Archeologia e storia nei mari di Sicilia

Sebastiano Tusa

Editore: Magnus
Anno edizione: 2010
Pagine: 300 p., ill.
  • EAN: 9788870572520
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Descrizione
Il consueto ritornello della Sicilia "crocevia di popoli e civiltà mediterranee ed extramediterranee" rivive con vigorosa e puntuale precisione attraverso le tracce del passato che i mari intorno all.isola, e a quelle più piccole che la circondano, hanno rivelato e continuano a svelare sia fortuitamente sia grazie alle sistematiche ricerche che da alcuni anni si compiono. Vascelli interi, in parte oltraggiati dal tempo e dagli uomini, ma anche isolate tracce di antiche navigazioni o luoghi di ancoraggio e ricovero, nonché veri e propri porti ed approdi, accumulano, con le loro innumerevoli relazioni a fatti, battaglie, commerci, migrazioni e spedizioni, un immenso bagaglio di memoria che si concretizza nella lunga storia di un fecondo, ma talvolta anche contraddittorio e difficile, rapporto che questa terra ha avuto con il mare e, attraverso di questo, con il mondo intero. Il patrimonio culturale subacqueo siciliano è notevole sia per qualità che per quantità comprendendo decine di relitti e centinaia di rinvenimenti isolati alcuni di grande pregio come le ben note statue del Reshef di Selinunte e del Satiro di Mazara del Vallo. Attraverso quei recuperi del passato e le sistematiche ricerche del presente è possibile ricostruire una storia affascinante che lega indissolubilmente la Sicilia ai suoi mari veicolo fondamentale di ricchezza e cultura.

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    salvatore denaro

    31/03/2012 12:30:40

    Il volume pubblicato del Prof. Sebastiano Tusa é un testo esauriente che permette di fare una summa delle varie scoperte archeologiche avvenute in Sicilia e che potremmo definirlo anche un atlante archeologico subacqueo. La documentazione fotografica poi, è esaustiva e completa con ulteriori informazioni la parte scritta del testo. È discutibile d'altro canto il modo di affrontare la funzione del Cothon di Mozia (nel Cap. "Porti e Approdi") che nell'ultimo decennio è stato al centro delle ricerche dell'Università della Sapienza di Roma e che il Prof. Sebastiano Tusa considera, l'operato degli scavi, semplicemente come ipotesi affascinante quella dell'utilizzo del bacino dei moziesi come area sacra. Questa affermazione riduce a mera superficialità le strutture e le fondamenta che sono venute alla luce, mettendo in evidenza un tempio, chiamato propriamente "Tempio del Cothon" (la presenza di un Tempio annesso al Cothon risale già dal 2002)"ed altri elementi architettonici (come il Temenos circolare) che purtroppo il testo del Dott. Tusa non riporta. Le scoperte condotte della sapienza permettono di incrementare nuove ipotesi sul cosidetto "bacino di carenaggio" così chiamato dalla tradizionale ipotesi di un'installazione di tipo portuale (Whitaker 1921) e che nel volume il Prof.. Tusa ancora oggi s'insiste. Fra i tanti elementi che allontanano l'ipotesi del Cothon (che in questa sede non è possibile affrontare) come area portuale, è la scoperte di una sorgente di acqua dolce all'interno della struttura, e di un canale connesso direttamente dal lato Est al tempio, che la sua pianta è ispirata dal modulo quadripartito.

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