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Descrizione


Una giovane donna raccoglie il corpo di uno sconosciuto marinaio morto in mare e finito su una spiaggia deserta della costa irlandese. Da quel momento la sua vita e quella dei suoi discendenti cambierà per sempre.
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Dettagli

9788877382894

Voce della critica



Urquhart, Jane, Niagara, La Tartaruga, 2000
Urquhart, Jane, Altrove, La Tartaruga, 1998
recensioni di Concilio, C. L'Indice del 2000, n. 12

La fascinazione per l'acqua è certo caratteristica precipua delle eroine di Jane Urquhart, scrittrice canadese che vive in Ontario ma che trascorre lunghi periodi in Irlanda, di cui è originaria e dove si ritira a scrivere nella sua casa presso Cork. Il titolo del romanzo, Niagara, preannuncia questa fascinazione. Niagara è luogo mitico e simbolico; non la meta turistica che oggi conosciamo, bensì luogo in cui ha cominciato a svilupparsi l'embrione dell'identità canadese. Il marito di una delle protagoniste, il maggiore David Mc Dougal, è infatti impegnato nell'allestimento di un museo che illustri le glorie dell'esercito canadese nella battaglia del 1812 contro gli americani, che continuano a millantare la loro vittoria. Mc Dougal è ossessionato dagli americani che invadono la sponda sud delle cascate del Niagara, dal fatto che i canadesi non pensino abbastanza canadese, dal fatto che sua moglie legga poeti inglesi, Browning soprattutto, e non canadesi. Fleda infatti è innamorata della poesia, della poesia di Browning, e del poeta nel prologo e nell'epilogo del romanzo sembra scrivere la biografia fittizia, ripercorrendo i pochi giorni prima della sua morte, avvenuta in Italia a Venezia.
Fleda vive nei boschi presso il gorgo - il titolo originale del romanzo è The Whirlpool, il gorgo, appunto - in una tenda, rinunciando alle comodità di una vita "da signora", nel luogo in cui lei e il marito progettano di costruire una casa. Vive di natura, nella natura, i boschi la ospitano, ma è l'acqua ad attrarla. Il gorgo prodotto dalla grande cascata è meta dei suoi pellegrinaggi, durante i quali è accompagnata dal libro delle poesie di Browning e dal suo taccuino.
Neppure Maud, l'altra protagonista femminile del romanzo, può sfuggire alla potente attrazione del gorgo. Pur vivendo in città, e senza mai recarsi alle cascate, è l'acqua a venire a lei, attraverso i cadaveri degli annegati che giungono alla sua agenzia di pompe funebri, con i loro piccoli oggetti, che lei classifica e depone in teche del suo museo privato. Come l'occhio cieco del gorgo, la casa di Maud è il centro di un mulinello che le turbina attorno, e che dalle acque del gorgo giunge sino a lei. Questo è il percorso che regolarmente compie il Vecchio del Fiume dopo aver ripescato gli anonimi annegati per consegnarli alla sepoltura. Lo stesso maggiore Mc Dougal abita, durante il giorno, in una pensione di fronte alla casa di Maud, dove ha il suo studio e dove si rinchiude a scrivere il suo libro di storia. E davanti alla casa di Maud si sofferma anche Patrick, un giovane impiegato contabile, amante della poesia, e segreto ammiratore di Fleda, che è solito osservare con il binocolo, nascosto tra gli alberi del bosco presso il gorgo.
E sarà alla casa di Maud che Patrick farà ritorno, a chiudere il cerchio alla fine del romanzo. La sua conoscenza con Fleda presso il gorgo e tra i boschi li ha avvicinati in una sorta di reciproco riconoscimento di affinità elettive. Il loro comune amore per la poesia e per la natura sublime del gorgo è ciò che li unisce ma anche ciò che li separa. Il tentativo di Fleda di superare la barriera del silenzio, fatta di sottintesi, il suo tentativo di sottrarsi a uno sguardo voyeuristico per conoscere meglio il poeta che ha annunciato di voler sfidare il gorgo a nuoto sono fallimentari. L'uomo, così Patrick viene chiamato dal piccolo figlio di Maud, è prigioniero di un ideale, di un eterno femminino con il quale non vuole misurarsi nella realtà del dialogo.
L'ultimo protagonista atipico di questo romanzo è il figlio di Maud, un bambino che non sa parlare. Dapprima impara solo i nomi degli oggetti, ma li applica a sproposito; in seguito impara solo i gerundi dei verbi; infine imita da ventriloquo le voci e le frasi degli adulti. La sua capacità combinatoria rompe definitivamente l'ordine imposto dalla madre agli oggetti, privandoli di quell'aura idealizzata che Maud aveva loro attribuito, e restituendoli al mondo delle cose: anonimi bottoni, spille, nastri, che non dicono più nulla dell'annegato che li indossava.
L'elemento magico, che i critici canadesi hanno riconosciuto quale elemento di originalità di un romanzo per altri versi storico, ripropone quella postmoderna commistione di generi che come il gorgo affascina la scrittrice, come ben si vede anche nel suo più recente romanzo, Altrove.
Per Jane Urquhart, l'Irlanda, come Niagara, è visione tanto realistica quanto mitica; una visione di terra e di acqua, di gente umile e di povertà. L'incipit del romanzo immerge il lettore in una realtà quasi da favola, secondo la migliore tradizione d'Irlanda. Ci si immerge con la protagonista nelle acque dell'oceano che lambisce la piccola isola di Rathlin al largo della costa occidentale, cuore celtico del paese. E con lei si accoglie come tra le braccia il bel marinaio moribondo portato da un'onda insieme a teiere d'argento, cavoli e barili di whisky, eterogeneo fiorire di un qualche carico naufragato. Da quel momento la protagonista non sarà più se stessa, è stata altrove, nel regno di chi non è più, ed è diventata Moira, ribattezzata dal morente con il nome della morte stessa.
"Altrove", in inglese "away", semplicemente "via", "allontanamento", straniamento, non è luogo ove si possa tornare. Né in tutto il romanzo i vari personaggi fanno mai ritorno al luogo di partenza. Il loro è un vagare irrequieto dall'Irlanda al Canada, la loro è una storia di emigrazione al tempo della Grande Carestia (1848) quando in Irlanda i contadini "morivano come mosche", ma è anche un vagare all'interno del Canada tra terra e acqua, questa volta le acque del Grande Lago. Come se il movimento, lo spostamento, e non il "viaggio" con le sue implicazioni simboliche, fosse più importante della meta.
In Canada è infatti ambientata la seconda parte del romanzo, dove fa il suo ingresso l'elemento di ricostruzione storica: la lotta tra feniani - gli indipendentisti irlandesi - e orangisti trasposta in Canada, luogo dove "la terra appartiene a tutti e non è proprietà di nessuno". In questo viaggio dalle magiche atmosfere del mondo celtico alla realtà del Canada si inserisce una sorta di microfavola nuovamente di sapore europeo. È la storia di Fratellino e Sorellina, Liam e Eileen, non necessariamente ispirata alla favola dei Grimm. Orfani di madre prima, e di padre poi, cresciuti nelle foreste del Canada e poi trasferitisi sulla costa del Grande Lago, essi sono i protagonisti di una storia a lieto fine, se di fine si può parlare. Tutta la storia è narrata o ricordata dalla nipote di Eileen, che dalle generazioni di donne che l'hanno preceduta ha ereditato l'indomita personalità, l'intraprendenza, la qualità visionaria dei loro sogni ad occhi aperti.

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Conosci l'autore

Jane Urquhart

1949, Little Longlac, Ontario

Jane Urquhart (Little Longlac, Ontario, 1949) è autrice di otto romanzi acclamati a livello internazionale, per i quali ha ricevuto importanti riconoscimenti come il Governor General's Literary Award, il Trillium Book Award, il Marian Engel Award e l'Harbourfront Festival Prize. È anche l'unica canadese a essersi aggiudicata in Francia, nel 1992, il prestigioso Prix du meilleur livre étranger. È cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere in Francia, e ufficiale dell'Ordine del Canada, la più alta onorificenza civile del suo paese.

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