Ano di volpi argentate

Franco Stelzer

Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 2000
In commercio dal: 25 agosto 2000
  • EAN: 9788806152987
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Recensioni dei clienti

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    Roberta Morandi

    15/01/2018 21:37:29

    Appena finito di leggere questo libro trovato per caso in un mercatino dell’usato e malgrado le recensioni positive non sono riuscita ad apprezzarlo. Il gusto dell’orrido, quel voler suscitare emozioni contrastanti, questa sorta di anticonformismo... non riesco a capire il perché di tale esagerazione, probabilmente per scuotere l’animo del lettore. L’idea non male, ma avrebbe dovuto essere stata sviluppata decisamente meglio, senza esagerare e cadere nella megalomania.

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    Mario Rossi

    13/07/2017 14:17:00

    Non consiglio a nessuno di leggere questo libro.

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    Francesca fortin

    13/07/2017 14:05:35

    Mai letto libro più osceno.

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    mm

    27/12/2003 21:54:39

    avvolgente e duro. ma con poesia.

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    Bartolomeo Di Monaco

    28/09/2002 09:31:29

    Suscita subito una curiosità maliziosa un autore che esordisce, dedicando il libro alla "mia sposa", con un'espressione di questo tipo: "... in un punto oscuro di quei boschi, esiste veramente lo sfintere di una volpe. (... omissis...) Ora, quando guardo una distesa di boschi, e quando penso allo sfintere delle volpi, mi vieni in mente tu." Ma andiamo al primo dei quattro racconti che compongono il libro, intitolato: "Fissano ostinate il cielo". Da una finestra del "terzo piano", l'io narrante osserva le auto che passano sulla strada. La sua attenzione si concentra sulle coppie, riesce a vedere o a intuire ciò che accade tra loro: "La coppia è così. Né più né meno." Ma c'è qualcosa di più di questa osservazione arricchita dalla fantasia: una smaterializzazione che si fa pensiero e ci conduce in un viaggio del narratore sulle strade della Foresta nera, il quale penetra, non visto, nella vita degli altri. Badate, non un automobilista che precede o segue di volta in volta l'auto o il camion osservati, come sembra, ma una specie di passeggero in più, un voyeur speciale che non si limita all'osservazione di ciò che accade nell'intimità del singolo o di una coppia, ma cerca di trasferirla sul piano più alto del rapporto (e dell'influenza) che le forze istintive della natura hanno sull'uomo. Il gusto dell'osceno e del truculento, che si ritrova disseminato qua e là, è nient'affatto estraneo a conseguire un tale risultato, arricchendo l'osservazione di dettagli pregni di affinità e di riferimenti impliciti. Uno dei primi esempi che incontriamo è la sosta alla locanda nella Foresta nera, dove ritroviamo il camionista, "la coppia della berlina" e l'io narrante. Il quale non è per puro caso che osserva l'ostessa, l'orso che fruga nel fienile e i due corvi che "si strappano di bocca il fegato della lepre", giacché si vuole dare a tutto ciò il senso di un parallelismo costante tra gli istinti della natura e ciò che è pronto ad esplodere dall'interno dell'uomo. E la conferma la si può trovare poco più avanti, nella tragica c

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