Traduttore: B. Para
Editore: Einaudi
Anno edizione: 1993
In commercio dal: 1 gennaio 1997
Pagine: 66 p.
  • EAN: 9788806130121
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scheda di Sergi, G., L'Indice 1994, n.10

Nel 1994 ha avuto larga circolazione la collana di "lezioni" della Scuola Superiore di Studi Storici di S. Marino che ha titoli precedenti (Garin su Machiavelli) e successivi (Bergeron sul mito di Parigi, Murray sulla città greca, Barbagallo sulla "modernità squilibrata" del Mezzogiorno, Burstin sulla dimensione quotidiana del 1789) tutti di notevole livello. I piccoli libri raccolgono il contenuto di corsi brevi (da tre a cinque lezioni) in cui importanti studiosi sono stati indotti a esprimere l'asse centrale di un pensiero o di una ricerca: la collana ha mantenuto questo utilissimo carattere - di testimonianza e di comunicazione - che è raro trovare in libreria. Dedichiamo un cenno al più metodologico fra i primi usciti. Schiavone invita a riflettere (nel suo capitolo "Il laboratorio Vernant") su ambienti storiografici francesi che hanno sempre guardato "con una certa distanza" all'esperienza delle "Annales" eppure hanno applicato nella loro ricerca modelli cognitivi sociologici, antropologici e psicologici. Vernant ci appare - secondo la parte migliore di una tradizione antichistica ottocentesca - attratto dall'antica Grecia per le grandi domande sulle forme di convivenza degli uomini. Il mondo interiore dell'uomo greco può essere sondato da una "psicologia storica" che deve rimanere mestiere da storici e non da psicologi, con strumenti che Schiavone ritiene collocabili a metà strada fra Duby e Lévi-Strauss. Vernant ("I miei maestri, la mia ricerca") indica l'humus delle sue riflessioni sul mito e sul pensiero dei greci in un debito duplice, verso il grecista Louis Gernet e lo psicologo Ignace Meyerson: e dei due studiosi fornisce concisi e affettuosi ritratti. Poi valorizza la sua attenzione per aspetti particolari circoscrivibili, il suo rifuggire dall'ansia di globalità della storiografia febvriana, con osservazioni sottili su meccanismi di società e individui che, con il "ricordo", mirano a "ricostruire" una "massa di fatti definitivamente scomparsi": s'impone dunque l'analisi attenta delle rappresentazioni, come si vede bene nel paragrafo "Idolo-icona".