Traduttore: M. Dèttore
Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2005
In commercio dal: 30 giugno 2005
Pagine: 391 p., Rilegato
  • EAN: 9788811683117

80° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Recensioni dei clienti

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    MassimoC79

    12/02/2018 16:24:21

    Proprio un bel romanzo! Preciso in tutto!

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    n.d.

    25/01/2018 10:36:44

    Non è solo un libro ... è un capolavoro!!

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    Massimo

    16/01/2018 10:57:19

    Bellissimo romanzo non-fiction. Non è un thriller. Ottima lettura.

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    Samu

    26/11/2017 19:55:20

    Buona sera, ho finito di leggere questo libro proprio qualche giorno fa; sinceramente nn riesco proprio a capire tutte queste 5 stelline. Il libro è scritto molto bene però come coinvolgimento lascia a desiderare, a tratti troppo lento mentre in altri quasi troppo sbrigativo. Non sono riuscito a decifrare bene il genere:thriller? giallo?cronaca nera? Mah. Non lo consiglio a chi ama il classico thriler adrenalinico alla Deaver o alla Patterson.

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    Francesco Argento

    22/09/2017 08:44:35

    Un libro perfetto. Punto.

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    Paoletta

    20/09/2017 06:42:46

    Mi spiace non poter aggiungere altre due stelle!!! E' un libro talmente bello che ho difficoltà a trovare un aggettivo che lo qualifichi! Non credo di avere mai letto un libro scritto così bene, penso sia veramente un'opera magistrale. Eccellente!

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    Iris

    16/08/2017 21:50:12

    Un libro superbo, una scrittura magistrale, un perfetto equilibrio di stile. Capote è dentro ogni pagina fino al collo, non dalla parte delle vittime, ma da quella dei dannati, perché sente quella dannazione sulla sua pelle. Un'opera lancinante per bellezza, in cui tutto è riflesso di perfezione.

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    Carla

    20/07/2017 05:42:28

    L'ho finito stanotte. Che tristezza uscire da una storia così triste ma così coinvolgente. Da leggere.

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    Claudio S.

    21/05/2017 05:49:09

    Cinquant'anni e non sentirli nello stile, nella narrazione che hanno fatto sicuramente da caposcuola per altri scrittori: oggettività narrativa, cura dei dettagli, analisi fredda, fiction/non fiction (sto pensando a David Foster Wallace). Implacabile con tutti (anche con alcune delle vittime), descrive un'America che forse sta scomparendo (rurale,ancorata a principi religiosi a volte dogmatici; si pensi alla posizione del sig. Clutter nei confronti della relazione che la giovane figlia intratteneva con un ragazzo appartenente ad un'altra religione). Qualche sprazzo di pietà nei confronti degli assassini e, in particolare, di Perry, da qualcuno definito una sorta di alter ago di Capote. L'America profonda con le sue ortodossie rigide, i suoi perbenismi atroci, ne esce a brandelli. Il finale, con la giovane Sue che corre verso il suo futuro e la sua vita lascia uno sporaglio di sole in mezzo alle nuvole incombenti.

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    tapparella 71

    20/03/2017 17:35:16

    Un grave fatto di cronaca raccontato con dovizia di particolari; il testo è scritto molto bene pieno zeppo di riferimenti e quant'altro: l'ho trovato un po' stancante però, proprio per questo motivo.

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    Carol

    03/12/2016 21:13:37

    Folgorante! Scritto magistralmente, riesce a creare la suspense nel lettore anche se questo è a conoscenza della storia e del finale. Gli anni di studio prima della stesura e quelli impiegati per scriverlo ne hanno fatto un capolavoro, un insieme di "scene" chiuse che pagina dopo pagina compongono il puzzle del fallimento del sogno americano… chissà come gongolerebbe Capote se sapesse che a distanza di tutti questi anni così tanti lettori divorano questa non-fiction con la stessa curiosità di allora...

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    maria

    24/03/2016 09:29:11

    Resta un grande freddo dentro. Quattro manichini è quel che resta della famiglia Clutter. Altrettanti manichini i condannati a morte. e Dewey lo sente, non ha tratto nessuna vita, nessun senso da questi fatti. Anche lui si è trovato con manichini in mano ai quali è impossibile ormai dare un senso. Forse per questo anche, la pena di morte non ha significato. Se l'autore ci porta a provare questo senso di estraneità sgomenta possiamo dire che ha scritto un gran bel libro pieno di significato.

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    Angela

    24/07/2015 13:30:03

    Straordinaria narrazione, che unisce romanzo e resoconto giornalistico. di un terribile fatto di cronaca nera avvenuto nelle campagne del Kansas nel 1959. Volendo raccontare la vicenda in modo totalmente oggettivo (e riuscendoci), Truman Capote, attraverso uno stile narrativo magistralmente perfetto, utilizzando testimonianze dirette, deposizioni giurate,interviste, intercettazioni, diari, lettere, artcioli giornalistici e perizie psichiatriche, fa rivivere i personaggi principali e secondari della storia senza esprimere giudizi. Un perfetto affresco della società americana degli anni Cinquanta. Personaggi, ambientazioni e dialoghi sono talmente accurati e reali da dare al lettore l'impressione di essere presenti alle varie scene descritte. Leggendo ci si forma un'idea della personalità dei vari personaggi, senza che l'autore condanni o assolva nessuno e senza che nulla, neppure l'efferato delitto commesso dai due assassini, sia connotato in modo totalmente negativo o totalmente positivo. La vicenda si snoda in modo non lineare, tanto che la verità dei fatti emerge a pcoo a poco attraverso la pluralità di voci che si alternano nella narrazione, mostrando le tante sfaccettature dei vari protagonisti. Sempre attuale l'analisi del ruolo dei media nelle indagini e nella formazione dell'opinione pubblica, così come la reazione degli abitanti del paesino in cui si compie il crimine e della gente in generale di fronte al fatto accaduto. Una scrittura chiara, estremamente scorrevole, oggettiva ma profondamente toccante. Capote, con questo libro, pubblicato fra molte polemiche nel 1966, ha raggiunto il punto più alto della propria produzione letteraria e il punto più drammatico della propria tormentata esistenza, facendo inizare un nuovo genere letterario. Indiscutibilmente un capolavoro della letteratura mondiale. Da leggere assolutamente.

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    Roberta

    18/03/2014 23:29:18

    Premetto di non aver mai letto Capote, né di aver visto il film. Ho trovato il romanzo nuovo nel suo genere e diverso rispetto ai gialli letti finora, chiunque ne fosse l'autore. Un buon connubio fra cronaca giornalistica e romanzo. Caratteristiche del primo i toni e le descrizioni particolareggiate di personaggi, ambienti e situazioni; del secondo la cornice, gli sfondi, le sensazioni, tutto ciò che suscita emozioni e stati d'animo. Curata anche la contrapposizione fra vittime e colpevoli, fra la serenità e la "normalità" di una famiglia come tante e la tormentata e difficile esistenza dei due carnefici. Magistralmente scritto e raccontato. Bello!

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    Paolo

    26/12/2013 18:47:09

    Questo grande esempio di docu-fiction non è affatto un resoconto arido e in qualche modo, meccanico, di un terribile fatto di cronaca avvenuto nel profondo midwest degli Stati Uniti alla fine degli anni 50. Capote utilizza la sua neutralità in modo positivamente cinico per contrapporre le orribili esistenze di due criminali puri, quasi predestinati all'omicidio ed al patibolo, alla pacifica, edificante e omologata vita di una famiglia molto per bene in una contea molto per bene, tanto che a volte, leggendo, l'antipatia che si prova per i due assassini non è molto superiore a quella che si prova per i probi cittadini di Holcombe, Kansas. In questo senso il resoconto assume una forte valenza sociale, laddove anche la giustizia non sembra in grado di comprendere gli effetti che una brutale esclusione sociale può produrre. Decisiva secondo me nel tentare un giudizio su questo testo sgradevole ma a suo modo epocale, la figura di Bonnie, la madre della famiglia trucidata, affetta da tempo da una terribile depressione, che sembra accogliere la morte quasi con sollievo.

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    Sally

    13/12/2013 15:24:50

    In una parola: Suggestivo, ma al tempo stesso Capote ha il dono di raccontare un evento tremendo con assoluta lucidità, senza dare giudizi di valore. Un libro che non si può non aver letto. Capolavoro.

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    gabril

    29/08/2013 21:18:30

    Impressionante ricostruzione del fatto di cronaca che nell'autunno del 1959 ha sconvolto una tranquilla comunità rurale del Kansas. La bravura di Capote è indiscutibile. Il racconto si costruisce via via arricchito da numerosi e differenti punti di vista che permettono al lettore di conoscere a poco a poco i componenti della famiglia Clutter: sappiamo fin dall'inizio che saranno massacrati, che sono brave persone, che sono vittime innocenti di una violenza insensata... questo induce a sviluppare un sentimento di partecipazione trepidante e di attesa ansiosa (solo a due terzi del racconto leggeremo lo svolgimento dei fatti di quella notte). Nel contempo seguiamo i movimenti dei due assassini, balordi dalla vita sfregiata che non possono certo ispirare simpatia. Ma la perizia di Capote costruisce intorno a loro la vera storia: chi sono, perchè lo fanno e soprattutto a quale ampia comunità di sbandati, emarginati e reietti appartengono. Scavando nelle loro vite, e concentrandosi soprattutto nella terribile storia personale di uno di loro, Perry Smith (l'esecutore materiale del plurimo delitto), lo scrittore ci conduce a guardare le cose da un'altra prospettiva. Le polemiche seguite all'interesse di Capote per gli assassini, alle sue visite costanti alla prigione in cui i due erano rinchiusi, alle continue proroghe dell'esecuzione, al suo legame empatico con Perry sono fatti noti. Ciò che qui colpisce, oltre alla qualità eccellente del libro, sono gli interrogativi che pone riguardo alla legittimità della pena di morte, al suo significato e alle sue conseguenze, anche psicologiche. Alla fine, quando l'esecuzione sarà finalmente realizzata, scopriremo che la vendetta non produce quella soddisfazione che ci saremmo aspettati; non la produce nemmeno all'ispettore Dewey che più di tutti l'aveva voluta. L'ombra sinistra del cappio della "Grande Altalena" (i due sono condannati alla morte per impiccagione) continua a oscillare e anche le nostre certezze vacillano.

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    angelo

    19/08/2013 10:49:34

    Ingredienti: due balordi desiderosi di guadagnare soldi con una rapina, una tranquilla famiglia di contadini in un qualunque villaggio americano, quattro omicidi a dare il via alla storia, due esecuzioni per concluderla. Consigliato: a chi vuol perdersi tra punti di vista diversi generati da un unico evento, a chi vuol ritrovarsi a riflettere su bene, male, violenza gratuita e pena di morte ripercorrendo un fatto di cronaca nera.

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    mario bellocchio

    13/05/2013 00:29:45

    Un bianco e nero morbido. Nitido.

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    Adriana

    03/04/2013 09:27:05

    Ho visto il film con Daniel Craig (Perry) e mi aveva colpito ed emozionato ma il libro è proprio come dice francesco v qui sotto, non evoca.

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