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Jeffrey M. Masson

Traduttore: E. Izard
Anno edizione: 1993
Pagine: 216 p.
  • EAN: 9788833907567

recensione di Mancia, M., L'Indice 1993, n.10

Questo libro è la descrizione di un'analisi personale eseguita a scopo didattico, ma a un tempo un'accusa impietosa alle varie Società di psicoanalisi che operano nel mondo occidentale. Professore di sanscrito all'Università di Toronto, Masson decide, evidentemente per ragioni molto personali, di cambiare mestiere e dedicarsi alla psicoanalisi. Non essendo medico n‚ psicologo, trova delle notevoli difficoltà a farsi accettare. Riesce tuttavia a iniziare un'analisi personale con scopi didattici ma questa si rivela un'esperienza traumatica, vessatoria e a tratti violenta. Masson riporta senza alcun riguardo o risenta le reazioni, le interpretazioni, soprattutto gli agiti del suo analista al punto che mi sono domandato se era veramente un analista in carne e ossa o non piuttosto una perfida invenzione di Masson per svalutare la psicoanalisi. Ho aperto con curiosità l'elenco internazionale degli analisti qualificati e con meraviglia ho letto il suo nome: Schiffer Irvine, 40 Delisle Ave., Ste., Toronto, Ont. M4V.
Alcuni aspetti dell'analisi personale di Masson con Schiffer sono decisamente paradossali, altri tragici e fuori di ogni regola analitica, altri perfino divertenti. Ad esempio l'episodio di un suo tentativo maldestro di seduzione di una donna, che si è poi rivelata essere una collega in analisi con un suo amico che supervisionava il caso con un altro analista che era amico del suo analista. Insomma, un gran pasticcio, come commentò, quando venne a conoscenza del fatto, lo stesso Schiffer che però attenuò il suo rimprovero giustificando il gallismo di Masson dicendo: "Dopo tutto sua moglie non è bella, per la verità assomiglia al culo di un cavallo" (sic)! Lungo i molti anni di analisi, Schiffer era sempre pronto a fare agiti in seduta e a offrire interpretazioni selvagge e obsolete, come quando disse a Masson che sua moglie usava l'intelligenza come un pene per scoparlo o quando a una battuta di Masson sull'intelligenza urlò: "può infilarsi la sua intelligenza su per il culo". Il che non è proprio quello che si dice una buona interpretazione.
Nel leggere quello che avveniva in seduta, mi sono sentito spesso dalla parte di Masson e ho provato anche una certa pena per lui e per le sue disavventure analitiche. Mi sono però domandato se l'attitudine provocatoria e arrogante di questo autore, insieme ai suoi sentimenti non proprio benevoli nei confronti della psicoanalisi, non abbiano finito con il provocare in Schiffer reazioni controtransferali del tutto inadeguate, capaci di alimentare un circuito persecutorio e finalmente di svalutare il lavoro analitico, che era quello che inconsciamente forse Masson voleva, anche per l'invidia e la competitività che viveva in seduta. Comunque sia, la sua esperienza di formazione analitica è descritta da Masson così: un "fallimento deprimente e l'analisi personale era stata un disastro, le supervisioni in massima parte una perdita di tempo penosa e dispendiosa, i seminari una sciagura per l'intelletto". Malgrado questa catastrofe denunciata, l'analisi di Masson è andata avanti fino al punto da farlo diventare a tutti gli effetti uno psicoanalista. Non solo, ma uno psicoanalista così ansioso di entrare nella sfera del potere da diventare amico personale di Kurt Eissler, allora direttore degli Archivi di Freud a Londra, e della stessa Anna Freud, figlia del fondatore della psicoanalisi. Masson riesce a guadagnarsi la fiducia di Eissler che lo indica come suo successore alla direzione degli Archivi, posto, quest'ultimo, di grande prestigio e responsabilità nel mondo psicoanalitico internazionale. Masson entra in contatto con tanti colleghi anche prestigiosi, ma la loro realtà appare ai suoi occhi piena di corruzioni, giochi di potere, meschinità, malcelati narcisismi. L'idealizzazione con cui affronta la psicoanalisi e la società internazionale non può evidentemente che produrre in lui una disastrosa delusione. Gli analisti - questa l'idea di Masson - dovrebbero essere individui analizzati, quindi superiori, non invidiosi, tolleranti, in una parola saggi. Niente di tutto questo e la Società di psicoanalisi diventa una di quelle "società semisegrete che ricorrono a un certo grado di umiliazione allo scopo di preparare il candidato alla follia del mondo cui si è votato".
Dal gotha della psicoanalisi con cui viene a stretto contatto non sembra sia in grado di crearsi altro che l'immagine di una psicoanalisi stereotipata, imprigionata in schemi obsoleti, acritica, incapace di evolvere e trasformarsi. Gli analisti che lui incontra in questa breve ma densa carriera sono "razzisti", "sessisti", `'privi di generosità spirituale, ottusi, meschini fino ad essere uomini orribili". Ora, è vero che gli analisti sono uomini o donne e in quanto tali soggetti a errori, cattiverie e stupidità. Sono noti anche i grossolani agiti di natura sessuale di alcuni analisti ai danni di loro pazienti e perfidie ai danni dei loro colleghi. Ma il training analitico è molto severo e dà sufficienti garanzie al punto che c'è da domandarsi se veramente la Società internazionale di psicoanalisi di cui parla Masson sia un coacervo di personaggi perversi, amorali e senza etica professionale o se invece il suo non sia un giudizio deformato da una situazione personale emotivamente disturbata e coinvolta in un dramma transferale non risolto (forse anche per incapacità e inadeguatezza del suo analista). Da quanto si legge, Masson non sembra dotato di un assetto interno che potesse facilitare il suo apprendimento analitico. Il suo atteggiamento provocatorio, rigido, idealista e narcisistico può aver compromesso fin dall'inizio la sua analisi personale e conseguentemente messo in crisi il suo rapporto con l'istituzione.
Detto ciò, meraviglia assai sapere che Masson raggiunge, come storico della psicoanalisi piuttosto che come psicoanalista praticante, la posizione ambita da molti: quella di direttore degli Archivi di Freud e di poter dunque accedere a tutti i segreti anche i più intimi contenuti nella ricchissima corrispondenza di Freud. Entra a Maresfield Garden, ultima residenza di Freud, con la maldestrezza di un elefante in un negozio di cristalli. Sottrae alcune lettere di Freud a Fliess che la figlia Anna aveva escluso dalla pubblicazione e va alla ricerca della prova della sua teoria che data all'epoca del suo primo libro "Assalto alla verità": che Freud aveva abbandonato la teoria della seduzione solo per codardia e conformismo. Per Masson la psicoanalisi nasce con la teoria della seduzione e gli abusi sessuali sui bambini per lui sono alla base della sofferenza mentale degli adulti. Egli sostiene che Freud non ha mai rinunciato alla teoria della seduzione e porta a testimonianza di questa sua idea una lettera del 21 dicembre 1897 che avrebbe contraddetto quella del 21 settembre dello stesso anno indirizzata a Fliess in cui Freud rinuncia alla teoria della seduzione infantile per fondare la psicoanalisi sulla fantasia e sul desiderio. Masson insiste con caparbietà sulla teoria della seduzione e pretende che tutta la teoria psicoanalitica della mente debba fondarsi su questa causa traumatica. Trascura uno scritto storico del 1914 in cui Freud precisa che la teoria della seduzione "crollò per la sua intrinseca inverosimiglianza e perché era in contrasto con circostanze sicuramente accertabili". Masson non sembra avere abbastanza esperienza clinica per accettare l'evidenza che la nevrosi e la psicosi nascono da complessi conflitti e "fraintendimenti" infantili fondati sul desiderio, sulla frustrazione, sul dolore mentale, che scaturisce dalla relazione con la madre e con il padre, e non sulla verità storica della seduzione sessuale (che esiste ma che non può spiegare l'ubiquitarietà delle nevrosi n‚ le dinamiche delle psicosi). Anche Anna Freud è su questa linea quando scrive a Masson che mantenere la teoria della seduzione avrebbe significato abbandonare il complesso di Edipo, e con esso tutta l'importanza della vita fantastica, della fantasia conscia o inconscia. Di fatto, penso che in seguito non ci sarebbe stata nessuna psicoanalisi". Masson non ascolta queste parole. In una serie di seminari e conferenze ripropone acriticamente le sue teorie con il sottile scopo di screditare Freud e la psicanalisi. La risposta dei colleghi è dura e senza appello. Masson viene licenziato dalla carica di direttore degli Archivi di Freud e estromesso dalla stessa Soeierà internazionale di psicoanalisi. Capisco ora perché Masson rifiutò la mia introduzione e la postfazione di Musatti al suo libro: ci aveva accomunati ai suoi colleghi persecutori che sostenevano l'infondatezza anche storica delle sue ipotesi.
Ma il libro, nonostante i suoi eccessi e i suoi paradossi dovrebbe essere letto da tutti gli analisti. Dai giovani perché riconoscano i pericoli dell'idealizzazione e la necessità di un lavoro continuo su se stessi, dai meno giovani perché riconoscano la responsabilità del loro compito e gli aspetti etici che continuamente - spesso camuffati da questioni tecniche - la psicoanalisi propone.