A mano disarmata. Cronaca di millesettecento giorni sotto scorta

Federica Angeli

Collana: I saggi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 23 aprile 2018
Pagine: 373 p., Brossura
  • EAN: 9788893881050
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    Adib Serhane

    18/09/2018 20:53:19

    “Piu’scavavo e piu’ non vedevo la fine del male” (pag.41) Ostia, il piu’ grande quartiere di Roma. Federica indaga e combatte contro un mostro. Federica è una lingua che taglia il ferro. Una penna che fa male. Ad Ostia, nulla è come appare. Una giornalista che ha dichiarato guerra alla holding del crimine a colpi di articoli.Il mostro si nutre del buio e dell’omertà per diventare sempre più mostro.Il pacchetto completo di Ostia: mala, minacce, corruzione, omertà, omicidi, intimidazioni… Il mostro fa alleanza con la politica e l’economia.Federica parla della mala nelle scuole, associazioni, per dare lezioni di legalità a domani.Federica un raggio di sole nella notte buia, perché smaschera “il mondo di sotto”. Minacciata di morte, per non spaventare i suoi figli, da madre spiega le minacce come se fossero un gioco. Vive sotto scorta dal 17 luglio 2013 e con essa perde la sua intimità, libertà, normalità, solitudine… Il 26 gennaio 2016 il Presidente Sergio Mattarella consegna a Federica un’onorificenza per il suo impegno : “Ufficiale della Repubblica”.Una carica contro il “mondo di sotto”. La libertà di denunciare,la forza di una penna,il coraggio di una madre fragile,che si alimenta del coraggio dei suoi tre “angeli”.Le lacrime, disperazioni, impotenza senza speranza, minacce di morte, intimidazione e …stress.Ostia è malata e soffre di solitudine. I suoi figli non la rispettano.Egoista, l’uomo inventa l’inferno per intimorire il suo fratello.Lacrime di paura,lacrime di gioia.Sono parole senza parole.Settecento giorni di vita blindata. La sofferenza, la rinuncia, le privazioni, le intimidazioni, le minacce, il sacrificio… Federica contro il dinosauro, con una bella arma gentile: la penna. L’Italia ha un volto, è quello di Federica.Il coraggio ha un volto, è quello dei suoi bambini. Un volto pieno di vita,di coraggio e di speranza. Federica, il papavero rosso che cresce tra i binari, ci da' una bella lezione di vita:guai a rinunciare ai sogni.

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    milton larcher

    09/09/2018 21:32:36

    «Che sarebbe accaduto ai miei bambini se avessi scritto tutto quello che avevo scoperto? E a me?» Dietro a una penna che scivola su un foglio c’è sempre uno scrittore. Si scrive in un’atmosfera di serenità, d’amore, ma non solo. Si può scrivere anche nel timore costante che quella penna possa esser spezzata, inzuppata di sangue. In questo racconto si parla di due mondi, l’uno diametralmente opposto all’altro. Uno fatto di corruzione, l’altro, invece, onesto, di affetti. Accantonare la verità, per spirito egoistico, d’amore, per difendere i propri cari o perseguire la giustizia anche a costo di sacrificare sé stessi per il bene comune? Federica Angeli è questo insieme di cose, perché in lei vige un dogma: «la legge è uguale per tutti». Ha cercato di scavare a fondo, andando oltre i propri limiti, per cercare l'umanità scomparsa nel suo paese natio. Ostia, una città nella città, capeggiata dal clan Spada. Questi, in pochi anni, come una piovra, hanno cercato di espandersi sostenendo la tesi «che qui è nostro e che qui te ne devi anna», ma tramite la determinazione, il coraggio della verità, talvolta incosciente, la Angeli è riuscita a spezzare i tentacoli della corruzione e violenza. Minacce al figlio con il segno della croce avrebbero spinto ogni madre a lasciare perdere ogni investigazione; ma il gioco del servo – padrone doveva scemare per lasciare muovere le pedine verso la giustizia. Federica ha deciso di colpire il corpo del mafioso in più punti, attraverso vari mezzi. Tramite giornali e denunce, ma non solo. Anche i social furono un buon strumento per risvegliare le coscienze. La salvezza, il perno sui cui affidarsi in tutto questo, era la famiglia. Ma per lungo tempo pensò di essere sola, non capita da nessuno, nemmeno dai suoi cari. Tuttavia, quando ci furono le prime sentenze che confermavano l'esistenza della mafia, le cose iniziarono a muoversi sotto un'altra prospettiva.

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    Domiziana

    09/09/2018 20:30:27

    A TU PER TU CON LA MAFIA: CRONACA DI MILLESETTECENTO GIORNI SOTTO SCORTA È un’aria di surreale normalità quella che si respira ad Ostia, dove il bene e il male sono consapevoli l’uno dell’altro, ma convivono facendo finta di ignorarsi. A spartirsi i perimetri criminali della città, i clan Fasciani, Triassi e Spada, che comandano, dettano legge e detengono il potere. Ma la forza della mafia non sta nella mafia in sé: è fuori, in quella zona grigia di silenzio e di omertà di chi si assuefa’ a una normalità che normale non è. A queste condizioni, però, Federica Angeli, cronista di nera e giudiziaria per “La Repubblica”, non vuole stare. Se molti scelgono un prudente silenzio, lei è decisa a non chinare la testa, ma a denunciare a gran voce, inchiesta dopo inchiesta, la malavita che avvelena la sua città. Quando il 17 luglio 2013 le viene assegnata una scorta, la sua vita viene stravolta, ma il desiderio di verità è alto e la sua lotta non può arrestarsi. Interessi incrociati, scambi di favori, nomi di criminali e personaggi torbidi: la realtà che in molti conoscevano, ma in cui nessuno aveva mai voluto guardare, è ora nero su bianco e non può più essere ignorata. Dalla penna di Federica Angeli è nato “A mano disarmata” (Baldini+Castoldi, €17, 373 pagine), cronaca di millesettecento giorni sotto scorta fatti di paura e di coraggio, di sconforto e di determinatezza. È il racconto di una donna “normale”, che si divide fra il ruolo di giornalista professionista, schietta e risoluta, e quello di moglie e madre, con le sue paure e fragilità. È una testimonianza limpida e decisa di chi crede fermamente in un Noi che possa ribaltare il mondo e, così, vincere. Il messaggio dell’autrice è chiaro: non servono eroi, insieme l’orizzonte della giustizia si può raggiungere. La lotta ai clan mafiosi è durissima, i sacrifici e gli interessi in gioco sono tanti, ma “la paura e il coraggio sono due facce della stessa medaglia: sta a noi decidere da quale parte volerla afferrare”.

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    Francesca Finessi

    09/09/2018 09:50:45

    Ognuno di noi ha una guerra da combattere. Federica Angeli ha deciso di combattere la sua con penna e taccuino. Dal 2013 è iniziata la sua inchiesta contro la mafia, nella città di Ostia, dove è nata e cresciuta, proprio vicino alla capitale. La sua continua ricerca della verità l'ha condannata a "milesettecento giorni sotto scorta". In un mondo capovolto, dove mafia e corruzione sono all'ordine del giorno. Federica Angeli diventa la Criminale. Colei che ha commesso un solo errore, far sentire la sua voce. Giornalista di cronaca nera dal 1998 presso il giornale la Repubblica, con incalzanti parole inizia la sua lotta contro la cecità delle persone, troppo spaventate per vedere ciò che le circonda. Mamma di tre figli meravigliosi e moglie di Massimo, suo sincero sostenitore da sempre. Ogni giorno prende a morsi la vita e cerca di creare un luogo più sicuro in cui far vivere i suoi figli. Più scava più trova del marcio. Da sola contro tutti, nei momenti più bui prende ispirazione da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Mario Francese, Giancarlo Siano, Pippo Fava morti per la sua stessa causa. Sempre appoggiata dalla sua famiglia, anch'essa messa a dura prova dalla soffocante situazione, Federica Angeli riesce sempre a trovare la forza per continuare la sua battaglia. La storia di cui è protagonista però è anche piena di vittorie e grandi soddisfazioni, di chi può dire di avercela fatta e di aver avuto l'onore e la forza di combattere sempre a testa alta, a testimoniarlo la riconoscenza assegnatole dal presidente della Repubblica. Solo chi leggerà infatti potrà capire la gabbia dentro la quale ha dovuto vivere per cinque anni Federica Angeli, senza intimità o libertà di prendere un gelato o un caffè con la costante paura di essere uccisa, poter salire in macchina con la propria famiglia e ascoltare una canzone in radio, una vita privata delle piccole cose giornaliere. Un libro che parla non solo di una verita, ma di una realtà che ci circonda sempre.

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    Miriam Bedani

    08/09/2018 17:21:36

    Esistono persone che hanno una grande forza di volontà nel voler combattere la malavita mettendoci la propria faccia, senza mai arrendersi. Una di queste è Federica Angeli, giornalista addetta alla cronaca nera per il giornale “La Repubblica”. Federica inizia un’inchiesta nel 2013 sulla presenza della mafia nel litorale romano. Questa, però, la porta ad essere minacciata proprio dalle due famiglie che gestiscono la criminalità organizzata di Ostia, gli Spada e i Fasciani. Quando denuncia le minacce in caserma dai carabinieri scopre che all’interno qualcuno è corrotto, in quanto i clan vengono a sapere tutto quello che fa. A seguito di queste e altre minacce, le forze dell’ordine le danno una scorta. La sua vita viene completamente sconvolta. Grazie alla sua volontà e al suo coraggio, nonostante le minacce e la diffamazione, riesce a far aprire gli occhi alle persone e ad incastrare entrambe le famiglie mafiose. Prima di quest’inchiesta tutti le dicevano che si sbagliava, che la mafia a Roma non esisteva, lo Stato non stava facendo altro che chiudere gli occhi per non vedere quale era la vera realtà. In molti l’hanno definita egoista per non aver pensato ai suoi figli, nonostante le minacce ed essere andata avanti con l’inchiesta, ed altri coraggiosa per fare una cosa del genere. Secondo la mia opinione coraggio che dimostra non è altro che la paura che prova, ma anche l’amore che nutre verso i suoi figli, i quali le hanno dato la forza di andare avanti e di lottare per un futuro migliore. “Senza paura non c’è coraggio.” - cit. Christopher Paolini, Eragon

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    Una storia incredibile, raccontata in maniera eccezionale! Federica Angeli, una giornalista/cronista di nera e giudiziaria de "La Repubblica", una grande donna, una grande forza. Ho appena terminato la lettura di questo libro inchiesta, già conoscevo la storia di Federica Angeli perché la seguo da anni su Twitter, spesso mi sono commossa perché lottare contro la mafia inevitabilmente coinvolge tutto il tuo nucleo familiare, esponendolo ai tuoi stessi rischi. Libro ben scritto, veloce, ti prende dalla prima pagina e tiene concentrato il lettore dall'inizio alla fine. E' una storia legata a recenti fatti di cronaca sulle organizzazioni mafiose ad Ostia, storia di violenza vera, minacce pesanti, intimidazioni quotidiane...rivolte a lei e alla sua famiglia, bimbi compresi. Federica reagisce con una forza d’animo sorprendente e con una passione infinita per il suo mestiere, nonostante il peso della responsabilità di essere figlia, moglie e soprattutto mamma: cose che la costringono a continue mediazioni familiari e anche a momenti di incomprensione, superati però sempre con raffinata intelligenza e capacità creativa, insieme alla saldezza del suo rapporto di coppia. Ha avuto il coraggio di denunciare, di non far finta di non aver visto. E’ da lì che nasce tutto: la cronaca di oltre 1700 giorni sotto scorta. Dovrebbe essere libro di testo di educazione civica nelle scuole.

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    Sara Lombardi

    08/09/2018 13:38:38

    “Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così” pensa Federica Angeli, giornalista di Repubblica, quando scopre che la mafia esiste anche nel suo quartiere, a Ostia. Così le sue inchieste cominciano ad interessarsi alla criminalità organizzata di una regione centrale, perché la mafia non è solo un problema del meridione, anzi: è molto più diffuso, anche se nessuno ne parla. Il fatto che nessuno ne parli, però, non vuol dire che non esista. La lotta non è stata affatto facile. All’inizio la protagonista si trova ad affrontare omertà, corruzione e minacce, eppure lei va avanti, senza lasciarsi spaventare dagli ostacoli, per garantire ai suoi figli un mondo migliore. Un ostacolo, però, sembra essere proprio Massimo, suo marito, che all’inizio ha paura, paura di combattere qualcosa di così grande, paura di mettere a rischio la vita della sua famiglia e vuole scappare, ma non lo fa. Scappare significherebbe darla vinta a loro e Federica non è quel tipo di persona che si arrende facilmente. Massimo lo capisce e anche se spaventato dalla presenza di una scorta che la accompagna ovunque, continua a sostenerla. Una scorta è indispensabile, dopo le numerose minacce ricevute dalle famiglie mafiose romane, eppure lei non molla mai. Vuole sconfiggere questa criminalità organizzata che con la costruzione di un muro si è appropriata persino del lungomare, che è diventato una cosa loro, come lascia intendere il nome cosa nostra. Un libro letto tutto d’un fiato, in poche ore, con la voglia di sapere come sarebbe finita e la consapevolezza, allo stesso tempo, di sapere già l’esisto positivo perché denunciare la mafia con un libro senza temerla è già una grande vittoria. Ha vinto lei, Federica, ritrovandosi, alla fine, ad essere sostenuta dall’intero Paese. Una storia di vita vera, sentenze, inchieste e malavita, raccontata con semplicità, passione, coraggio e speranza per far comprendere il problema a tutti. Perché la mafia è un problema di tutti.

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    Francesca

    07/09/2018 18:22:08

    SILENZIO E OMERTÀ È in uno scenario caratterizzato dalla paura e dalla criminalità, a soli 30 km dal Colosseo, che Federica Angeli sceglie di non chiudere gli occhi, di non stare alle regole di quella criminalità mafiosa che aveva cominciato a comandare anche nella capitale italiana infiltrandosi ovunque: dall'economia locale alla politica, dai carabinieri alla polizia. È tra vicini e concittadini omertosi che Federica non sceglie il silenzio e comincia a scrivere che la mafia esiste anche a Roma. DESOLANTE E CLAUSTROFOBICO. Nonostante l’ambiente drammatico che ruba a Federica la normalità e la libertà impedendole perfino di uscire sul balcone di casa sua, passeggiare con suo marito o prendere un gelato con i suoi figli, Federica trova la forza di vivere questa vita che, come scrive lei stessa, a volte le sembra quasi un “film dell’orrore”. IRONIA E SORRISO. Oltre alla penna, sono queste le armi di Federica. È con queste doti che riesce a difendere i suoi figli dalla paura e a trasformare ogni situazione difficile e pericolosa in un momento di gioco e divertimento. Inoltre, è proprio con queste peculiarità che si dimostra invincibile agli occhi dei suoi lettori non arrendendosi neanche davanti alle intimidazioni peggiori della mafia. CORAGGIO. “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.” (G. Falcone) È con coraggio che Federica porta avanti quelle idee già difese da Falcone, Borsellino e da tutti coloro che hanno deciso di restare in piedi, aprire gli occhi e gridare che la mafia si può vincere ed è con la consapevolezza che “chi sta dalla parte giusta non perde mai. Chi ha scelto di sfidare a viso aperto la mafia la testa non la chinerà mai” che Federica non si arrende e trova sempre il coraggio di continuare a combattere. Con la sua storia e le sue parole l'autrice riesce a dimostrare come la giustizia e la libertà siano raggiungibili grazie alle scelte che facciamo.

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    Valentina Bianchini

    07/09/2018 15:31:16

    17 luglio 2013, una data che cambia la vita di Federica Angeli. 17 luglio 2013 una data che cambia la mia vita. Federica in questo giorno ha iniziato una vita sotto scorta, una vita blindata, uno sconquassamento da affrontare e gestire, con se stessa e con la sua famiglia "una libertà che svanisce all'improvviso e a tempo indeterminato". Io, nello stesso giorno, ho superato la prova concorsuale pubblica per un contratto a tempo indeterminato che ha portato ordine e stabilità, una "libertà a tempo indeterminato" nella mia famiglia, mia e di mia figlia. Mi ha fatto piacere scoprire questo filo sottile che mi lega a lei. Non conoscevo Federica Angeli, ne ho sentito parlare lo scorso anno dopo il caso della testata di Roberto Spada all'inviato di Nemo. Ho dato un'occhiata al suo profilo facebook e ho letto un po' su di lei, sulla sua attività, sul suo impegno contro la mafia ad Ostia. Penso però di avere conosciuto veramente Federica attraverso il suo libro. Da queste pagine, oltre ai fatti e alla sua attività, esce fuori la donna, con la sua forza e la sua fragilità. Escono i suoi valori, la sua lealtà, il suo senso del dovere per un mondo migliore, che poi è il mondo che dovrebbe essere. Esce fuori la moglie, che ha bisogno di essere compresa e supportata da Massimo, marito meraviglioso. Esce fuori la mamma, una bellissima mamma, gentile e scherzosa, nonostante le difficoltà e le paure, che protegge i suoi bambini, portandoli piano piano dal gioco alla realtà, infondendo loro forza e coraggio. Federica Angeli è una donna forte, altre persone partecipano a questa battaglia, ma è lei la forza portante. Ho pianto leggendo questo libro. Mi sono emozionata. Nel mio piccolo mi sono rispecchiata in lei, nella sua forza, nella sua determinazione, nelle sue paure di donna "sola" contro tutto e tutti. In ogni libro che leggo scelgo sempre una frase. Ho scelto questa "Lo avevo promesso ai miei bambini che avremmo vinto. Le mamme onorano sempre le loro promesse".

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    Laura Vargiu

    05/09/2018 16:00:35

    LA FORZA DEL NOI. Coraggioso è l'aggettivo più immediato, e forse anche più scontato, che si possa esprimere già durante la lettura di “A mano disarmata” della giornalista Federica Angeli, libro che non lascia dubbi, fin dal titolo, sul coraggio dell'autrice. Ma queste pagine sono segnate pure da un'autentica passione per il proprio lavoro di cronista e un fortissimo senso della legalità che, purtroppo, come i fatti qui raccontati dimostrano, non sempre si ritrova in ogni cittadino, e nemmeno in tutti i rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell'ordine. E proprio a questo mondo alla rovescia, dove imperano la legge dei violenti e il silenzio omertoso che la protegge, la Angeli, seppur minacciata dalla mafia di Ostia, ha scelto di non assuefarsi, di non chinare la testa perché il fatto che le cose vadano in un certo modo – insegna Falcone – non significa che debbano andare così per sempre; e poi perché la mafia non è altro che “una montagna di merda!”, come urlava la penna di Peppino Impastato. Con una scrittura schietta e appassionante, la giornalista catapulta il lettore nella minuziosa cronaca dei suoi millesettecento giorni passati sotto scorta, tra il 2013 e l'anno in corso, durante i quali la figura della professionista forte e determinata, che non esita a denunciare e condurre inchieste scomode ai danni dei boss del quartiere, si alterna a quella della madre, con le sue paure e fragilità, che gioca con i propri figli e lotta nella speranza di consegnare loro un mondo migliore. Ne emerge il ritratto di “una donna normale”, armata unicamente di parole con cui scuotere l'inerzia dello Stato, spesso assente in determinati contesti, e la coscienza altrui. Perché soltanto quando si compie questa rivoluzione, quando a una singola voce se ne aggiungono altre e poi altre ancora, allora sì che è possibile scrivere una storia diversa. Questo libro, prendendo le mosse da due spari nella notte per concludersi in un'aula di tribunale, ce lo insegna perfettamente!

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    T.Rouge

    05/09/2018 11:23:04

    Non una lettura facile, anzi decisamente spiazzante (e molto irritante). La colpa è sempre del lettore distratto (nel mio caso non avevo dato opportuno peso al sottotitolo "cronaca di millesettecento giorni sotto scorta"), per cui pensavo fosse il resoconto dell'inchiesta e incidentalmente qualche aneddoto personale. Ahimè, è il contrario. E' una lunghissima forma di excusatio non petita nei confronti di tutte le persone – famigliari, collaboratori, amici, vicini di casa – per gli anni di disagi (ehm, disagi forse è poco) quotidiani in cui li ha fatti vivere. Ancora più indigesto perché permeato da una autoesaltazione continua, comprensibile se ci si sente soli di fronte al Male, meno se chi scrive ribadisce ogni dieci pagine che non si sente un eroe ma una persona normale. Inizia con il racconto di una azione kamikaze, e si prosegue su questa falsariga per tutto il libro. Presumo che anche il giornalista più sprovveduto non riterrebbe particolarmente intelligente (né come azione strategica, né come mossa tattica) andare dal capoclan Spada (il boss della mafia del litorale di Ostia e non solo) per chiedergli a muso duro "E' lei il mandante dei killer di x?", coinvolgendo in azioni di questo tipo (reiterate in tutta la narrazione) colleghi ignari delle sue intenzioni. La narrazione affastella casi su casi di denunce, minacce, situazioni sempre più pericolose, in un crescendo surreale (e purtroppo vero). La testimonianza di impegno sociale, prima ancora che professionale, è ammirevole, e forse senza la testardaggine di questa giornalista la mafia romana avrebbe continuato a dormire sonni tranquilli. A metà tra la seduta di autoanalisi (per rassicurare se stessa e i propri cari che tutto va bene, e che si agisce sotto l'imperativo della coscienza), la captatio benevolentiae (con ampie citazioni dei buoni e dei riconoscimenti), e giustificazioni per essersi fidata (più e più volte) di soggetti quanto meno opachi, si arriva alla fine chiedendosi perché.

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    Nzulen

    05/09/2018 07:52:18

    Federica Angeli inizia ad occuparsi della famiglia Spada nel 2013, quando esce su Repubblica una sua inchiesta sulla criminalità organizzata di stampo mafioso nel X Municipio di Roma. Nel 2018 va in stampa “A mano disarmata”, un accorato dietro le quinte della sua esperienza da giornalista e testimone minacciata, e per questo sotto scorta, e della sua pericolosa ma meritevole partita a scacchi con il clan che domina Ostia; un diario che mescola sapientemente professionale e personale. Due sono a mio parere i principali meriti di questo libro. Il primo è la perfetta descrizione dei meccanismi che muovono l’agire della mafia. Una mafia di quartiere, circoscritta, fors’anche un po’ troppo sguaiata, ma che prende a prestito modalità e tecniche proprie del crimine organizzato. Un sistema fatto di controllo del territorio, intimidazioni dichiarate, isolamento umano del nemico; e ancora di illegalità diffusa e ormai entrata nelle vene della comunità nella quale opera, di spaventosa certezza d’impunità. E qui veniamo al secondo merito: quello di trasformare l’inchiesta in denuncia sociale. Il mondo “sottosopra” di Ostia, afferma senza mezze misure la Angeli, è l’impasto distorto di malefatte private, aiuti politici, inefficienza delle istituzioni, silenzi della comunità. La mafia, nella sua accezione più profonda, in fondo è questo: la collusione degli uomini che localmente hanno qualche quota di potere e la esercitano per lucro o comodità personale; lo Stato che viene meno al suo mandato, che si ritrae, che lascia fare, che sottostima perché non ha il coraggio di ammettere che non ha la determinazione di controllare; infine la cosiddetta società civile omertosa, che imbocca la strada della paura e sceglie un rassegnato silenzio. Per tutto questo “A mano disarmata” è una incisiva presa di coscienza sull’importanza della responsabilità collettiva.

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    Francesco Altavilla

    05/09/2018 07:40:58

    Si può sconfiggere la Mafia? La risposta a questa domanda non è scontata, a dimostrarlo c’è tutta la Storia recente con la sua teoria di martiri: Falcone, Borsellino, Impastato, Dalla Chiesa, per citarne solo alcuni. In realtà la domanda da porsi è un’altra: Si deve sfidare la Mafia? La risposta di Federica Angeli è un “Sì”, senza apparenti “se” o “ma”. Nel suo libro “A mano disarmata” racconta in prima persona cosa comporti per una donna, una mamma, scegliere di sfidare a viso aperto i Clan che governa(va)no il lungomare di Ostia. Tutto il libro nelle sue oltre trecento pagine, è una risposta ripetuta, reiterata come un mantra. Sembra quasi trasparire in filigrana una sorta di rapido dialogo tra le cosche e la giornalista. All’affermazione di Armando Spada “Qua commanamo noi” la Angeli risponde, in ogni pagina del suo libro, in ogni riga delle sue inchieste “NO”. Ma il libro di Federica Angeli ha un merito ulteriore. Mette in fila, uno dopo l’altro, con rigore cronologico, l’inchiesta giornalistica da lei condotta sulle pagine di “Repubblica”, intrecciandola con la sua vicenda personale. La scelta di denunciare a viso aperto l’esistenza della mafia a Ostia costa carissima alla Angeli e alla sua famiglia: minacce, intimidazioni, limitazioni della libertà in nome della sicurezza. “A mano disarmata” è dunque una testimonianza ma anche un eccellente sommario di una decisiva inchiesta giornalistica di assoluto valore.

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    Giulia Di Stefano

    04/09/2018 10:23:38

    Liceo Carducci 3N Recensione: “A mano disarmata. Cronaca di millesettecento giorni sotto scorta” di Federica Angeli “Chi sta dalla parte giusta non perde mai.” Federica Angeli, cronista di nera e giudiziaria, dal 1998 scrive per la Repubblica, dove è redattrice dal 2005. Vive dal 2013 sotto scorta in seguito alle minacce mafiose ricevute mentre svolgeva un’inchiesta sulla criminalità organizzata a Ostia, dove è nata e cresciuta. Queste pagine, ci raccontano le tappe di una vera sfida alla malavita: siamo a Ostia nel 2013, due spari nella notte, le finestre che si aprono e subito dopo un grido: “Tutti dentro, lo spettacolo è finito!”. Se gli abitanti rientrano obbedienti al comando del boss, Federica Angeli decide di denunciare ciò che ha visto perché “puoi cadere migliaia di volte nella vita, ma se sei realmente libero […] potrai cadere anche infinite volte nel percorso della tua vita, ma non lo farai mai in ginocchio, sempre in piedi.” La storia di cui è protagonista narra una faticosa vittoria affermando che tutti insieme si può cambiare in meglio. Nessuna intimidazione scuote la sua fede nella lotta alla legalità, “i cattivi”, l’hanno resa una roccia grazie alla loro rabbia e bassezza umana; con la solidarietà ricevuta dai follower, dagli studenti incontrati nei licei, dai pochi onesti magistrati e dai carabinieri della sua scorta. Nel leggere il libro si vivono le sue paure, la solitudine, la disperazione, e non dimentica mai la sua dimensione di donna, di madre di tre meravigliosi bambini e di moglie. Nonostante i momenti di sconforto, riesce sempre a superarli con grande tenacia grazie alla sua famiglia che le sta sempre accanto sebbene qualche diverbio con il marito, l’unico “capace di trasformare con un sorriso il dolore in poesia.” La scrittrice riesce a mantenere una calma famigliare coinvolgendo i suoi figli in un “gioco alla guerra

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    Briani Giorgia Serenella

    04/09/2018 09:53:46

    “Ti sparo in testa se scrivi”. 23 maggio 2013. Ostia. In quella frazione di Roma antica, Armando Spada minaccia Federica Angeli, giornalista di “Repubblica”, ma prima di tutto figlia, moglie e madre di tre bambini. Da quella intimidazione è costretta a vivere mille settecento giorni sotto scorta. Mai più in auto con suo marito o una corsa al mare (questo implicava far correre anche la scorta). Nonostante tutte le restrizioni gli “innamorati di Federica” (così raccontava ai suoi bambini per non spaventarli) la lasciavano sempre con il fiato sul collo: liquido infiammabile nella porta del suo condominio; la macchina di sua sorella a fuoco; i bambini osservati a scuola. Il male non demordeva ed i più buoni venivano sotterrati: piccole proprietà a fuoco, il ristorante abitualmente frequentato dalla famiglia Angeli intimidito, perché se Federica non smetterà di andare succederà senz’altro qualcosa. Uomo avvisato mezzo salvato, si suol dire. La giornalista non gliela dà vinta nemmeno quando fuori casa sua, Romoletto (Carmine Spada) organizza una sparatoria ed ordina a tutti di chiudere le tapparelle perché “lo spettacolo era finito”. Lei però il giorno dopo lo denuncia. Durante il suo lungo viaggio, diverse persone la guidano: alcune mollano, altre si rivelano dalla parte della malavita. Nonostante ciò lei non si fa seppellire: è stanca, ma sempre pronta a combattere. Lotta per la sua città, per i suoi figli che cresceranno e non potranno avere paura di una pistola puntata. Lotta per ritornare alla vita precedente e contro la politica corrotta uscendone sempre a testa alta. Ma come fa? Semplice, utilizza un’arma molto potente: la penna. Quest’ultima è tutto ciò che le permette di “parlare” senza essere interrotta. Infine la sua seconda arma è il tempo, che unito all’onestà ha creato una vera e propria “seconda famiglia”, che siamo noi: i suoi seguaci.

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    Mirko Denza

    02/09/2018 20:41:53

    “Eppure, non ci crederete, ma è proprio nei vostri luminosi sorrisi scanzonati, nella purezza dei vostri occhi, nella tenerezza dei vostri abbracci […] che ho trovato la forza di oltrepassare il terrore di non essere compresa da voi […]”. In poche righe, tremanti e sofferenti, si condensa l’esplosione emotiva che ha coinvolto l’autrice di questo straordinario racconto di vita. La forza dirompente e penetrante della scrittura, dell’inchiesta, della voglia di non assecondare e consolidare il perenne equilibrio di potere che aleggia, come una coltre puzzolente, sulla Capitale e sulle sue articolazioni periferiche, come appunto Ostia Lido. La mano della giornalista, che brandisce il fascino irrinunciabile del ragionamento e della ricerca della verità, non è armata ma racchiude e custodisce il sacro dono della non arrendevolezza dinnanzi alla sopraffazione brutale e strisciante delle consorterie portatrici delle stigmate proprie della mafiosità. La Angeli, oltre ad essere una giornalista, è madre e moglie. Questa complessità emotiva rafforza la sua sana ostinazione nello scoperchiare il pozzo maleodorante dell’intreccio diabolico tra pezzi delle istituzioni, mondo imprenditoriale e clan mafiosi. La bellezza di questo libro non risiede solo e soltanto nell’aver descritto una grande inchiesta giornalistica, divenuta fondamentale grimaldello nelle mani della magistratura, ma trova la sua dirompente maturazione nell’aver portato il lettore nelle pieghe più profonde dell’animo della scrittrice, nella disperazione vissuta in molti momenti in cui, il ribollire delle viscere materne, ha fatto vacillare quella granitica volontà di andare avanti verso il raggiungimento dell’unico vero obiettivo, ossia quello di regalare ai cittadini ostiensi un presente ed un futuro dominato da un vasto senso di legalità e non più un tempo stordito dal peso soffocante della prevaricazione e del senso di onnipotenza incarnato dallo sguardo spavaldo e feroce degli esponenti del clan Spada.

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    Arianna

    31/08/2018 12:31:13

    “A mano disarmata” di Federica Angeli è solo apparentemente uno spaccato sulla criminalità organizzata di Ostia, e sulla attività, da giornalista e da cittadina, dell’autrice per farla venire a galla. Perché sotto, dietro, attorno a questo tracciato di fondo si snodano vicende personali, messe sul piatto con coraggio e onestà intellettuale. Nel racconto dei suoi millesettecento giorni sotto scorta, l’inviata di Repubblica intreccia efficacemente la cronaca nera, l’inchiesta portata avanti con pervicacia contro il clan Spada, e la riflessione filosofica. Ed è quest’ultimo piano che ha la capacità di toccare il lettore nel profondo. Tutte le oltre 350 densissime pagine del saggio sono pervase da una domanda, che costantemente riaffiora: in che modo possiamo costruire una società migliore per i nostri figli? In che modo possiamo realmente proteggere i nostri affetti? Quanto il nostro sogno di “verità”, “pulizia”, “giustizia” può costituire un regalo che facciamo alle persone a cui vogliamo bene e alla comunità tutta, e quanto invece rischia di trasformarsi in ossessione egoistica che fa perdere di vista le esigenze di chi ci sta vicino? Le umanissime discussioni tra la Angeli e il marito, o tra la Angeli e la madre, squarciano il dettato delle indagini e dei processi ponendoci di fronte a nostra volta a una domanda: cosa siamo disposti a perdere del nostro piccolo mondo per salvarlo? È questo il caso in cui la scrittura serve a esorcizzare le paure e funge da terapia. Per l’autrice, e per il lettore.

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    luciana pescali

    29/08/2018 14:13:16

    Dal giorno della coraggiosa denuncia la vita di Federica Angeli è stravolta.Rabbia,angoscia,tensione,preoccupazione per sé e per i propri cari cresce ogni giorno e sottoposta a scorta è privata della libertà.Ma la sua perseveranza non fa che accrescere la consapevolezza nel credere nella lotta per la legalità,possibile e percorribile se saremo in tanti a seguire il suo esempio. Un libro preciso,vero e sincero come lo è Federica Angeli,stimatissima e premiatissima giornalista e per merito del suo coraggio è Ufficiale della nostra Repubblica Italiana.

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    Leonardo

    26/08/2018 14:22:25

    Federica Angeli racconta direttamente come una vita straordinaria può essere stravolta quando non si piega la testa alla sopraffazione e all’arroganza mafiosa. Il coraggio insolito di questa donna, esempio civile di ribellarsi alla prepotenza mafiosa trova appoggio nella penna e nei suoi lettori, invitando tutti a reagire al controllo sociale, psicologico, culturale che la criminalità intendere imporre. Il cammino di chi intraprende tale lotta è fatto di tentazioni, rischi, paure, solitudini, nel quale non bisogna mai tornare indietro e non abbassare la testa davanti a chi intende strappare consenso e privare la libertà. Un racconto in prima persona che fa entrare il lettore a solidarizzare e compiere una scelta di campo, per la legalità, la dignità dell’uomo e il diritto ad una cittadinanza attiva che respinge collusioni e silenzi . Infine, Federica, diviene per gli altri sostegno per contrastare una “cultura” criminale che trova forza non solo nel suo carette determinato ma soprattutto nella passione di ideali e valori nobili che nessuno può negare.

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    Il giardino dei pensieri

    26/08/2018 10:25:35

    La prima volta che ho visto Federica Angeli è stata in un programma di Raidue, “Nemo”. Nel suo intervento raccontava la storia di Jàn Kuciak, giovane giornalista slovacco assassinato dalla ‘ndrangheta. La Angeli prendeva spunto dalla tragica vicenda di Jàn, ridotto al silenzio per sempre, per affermare che il compito dei giornalisti è di illuminare, con le loro penne, le zone d’ombra della realtà. Federica Angeli l’ho ritrovata in “A mano disarmata – Cronaca di millesettecento giorni sotto scorta”, libro che è diviso in sei parti, tante quanti sono gli anni sotto protezione dell'autrice (dal 2013 a tutt’oggi). Ogni parte si apre con la citazione di una frase di un morto ammazzato dalla mafia. La tesi è lapalissiana: confutare l'idea secondo cui la mafia a Ostia non esista. In realtà, la mafia c’è eccome – e prende i nomi di tre clan, i Fasciani, i Triassi e gli Spada – e il territorio ne è così pervaso da essere simile a una palude: si rischia di affondare nel malaffare ad ogni passo. Qui si svolgono gli avvenimenti che portano la Angeli alla perdita della sua libertà personale, fatti che possono essere così riassunti: “Aver scritto un’inchiesta e aver denunciato una sparatoria”. Vale a dire l’aver fatto il proprio lavoro di giornalista e il proprio dovere di cittadina. Con l’assegnazione della scorta, tutto cambia. La quotidianità delle piccole cose viene stravolta e purtroppo non solo per lei, ma anche per i suoi cari. “A mano disarmata”, infatti, non è soltanto la ricostruzione di quanto avvenuto sul litorale romano negli ultimi anni, è anche la cronaca di una vita appassionata e il punto più alto lo si raggiunge nella lettera ai suoi figli, posta a chiusura del libro, un po’ confessione e un po’ passaggio del testimone: “La libertà a cui ho rinunciato io è quella che consegno nelle vostre mani.” “A mano disarmata”, infine, è la prova plastica di quanto ancora oggi il giornalismo d’inchiesta possa essere una fiaccola capace di fare luce nelle zone d’ombra.

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