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Sandra Rizza, Giuseppe Lo Bianco

Editore: Chiarelettere
Collana: Reverse
Anno edizione: 2007
Pagine: 238 p. , Brossura
  • EAN: 9788861900141
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Recensioni dei clienti

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    misselisabethbennet

    19/06/2013 18.35.44

    ... vorrei trovare sempre nuovi libri, nuove indagini, nuovi sviluppi e invece anno dopo anno, anche nel periodo maggio-luglio, che dovrebbe ricordare continuamente questi nostri due eroi italiani la libreria è sempre "vuota".... o meglio, si ristampano vecchi libri, si aggiunge una prefazione ma quello che poi "vende" è il romanzetto stupido e banale del momento.. abbiamo il diritto di sapere, abbiamo il diritto di pesare, scrivete, scrivete, scrivete!! questo libro mi è piaciuto ma ho preferito " i 57 che hanno sconvolto l'italia"..

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    Carmine

    18/04/2013 22.56.38

    Una sola parola: da leggere!

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    Stefano Facci

    05/11/2009 09.03.51

    Bellissimo documento per rispolverare al meglio la memoria di chi non vuol dimenticare uno dei momenti più bui e una delle ferite ancora sanguinanti della nostra storia. Letto alla sua pubblicazione, un paio d'anni fa, oggi è più che mai odierno grazie alle nuove rivelazioni di pentiti e del figlio di Ciancimino. Due autori che si dimostrano fra i massimi esperti del fenomeno malsano che riguarda il mai defunto intreccio politica-imprenditoria-malavita.

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    denis

    19/04/2009 11.41.58

    Considero il giudice Giovanni Falcone e il giudice Paolo Borsellino 2 eroi di cui dobbiamo essere fieri come anche di Rocco Chinnici e di Rosario Livatino; questo libro è totalmente in accordo con le parole di Salvatore Borsellino PARLATENE.

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    pietro zanetti

    19/03/2009 01.16.24

    Solo una precisazione: il libro di Simone Falanca non è "alfa e omega" ma "alfa e beta", editore: Fratelli Frilli. Non per criticare chi ha fatto la segnalazione, che, anzi, ringrazio di cuore, ma per permettervi di rintracciarlo più velocemente. Pietro di Vicenza

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    Maria

    22/07/2008 23.13.16

    Un libro meraviglioso che consiglio, vivamente, a tutti di leggere. Trasmette il senso e la dignità civile, che aveva quest'uomo, dignità che ha avuto fino all'ultimo. Il libro insegna, oltre il valore civile, insegna il senso dell'amore, della famiglia degli ideali. é impressionante come sia descritta, di quest'uomo, la consapevolezza della sua fine e la necessità di portare a termine il suo lavoro. é impressionante come tutto questo sia trasmesso al lettore. Ho finito di leggere il libro da una settimana e non ho il desiderio, stranamente, di leggere qualche altro libro...ho bisogno di portarmi dentro e fare mio tutto quanto questo libro trasmette in maniera magistrale. E soprattutto, ho bisogno di riflettere su quanto questo libro, mi ha aperto gli occhi. La II Repubblica nasce, proprio, da queste stragi di sangue.

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    valter

    19/03/2008 01.23.45

    Che vergogna vivere in uno stato di vigliacchi storici: ci ridono dietro in tutta europa... e' stato ripreso un ufficiale dei carabinieri andare via con la borsa di Borsellino per poi essere misteriosamente ritrovata sulla macchina..

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    Silvia

    19/11/2007 10.53.00

    Un libro che ti entra dentro. Un libro che ti fa capire che sono davvero le persone vere, autentiche. Quelle che hanno il senso dell'onestà, del dovere, della dignità. E purtroppo, proprio per questi ideali sono condannati a morire. Vero che non vi sono nomi certi, in quest'opera. Ma è altrettanto vero che questi nomi sono fantasmi che aleggiano in ogni pagina: riflettiamo un po' leggiamo anche altri libri. Questi nomi probabilmente ci verranno in mente. Purtroppo, mancano le prove.

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    michele sindona da patti

    28/08/2007 10.23.33

    Partendo dal presupposto che dall'agenda rossa e grigia di Borsellino non salta fuori nemmeno un nome relativo alla strage di Capaci,il libro di lo bianco & rizza ha il merito di tracciare quella che gli anglosassoni chiamano timeline dei suoi ultimi giorni,partendo da quel tragico 23 maggio 1992. Il lettore attento potrà così rivivere i 56 giorni del giudice palermitano,seguirlo nelle varie procure siciliane,scoprire che in seno alla procura di Palermo i nemici erano tantissimi e che quest'ultimi erano consapevoli che il tritolo per Borsellino era pronto da tempo;emblematico il caso di Giammanco che affida a Borsellino le indagini su Capaci il 19 luglio 92 alle ore 7:00 A.M. dopo mesi di tira e molla e insulti. Fortunatamente la Procura di Caltanissetta i nomi dei mandanti occulti li ha fatti trapelare ampiamente:Marcello Dell'Utri,Silvio Berlusconi,Bruno Contrada. Se avete apprezzato il libro scovate "alfa e omega" di Simone Falanca... ...altro che Casta!!!

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    Aldo Funicelli

    20/07/2007 14.12.29

    Il libro porta avanti l'ipotesi per cui, se fosse rimasto vivo, Borsellino si sarebbe opposto alla trattativa tra stato e mafia, portata avanti (materialmente) da due ufficiali del Ros: il gen. Mario Mori e il cap. De Donno. Gli stessi che smobilitarono i controlli al covo di Riina dopo il suo arresto. I corleonesi interpretarono la volontà di trattare come un segnale che la loro idea di guerra allo stato era vincente. Forse anche questo ha concorso alla sua uccisione. Borsellino aveva capito tutto: “Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia. La mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”. Cosa aveva saputo? Forse quanto era profondo il terzo livello della mafia. I mandanti della strage di via D'Amelio che noi non conosciamo. Sul numeri di Maggio dell'Europeo c'è un intervista all'esperto di intercettazioni Gioacchino Genchi. Parla di Castel Utveggio, una montagna sopra Palermo, di una sede di in centor studi per manager. Il Ce.Ris.Di., dietro cui si celava, ai tempi della strage, una sede del Sisde. Lo stesso Sisde di Contrada e del generale Mori. Sede smobilitata pochi giorni dopo la strage. I telefoni del Ce.Ris.Di., cui si alternavano ex ufficiali dei carabinieri, si incrociavano nei giorni precedenti la strage, con il cellulare clonato del boss Giovanni Scaduto, boss di Bagheria, condannato per l'omicidio dell'esattore siciliano Ignazio Salvo. Sulla collina di Capaci, poche settimane prima, fu trovato un biglietto con il numero di cellulare di un funzionario del Sisde, vice di Contrada, che con gli uomini di Castel Utveggio aveva lavorato negli uffici dell'alto commissariato di Palermo. Strano, visto che proprio da lì, dalle alture di Monte Pellegrino, come le indagini avrebbero poi confermato, poteva essere azionato il telecomando della bomba che uccise Borsellino. Dalle stragi del periodo 92-93, è nata la Seconda Repubblica. Andare avanti con le indagini è, prima di tutto, un dovere politico.

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    Claudio

    02/07/2007 09.03.48

    Dove è finita l'agenda rossa sulla quale il giudice Borsellino annotava tutto quello che gli succedeva? In che mani è finita? Quali nomi di politici collusi con la mafia vi erano segnati? Un'altro mistero che va ad aggiungersi a quelli di Ustica, Bologna, piazza Fontana. I due autori Rizza e Lo Bianco ricostruiscono gli ultimi due mesi di Borsellino senza però dare una loro interpretazione dei fatti accaduti. Forse chi sa dovrebbe avere un po' più di coraggio.

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