L' amante del cardinale. Claudia Particella

Benito Mussolini

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Curatore: P. Orvieto
Editore: Salerno
Collana: Faville
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 9 settembre 2009
Pagine: 213 p., Brossura
  • EAN: 9788884026736
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Un Mussolini inedito, o almeno ben poco conosciuto, quello che qui si presenta in veste di narratore: si tratta di un romanzo "d'appendice" - Claudia Particella. L'amante del Cardinale - apparso a puntate, dal 20 gennaio all'11 maggio 1910, sul giornale socialista « Il Popolo », fondato a Trento da Cesare Battisti. Imperniato su una vicenda storica realmente accaduta nel Seicento - lo "scandaloso" amore del vescovo-principe di Trento, Carlo Emanuele Madruzzo, per la bella «cortigiana » Claudia Particella -, il romanzo ricorre con scaltrito mestiere a tutte le "classiche" armi del feuilleton, mescolando abilmente horror e macabro, passioni e perversioni, delitti e torbide pulsioni erotiche. Il testo, godibile e pressoché introvabile, risulta importante in quanto documenta le idee politiche del giovane autore, all'epoca socialista e rivoluzionario, con venature marxiste e anarchiche, nonché decisamente anticlericale.
Piuttosto che fiondarsi nella Storia come personaggio, Mussolini avrebbe forse dovuto continuare a scrivere romanzi storici d'appendice. Si fa leggere L'amante del Cardinale. Claudia Particella - a puntate su «Il Popolo» di Trento, tra il gennaio e il maggio del 1910 - e si sintonizza con molto romanzesco otto-novecentesco, nostrano e non; tanto che si fatica un po' a seguire Orvieto, che cita parecchi narratori italiani del XIX secolo, specie quelli impegnati in incursioni storiche, da Manzoni in su, e molte trame internazionali e nazionali del gotico, della letteratura dei misteri e di quella femminile tra fine Settecento e seconda metà dell'Ottocento. Anche se, a selezionare i punti fermi della sua Introduzione, restano sostanzialmente due nomi: Garibaldi a monte, d'Annunzio a valle. Il primo è citato e discusso soprattutto per il suo anticlericalismo, a partire da quello torrenziale della Clelia o il governo del monaco - declinato pure come governo dei preti - che è del 1870; il secondo per i soliti luoghi comuni di certa narrativa finescolare, ovvero la femme fatale e la complementare (e altrettanto fatale) misoginia fin de siècle. In sintesi, il mix, nel romanzo mussoliniano, suona così: don Benizio, assimilabile a preti e monaci di Radcliffe e Lewis, è un misogino che vuole possedere la femme fatale Claudia. Siccome quest'ultima è fedele al Cardinale Emanuele Madruzzo, vescovo-principe di Trento, don Benizio - quasi alter ego di Benito, suggerisce Orvieto - si allea con il conte di Castelnuovo e avvelena la protagonista. Ironia della sorte, Claudia muore prima di rinnegare la sua fedeltà e di riuscire a mettere in atto un potenziale tradimento con un giovane ufficiale di stirpe ungherese, occasionalmente incrociato a un banchetto l'ultima sera della sua vita. Trattasi, insomma, di cortigiana onesta più d'una matrona, il cui sogno è quello d'essere accettata dalla comunità delle anime trentine come sposa del cardinale, via dispensa papale, oppure di fuggire romanticamente con lui. E finirà invece per incarnare, la povera Claudia, il ruolo del capro espiatorio, per le debolezze politiche dell'amante, l'ignoranza del popolo tutto, le gelosie dei preti. E di fatale ci resta pochino, in questo personaggio femminile, e restano esteriori le facili, iterate associazioni di Claudia a Cleopatra (come quelle di Don Benizio al diavolo). Tanto che - a voler rimanere nella narrativa di quegli anni ma senza usarla come alibi (senza dimenticare l'autore, non ancora, comunque, duce dell'Italia fascista) - più che a d'Annunzio, viene da pensare a Fogazzaro e, perché no?, proprio a quel Fogazzaro che nel 1910 pubblica, pochi mesi prima di morire, Leila. Le solitudini notturne sposate da Claudia intorno all'acqua, circondata dalla natura, e l'arte popolare, poco raffinata ma molto appassionata, che le veicola, sono quanto meno spie di una "sintonia epocale" più fogazzariana che dannunziana. E in tal senso è anche più facile spiegare l'orizzonte d'attesa del romanzo, che esce su «Il Popolo» di Battisti ma mira anche a un pubblico di fruitori medio. Ecco allora che in questa affabulazione mussoliniana si nota già l'arte del compromesso, tesa a sfumare l'anticlericalismo. Garibaldi si allontana, d'Annunzio pure, mentre il Re e il Papa, come è noto, si avvicineranno. Al patto narrativo subentrerà un patto storico ma già il lettore modello de L'amante del cardinale - checché ne dica Mussolini all'inizio degli anni Trenta, et pour cause - non è un anticlericale d'antan ma un lettore benpensante e cattolico. Luciano Curreri
  • Benito Mussolini Cover

    Nata a Dovia di Predappio, in provincia di Forlì, conseguì il diploma di maestro elementare. Iniziò la carriera politica con l'iscrizione al PSI. Fondatore del fascismo, salì al potere con la forza dopo la marcia su Roma del 1922. Assunti poteri dittatoriali, governò il Paese per un ventennio, fino all’alleanza con la Germania di Hitler e alla sconfitta nella Seconda guerra mondiale. Catturato dai partigiani il 27 aprile 1945, venne fucilato il giorno seguente. Approfondisci
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