Editore: Einaudi
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 18 settembre 2012
Pagine: 105 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788806213275
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Descrizione
L'"Antigone" di Valeria Parrella è la storia di una donna fiera e combattiva, che non ha paura di sfidare una legge che reputa ingiusta. Di fronte a un dolore che la sovrasta sceglie infatti di non sottostare all'editto del Legislatore, e per amore del fratello è pronta a pagare le terribili conseguenze che questa decisione comporterà. La tragedia di Sofocle rivive in un testo teatrale attualissimo e appassionato, che affronta temi caldi come il libero arbitrio, il confine tra legge della natura e legge dell'uomo, la lotta di un adolescente contro il padre tiranno, la detenzione nelle carceri, il suicidio come atto libero e consapevole. L'autrice de "Lo spazio bianco" ci restituisce un dramma universale e senza tempo che rivela in controluce le contraddizioni e le ingiustizie di Tebe, un paese spaventosamente vicino all'Italia di oggi.

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Antigone dev'essere stata una donna tormentata, scossa dal conflitto di voci che si contendevano la sua coscienza. Ma nell'attimo coraggioso della decisione di lasciare andare il fratello alla morte, la parola della legge, rotta e insensata come il brusio di macchine che obbligavano al respiro Polinice, si spegne dentro di lei. A parlare nel libro è una figura di forza e interezza che, con voce priva di incrinature, difende le ragioni di restituire senso e verità alla vita e alla morte. La riscrittura di Valeria Parrella mette al centro del racconto il diritto all'eutanasia: un problema capace di toccare corde molto profonde della sensibilità collettiva in quanto colloca il dissidio tra coscienza e legge al livello della vita, sulla soglia che mette in comunicazione la vita come fatto biologico con l'esistenza come scelta morale di sé. Parrella attraversa i paradossi in cui il nomos si avvolge quando pretende sollevare il cittadino dal diritto di esprimere l'ultima parola sulla propria morte, interpretando una richiesta di comprensione e rappresentazione che in Italia è attuale e bruciante, senza perdere il respiro universale della tragedia di Sofocle: le parole di Antigone come cristalli toccano il fuoco senza bruciare. Se il nucleo tragico del testo teatrale si dischiude nell'esplorazione delle conseguenze che Antigone accetta per aver dato giusta "sepoltura" a Polinice, le interrogazioni che attraversa sono molteplici: il senso del libero arbitrio e dell'autodeterminazione di fronte agli imperativi della medicina e le restrizioni della legge, il confine tra legge umana e legge di natura, il senso di una vita rinchiusa o forzata. Il dissidio tra Antigone e il Legislatore è, soprattutto, il bisticcio dello spiritello con la pietra: un conflitto tra leggerezza e peso, stasi e mobilità. Contro la stasi marmorea del Legislatore, Antigone fa valere le ragioni della leggerezza: cos'è l'individuo, ogni individuo nella sua libertà, se non domanda, dubbio che impedisce all'universo di chiudersi e diventare pietra come sotto lo sguardo di Medusa? Nella riduzione simbolica delle figure, risulta forse un po' forzata l'implausibilità della posizione della legge e i suoi rigori. Ma il libro è molto bello, un libro di cui colpisce la pienezza nitida e allusiva della parola. Sole Gastaldi