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Tutte le recensioni di Fabrizio Porro | Totali: 365 | Media:
    • Dario Fo
      Libri
      Einaudi
      2000
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      • 13/10/2016 09.13.40
      • Morte accidentale di un anarchico è una delle commedie più note di Dario Fo, questa raccolta è per ricordarlo.

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    • Eddy Mary Baker
      Libri
      Spiritualità
      2009
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      • 13/10/2016 08.45.23
      • Il passo più importante in «Scienza e Salute. Con Chiave delle Scritture» viene oggi, come allora recitato durante il servizio divino della Christian Science, come una specie di Credo. Mrs. Mary Baker Eddy chiamò il testo la descrizione scientifica dell'essere (scientific statement of Being). Dice così: «La materia (matter) è senza sostanza, senza vita, senza verità, senza intelligenza. Tutto è Mente-Spirito (Mind, con la maiuscola) senza confini, è la sua manifestazione (manifestation) senza confini, poiché Dio è tutto-in-tutto. Lo Spirito (Spirit) è il Reale e l'Eterno; la materia è l'irreale e il temporale (temporal). Lo Spirito è Dio, l'uomo è a sua immagine e somiglianza. L'uomo non è materiale, è spirituale». La solenne dichiarazione nelle intenzioni non era assolutamente da interpretare come inno religioso o speculazione teologica. Bisogna comprendere Gesù Cristo come Scientist, come i chimici, gli astronomi, i fisici nelle Università, tuttavia con più capacità di penetrazione. Il Reale, questo aveva compreso Mrs. Mary Baker Eddy, non doveva essere scambiato con il materiale. Il Reale come danza di energie invisibili, rimaneva celato alla percezione dei sensi. Esso era Spirito. Più tardi, nelle presentazioni divulgative della teoria dei quanti, si trovarono ragionamenti simili. Fisici stimati (Planck, Einstein, Born, Eddington, Bohr, Heisenberg, Schrödinger, Pauli, Jordan, Bohm) specularono sul fluido religioso della loro visione del mondo. Le leggi della natura, scrisse James Jeans, possiamo immaginarcele solo come leggi del pensiero di uno spirito universale.

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    • Madeleine Delbrêl
      Libri
      Gribaudi
      1988
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      • 13/10/2016 07.21.15
      • NoiDelleStrade.DelbrêlMadeleine.C'è proprio molto rumore.La gente seria è a letto.I religiosi dicono il mattutino diSant'Enrico,Re.Ed io, penso.All'altroRe.Al reDavid che danzava davanti all'Arca.Perché se ci son molti santi che non amano danzare,ce ne sono molti altri che hanno avuto il bisogno di danzare,tant'erano felici di vivere:SantaTeresa con le sue nacchere,S.Giov.dellaCroce con unBambinGesù tra le braccia.E S.Francesco,davanti alPapa.Se noi fossimo contenti diTe,Signore.Non potremmo resistere.A questo bisogno di danzare che irrompe nel mondo.E indovineremmo facilmente.Quale danza Tipiace farci danzare.Facendo i passi che laTua provvidenza ha segnato.Perché io penso cheTu forse ne abbia abbastanza.Della gente che,sempre,parla di servirti col piglio daCondottiero.Di conoscerti con aria daProfessore.Di raggiungerti con regole sportive.Di amarti come si ama in un matrimonio invecchiato.Un giorno in cui avevi un po'voglia d'altro.Hai inventato S.Francesco.E ne hai fatto il TuoGiullare.Lascia che noi inventiamo qualcosa.Per essere gente allegra che danza la propriaVita conTe.Per essere un buon danzatore, conTe come con tutti,non occorre sapere dove la danza conduce.Basta seguire.Essere gioioso.Essere leggero.E soprattutto non essere rigido.Non occorre chiederti spiegazioni.Sui passi cheTi piace disegnare.Bisogna essere come un prolungamento.Vivo ed agile,diTe.E ricevere daTe la trasmissione del ritmo che l'orchestra scandisce.Non bisogna voler avanzare a tutti i costi.Ma accettare di tornare indietro,di andare di fianco.Bisogna saper fermarsi e saper scivolare invece di camminare.Ma non sarebbero che passi da stupidi.Se la musica non ne facesse un'armonia.Ma noi dimentichiamo la musica del TuoSpirito.E facciamo della nostra vita un esercizio di ginnastica.Dimentichiamo che fra le Tuebraccia la vita è danza.Che laTua SantaVolontà.E'di un'inconcepibile fantasia.E che non c'è monotonia e noia.Se non per le anime vecchie.Tappezzeria.Nel BallodiGioia che è ilTuo Amore

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    • Franco Crispini
      Libri
      Il Nuovo Melangolo
      2009
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      • 13/10/2016 02.12.54
      • L'unità della natura è,senza dubbio,un'idea che avvicina profondamente la filosofia di Bruno a quella di Telesio e M.Due differenze assai importanti separano,però,le loro concezioni.La prima riguarda la nozione di "materia".Mentre per Telesio e M.ogni essere è materiale(compresa l'anima),per Bruno invece corpo e anima sono qualcosa di distinto.Di conseguenza egli ritiene inconcepibile ogni azione diretta tra corpo e corpo; ricorre, pertanto,al fine di spiegare tale azione, ad un rapporto che intercorrebbe fra le rispettive anime.Ciò lo induce ad accettare la magia e l'astrologia come indispensabili strumenti di indagine.La seconda differenza riguarda il problema gnoseologico.Mentre,per Telesio,ogni conoscenza si riduce in ultima istanza alle sensazioni,per Bruno invece le sensazioni non sono in grado di farci cogliere l'unità del tutto.Questa è raggiungibile solo dall'intelletto,che ci eleva al di sopra della particolarità afferrata dai sensi.Se l'unità e l'infinità costituiscono la base ultima del mondo,esse devono anche costituire-secondo Bruno-l'aspirazione somma dell'animo umano Questa aspirazione viene chiamata "Eroico Furore" e collocata da Bruno al vertice delle Virtù. L'attività morale,liberando lo spirito dell'uomo dalla schiavitù delle passioni,trasforma la base animalesca- o l'"asinità",-dalla stirpe umana in vera e propria umanità o,meglio, in una divinità terrena:l'asinità è l'accettazione supina,è l'"essere cose nel mondo",e da essa ci si riscata con un atto imperioso di liberazione morale.Questa significa vittoria sulla passività (predominio della carne),conquista da parte dell'uomo della consapevolezza di sé, e si raggiunge mediante la negazione de facto della propria individualità, l'annullamento dei limiti propri di quest'ultima e,quindi, mediante un atto di dedizione a Dio,cioè all'essenza del "Tutto". La forza che spinge l'uomo a quest'impresa è appunto l'Eroico Furore;esso è insieme conoscenza e amore,e costituisce la più alta religiosità umana.

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    • Giordano Bruno
      Libri
      Adelphi
      2000
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      • 13/10/2016 00.58.47
      • Opere magiche.Una mirabile raccolta,la summa del pensiero bruniano,ermetico e magico.Ma chi era Bruno? G.Bruno nacque a Nola nel 1548. Quindicenne entró nell'Ordine Benedettino e nel 1572 venne ordinato sacerdote.Nel 1576,dopo aver subito un primo processo per eresia,abbandonó l'abito talare e,lasciata Roma dove si era rifugiato,peregrinó per l'Italia,la Francia e la Svizzera.Proprio a Ginevra aderì al Calvinismo e cominció a frequentare la locale scuola di teologia.Ma,venuto in contrasto con i suoi professori e giudicato dal Concistoro,lasció la Svizzera e si trasferì a Parigi.In tale città EnricoIII lo assunse alle sue dipendenze e lo invió in Inghilterra. Nel 1590 lo troviamo in Francia; poi si trasferì a Venezia in casa Mocenigo:il capo famiglia della casata veneta rimase deluso da quanto il Bruno andava insegnando e lo denunció agli inquisitori veneti, i quali lo consegnarono al Sant'Uffizio.Rimase in prigione per circa sette anni senza mai ritrattare quanto aveva scritto e detto.Alla fine,condannato come "eretico",fu arso vivo nel 1600 nel Campo de'Fiori in Roma.Delle opere di Bruno,le prime edizioni sono molto rare e le Opere magiche rientrano tra queste.Adelphi si merita un riconoscimento da parte di tutti gli appassionati studiosi estimatori del pensiero bruniano per aver fatto delle ristampe in questo secolo(quasi tutte esaurite).Un'opera indispensabile per lo studio dei diversi argomenti di cui il Bruno ha trattato nelle sue opere: dalla mnemotecnica all'esame critico delle teorie di Aristotele, dall'esaltazione del sistema copernicano ai problemi generali di una concezione filosofica dell'Universo.Il neo-platonismo ha influito sul Bruno soprattutto attraverso le opere di Nicolò Cusano.Senonché mentre il Dio di Cusano è un essere che trascende il mondo,quello di Bruno, invece,ne è l'artefice interno,causa e principio di tutti i fenomeni naturali.Da questo radicale mutamento del rapporto Dio-mondo discende tutta l'essenza infinita della filosofia bruniana.

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    • Jacques Ellul
      Libri
      Elèuthera
      2010
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      • 06/10/2016 22.21.12
      • Prima di tutto devo sottolineare che c'è un breve riferimento alla vita di Gesù ed alla sua persona nella «Storia dei Giudei» scritta da Giuseppe Flavio per il Governatore Romano e presentata all'Imperatore Romano. Giuseppe Flavio nota brevemente che Gesù, che tentò di rovesciare la legge e l'ordine e l'autorità dei romani, fu punito e crocifisso. Ecco qui presentato anche il significato profondo del libro del grande filosofo, sociologo, teologo anarchico cristiano francese Jacques Ellul che nel 1988 scrisse «Anarchia e cristianesimo», un binomio perfetto che, specialmente per il lettore italiano imbevuto di teologia cattolica conservatrice tradizionale e tradizionalista, può evocare (ingiustamente) fantasmi lombrosiani.

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    • Eddy Mary Baker
      Libri
      Spiritualità
      2009
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      • 06/10/2016 18.40.15
      • Scienza e salute. Con chiave delle scritture 1 - 465:21-5 Domanda. ? Vi è forse più di un Dio o Principio? Risposta. ? Non ve n'è che uno. Il Principio e la sua idea è uno, e quest'uno è Dio, Essere onnipotente, onnisciente, e onnipresente, e il Suo riflesso è l'uomo e l'universo. Onni è tratto dall'aggettivo latino che significa tutto. Quindi Dio riunisce in Sé tutto il potere o potenza, tutta la scienza o vera conoscenza, tutta la presenza.

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    • Baruch Spinoza
      Libri
      Bompiani
      2010
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      • 06/10/2016 16.53.12
      • Tutte le opere. Testo latino e nederlandese a fronte. Analizza in modo completo e sistematico il fatto che l'estensione sia un attributo di Dio, mostra chiaramente che il Dio di Spinoza(il Dio di Spinoza a cui Albert Einstein dichiarò di credere) non ha nulla a che fare né con il Dio personale del Cartesianesimo né con il primo motore di Aristotele.E' piuttosto simile al Dio di Giordano Bruno;è la causa immanente del mondo, che agisce internamente ai fenomeni con assoluta necessità. Potremo dire,al modo dell'Eriugena, che Dio è la natura naturans, mentre il mondo è la natura naturata.Secondo Spinoza, la sostanza divina non si manifesta soltanto attraverso gli attributi ma pure attraverso i modi; questi sono gli esseri particolari cioè le determinazioni(e quindi limitazioni)degli attributi stessi.Così, per esempio,un corpo è un modo della sostanza in quanto estesa,ossia ne è una limitazione,una parziale negazione.Analogamente, un pensiero è un modo della sostanza in quanto pensante, ossia ne è una particolarizzazione,una determinazione. Fra attributi e modi vi è questa differenza; che i primi sono la sostanza, i secondi invece sono nella sostanza. Ogni attributo è, nel suo genere, coestensivo alla sostanza e perciò deve stare con essa in rapporto di identità; invece ogni modo è un deponziamento della sostanza stessa. La sua caratteristica è di stare in altro. Tutti i modi esistono soltanto in Dio,anche quando sembrano svolgersi nel tempo.Dio è immanente a tutti i modi e determina con assoluta necessità ogni loro rapporto.Sia che noi consideriamo la sostanza divina attraverso l'attributo del pensiero,sia che la consideriamo attraverso l'attributo dell'estensione, troveremo dunque, in ogni caso, un solo e medesimo ordine, una sola e medesima connessione di cause. L'accordo tra atti del pensiero e atti del modo fisico, che a giudizio degli occasionalisti costituiva la massima difficoltà del Cartesianesimo, perde nella filosofia di Spinoza ogni carattere problematico.

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    • Baruch Spinoza
      Libri
      Mondadori
      2007
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      • 06/10/2016 15.31.23
      • Riassumere in poche parole il pensiero di Spinoza certamente è impresa piuttosto ardua che solo la lettura attenta delle sue Opere ci aiuta a sviscerare. Il primo scritto presente nelle Opere fu un'esposizione della filosofia cartesiana, assai interessante in vista del futuro sviluppo del grande pensatore di Amsterdam anche perché costituiva il primo tentativo di applicare la forma matematica alla filosofia. Molto si è discusso sulla funzione di quest'ordine geometrico nel pensiero di Spinoza, se cioè esso costituisca solo un aspetto estrinseco della sua filosofia o qualcosa di intrinseco ad essa. Per risolvere il problema, basta osservare da un lato, che per Spinoza la deduzione matematica esprime la più alta forma di razionalità, dall'altro, che il reale è per lui essenzialmente razionale. Poiché l'unico modo di esporre senza errore il processo della realtà è quello di adeguare la forma del nostro pensiero alla perfetta razionalità del reale, se ne conclude che, per Spinoza, l'unica forma intrinsicamente corretta della filosofia deve essere la forma matematica. L'influenza cartesiana, è chiaramente presente, non solo nella gnoseologia, ma anche nella metafisica spinoziana. Alla base di questa egli pone, infatti, la definizione cartesiana di sostanza; analizzandola, però, con piena coerenza, ne trae una conclusione che oltrepassa in modo completo il pensiero di Cartesio.Unica sostanza è Dio;lui solo,infatti,non abbisogna di alcun'altra realtà per esistere.La definizione di Dio come sostanza nel senso cartesiano permette poi a Spinoza, con facile argomentazione- analoga alla prova ontologica- di dedurre che Dio esiste ed è unico. Questo Dio, però, non è distinto dalla natura (Deus sive Natura). Gli attributi della sostanza divina sono infiniti; noi però ne conosciamo due soli; il pensiero e l'estensione. Ciascuno di essi è infinito come la sostanza di cui è l'attributo; con la differenza ,però, che ogni attributo è infinito soltanto "in sé", ma esclude gli altri.

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    • Charles Baudelaire
      Libri
      Mondadori
      2012
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      • 29/09/2016 13.49.08
      • Le Opere del grande Baudelaire scoperte ascoltandole recitate su RadioLibertaire e leggendole in questa raccolta che le riunisce tutte.Tra queste "Pascal aveva il suo abisso,che si muoveva con lui.Ahimè!Tutto è abisso: azione,desiderio,sogno,parola!.In alto,in basso,dappertutto,la profondità,il silenzio,lo spazio vertiginoso e attirante.Sul fondo delle mie notti,Dio col suo dito sapiente disegna un incubo multiforme e senza tregua.Da tutte le finestre io non vedo che infinito(L'Abisso)". Sospeso in questo abisso che dà le vertigini, l'uomo si muove a tentoni nel mondo,cercando di afferrarsi a un qualche cosa di sicuro,guardando per le finestre aperte sull'infinito,tendendo l'orecchio alle voci misteriose che gli giungono da ogni parte."La Natura è un tempio dove pilastri viventi lasciano sfuggire parole confuse.L'uomo vi passa attraverso foreste di simboli,che lo osservano con sguardi familiari" (Correspondances).E se,tuffato nel mondo,l'uomo rimane insensibile a queste voci,opaco a queste luci, ecco sopraggiungere la sofferenza e strapparlo alle illusioni,a purificare la carne e il cuore."Siate benedetto,mio Dio,che date la sofferenza come un divino rimedio alle nostre impurità e come la migliore e più pura essenza che prepara i forti alle sante voluttà"(Bénédiction).Barbey d'Aurevilly scriveva all'amico:"Dopo Les fleurs du mal non vi resta più logicamente che la bocca d'una pistola o i piedi della croce".C.B.scelse i piedi della croce.In De profundis clamavi pregava "Io imploro la tua pietà,o Tu,il solo che amo,dal fondo dell'abisso oscuro ove il mio cuore è caduto.E' un universo grigio,dall'orizzonte plumbeo,dove nella notte vagolano l'orrore e la bestemmia".Dalle pag.del diario intimo,"il mio cuore a nudo",si può vedere quanta sincerità e quanta debolezza era in quest'anima, prigioniera in un corpo di peccato;i suoi propositi generosi,i suoi sforzi,le preghiere accorate."Datemi la forza di fare immediatamente il mio dovere e di diventare così un eroe e un santo"

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    • Charles Baudelaire
      Libri
      Marsilio
      2008
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      • 29/09/2016 12.59.23
      • Les fleurs du mal ebbero un processo al tribunale civile "per oltraggio alla morale pubblica e ai buoni costumi", e la condanna all'Indice dei libri proibiti. Eppure è il libro che ha avuto in questi ultimi tempi più edizioni e traduzioni, fatta eccezione della Bibbia. "La stoltezza, l'errore, il peccato ci occupano lo spirito e tormentano il corpo; e noi alimentiamo i nostri amabili rimorsi come i mendicanti nutrono i loro vermi. I nostri peccati sono testardi, i penitenti fiacchi, e lietamente torniamo al cammino fangoso, credendo con vili pianti di lavare ogni macchia...E' il diavolo che tiene i fili che ci muovono! Agli oggetti ripugnanti noi troviamo attrattive; ogni giorno verso l'inferno scendiamo d'un passo...Serrato, formicolante, come un milione di elminti, nei nostri cervelli gozzoviglia un popolo di demoni; e quando respiriamo, la morte ci entra nei polmoni, fiume invisibile, con gemiti sordi...Ma tra tutti i mostri striscianti, ruggenti, assaltanti nell'infame serraglio dei nostri vizi, ve ne è uno più laido, più tristo ed immondo. Ancorché non faccia né gesti né grida, esso vorrebbe fare della terra un deserto e in un baratro sfrofondare il mondo: è la Noia!". Questa è la lirica introduttiva che Baudelaire volle apporre al "terribile libro" dove il poeta s'aggira tra le seduzioni, le turpitudini e l'empietà mondane; ma tutte queste cose egli chiama col loro nome ed in faccia al secolo incredulo parla di Dio. L'appello a Dio, o spiritualità, è un desiderio di salire; quello di Satana, o animalità, è una gioia di discendere. Il significato profondo dell'opera si puo' riassumere in queste due parole dello stesso Baudelaire: "C'è da sempre in ogni uomo, ad ogni ora, due istanze simultanee: l'una verso Dio, l'altra verso Satana" . Ma la gioia del discendere verso Satana è sempre amareggiata dall'abiezione, dal vuoto che lascia nell'anima, dall'esito triste d'ogni cosa mondana, condannata alla corruzione(cfr.Les fleurs du mal: Une charogne, Danse macabre).

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    • Charles Baudelaire
      Libri
      Garzanti Libri
      2004
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      • 29/09/2016 12.27.45
      • E' stato attraverso l'ascolto de Le spleen de Paris sur Radio Libertaire che mi sono innamorato di Charles Baudelaire, un poeta che affascina per il suo stile tipico de Les Poètes maudits dei quali il Baudelaire ne è indubbiamente il suo rappresentante principale ed il più autorevole.E attraverso la lettura de Le Spleen de Paris Petits poèmes en prose accompagnata da questa eccellente introduzione di Alfonso Berardinelli dedicata appunto al suo autore viene fuori tutto Il grande Baudelaire e la posa ribelle dell'enfant terrible. L'ambiente della borghesia parigina affarista e scettica, inguantata d'onorabile ipocrisia, lo nausea fino all'irritazione. Egli preferisce andare libero per il mondo e, quando ritorna a Parigi, si mette in contraddizione con la società borghese, ostenta un costume aristocratico ed eccentrico, ama destare scandalo coi gesti e con gli scritti, prende a lottare contro gli idoli del secolo:la religione del progresso, l'uguaglianza democratica, l'impero dell'affarismo.La poesia di Baudelaire cerca sondare e mettere in luce quello che turbina in fondo all'uomo del suo tempo, al cittadino che si è fatto del progresso un idolo e della città il paradiso artificiale, in cui crede di trovare la beatitudine. dando libero sfogo a tutte le sue voglie più sfrenate.In questo nuovo Eden che si è fabbricato, l'uomo si trova ancora tentato a cogliere i frutti proibiti come "i fiori del male", belli allo sguardo e dilettevoli al gusto, ma che lasciano, passato il momento dell'ebbrezza, un appetito più grande e mostrano l'uomo nella sua infinita nudità, miseria, decadenza, in quell'inferno del vuoto, della noia, della disperazione: quel male del secolo che Baudelaire ha saputo meglio di ogni altro diagnosticare e rappresentare. Ciò si spiega per il fascino dell'Arte in tutta la sua essenza, certamente; per il gusto dello scandalo, ma soprattutto si spiega per il fatto che una civiltà si è specchiata nell'opera e vi ha trovato un po' la rivelazione di sé stessa.

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    • Antoine de Saint-Exupéry Consuelo de Saint-Exupéry
      Libri
      Archinto
      2006
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      • 23/09/2015 09.00.59
      • Un amore leggendario. Un grande Amore con la A maiuscola. Sì, perché la salvadoreña Consuelo Suncín-Sandoval Zeceñaque ispiró "Il piccolo principe". "E quella rosa posta nella campana di vetro è quel fiore che cresciuto sul mio pianeta io ho protetto sotto una campana di vetro". E poi: "io ricordo i suoi occhi di nuovo, ancora. Non ho mai visto niente altro, oltre a quegli occhi. Essi chiedono. Sempre". Un capolavoro.

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    • Antoine de Saint-Exupéry Consuelo de Saint-Exupéry
      Libri
      Archinto
      2006
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      • 22/09/2015 14.43.30
      • Un amore leggendario. Un grande Amore con la A maiuscola. Sì, perché la salvadoreña Consuelo Suncín-Sandoval Zeceñaque ispiró "Il piccolo principe". "E quella rosa posta nella campana di vetro è quel fiore che cresciuto sul mio pianeta io ho protetto sotto una campana di vetro". E poi: "io ricordo i suoi occhi di nuovo, ancora. Non ho mai visto niente altro, oltre a quegli occhi. Essi chiedono. Sempre". Un capolavoro.

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    • Walter Benjamin
      Libri
      Neri Pozza
      2012
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      • 02/09/2015 16.09.23
      • E' stato attravero l'ascolto de Le spleen de Paris sur Radio Libertaire che mi sono innamorato di Charles Baudelaire, un poeta che affascina per il suo stile tipico de Les Poètes maudits dei quali il Baudelaire ne è indubbiamente il suo rappresentante principale ed il più autorevole. E attraverso la lettura de Les Fleurs Du Mal accompagnata da questa eccellente biografia di Walter Benjamin dedicata appunto al suo autore. Il grande Baudelaire.

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