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Tommaso Piffer

Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2010
Pagine: 366 p. , Rilegato
  • EAN: 9788815133359
Quando uno storico, specie se alle prime prove, scopre, o crede di avere scoperto, un gran tesoro di documenti, vien colto da una sorta di vertigine, come una "sindrome di Stendhal". Come leggerò, organizzerò o interpreterò queste fonti? Sono queste le prime domande che lo assalgono. E subito dopo: si tratta di carta straccia o di un tesoro nascosto?
Per orientarsi, la via più saggia è collocarsi nella scia di ciò che hanno già scritto, su temi paralleli, autorevoli studiosi, che in qualche modo forniscono un appiglio per distinguere il grano dal loglio. Questo è il proposito che Piffer ha saggiamente indicato nelle prime pagine del libro. Tuttavia, fatti pochi passi, l'autore abbandona il proposito preliminare e si inabissa in un cunicolo. In superficie tutto appare normale e solo a pochi iniziati è dato capire l'antinomia fra i due livelli, ma è quasi solo lungo questi cunicoli che il nostro autore si avventura, scoprendo verità sue proprie, che gli altri ignorano, poiché muovono sulla superficie del "già noto". Talora, il nostro eroe sporge il capo verso l'esterno e si imbatte in accadimenti inattesi, che contraddicono ciò che egli costruisce e che non riesce a collocare nel giusto verso, sicché torna nel suo riparo, sino a completarlo e a fornire la propria verità: gli altri si sono sbagliati, le parti vanno rovesciate. Nella Resistenza italiana gli Alleati non hanno avuto un ruolo marginale e, magari, ostile: ne "fanno parte a pieno titolo".
Questo è, fuor di metafora, un capovolgimento del sapere comune. Ciò che Piffer afferma è molto chiaro: non è vero che la guerra, la guerra civile e la Resistenza fossero combattute in Italia da eserciti, politici, politicanti, scontri militari, accordi, disaccordi, forze armate regolari, strategie, diplomazia ecc. I veri autori di tutte le soluzioni furono i servizi segreti alleati (dei quali Piffer ha raccolto alcune carte): il britannico Soe (Special Operations Executive) e l'americano Oss (Office of Stategic Services), che intesserono una fitta trama, all'interno della quale tutto il resto venne racchiuso. Che c'è da dire in proposito? Nessuno può negare l'importanza di queste due organizzazioni che, non essendo "corpi separati dello stato", come si usa dire oggi, ebbero il compito di aiutare logisticamente la Resistenza, ma soprattutto di controllarne e orientarne le iniziative politiche e militari per impedire che ostacolassero i progetti degli Alleati per l'Italia.
Sul piano storiografico (quasi) tutte le interpretazioni hanno una loro rilevanza, purché siano argomentate in modo cronologicamente, concettualmente e logicamente persuasivo o, almeno, coerente. Non è questo – e duole dirlo, poiché ciò significa che una buona occasione è andata persa – il caso del lavoro di Piffer. Per l'autore, la gerarchia delle fonti, l'ordine logico degli eventi, la qualità degli interlocutori non hanno una precisa rilevanza. L'aneddoto insignificante o la svista marchiana prevalgono sulla comprensione. Così accade che egli riesca a scrivere che "nell'estate del 1940 (…) niente faceva prevedere un rapido ingresso degli Stati Uniti nel conflitto" (mentre il 5 gennaio 1940 persino Mussolini aveva scritto che gli Stati Uniti non avrebbero mai permesso una sconfitta britannica). Accade anche che la campagna del Mediterraneo avesse inizio con lo sbarco "degli alleati in Marocco e in Algeria" (sic!) l'8 novembre 1942 e con la loro rapida corsa verso la Tunisia e la Libia, dove ovviamente né Rommel si era mai presentato né la battaglia di El-Alamein aveva avuto luogo né, infine, gli italiani avevano speso le loro risorse dal giugno 1940. Così l'Italia esce in fretta dalla guerra e c'è la "svolta di Salerno", ma chissà come e chissà perché, poiché l'autore non menziona né Prunas né Višinskij, né la conferenza di Mosca né quella di Teheran, le cui discussioni e decisioni per l'Italia e per l'Europa furono, a quanto pare, un esercizio trascurabile. Né, a parte qualche reparto partigiano, esistettero forze armate regie, talché chi ha studiato la rinascita delle forze armate italiane, in lotta contro i tedeschi, ha speso il suo tempo invano. La dialettica fra i partiti e lo scontro fra Cln e Clnai è solo un episodio fuggevole, e Bonomi, che pure era il presidente del Cln, sarebbe divenuto primo ministro grazie a un accordo fra i partiti antifascisti e all'insaputa degli Alleati. Infine, l'episodio principale nel quale l'Oss e il Soe furono impegnati, cioè il tentativo di ottenere la resa dei tedeschi in Italia, noto come "Operation Sunrise", opera di Allen Dulles e William Donovan (la cui corrispondenza con Roosevelt e Truman su questo tema è pubblicata in Italia dal 1975) e di John MacCaffery, è cancellato dalla storia, pur essendo stato descritto con precisione esemplare da Elena Aga-Rossi e Bradley Smith (Operation Sunrise. La resa tedesca in Italia, Mondadori, 2005).
Dal che si desume che, quando si esce dal cunicolo in cui anche le ombre sembrano vere, qualsiasi ragionamento appare sensato e la trouvaille capovolge la storia. Con una documentazione così ricca sarebbe stato invece possibile ricostruire nei particolari il compito di controllo politico e militare affidato dagli Alleati ai loro servizi segreti.
Ennio Di Nolfo