Collana: Futuropassato
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: 281 p., Brossura
  • EAN: 9788817014939
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Recensioni dei clienti

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    Paolo Agresti

    26/07/2017 16:51:23

    Sono passati tanti anni dagli accadimenti , eppure leggere questo libro ti procura dolore, come se quegli eventi si rappresentassero davanti ai tuoi occhi , in tempo reale. L'autore ti immerge in quel triste periodo storico , ti rappresenta le pulsioni che animavano le vittime ,i parenti,gli esecutori , i comprimari , i giovani.Ti descrive il retroterra storico. Non puoi fare a meno di seguire la storia , di lasciarti travolgere dai fatti incalzanti e dalle emozioni che ne seguono. Prendi coscienza della drammaticità , del traumatico dolore che ti attraversa e pervade. Spaccato vivido di un anno ( il 1977 ) tra i più violenti della nostra storia recente. Da leggere ! Per provare a capire.

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    MARIACONCETTA

    19/04/2009 13:02:32

    un libro che merita solo commenti positivi..bello, scorrevole e vero. complimenti a concetto vecchio da una lettrice di linguaglossa.

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    anna

    11/05/2008 17:06:29

    ho letto questo dopo un sacco di libri sull'argomento, e l'ho apprezzato per la chiarezza, la concisione, e la mancanza di infiocchettature retoriche ed ideologiche. lo consiglio a chi voglia farsi un'idea del fenomeno, a partire dai fatti

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    sasso

    12/05/2007 20:33:02

    Quello di Concetto Vecchio (non sempre nomina sunt omina) è un libro utile e non convenzionale, in quanto pone al centro della materia trattata il rapporto, molto sui generis, tra Carlo Casalegno, piemontese vecchio stampo, conservatore e taciturno, e il figlio Andrea, aderente a Lotta Continua, assalito dai dubbi di fronte alle violenze dei compagni dell'Autonomia Operaia e alle minacce ricevute dal padre a causa delle idee espresse sul giornale.

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    robpaz

    22/04/2007 00:23:25

    Un libro scritto con stile asciutto e giornalistico, periodare breve ed essenziale. Un libro che attraverso le voci dei protagonisti di allora (ora anche personaggi influenti, affermati giornalisti o professionisti di fama), oltre che informare riesce anche ad emozionare per la “verità” degli avvenimenti raccontati. I vari capitoli, tutti collegati da un evidente filo rosso, parlano di quell’anno “maledetto” e di tutto quello che ruotava intorno (giornalisti e magistrati nel mirino, la voglia di esprimersi in tutta libertà, la “giustizia proletaria”, etc.). Anche attraverso le voci dei protagonisti involontari di allora, rivivono le lotte di piazza dei disoccupati e degli studenti, gli scioperi degli operai, l’esperienza unica ed iconoclasta di Radio Alice (prima radio libera d’Italia). Ma anche l’esperienza tragica dell’eroina e la deriva autodistruttiva del terrorismo (che purtroppo si riaffaccia proprio in questi mesi). Un libro per chi in quegli anni non c’era o era troppo giovane, per cercare di capire cosa abbia spinto un’intera generazione a contestare un sistema “marcio” fino ad arrivare, per una parte significativa di essa, alla scelta criminale (e non tanto isolata) della lotta armata.

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