Allegro ma non troppo con Le leggi fondamentali della stupidità umana

Carlo M. Cipolla

Illustratore: T. Pericoli
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 31 ottobre 2013
Pagine: 110 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788815247513
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Recensioni dei clienti

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    Cristiano

    05/04/2010 22:26:27

    Un libro che non stanchero` mai di consigliare agli amici e che molto spesso regalo. La comicita` e` raffinata e dedicata a chi la puo` intendere. Ovviamente non vuole essere un saggio esaustivo o una descrizione di una teoria economica completa. Una lettura piacevole che non mi stanco di ripetere.

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    Luisa

    01/04/2009 22:40:22

    E' un libro bellissimo e molto divertente. Lo consiglio a tutti

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    Memole

    06/11/2008 15:13:22

    Un piccolo gioiello intramoltabile. Un libro che fa riflettere fin troppo chi non è pronto a pensare. Assolutamente meraviglioso.

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    lORENZO bOSIO

    17/10/2008 10:04:52

    Sono anni (almeno 10) che lo compro regolarmente in quantità e lo regalo agli amici e conoscenti per stimolare le loro riflessioni sulla vita e sulla stupidità umana, cosi diffusa in ogni gruppo di esseri umani a prescindere dalla qualifica dei gruppi. Enorme scoperta, che mette a dura prova la nostra prosopopea ed il nostro sentirci migliori per appartenere ad un "gruppo". L'atroce domanda è "io sarò tra quelli con il tasso di stupidità normale o sono più degli altri". La risposta ce la diamo la mattina davanti allo specchio. UN MUST per tutti. Per favore leggetelo e diffondetelo. Vi sentirete meglio.

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    Mario

    13/10/2008 01:12:19

    Un piccolo capolavoro di raffinata ironia che colpisce nel segno. Scritto da un illustre studioso che sa come approfondire un argomento appassionando e divertendo. Non può mancare in alcuna biblioteca. Gli intelligenti ne saranno entusiasti, gli stupidi non lo capiranno.

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    Paolo Pizzi

    27/09/2008 16:05:32

    Troppo serio per essere considerato comico, troppo comico per essere preso sul serio. Leggendo questo brevissimo saggio è inevitabile porsi delle domande: quale era l'intento dell'autore, cosa voleva dire con queste due brevi arringhe? Ma davvero bisognava comprendere le formule matematiche che descrivevano la stupidità umana? Davvero l'autore riteneva di poter ascrivere a qualche formula ogni comportamento irrazionale umano e davvero pensava che elaborandolo con le suddette formule, attraverso le leggi della matematica, si poteva esemplificare ogni sfumatura della mentalità umana con quattro o cinque fenotipi base? Che necessità c'era di quantificare la demenzialità in un doppio saggio che più che allegro è perplimente? Un libro di questo tipo se non è arricchito da numerosi aneddoti e buffi esempi, a corredo esplicativo della parte teorica, è amorfo e straniante. Invece di essere "allegro ma non troppo" il saggio, privo di sfumature comiche, diventa un delirio di pura teoria. Un delirio che si basa sulla soggettività e l'unilateralità di interpretazione con cui l'autore si arroga il dovere di farci comprendere la società umana. In sostanza anche se l'autore di per sè è un abile scrittore dallo stile letterario scorrevole e talvolta accattivante, il libro risulta malgrado l'originalità di certi contenuti, oltremodo tedioso per l'eccessiva cruda schematicità della narrazione e per il forzato intellettualismo di cui tutta la narrazione è permeata.

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