Al di là della città

Gamal Al-Ghitani

Editore: Edizioni Lavoro
Collana: L'altra riva
Anno edizione: 1999
In commercio dal: 1 giugno 1998
Pagine: 192 p.
  • EAN: 9788879108928
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    Maurizio Froldi

    06/11/2001 23:19:48

    Il protagonista vive tre giorni, conoscendo molte leggende della metropoli: casi dei quali solo talora viene anche rivelata la soluzione. Non diceva Borges che l’enigma è sempre superiore alla rivelazione della sua soluzione? Le stranezze fluiscono con naturalezza, come se tutto fosse stato previsto, compresa una mezza avventura con una ragazza. E la città in cui si svolge l’azione? Ogni città universitaria ha sintonia con questo luogo, ma ce ne è una che ne ha molte di più. Chi conosce Bologna noterà la torre pendente del centro città, le case in mattoni rossi, le prelibatezze gastronomiche, l’antica università. E che dire del nobile che, novello re Enzo, vive rinchiuso per decenni? Ma il parallelismo più divertente lo si trova a pagina 62, quando il protagonista, raggiunta la torre, per recarsi all’università, prende sulla sinistra una via "leggermente in discesa", mentre "su entrambi i lati si aprivano gli archi dei portici". Impossibile non pensare a via Zamboni. E anche questo, forse, era previsto.

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scheda di Bartuli, E. L'Indice del 2000, n. 04

La relazione di Gamal al-Ghitani con il tempo storico e la sua volontà di interpretare il presente attraverso una rilettura del passato anche remoto del suo paese dovrebbero essere già noti ai lettori italiani, grazie ai suoi due precedenti romanzi già pubblicati in traduzione: Zayni Barakat (1974; Giunti, 1997) e Il mistero dei testi delle piramidi (1994; Giunti, 1998). Potrebbe perciò sembrare controcorrente questo Al di là della città, ambientato al giorno d'oggi in un'atmosfera occidentale (o occidentalizzata?), se non fosse per la palpabile sensazione che attorno alla vicenda Ghitani riesca a costruire uno spazio letterario oscillante tra memoria culturale e memoria personale che svela quanto di tradizionale ci sia nell'attualità e quanto di attuale si nasconda nella tradizione. Il romanzo narra di un intellettuale egiziano durante il suo soggiorno in una città europea (forse italiana, vista la presenza di una torre pendente) in cui si è recato per partecipare - in sostituzione di un più celebre compatriota - a un simposio che commemora la fondazione dell'importante università locale, un'istituzione da sempre in disputa per il controllo del territorio con la locale autorità comunale. Durante l'evento accade che l'uomo senza nome, annoiato dalla retorica congressuale e infastidito dalla spersonalizzante sensazione di essere presente solo perché necessario rappresentante dei paesi meno industrializzati, si perde nei meandri della città, nei rapporti con alcuni suoi abitanti e, soprattutto, nei suoi propri pensieri. Finirà per perdere anche il suo prezioso passaporto, subendo tutte le conseguenze del caso. Il racconto srotola numerose situazioni kafkiane per dimostrare come il luogo geografico e la modernità più o meno acquisita siano ininfluenti quando si tratta di soccombere all'arroganza, alle prevaricazioni e all'onnipresenza del potere costituito. In sintesi, tutto il mondo è paese, anche se le amatissime salsicce della città descritta dal romanzo sono diventate celebri "come il caviale russo, gli spaghetti italiani e lo champagne francese...", mentre invece specialità egiziane "come il ful di Damietta, la mulukhiyya, il pesce di Port Said e il fitir sharqawi" continuano a restare praticamente sconosciute.

Elisabetta Bartuli