Anno edizione: 2015
In commercio dal: 25/06/2018
Pagine: Brossura
  • EAN: 9788899116101
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    MD

    18/04/2018 08:17:05

    Vi ritrovo, aldilà della suggestione cromatica, o proprio grazie a questa, un fondo di smagato incanto, lo stesso eticamente sospeso sui versi di “Madre mia”: «Tremano le tue mani / madre mia / Mani sciupate da tanto lavoro / Mani aperte a disserrare pugni chiusi / Mani protese ad abbracciare e accogliere». La ripresa della parola “mani”, dando ad esse anche un senso visivo, quasi trasferisce, con una forbita epanalessi, l’immagine dal piano verbale a quello pittorico. Sono le stesse mani disegnate da Käthe Kollwitz, almeno così mi viene da immaginarle, mani amorose di madre, segnate dall’età e per questo più aperte all’amore disinteressato, con una disposizione più ostinata alla compassione. Anch’essa una compassione naturale, cioè più vera e genuina. Ed è con questa immagine particolarmente bella (in senso estetico non meno che etico), cui si guarda con occhio appassionato, che vorrei concludere.

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    MD

    18/04/2018 08:16:38

    Bagliore, e fino a riordinare in un tutto coerente e bello i “frammenti di disincanto”, le scàndole del disamore e asciugare le paure. La poesia sarà allora “parola da narrare”, che sfronda ogni ridondanza, un rinascere nell’atto o tocco lieve delle dita dell’amato, del quale, scriveva Schiller concludendo il suo libro sul Sublime, il percorso tragico contenuto nel destino fa un eroe o un dio sofferente. Ho qui il compito di parlare da lettore della poesia di Nadia Pascucci; bene, credo che rientri in questa stessa atmosfera, e la completi, la sua opera pittorica: nature silenti, ritratti, disegni a sanguigna, un espressivo acquerello che ha per soggetto un piccolo cane dallo sguardo sereno e buono, sono solo alcuni esempi che mi è stato possibile di vedere e riscontrare con la sua poesia. Ovunque, un colore accordato con il sentimento, che ha trovato una ben definita cifra stilistica, senza che diminuisca la sua capacità di narrare… poeticamente; che siano immagini o parole. Poesia e pittura appaiate nella loro genesi stessa, fin dalla loro formazione momenti di creatività insieme sintetici. Variazioni necessarie di un’unica musica. Inoltre, proprio per questa coincidenza di donna e poetessa, l’Io dell’autrice, benché in apparenza così presente, non si sovrappone alla libertà della sua opera, pur identificandosi con essa non esercita un deleterio effetto di oscuramento tanto comune fra gli artisti malati di narcisismo; e si deve ascrivere a suo merito la delicatezza con cui lei lascia vivere di una vita propria anche questi suoi dipinti figurativi di pregevole fattura.

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    MD

    18/04/2018 08:15:36

    Nel manoscritto autografo si vedono propriamente i due disegni. Un po’ rudimentali, ma efficaci per concettualizzare l’ideale bellezza attraverso la metafora dell’oscillazione di un’onda. E questa parola composta – «Wellenschwung» – compare nel magnifico verso d’apertura della poesia “Der Tanz” (1795), già nel primo abbozzo o versione. Il fluire dell’onda, il gioco d’acqua che impercettibilmente cambia senza interrompersi, come in una danza su piedi alati, un muovere ritmico di ombre fuggitive e libere dal peso del corpo, è l’effetto sul sentimento estetico di ciò che è libero, sul quale nulla e nessuno esercita violenza. È “silenzio che si fa poesia”. Un avvinghiarsi di steli di profumato papavero nel loro tenero reciproco sfioramento. L’opera d’arte come un fatto non solo di linguaggio; ma di stile dettato dall’intensificarsi del sentimento. E tanto rassomiglia alla vicenda di quell’anima poetica che Nadia Pascucci dipinge “vestita di semplice VITA” e “libera di esultare, di sentire, di essere”: “un IO precario” minacciato ‘in primis’ proprio da chi non sa amare, da chi ha desiderio di buio, figura antitetica questa non solo all’amore ma alla poesia (al suo inebriante sentore di Cantico dei Cantici). Nel suo sentimentale interesse verso la vita, la poetessa getta felice ponti in direzione di un rapporto con l’amato (“la mente che affascina”) che sia liberatorio, sublime spinta alla creazione poetica in attesa sempre di “nuova linfa” e di “lune nuove”. Smaniosa di primavere dai capelli ondulati e sciolti al vento, biondi come “spighe ondeggianti” nel profumo di zagare (si legge in “Arriverà”), carichi di futuro e di avvenire. Un arco di richieste e desideri a lungo accarezzati, detti o sussurrati, generati nel cuore come cristalli di neve che si sciolgono minimamente “in nudità e incastro perfetto” per poi compiersi, dicevo, in una metafora decisiva e netta: “capirai quanto accecante può essere la LUCE”.

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    MD

    18/04/2018 08:14:31

    Ma “qui dove ancora ti penso” – dalla poesia “Dimenticare e sorridere” – si situa il nucleo di inesausto entusiasmo e ardore, la regola segreta grazie alla quale sul piano della scrittura poetica si confrontano vita e arte: ovvero la smisuratezza, sproporzione e mancanza di legge della vita (con le sue irrazionali pene d’amore dagli accenti a volte drammatici) e il tentativo di una misura, di un metro necessari alla poesia, pur nella altrettanto turbolenta ricchezza di immagini. Un calcolo razionale, che non trascura di presentarsi alla coscienza della poetessa, condotto con la libertà dell’immaginazione sensibile; con una rispondenza precisa alla sua ragione di donna. E così questa coesistenza ravvicinata di vita e arte, questa organizzazione estetica del proprio mondo sentimentale per il tramite del ricordo, influenza e determina il linguaggio e il ritmo dell’opera di Nadia Pascucci per offrire una poetica conclusa e uno stile maturo e ben elaborato. Con un grande respiro di libertà dicevo, a dispetto del tono intimo e quasi privato del discorso amoroso. La naturalezza, la paziente passione con cui la vita diventa tessuto linguistico e di poesia, con in sé comunque un calcolo per quanto raffinato e poco vistoso possa apparire, poco ingombrante, sembra attuare e farci toccare con mano quanto Schiller scriveva sull’essenza della Bellezza in una lettera all’amico Gottfried Körner (Kallias-Briefe), risalente al 23 febbraio 1793. E quando Schiller parla di Bellezza, l’intenzione è di dire qualcosa sulla compenetrazione di forma e contenuto, di misura e del suo contenuto di vita, realizzabile solo in poesia e in pittura. Ciò che è bello, è anche naturale, fluente, senza interruzioni repentine, ossia ‘ex abrupto’: come la splendida e sensuale linea serpeggiante, che Schiller confronta con la linea a zigzag, angolosa invece, e innaturale.

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    MD

    18/04/2018 08:13:11

    Per stendere questo breve articolo sulla poesia di Nadia Pascucci, come sempre mi capita di fare, insieme ai suoi preziosi versi ho dovuto giocoforza leggere alcuni commenti, qualche recensione, diverse e disparate note critiche trovate qui e là scartabellando giornali e riviste, e immancabili i numerosi riferimenti nel Web. Tutti questi scritti hanno però in comune un aspetto non secondario: hanno felicemente e convenientemente colto e caratterizzato il ritmo del discorso di Nadia Pascucci, o per meglio dire condensato le tracce – come si delineerà in queste pagine – della sua via poetica. Muove infatti il fluire del verso un’apertura rilassata, un qualcosa che viene afferrato con ampiezza, tastando e sviluppando musicalmente il proprio motivo, il tema via via dominante, richiamando sottili memorie, lentamente, in sordina, fino a quei momenti esplosivi quando la parola infiltrata come da un vento incessante, caldo e tagliente risalta illuminata e piena di risonanza, e alla tranquillità sperimentata fin allora subentra un senso di inatteso: una forza e una dolcezza ferma che non conoscevamo o comunque non appariva in tutta questa evidenza. Che non è rottura di schemi antichi e consolidati; ma, come in un suo esplicito verso, è “sguardo rivolto oltre l’orizzonte”, al futuro; per esempio quando la poetessa, dopo aver descritto la sua condizione interiore, afferma accanto alla fragilità di ogni essere, il suo “ma ESISTO”; o quando, evocando momenti d’amore passati (le “ragnatele di intricato piacere...”) introduce il sonno degli amanti con il pregnante verso: “in pienezza di noi”, che nella versione in francese suona “dans la plénitude de nous”. L’oltre può arrivare a racchiudere un lembo di nulla (“e il nulla dentro”), il silenzio senza più voce, oppure la pienezza, cioè le “mareggiate di estasi”. Pregnanza di significato che è un “rinascere con parole di fiaba” in una luce nuova e diversa.

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    Roberto Travaglini

    22/07/2015 23:46:32

    Nadia Pascucci ? "Aliti e Sospiri" Venite a leggere il mio cuore mi verrebbe da dire. Semplice e gentile Nadia Pascucci nel suo Libro Aliti e Sospiri percorre con il pensiero motivi dominanti, riflessioni e sospiri ?in un pizzo di merletto ricamato. Tra ali spezzate e notti di luce varia tra i meandri della vita, alla stessa maniera dei sogni. Grande la sua partecipazione, penso ci sia molto di lei, nei suoi lavori. Un plauso a te,Nadia Pascucci, maestra di vita, con i miei complimenti . Roberto Travaglini

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