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Traduttore: K. Bagnoli
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
Pagine: 523 p.
  • EAN: 9788804520832
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Vi sono molti aspetti, in questo nuovo romanzo di Neil Gaiman, che possono sconcertare chi si aspetta un trattamento più convenzionale della materia, ma sono proprio questi che rendono il libro più interessante e originale di quello che sarebbe stato altrimenti. American Gods è essenzialmente un gothic novel ambizioso e dalla premesse altisonanti. Non riesce mai a onorarle del tutto, ma nonostante questo, o forse grazie a questo, si fa apprezzare più di prodotti maggiormente in riga con il genere.

Un uomo che ha poco passato, pochi pensieri e apparentemente nessuna psicologia, e che infatti non ha altro nome se non Shadow, "ombra", è appena uscito di prigione dove ha scontato tre anni a causa di una rapina alla quale sua moglie l'aveva convinto a partecipare. Appena tornato libero scopre che la moglie, che aveva una relazione con il suo migliore amico, in un incidente di macchina è morta con lui. Non gli resta nessun motivo per stare al mondo, ed è proprio allora che incontra Mr. Wednesday, un anziano bevitore, truffatore e seduttore di ragazzine che gli propone di lavorare per lui come guardia del corpo. "La tempesta è vicina", dicono Wednesday e i suoi strani amici, tutti bizzarri emigrati dall'Europa, e Wednesday ha bisogno di qualcuno di cui potersi fidare. E la tempesta, nientemeno, è quella tra i vecchi e i nuovi dei. Perché Wednesday in realtà è Odino, il Wotan di Wagner, emigrato in America come tutti gli altri dei celtici, nordici, slavi e mediterranei. Dimenticati nei loro vecchi mondi, gli antichi dei restano immortali, ma se non vengono nutriti dall'adorazione dei fedeli e da costanti sacrifici perdono potere e si riducono all'ombra di se stessi ("ombra", come si è detto, è anche il nome del protagonista). È così che hanno preso la via dell'America, dove sopravvivono facendo i mestieri più umili, così come hanno fatto per generazioni i popoli che un tempo li adoravano.

La tempesta che si avvicina è quella che i nuovi dei vogliono scatenare contro i vecchi per toglierli di mezzo una volta per tutte. Televisione, carte di credito, mass media, Internet. Sono questi i nuovi dei, forniti di elicotteri neri senza insegne e di treni piombati dove torturano i loro prigionieri, nella migliore tradizione della paranoia americana come ci è stata insegnata dai telefilm di X Files. Visti da vicino, i nuovi dei sono gradevoli: belli, biondi, ben vestiti, sembrano tutti usciti da un pubblicità televisiva o da una puntata di Cheers, ed è un peccato che Gaiman non abbia approfondito più di tanto la contrapposizione tra i due gruppi. Il suo interesse va tutto ai vecchi dei, che per la sua immaginazione sono ben più interessanti.

Il romanzo prende corpo con grande lentezza e in una successione di episodi e divagazioni che sfidano continuamente le premesse del gothic e dell'horror. Poca violenza, poco sangue, poco il compiacimento per il disgustoso. Un lungo vagare, invece, di Shadow, Wednesday e dei loro occasionali compagni, per il Midwest americano più squallido e dimenticato, tra il Wisconsin, l'Illinois e il South Dakota alla ricerca di giostre di paese, agenzie di pompe funebri, motel diroccati, riserve indiane impoverite e lindi paesini che nascondono infami segreti. È in questi luoghi che Wednesday deve reclutare gli antichi dei e convincerli a partecipare alla battaglia finale. Avverrà in un luogo turistico della Georgia, ma "dietro le quinte del reale", senza che abitanti e turisti abbiano il minimo sospetto che mentre loro stanno guardando il panorama dalla Lookout Mountain qualcuno si sta battendo per il possesso dell'anima dell'America, e anche della loro.

Attraverso una prova iniziatica che ricorda quella del mito di Gilgamesh, Shadow scoprirà infine la verità sul suo passato, e capirà di avere in mano le chiavi della guerra. Non diremo di più, se non che American Gods, che non si ferma davanti a nessuna assurdità e che tralascia tranquillamente di spiegare quello che sarebbe troppo difficile spiegare, è una lettura intrigante proprio per la sua strana torpidità, per il suo lento vagare attraverso le aspettative di un genere che vengono sempre intelligentemente deluse.

Recensioni dei clienti

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    rosa elena

    25/10/2014 17.51.56

    Romanzo difficilmente classificabile e decisamente fuori dagli schemi. Prosa poetica, 'outlandos' (per citare i Police) indimenticabili e un protagonista che, da laconico osservatore della realtà, finisce per acquisirne il senso profondo. In questo senso, si può scegliere di leggere questo libro come un romanzo epico, assaporando l'avventura, la riscossa del protagonista, le vicende fantastiche e fantasmagoriche e la lotta tra Titani che si inscena... Oppure si può leggerlo come il viaggio interiore di un uomo che, fino a un dato momento della sua vita, ha vissuto nel modo sbagliato ed ora può, finalmente, vivere - un percorso iniziatico, un 'giudizio universale' che si svolge tutto nell'anima di Shadow e che lo trasforma, alla fine, in un uomo nuovo. Questo romanzo è la chiara manifestazione di quanto può essere luminosa un'idea autentica, un'autentica ispirazione. Il modo come Neil Gaiman ha 'calato' il pantheon degli antichi dei nel mondo moderno è divertente, dissacrante, geniale - ed anche profondamente coerente con la mitologia, per il che emerge tutta la preparazione e lo studio che stanno dietro questo capolavoro. Quando si finisce di leggere, si ha la sensazione che di Shadow si sentirà molto la mancanza.

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    Francesco

    21/07/2014 16.53.07

    Vi sono dei nel mondo, dei antichi quanto il mondo stesso, che accompagnano gli uomini nel loro andare, attraverso terre e mari. Ma molti uomini, giunti in una nuova terra chiamata America, si dimenticano di essi oppure li sostituiscono con nuovi dei. Gli dei antichi si ritrovano soli, sconosciuti ai molti, in una terra che non è la loro, ad adattarsi in un nuovo mondo che ne ha di propri, di nuovi, di agguerriti, di folli, di stupidi. E si adattano, e si trasformano, e costituiscono una nuova esistenza nell'eternità dei loro giorni. Il protagonista di questa fantastica storia li conoscerà, li accompagnerà in un lungo viaggio lungo l'America, sarà loro amico e fedele compagno. Ed alla fine? Alla fine si troverà diverso, mutato nella mente e nel cuore e con una nuova forza e un nuovo credo: "Credo in cose reali e in altre che non lo sono e credo in altre cose che nessuno sa se sono reali o no. Credo in Babbo Natale e nel coniglietto di Pasqua? Guarda credo che gli uomini siano esseri perfettibili, che il sapere sia infinito, che il mondo sia nelle mani di un cartello bancario segreto e che gli alieni vengano a trovarci regolarmente, alieni bravi e tutti rugosi che assomigliano ai lemuri e alieni cattivi che mutilano il bestiame e vogliono rubarci l'acqua e le donne. Credo che il futuro sia preoccupante e che un giorno la Donna-Bufalo-Bianco tornerà a prenderci tutti a calci nel sedere. Credo che gli uomini siano soltanto dei bambini troppo cresciuti con gravi problemi di comunicazione e che il declino del sesso in America coincida con la chiusura dei drive in. Credo che gli uomini politici siano dei disonesti senza principi e credo che siano comunque preferibili all'alternativa. Credo che il sapone antibatterico stia distruggendo la nostra capacità di resistenza alla sporcizia e alle malattie e che quindi un giorno verremo tutti annientati da un banale raffreddore come i marziani nella guerra dei mondi."

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    Materlab

    29/08/2013 12.15.45

    Gaiman è un maestro nel raccontare questo genere di storie, e lo sapevamo; un romanzo a tinte dark che rivisita in modo originale l'eterna lotta tra il bene e il male tipica dello high fantasy; qui però le sfumature sono più complesse: da una parte il protagonista si trova suo malgrado a perorare la causa di Odino e degli dei che lottano per non scomparire; dall'altro i demoni del progresso che si battono per la conquista del futuro. Trama scorrevole, toni cupi, belle invenzioni e particolare cura nelle descrizioni, dove ogni cosa non è mai come sembra. Un ottimo libro, decisamente superiore al suo "quasi" seguito, "I ragazzi di Anansi".

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    roberto

    31/01/2013 13.03.45

    Gaiman e' un genere a se stante. Qui riesce a sviluppare temi antropologici e mitico-folcloristici in un racconto ricchissimo e dalla fantasia trascinante che non si dimentica.

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    Sebaldo

    28/08/2012 18.43.25

    Libro meraviglioso do il massimo del punteggio. Pieno di rimandi e spunti è un libro profondo che va compreso. Chi lo trova lento forse è abitutao a libri più corti, io ho trovato davevro pochi tratti lenti

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    Ricki

    23/01/2012 09.25.06

    Mediocre. Bellissima idea di fondo ma questo è uno di quei libri che sembrano dieci volte più lunghi di quello che sono... molto molto lento. Poi non è che ogni cosa debba essere per forza "sensazionale".... invece qui la lentezza è data proprio dal fatto che ogni singola riga, ogni evento e ogni frase cerca per forza di sbalordire...

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    mauri67

    19/05/2011 16.21.02

    alla faccia del premio nebula. un libro pieno di parti che potevano essere tralasciate e che ti prende solamente grazie alla storia del personaggio principale. tutto il resto è abbastanza noioso...e lento. non vi perdete niente.

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    Fabrizio

    16/01/2011 20.21.40

    Secondo il mio parere si tratta di un buon libro, ma forse troppo lungo. Intendo dire che se la storia fosse stata un po' più snella e alcuni parti fossero state tagliate di netto sarebbe stato un capolavoro. Così ne risulta un libro con alti e bassi, alcune parti sono veramente memorabili (personalmente ho adorato Lakeside), ma altre sono un po' noiose. Poichè però gli aspetti positivi vincono su quelli negativi, mi sento di consigliarlo.

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    Il Lonfo

    14/06/2010 11.05.28

    L'idea alla base del romanzo è geniale, ma lo sviluppo della storia non è all'altezza della situazione. Lento, macchinoso ed un po' forzato: troppa carne al fuoco.

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    Paolo Pizzi

    03/10/2009 14.16.29

    Un libro coraggioso che non ha timore di portare all'attenzione dei lettori un tema originale e desueto: quello degli dei. E' anche apprezzabile il tentativo dell'autore di trasfondere elementi della mitologia classica (nordica) in una novella moderna, mettendo alla prova le divinità coi problemi di tutti i giorni. Tuttavia se il motivo di fondo è apprezzabile, il risultato finale non è altrettanto accattivante. Il background fumettistico di Gaiman risalta troppo in alcuni passaggi e in alcune figure eccessivamente caratterizzate e stereotipate. Certe altre espressioni o trovate per "portare avanti il discorso" risultano invece essere addirittura troppo ingenue e inadatte al tessuto narrativo di quella che vorrebbe essere una gothic novel, ma che involontariamente a tratti si trasforma in una dark comedy. I personaggi mancano di quella profondità che invece ci si aspetterebbe di trovare in esseri umani, e non, alle prese con temi così aulici. I rimandi alla mitologia, con i riti e le manie tipiche del pantheon greco sono mal spiegati e invece di creare quel senso di mistero e quell'atmosfera romanticamente gotica, recentemente tornata in voga, fanno degli dei un gruppo di impenitenti vecchietti new age che per quanto dotati di elevatissima intelligenza, più per inedia che per inadeguatezza, non riescono a stare al passo coi tempi. A tratti l'ironia dell'autore e del protagonista sono le così più affascinanti dell'intera vicenda. E' interessante il tema della moglie defunta, peccato che come per il resto dei personaggi non sia ben sviluppato e approfondito. L'ambientazione della vicenda,la provincia americana per quanto ben caratterizzata è più adatta a un noir che a una guerra di dei e lo stesso si può dire del protagonista. In sostanza se si lascia che l'originalità dell'idea abbia la meglio sulla stentata realizzazione del romanzo si può definire American Gods un buon libro che intrattiene e diverte, ma che non verrà ricordato negli anni a venire come è stato per gli inventori di questo genere.

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    Paolo

    13/07/2009 11.29.37

    Buono l'inizio del romanzo, poi diventa piuttosto noioso. Lo considero come una lettura da spiaggia - forse un po' pretenziosa.

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    gilfrid

    14/01/2009 15.49.55

    Io credo solo che tutti i libri abbiano un pubblico che lo sappia apprezzare e comprendere fino in fondo. Non tutti sono adatti a leggere questo libro e il genere di cui fa parte. Pieno di sottili messaggi mandati all'autore e portatore di significati profondi credo che chi non riesce a capirli appieno debba semplicemente cambiare genere ed evitare di esprimere commenti negativi su questo libro. Indescrivibile.

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    by Ax

    06/12/2008 09.02.13

    Riconosco il fascino della storia e la capacità, da parte dell’autore, di inserirsi sottilmente negli occhi di chi legge, lasciando al protagonista il compito di adattarsi a situazioni fuori dell’ordinario – ho intravisto S.King in alcune di esse, una sorta di amichevole ispirazione –, come ad evidenziare che nulla può essere considerato estraneo al quotidiano. Il circo ambulante di Dei che passano in rassegna è divertente e dissacrante - a volte toccante; un viaggio che mantiene una sua fisicità sia che si tratti di spazi, sia che si tratti di zone strettamente legate all’onirico – o forse la differenza tra i due è solo apparente. Eppure... eppure ho faticato a portare avanti la lettura, non mi ha avvinto, anche se ammetto che ha mantenuto una certa presa su di me a livello inconscio.

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    Pamela

    27/04/2008 14.49.15

    Nonostante venga considerato l'opera migliore di Gaiman, credo che American Gods non sia il suo libro più coinvolgente. Do comunque voto 5 perchè ha dei tratti assolutamente stupendi (Gaiman, per esempio, riesce sempre a farci innamorare di tutti i suoi personaggi, anche i cosiddetti "cattivi"), anche se credo che l'immagine migliore (forse perchè più divertente e surreale) del mondo divino sia in Anansi Boys. In conclusione non il più bel libro di Gaiman, ma da non perdere assolutamente, come tutti gli altri.

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    pilla

    21/04/2008 11.18.29

    Sufficiente meno meno. E'il voto che darei a questo libro. Me l'avevano presentato come un capolavoro, ma l'ho trovato abbastanza noioso ed inconcludente. L'idea di base è buona, ma il racconto non riesce a decollare. Avevo letto "Nessun dove" e mi era piaciuto moltissimo; questo mi ha deluso parecchio

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    crespo

    18/04/2008 17.20.11

    non malaccio, l'ho letto volentieri ma ho preferito Nessun Dove

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    Piccia

    23/02/2008 20.23.15

    L'idea alla base di questo libro, lo scontro tra antiche e nuove divinita', e' davvero affascinante e coinvolgente. Ho apprezzato molto anche il modo in cui sono state rese le figure degli dèi: in un libro piu' scontato sarebbero stati onniscienti e onnipotenti come si addice ad un dio, mentre nell'opera di Gaiman spesso stanno ai margini della società, facendo i lavori più umili e vivendo delle briciole di memoria di quei pochi che ancora si ricordano di loro... a quanto pare essere un dio oggigiorno non è così facile come sembra. L'atmosfera sognante e surreale del libro è carica di malinconia per un mondo -quello degli dei- che si spegne pian piano, scivolando lentamente nell'oblio, in una terra americana così refrattaria alle divinità, vecchie o nuove che siano. E alla fine e' questa atmosfera che mi ha colpito maggiormente, ancora piu' che la storia pura e semplice. Per questo chiudo volentieri un occhio sullo stile di scrittura di Gaiman, che mi pare a volte un po' ingenuo, e su qualche altro punto non del tutto convincente (ad esempio il modo in cui la conclusione della battaglia finale viene sbrigativamente liquidata in una paginetta) e colloco idealmente "american gods" sullo scaffale dei libri da rileggere.

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    FD

    11/01/2008 17.54.02

    Un libro interessante, scritto molto bene. E' soprattutto lo stile ad avermi colpito, bello da leggere, scorrevole ed evocativo: credo che pochi altri libri oltre a questo siano riusciti a farmi vedere le scene come se fossi una spettatrice lì presente... questa sensazione è stata tanto forte che a volte mi sembrava di vedere un film, più che di leggere un libro. Perfetta inoltre la resa di sentimenti ed emozioni: è impossibile non sentire dentro di sè l'amore del protagonista verso la moglie... e in un punto del libro, in cui si parla di essere sepolti vivi sotto terra, mi sono sentita io stessa soffocare mentre leggevo! La resa dell'atmosfera, poi, è ugualmente notevole: questo libro è ambientato nel mondo reale, dove in mezzo agli uomini vivono in incognito anche gli dei... e il libro riesce a rendere perfettamente sia la senzazione di trovarsi in America, sia quella di trovarsi in un mondo magico, che sembra il nostro ma non lo è, e dove tutto può accadere... ovviamente, per rendere tutte queste ed altre sensazioni il libro, pur non essendo assolutamente intriso di lunghe descrizioni, è sicuramente più lento di molti altri romanzi (difetto di cui a volte viene accusato) ma la sua capacità di creare atmosfere e suscitare impressioni compensa ampiamente questo fatto. In sintesi, gli dò 4/5 perchè non sono rimasta del tutto coinvolta dalla trama, ma per il resto lo reputo un ottimo libro, che a parer mio per le sue caratteristiche può piacere sia agli amanti di libri fantasy, sia a chi solitamente non li legge... ma che forse può risultare non gradito a chi predilige esclusivamente l'azione.

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    Emiliano

    08/01/2008 17.04.14

    L'idea di fondo è originale davvero, ma lo sviluppo mi ha convinto ben poco. Leggo che a molti è strapiaciuto, io ho trovato davvero eccessivo il numero dei personaggi e pesante il percorso narrativo. Mi sarebbe piaciuto approfondisse diversamente il tema delle divinità decadute e dimenticate, invece preferisce svariare su opposizioni inconsistenti e alla fine ne esce poco più di un bel fumetto. E' come quei film americani, che sembrano ricchi di contenuti ma poi sono tutta superficie e i temi restano solo nominati. 3/5 perchè l'inventiva e l'immaginazione dell'autore non si discutono!

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    Francesca

    24/11/2007 17.52.17

    American Gods è1viaggio nel cuore pulsante dell’America,1viaggio reale e al contempo puramente “mentale”,astratto,onirico,visionario,evanescente,intrapreso da una figura memorabile,Shadow, “l’uomo-ombra”,che viene “assoldato” da colui che si fa chiamare Wednesday e sotto le cui spoglie “mortali” si cela il dio scandinavo Odino per combattere una “guerra” per la sopravvivenza e la supremazia,che sta per scatenarsi tra dèì antichi e moderni (gli dèi “tecnologici”),che si svolge “dietro le quinte” della realtà,ossia nel cuore degli uomini,luogo della fede x antonomasia;una battaglia che si fonda proprio sulla fede,e sulla speranza di non essere dimenticati,in1mondo sempre più folle nel quale non c’è più spazio x gli dèi,xla spiritualità,x le preghiere,x le adorazioni,e nel quale proprio coloro che avevano portato il loro culto nelle zone più remote,sotto le sembianze degli esseri più disparati (umani,umanoidi,animali parlanti,creature mitologiche),rischiano di svanire per sempre perché non più presenti nel cuore degli uomini,che li hanno dimenticati.Nel suo viaggio, Shadow affronta situazioni improbabili ed ai limiti dell’incredibile,si spoglia di ogni sua certezza,affronta le sue paure più nascoste,sino a compiere, scoprendo infine la verità sul suo passato,il suo “sacrificio personale”,offrendo all’umanità, in contrapposizione all’ “ultimo grande imbroglio” ordito nella lunga battaglia x il potere e l’immortalità,la speranza di un cambiamento,della fine del lungo inverno dopo la tempesta,e la promessa di una nuova,autentica primavera.Metafora della realtà,nella sua contrapposizione tra vecchio e nuovo,tra materialismo e spiritualità,il libro ci invita a riflettere sul significato dell'esistenza,sulla nostra visione della vita,e sul valore che ciascuno di noi attribuisce alla fede,qualunque essa sia:la fede è nel cuore dell’uomo,e l’esistenza di un dio,qualunque esso sia,è subordinata proprio al suo essere radicata nell’animo umano:gli dèi si alimentano e si nutrono di fede e se vengono dimenticati, muoiono.

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