Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 20 maggio 2014
Pagine: 166 p., Brossura
  • EAN: 9788806221898
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Descrizione

Scelto da IBS per la Libreria ideale. Un piccolo capolavoro di narrativa antropologica, di letteratura contemporanea sospinta tra le onde della tradizione. Novità e riscoperta.

Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come "l'ultima". Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. "Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fili'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia". Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.

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Recensioni dei clienti

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    Valeria C.

    22/09/2018 15:38:03

    Un romanzo che lascia il segno, con una scrittura coinvolgente e molto delicata nel trattare un tema forte come quello della morte e del porre fine alle sofferenze del corpo. Vediamo la storia di una donna sola che ha un compito tanto ingrato quanto compassionevole, ma soprattutto assistiamo alla crescita della sua "fill'e anima" (figlia dell'anima), una bambina ceduta dalla madre che trova in questa donna la sua famiglia. È un libro che avrà anche i suoi difetti (come la parte ambientata al nord), ma che mi ha aperto una finestra sulla cultura popolare della Sardegna e mi ha emozionato.

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    Chiara

    21/09/2018 22:55:55

    Un libro che ti fa scoprire la cultura del nostro paese. Adatto a tutte le età, accabadora é un libro che apre la mente

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    rossella

    21/09/2018 11:25:41

    La Sardegna di cui si parla nel libro è senza tempo, perchè delle vicende narrate ciò che più appassiona sono gli usi, i costumi, le espressioni in lingua sarda. Il linguaggio usato dalla scrittrice è essenziale, e per questo risulta assai evocativo.

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    Giulia

    21/09/2018 07:33:59

    Maria e Tzia Bonaria hanno un rapporto particolare, vivono come mamma e figlia ma non lo sono davvero, la loro unione è più speciale per certi versi: ha il valore aggiunto delle cose che si sono scelte. Maria è l'ultima di cinque sorelle così venne affidata a Tzia Bonaria da cui ha molto da imparare. Tra i tanti insegnamenti quello che rimarrà più impresso nel cuore di Maria riguarda l'accettazione. Accettare le scelte degli altri anche quando da lei sono considerate inopportune e ingestibili. Accettare la libertà, questa è la decisione che più delle altre è stata un macigno sul cuore per Maria. La protagonista accoglie la sfida più significativa e difficile di tutte, quella di imparare con umiltà e dignità a comprendere sia la vita che la morte. Ho amato la scrittura della Murgia, lineare e veloce. È stato il mio primo libro, decisamente una piacevole scoperta.

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    Giorgia

    20/09/2018 16:46:15

    Una lettura che ti coinvolge, per chi ama i racconti con un gusto del passato e che raccontano uno spezzato della Sardegna, con dei dettagli strettamente legati alle tradizioni di questa Terra.

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    Vincenzo

    20/09/2018 13:32:40

    Ambientato in un piccolo paesino sardo, Soreni, con una caratteristica predominante, importante e da sottolineare per capire l'atmosfera ci vi accompagnerà durante la lettura del romanzo: "ci sono posti dove la verità e il parere della maggioranza sono due concetti sovrapponibili, e in quella misteriosa geografia del consenso, Soreni è una piccola capitale morale. Descrizioni brevi ma precise vi catapulteranno nella Sardegna degli anni '50 con i loro usi, costumi e terminologie ( Accabadora, in sardo è colei che finisce). Questo libro impone riflessioni su concetti di vita quali la morte, la giustizia, la religione. Non esiste sempre una verità assoluta ma già iniziare a pensarci sarebbe un grande passo. Da un confine geografico si ha una svolta nella storia, poi si passa ad un confine molto più labile tra cosa è giusto e cosa non è giusto, il dilemma della vita di ognuno di noi che molto spesso non riusciamo a risolvere.

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    Federica

    19/09/2018 17:54:07

    Questo breve racconto mi è piaciuto molto. Era proprio il tipo di libro che cercavo nel momento in cui l’ho letto: breve ma ricco di sostanza. La trama è interessante, i personaggi sono ben delineati e lo stile adottato nella scrittura rende perfettamente il clima grave e le emozioni forti che fanno da sfondo all’intera storia. Ciò che mi ha fatto amare questo libro, pertanto, è senz’altro la bravura della scrittrice nel raccontare una storia di altri tempi, ricca di superstizione, religione e vecchi costumi, coinvolgendo anche i lettori più giovani. Si tratta, quindi, di una lettura che certamente consiglio!

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    eleonora fiorini

    19/09/2018 10:59:36

    Libro davvero appassionante e coinvolgente che immerge completamente il lettore nelle tradizioni e usanze sarde.

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    giusy

    18/09/2018 14:25:09

    proprio un bel libro! il tema centrale è quello di come poter allietare il trapasso di chi non riesce ad andarsene, tema scottante e controverso, attualissimo. l'autrice sa come trattare il tema senza scadere nel macabro. le pagine scorrono, una dopo l'altra, da leggere tutto ad un fiato. una chiave di lettura particolarissima che riconosce ancora una volta come fulcro della società, e delle sue situazioni più particolari, la donna, sacerdotessa di vita e di morte.

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    Luisa

    06/09/2018 10:50:56

    C’è una madre per cui una figlia è solo “l’ultima”, senza nome. E c’è una donna per cui quell’ultima diventa una figlia senza gravidanza né parto del ventre. C’è un parto dell’anima, una specie di adozione non scritta da nessuna parte eppure reale, e Maria diventa la “fill’e anima” di Bonaria, una donna a lutto perenne, asciutta, ermetica, silenziosa, severa ma giusta, che sa essere nonostante tutto “più madre” di chi l’ha partorita. Bonaria fa la sarta ed insegna il mestiere a Maria, ma Bonaria ha un ruolo che non è un mestiere e di cui a “Mariedda” non parla, un ruolo atavico che la società moderna attribuisce a medici e cliniche e che scuote le coscienze e anima i dibattiti. Eppure in quel paese senza tempo in cui si muovono Bonaria e Maria a praticare l’eutanasia è una donna con la gonna frusciante, ombra piena di segreti che si muove nella notte, chiamata dai parenti, per aiutare chi lo chiede a passare dall’altra parte. Libera le anime Bonaria, quando si sentono imprigionate. Un libro che mi ha emozionata, bello come un pezzo di macchia mediterranea, solido e sentimentale. In questa storia si avviluppano vite, come un tronco d’ulivo secolare. Matriarcale, fortissimo. Duro e dolce come l’amore di una madre. “- Sciocca che sei, Mariedda Listru! Tu sei diventata mia figlia nel momento stesso in cui ti ho visto, e non sapevi nemmeno chi ero. Però devi studiare l’italiano bene, questo te lo chiedo come una grazia. - Perché, Tzia. - Perché Arrafiei era andato sulla neve del Piave con scarpe leggere che non servivano, e tu invece devi essere pronta. Italia o non Italia, tu dalle guerre devi tornare, figlia mia. Non l’aveva mai chiamata così, e non lo fece mai più in quel modo. Ma a Maria quel piacere denso, così simile a un dolore in bocca, rimase impresso per molto tempo.”

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    Agostino

    04/08/2018 10:44:26

    Un racconto bello come non ne leggevo da anni. Sì, bello, perché, al di là degli aggettivi eleganti ed eruditi che i critici di mestiere sanno cesellare, “bello” mi sembra il più adatto e comprensivo. Allora perché 4 stelle invece di 5? Perché, secondo me, ci sono due difettucci, eccoli: - la parte del racconto che tratta il soggiorno a Torino (capitoli XIV e XV) è inutile - ci sarebbero stati bene un po’ di dialoghi in dialetto. Non un dialetto integrale che risulterebbe incomprensibile, ma un misto alla Marcello Fois o un dialetto addomesticato alla Andrea Camilleri. Probabilmente in una precedente stesura il dialetto c’era perché la Murgia ha scritto nei ringraziamenti: “A Marcello Fois, per avermi guarita dalla paura di usare il mio sardo.” Nel testo corrente di ‘sardo’ c’è solo una breve filastrocca nel capitolo XIV, periodo torinese, quindi fuori del contesto isolano.

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    Letizia

    20/04/2018 07:12:40

    Uno stile accurato di scrittura, ricercato ma scorrevole e coinvolgente. Personaggi e atmosfere ben caratterizzati. Emerge dalle vite di paese modo particolare di voler bene e di prendersi cura degli altri. Parla di rapporti veri, nonostante le credenze popolari e le superstizioni, tra l'altro interessanti.

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    Marta80

    04/02/2018 14:24:35

    A me è piaciuto, l'ho trovato ben scritto e coinvolgente. Ho apprezzato la capacità dell'autrice di affrontare tematiche forti in modo delicato.

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    Alexandra

    16/11/2017 09:18:18

    Scrittura snob e noia totale. Abbandonato e ripreso più volte e alla fine abbandonato per sempre.

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    Daniela

    02/04/2017 07:21:13

    Anche a me è parso che la parte del romanzo che si svolge al nord non avesse nulla a che fare con la trama. è come se la storia in sé fosse terminata ma ci fosse bisogno di "allungarla" per renderla romanzo. Peccato.

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    Silvia

    07/03/2017 20:10:40

    Niente di eccezionale, lettura scorrevole nonostante il tema "pesante". Concordo con chi dice che la parte che si svolge al nord non è altro che un riempitivo. Non ho particolarmente apprezzato il fatto che per quasi tutto il libro gli avvenimenti non vengano descritti ma lasciati intuire al lettore.

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    furetto60

    19/01/2017 11:26:58

    Nonostante il… secondo lavoro della protagonista anziana, Bonaria, il libro è un’opera solare come può esserlo il carattere riservato dei sardi in un ambiente ristretto e sospettoso come quello della piccola provincia. Opera senz’altro ben scritta ed emozionante sia pure più acerba rispetto al più recente “Chirù” che, oltre ad essere spietato in modo diverso, è anche di più difficile commestibilità.

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    Giacomo

    24/12/2016 18:45:18

    Romanzo che non sta in piedi. Maria è una povera scema. Il suo viaggio al Nord non ha nulla a che fare con la storia, evidentemente è un riempitivo. Scrittura banale. Se questo libro vale un Campiello, il Campiello è messo male (e la letteratura italiana con lui).

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    Amalia

    21/11/2015 11:52:37

    La storia sarebbe abbastanza bella non fosse che: 1) in realtà di sardo ci sono solo dei nomi che finiscono in u: 2) la giovane protagonista ha un quoziente d'intelligenza bassissimo; 3) tutta la parte che si svolge al nord non c'entra niente, sembra messa lì solo per aumentare il numero delle pagine. Conclusione: più facilone che facile.

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    zia dalia

    15/11/2015 16:09:06

    In una terra scarna e arcaica,la Sardegna, i fatti narrati e i personaggi ci conducono in un mondo affascinante che sembra estremamente lontano dal nostro. Ben scritto e ben delineato, questo romanzo si presenta come una interessante lettura.

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