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Christoph L. Frommel

Editore: Olschki
Collana: Ingenium
Anno edizione: 2007
Pagine: VI-456 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788822255822
Grande decano degli studi artistici rinascimentali e fresco autore della sintesi dedicata all'architettura italiana dei secoli XV e XVI nella storica serie World of Art di Thames and Hudson, Christoph Liutpold Frommel ha accolto l'invito del Centro studi Leon Battista Alberti di Mantova di riunire in volume alcuni suoi scritti dedicati al tema della diffusione delle idee albertiane in ambiente fiorentino e romano nel corso del Quattrocento. Si tratta di contributi nati da occasioni e in tempi molto diversi tra loro, alcuni recentissimi, altri più remoti, taluni mai fino a oggi fruibili in lingua italiana (e delle cui prime apparizioni sarebbe stato forse utile fornire un elenco); si tenga presente che non sempre l'autore ha ritenuto possibile aggiornare la bibliografia. La sequenza adotta un criterio cronologico: si apre perciò con l'analisi di alcuni casi controversi della prima metà del secolo, la cui ideazione Alberti ispirò indirettamente educando il gusto architettonico di committenti d'eccezione; difficile credere tuttavia che il suo progetto di edificio termale oggi conservato tra le carte della Biblioteca Laurenziana sia pertinente al cantiere della villa di Fiesole voluta da Giovanni di Cosimo de' Medici. Nella seconda parte della raccolta si affrontano invece questioni legate al tema della penetrazione delle teorie albertiane nella cultura architettonica di secondo Quattrocento tramite la circolazione del De re aedificatoria, composto entro il 1452 e però stampato per la prima volta solo nel 1485, cioè oltre dieci anni dopo la morte del suo autore, sotto gli auspici di Lorenzo il Magnifico. Ma il baricentro del volume è costituito dallo studio particolareggiato dell'opera di Francesco Del Borgo, architectus ingeniosissimus attivo per due grandi papi umanisti (Pio II e Paolo II), che Frommel da oltre vent'anni ha affiancato ai più noti protagonisti del moto di rinnovamento in chiave antiquaria del linguaggio architettonico che, sulle tracce del grande intellettuale, investì nel XV secolo cantieri pubblici e privati a Roma come a Firenze, a Urbino come a Milano, preparando il terreno alla "grande maniera" di Bramante. Maria Beltramini