Meritato il "Campiello Opera prima". E,pet un soffio, non ha vinto lo "Strega". Auguri alla scrittrice.

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    • Adriana Asti
      Libri
      Piemme
      2010
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      • 29/06/2010 23:03:45
      • Francamente mi aspettavo un pò di più da questo libro della grande Adriana Asti che apprezzo molto come attrice. E' la storia di una donna un pò (o forse molto) nevrotica e dei suoi rapporti con strani personaggi dell'alta società. Nel libro quasi tutti i dialoghi sono in francese, e questo appesantisce un pò la lettura. Alla fine resta come un senso di languore, come un sapore di altri tempi e di cose perdute.

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    • Pantaleone Sergi
      Libri
      Laterza
      2009
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      • 20/05/2010 18:14:43
      • Finalmente un libro che racconta la storia del giornalismo in Basilicata! L'Autore parte dagli inizi dell'Ottocento, analizzando i primi tentativi di comunicazione istituzionale, ed arriva fino ai giorni nostri, analizzando una stampa ed un giornalismo in una regione, la Basilicata, che ha sempre avuto dei problemi a mettere in moto una pubblicistica degna di questo nome. Il libro non è solo una disamina della storia del giornalismo, ma anche un excursus storico-sociale riferito ad una regione che solo negli ultimi anni sembra uscire fuori dalle nebbie che l'hanno tenuta avvolta nei secoli passati. Un libro assolutamente da leggere per capire da dove veniamo e verso dobve andiamo.

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    • Teresa di Calcutta (santa)
      Libri
      BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
      2009
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      • 15/05/2010 16:58:05
      • Molto bello questo libro su Madre Teresa. Attraverso le sue lettere si racconta la vita della Santa. Sono lettere molto particolari, che la Madre chiese, con insistenza, ai suoi interlocutori di distruggere: invece sono, per fortuna, arrivate fino a noi. In queste lettere, tra le altre cose, Madre Teresa parla del suo vuoto interiore, dell'assenza di Dio. Gli esperti ci dicono che è proprio dei grandi mistici (San Giovanni della Croce, Santa Teresa d'Avila) sperimentare il vuoto, il deserto e l'assenza di Dio. E Madre teresa arriva proprio a dire che solo quando dentro di noi abbiamo fatto il vuoto, allora Gesù può chinarsi su di noi per riempirlo. E' un libro molto consolante per noi poveri mortali: se persino i Santi attraversano il buio e la sensazione dell'assenza di Dio, allora anche noi non dobbiamo preoccuparci se, talvolta, ci sentiamo soli e senza il conforto della fede. Un libro assolutamente da leggere.

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    • Edward C. Banfield
      Libri
      Il Mulino
      2010
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      • 27/04/2010 17:00:28
      • Libro molto intenso ed anche di facile lettura perchè il registro è colloquiale. E', ormai, un classico degli studi antropologici e sociologici sull'Italia meridionale. L'autore, assieme alla moglie ed ai due figli, prima di scrivere questo libro ha vissuto per diversi mesi nel paese di Chiaromonte (che nel libro diventa Montegrano). La sua tesi è quella, ormai divenuta classica, del familismo amorale: gli abitanti di Montegrano non si associano insieme e non fanno nulla per il progresso collettivo perchè pensano soltanto al proprio interesse personale e familiare. Nell'ultimo capitolo l'autore si azzarda anche a delle precisioni per il futuro, ma conclude il libro in modo un poco sconsolato.

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    • Varlam Salamov
      Libri
      Adelphi
      1999
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      • 24/04/2010 14:55:16
      • Ho letto questo libro, di cui e del cui autore non conoscevo l'esistenza, perchè consigliato da Roberto Saviano in uno speciale della trasmissione "Che tempo che fa" condotto da Fabio Fazio. E' un libro forte, descrittivo dell'universo concentrazionario russo. Qui si viene a contatto con l'uomo ridotto a feccia dell'umanità. Leggendo il lungo libro ad un certo punto si fa l'abitudine e non ci si stupisce più di niente: come accade ai reclusi di cui narra il libro, i quali, ad un certo punto, fanno l'abitudine a quella loro miserabile vita e non si meravigliano più di niente. Tempo fa lessi Solgenitzyn: ma Solgenitzyn è diverso da Salamov, è più letterario, nei suoi libri si respira un'aria di poesia, pur narrando la vita dei Gulag. In Salamov, invece, tutto è ridotto ai minimi termini: l'uomo è diventato meno di un animale. In conclusione, è un libro da leggere assolutamente e che non può assolutamente mancare nella biblioteca di ciascuno.

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    • Giulio Bedeschi
      Libri
      Ugo Mursia Editore
      2007
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      • 10/04/2010 16:12:27
      • Libro commovente. L'unico motivo per cui ha dovuto aspettare più di dieci anni per essere pubblicato, mi sembra sia stato il passato repubblichino dell'autore. Ma in questo libro non si fa politica. Non c'è nemmeno la ricerca delle responsabilità per una ritirita eroica e coraggiosa dalle steppe russe. In questo libro si sonda l'animo umano posto a contatto del limite tra la vita e la morte. Il lento ed inesorabile patire dei soldati in ritirata, tra la neve, il freddo, la fame, le piaghe ed innumerevoli altre avversità è descritto con un linguaggio scarno, asciutto e diretto, alcune volte un pò retorico, ma sempre efficace. E quando gli alpini superstiti arrivano in Italia, il loro primo contatto è con un ferroviere che intima loro di non farsi vedere dalla popolazione perchè "fanno schifo". E' un pò quello che accadde ai reduci dai campi di concentramento, che non riuscivano a trovare delle persone pronte a stare ad ascoltare quello che avevano da dire sulla propria penosa vicenda. Ed è un pò quello che accadde al protagonista di "Napoli milionaria" che, reduce dalla guerra, non trovava nessuno disposto ad ascoltarlo. In complesso ed in definitiva, un gran bel libro (anche se spesso indugia su particolari raccapriccianti dei feriti e dei moribondi: ma così era fatta la guerra).

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