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Tutte le recensioni di Sergio | Totali: 1 | Media:
      • 27/11/2012 21.46.55
      • Il libro è pieno di dati che possono aiutare a capire che causa della crisi attuale non è il debito pubblico, ma quello estero, come sa bene chi non si limiti ai giornali e alla tv. Ma la chiave di lettura proposta è maledettamente parziale: l'euro sarebbe «l'episodio culminante di un attacco ai diritti dei lavoratori sferrato in Italia fin dall'inizio degli anni Ottanta» (pag. 256). Bagnai, peraltro, accusa la Germania di contenere la propria domanda interna e di esportare troppo e importare troppo poco dall'Eurozona (di qui i problemi di debito estero) e sostiene che ciò era ampiamente prevedibile. Sembra quindi che gli imprenditori nostrani abbiano voluto l'euro per attaccare i diritti dei lavoratori, pur sapendo che avrebbero dovuto chiudere i battenti dopo pochi anni a causa di una Germania sempre più minacciosa. Un atteggiamento troppo masochista per risultare credibile. Bagnai non vede che la domanda interna langue da tempo in Europa, al punto che da un lato chi ci riesce punta molto sulle esportazioni, dall'altro è costante e onnipresente la spinta a trasformare il pubblico, comprese pensioni istruzione e sanità, in nuove opportunità di investimento privato. Il tutto, si dice, per risolvere il (falso) problema dei conti pubblici. È un peccato che un libro dedicato a temi di grande attualità, e che esce pochi mesi prima di importanti elezioni politiche, non dica assolutamente nulla che possa aiutare il lettore a maturare un orientamento quale che sia, ma più consapevole, su quello che sta concretamente succedendo. Bagnai ragiona su un'uscita dall'euro che al momento nessuno pare volere, delinea scenari improbabili, ma non dice nulla su temi all'ordine del giorno (si va forse verso una privatizzazione della sanità?), non dice nulla su quello che bisognerebbe fare finché si rimane nell'euro. Fa finta che l'euro non ci sia più o abbia i giorni contati, ma c'è ancora. E non basta proporre scenari utopistici per cambiare la realtà.

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