A cantare fu il cane

Andrea Vitali

Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 23 febbraio 2017
Pagine: 432 p., Rilegato
  • EAN: 9788811687658

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Descrizione

Una nottata turbolenta, ladri, fughe, amori, e un bastardino ringhioso e mordace.

«Guardate la faccia di uno che abbia appena finito di leggere un romanzo di Vitali: gli occhi sorridono beati... conservano il ricordo di una esperienza felice.» - Massimo Boffa, Panorama

«Il mondo di Vitali? Piacere garantito.» - Oggi

«Secondo me, Vitali sorpassa con la sua levità Guareschi. Il suo è puro gioco narrativo con momenti di alto virtuosismo.» - Antonio d'Orrico, La lettura - Corriere della Sera

«Un grande narratore che, come Piero Chiara e Mario Soldati, sa raccontare la profondità della superficie.» - Bruno Quaranta, TTL, La Stampa

«Un diavolo, no. Un cane piuttosto. Il bastardino di casa Panicarli della cui esistenza nessuno aveva avvisato il carabiniere Virgola. Sbucato da chissà dove, e abbaiando come se avesse ereditato i toni di tutte le razze che s’erano incrociate prima di arrivare a lui, in un battibaleno gli aveva addentato la gamba sinistra del pantalone, strappandola con una ferocia ringhiante e poi sputandola per riprendere ad abbaiare come un ossesso, e aggirandolo per attaccarsi alla gamba destra.»

La quiete della notte tra il 16 e il 17 luglio 1937 viene turbata a Bellano da un grido di donna. Trattasi di Emerita Diachini in Panicarli, che urla «Al ladro! Al ladro!» perché ha visto un’ombra sospetta muoversi tra i muri di via Manzoni. E in effetti un balordo viene poi rocambolescamente acciuffato dalla guardia notturna Romeo Giudici. È Serafino Caiazzi, noto alle cronache del paese per altri piccoli reati finiti in niente soprattutto per le sue incapacità criminali. Chiaro che il ladro è lui, chi altri? Ma al maresciallo Maccadò servono prove, mica bastano le voci di contrada e la fama scalcinata del presunto reo. Ergo, scattano le indagini. Prima cosa, interrogare l’Emerita. Già, una parola, perché la donna spesso non risponde al suono del campanello di casa, mentre invece è molto attivo il suo cane, un bastardino ringhioso e aggressivo che si attacca ai polpacci di qualunque estraneo. E il Maccadò, dei cani, ha una fifa barbina.
A cantare fu il cane ci offre una delle storie più riuscite di Andrea Vitali. I misteri e le tresche di paese, gli affanni dei carabinieri e le voci che si diffondono incontrollate e senza posa, come le onde del lago, inebriate e golose di ogni curiosità, come quella della principessa eritrea Omosupe, illusionista ed escapologa, principale attrazione del circo Astra per le sue performance, ma soprattutto per il suo ombelico scandalosamente messo in mostra. E per la quale, così si dice, ha perso la testa un giovanotto scomparso da casa…

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Recensioni dei clienti

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    Niky53

    08/10/2018 15:27:07

    Piacevole, scorrevole, divertentissimo. Vitali non si smentisce neanche stavolta!

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    alberto mongardi

    08/10/2018 11:12:27

    n furto ed una scomparsa. Due misteri su cui deve indagare il maresciallo dei carabinieri Maccadò. Come in tutti i suoi romanzi Vitali descrive la vita a Bellano. Di facile lettura, scorrevole e interessante

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    Francesca

    20/09/2018 21:39:51

    Piacevole, divertente, ironico con un finale a sorpresa.. da leggere tutto d'un fiato! Piacevole sorpresa!

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    Gabriele

    19/09/2018 18:49:35

    Classico libretto di Andrea Vitali, consigliato giusto se cercate una lettura scorrevole e senza impegno alcuno. Scrittore amato oppure odiato, personalmente ne consiglio la lettura a chi già apprezza Vitali. Libro gradevole e semplice.

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    Claudio - BL

    07/07/2018 10:08:06

    Simpatica storiella in chiave ironico-burlesco, scritta molto bene dall'autore. Riccamente condita da birrarri strampalati personaggi dai nomi fantasiosi. L'autore in modo colorito ci narra delle grottesche incomprensioni si possono a volte creare e quanti mezzi vengoni vanamente impegnati allo scopo di svelarne il contenuto, riuscendoci solo in parte dopo le tante colossali "cantonate" prese.

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    Renzo Montagnoli

    16/05/2018 08:18:59

    Quando un romanzo di Vitali, che è sostanzialmente una commedia degli equivoci, parte bene si può essere certi che l’autore riesce a condurlo con mano sicura fino all’ultima pagina. Se poi alla consueta ambientazione (il grazioso paese di Bellano) e a personaggi che sembrano delle caricature si accompagna la figura del maresciallo dei Regi Carabinieri Maccadò, dando una punta di giallo all’intera trama, si può star sicuri che il divertimento è assicurato. In A cantare fu il cane accade di tutto, con un tentativo di furto che serve però a coprire ben altre cose e che fa da fil rouge, e con la ricerca di un rampollo di una famiglia borghese che pare sia fuggito con l’ammaliante Omosupe, illusionista ed escapologa, l’effettiva grande attrazione del circo Astra, famosa per l’esibizione del suo ombelico che tanto fa eccitare i maschi del paese. Tutto quanto è non ciò che sembra e Maccadò avrà il suo bel da fare per venire a capo delle sue indagini, coadiuvato dai suoi due carabinieri dai nomi indovinatissimi (Grafico e Virgola) e dall’appuntato Misfatti che incapperà in una disavventura da far sbellicare dalle risate. Di più non posso dire, o meglio non riesco a dire, perché il romanzo non vive su un unico equivoco, ma su molti altri che nascono pagina dopo pagina grazie all’inesauribile vena dell’autore. A Vitali qualche volta la torta non riesce bene, nel senso che l’opera, fragile sin dall’inizio, si ammoscia pagina dopo pagina, ma in questo caso, con A cantare fu il cane, non è così e assicuro che il libro consente di trascorrere alcune ore di sereno svago.

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    Silvia

    14/10/2017 13:35:05

    Anche in questo romanzo ricorre il Vitali che conosciamo e amiamo...insieme al commissario Maccadó, al prevosto, alla perpetua e a tutti i meravigliosi personaggi di Bellano in una storia bizzarra e ben narrata.Consigliatissimo!

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    Ritochka

    08/09/2017 15:46:12

    Le atmosfere create da Vitali, nella sua Bellano, al tempo del Ventennio, sono sempre molto piacevoli. Attorno a storie semplici, quasi banali, viene costruita la vitalità del luogo, con le figure istituzionali e tutto ciò che serve per fare entrare il lettore nell'ambiente. Qualche critico ha scritto: "Gli occhi di chi ha letto un romanzo di Vitali sorridono beati". Anche in questo caso, è vero!

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    Marco Errico

    31/08/2017 12:24:22

    Direi piacevole, molto scorrevole rientra nei canoni del miglior Vitali. Ottima l'idea di inserire in fondo al libro il glossario con tutti i nomi ricompresi nel libro (anche quelli nominati una sola volta ed incidentalmente), aiuta senz'altro vista la miriade di personggi

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    RossaMina

    19/07/2017 06:15:10

    Ho provato a leggere un altro Vitali, ma proprio non fa per me. Questo giro a pag 100 ho abbandonato. Troppi personaggi (tra l'altro con dei nomi molto fantasiosi, che sono ovviamente la nota positiva del libro) con capitoli slegati gli uni dagli altri.

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    paola

    02/05/2017 08:03:59

    Divertente e piacevole. Per rilassarsi è un buon sistema.

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    Claudio

    09/03/2017 17:22:31

    Premetto che a me Vitali è sempre piaciuto, ma questo ultimo lavoro è senz'altro fra i migliori. Siamo tornati agli anni '30 con il maresciallo Maccadò e la sua numerosa famiglia, il suo appuntato Misfatti, il prevosto, la perpetua e quindi tutta una serie di personaggi che definire minori si va fuori strada. E poi alla fine del libro c'è tutto l'elenco di questi personaggi con cognome e in particolare i nomi: solo questo già merita l'acquisto.

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    alida airaghi

    05/03/2017 19:20:26

    A cantare fu il cane. Ad abbaiare fu il medico-scrittore. A sbadigliare i lettori.

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    rosetta

    01/03/2017 10:40:29

    Vitali è sempre Vitali e il divertimento è assicurato. Se poi c'è di mezzo anche un cagnolino... vedrete che questa vicenda sarà ancora più allegra. Intrighi, fraintendimenti, sorprese, conformismo e anticonformismo in salsa paesana. Un romanzo vero, anche per la sua non piccola dimensione. Una lettura per dimenticare ogni affanno. E non è poco.

Vedi tutte le 14 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Tra chiesa e caserma, tra la riva del lago e le lontane terre africane conquiste dell’Impero, tra chiacchiere bisbigliate e confessioni sbandierate ai quattro venti, Andrea Vitali ambienta la sua nuova, appassionante storia di (stra)ordinaria vita di paese.

Tutto ha inizio in una notte umidiccia di fine luglio del 1937. Un’ombra si affretta sul selciato delle stradine del centro storico di Bellano, messa in allarme da un urlo di donna. Un ladro? Le voci si rincorrono ancora prima che il sole sorga, e al suo risveglio il Maresciallo Maccadò si ritrova con una bella matassa da sbrogliare e due persone in ospedale. Tutti ne parlano anche se nessuno sa nulla, ognuno trincerato nel silenzio delle proprie suggestioni. Solo un cane continua imperterrito ad abbaiare la sua verità, nell’attesa che qualcuno lo riesca a comprendere. Il tutto mentre il circo itinerante Astra che attraverso le esibizioni inebrianti di una bellissima principessa eritrea ha catalizzato le attenzioni maschili dell’intero paesino per una settimana intera è pronto a smontare le tende.
Con il suo nuovo romanzo Andrea Vitali, narratore seriale dell’amena vita sulle sponde ovattate del lago di Como, si conferma maestro del genere regalando ai suoi lettori l’ennesima vicenda spassosa e frizzante che si svolge, come nel caso tra gli altri di Olive comprese e Le belle Cece, nella sua Bellano all’epoca degli anni del regime fascista.
Grazie alla sua penna fluida il pluripremiato scrittore comasco fa rivivere per l’ennesima volta l’epoca del ventennio attraverso i suoi personaggi curiosi e voraci di pettegolezzi e la loro semplice, chiacchierata e spiata attraverso le imposte semichiuse, vita di provincia.
Ritroviamo così anche in questo A cantare fu il cane figure già note e amate dal pubblico come il Maresciallo Maccadò e i suoi sottoposti Mannu e Misfatti, oppure il prevosto e la perpetua, prodotti genuini di un piatto ricco e gustoso da assaporare fino all’ultima briciola.

«D’istinto lo sguardo gli cadde sul cane.
E allora gli misurò un calcio in culo che ne provocò l’abbaiare isterico, come a significare che da quel momento in avanti lui, per quella sera, era tornato a essere un perfetto sconosciuto.
E infine arrivò domenica.»


Recensione di Andrea Papa